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L’81% del tonno pescato arriva da banchi in buona salute, ma restano ancora specie troppo sfruttate. Il rapporto 2019 dell’IFSF

tonno pinna blu atlantico mercurioOtto tonni su dieci (81%) tra tutti quelli pescati per scopi commerciali arrivano da banchi che sono considerati in salute, il 15% da stock in overfishing (che, cioè, dovrebbero essere protetti perché in stato di depauperamento) e il 4% da situazioni intermedie. Questi sono i numeri principali contenuti nel rapporto dell’International Food Sustainability Foundation, una coalizione alla quale partecipano molti ricercatori, i rappresentanti delle aziende del settore e il WWF, e che due volte all’anno fa il punto sulla pesca a fini alimentari in base ai dati raccolti in quattro macroaree. Molte le cifre riportate dalla fondazione, che monitora i 23 stock principali delle specie di tonno più pescate.

In particolare, per quanto riguarda i diversi tipi di tonno, gli alalunga (Thunnus alalunga) e i tonnetti striati (Katsuwonus pelamis) in tutte e quattro le aree non destano preoccupazione, ma altri sono a rischio. Tra questi:

  • Il tonno obeso (Thunnus obesus) dell’Atlantico e quello pinnagialla (Thunnus albacares) dell’Oceano Indiano sono considerati sovrasfruttati.
  • Anche per le zone più orientali dell’Oceano Pacifico, anche se non ci sono abbastanza dati, tutto fa pensare che le due specie siano a elevato rischio di overfishing, o già in quella condizione, e che i banchi siano già molto al di sotto dei limiti di sicurezza.
  • Il tonno del Pacifico (Thunnus orientalis) è in sovrasfruttamento, e i suoi banchi sono pesantemente depauperati. 
  • Dal punto di vista della mortalità in relazione al tasso di riproduzione, globalmente il 78% dei 23 stock è ben gestito, ma il 22% è in overfishing.

In totale, poi, nel 2017 sono state pescate 4,9 milioni di tonnellate di tonno, con una diminuzione del 2% rispetto al 2016, più della metà delle quali di tonnetti striati, e solo l’1% di tonni a pinne blu (T. thynnus, T. orientalis e T. maccoyii). Ciò spiega perché quell’81%, in realtà nasconda una situazione che, per alcune specie, è preoccupante.

Le zone dove si pesca di più sono l’Oceano Pacifico occidentale e orientale e l’Oceano Indiano, a seconda delle specie, e coincidono con quelle sulle quali le preoccupazioni sono maggiori. Il tonno è insomma in un momento delicato, ed è importante assicurarsi, ogni volta possibile, che la sua provenienza sia certificata.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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