Tra le numerose assurdità contenute nelle nuove linee guida alimentari statunitensi pubblicate pochi giorni fa, c’è anche un obbiettivo indicato come auspicabile, da raggiungere con strumenti scientificamente infondati: l’aumento dei livelli di testosterone. Del resto, nonostante non vi siano prove certe in tal senso e non manchino i rischi, lo stesso Segretario alla salute Robert Kennedy Jr, come ha dichiarato più volte, assume dosi massicce dell’ormone per contrastare l’avanzare dell’età, forse anche nel tentativo di raggiungere i livelli del presidente Trump che, secondo alcuni dei suoi medici, avrebbe concentrazioni insolitamente alte dell’ormone.
Per uomini più maschi
Il sostegno al testosterone come elisir non è comparso all’improvviso e una certa narrazione machista è tipica di tutto il movimento MAGA (Make America Great Again) e MAHA (Make America Healthy Again): non stupisce, quindi, che questo aspetto sia entrato ufficialmente nelle linee guida.
Nei mesi scorsi la Food and Drug Administration (FDA) già targata MAHA, dopo aver fatto eliminare l’avviso di pericolo sulle preparazioni a base di estrogeni, aveva convocato nove esperti affinché discutessero dello stesso argomento relativamente agli ormoni maschili e, in primo luogo, al testosterone.
Dove si parla di testosterone?
E ora arriva l’inserimento del mantenimento di concentrazioni elevate nelle linee guida, in una parte che ha attirato meno attenzione, ma che non per questo è meno importante: i documenti supplementari a supporto delle nuove linee guida e della la piramide rovesciata, pubblicati al sito Eat Real Food. Si tratta di alcuni rapporti stilati da organismi spesso al di fuori della comunità scientifica, non di rado appena fondati, come la Scientific Foundation for the Dietary Guidleines for the Americans, emanazione diretta dello US Department of Agriculture (il cui slogan, nella homepage del sito, è: Mettiamo gli agricoltori americani per primi – non la salute, quindi, ma la lobby).

In particolare, il paragrafo si chiama: Supporta la salute del testosterone nei maschi. A parte l’errore, visto che il testosterone, di per sé, non è un soggetto vivente ma un ormone, e quindi non ha una salute buona o cattiva, da supportare o meno, la frase presuppone che ci si debba impegnare per tenerne alti i livelli. Fatto su cui non ci sono prove, nonostante da anni le aziende spingano in tal senso. Anzi, il testosterone in eccesso contribuisce ad alimentare il tumore della prostata, e infatti alcune delle terapie contro il tumore prevedono la soppressione ormonale. Sforzarsi di alzare il testosterone può anche voler dire, in persone che hanno un inizio di cancro e magari non lo sanno, sostenere attivamente la proliferazione tumorale.
Dieta per maschi machi
E poi c’è l’aspetto nutrizionale, che preoccupa, e non solo perché privo di sostegno scientifico. Recita infatti l’inizio del paragrafo: “Gli uomini che desiderano mantenere livelli sani di testosterone dovrebbero concentrarsi su una dieta equilibrata che includa alimenti ricchi di grassi sani (che per il movimento MAHA sono quelli saturi, ndr). È importante evitare diete rigide a basso contenuto di grassi, poiché la ricerca dimostra sistematicamente che un apporto di grassi molto basso è associato a modeste riduzioni del testosterone sierico”.
A parte il fatto che non è specificato quali siano i livelli sani dell’ormone, e per quale età, perché con l’avanzare degli anni c’è un calo, ed è del tutto fisiologico, le ricerche citate sul ruolo dei grassi ‘sani’ sono tutt’altro che condivise. Secondo la maggior parte degli esperti, come riferisce anche il sito Stat, non ci sono prove solide a sostegno di un’influenza significativa di singole sostanze o classi di sostanze, perché l’equilibrio ormonale dipende da numerosi fattori.
Il ruolo degli integratori
Più oltre si dice invece che “l’integrazione con olio di pesce ricco di DHA (acido grasso insaturo, cioè uno di quelli svalutati a favore di quelli saturi in tutte le linee guida, ndr) può supportare ulteriormente la produzione di testosterone” tra chi, in sovrappeso, dimagrisce. Anche in questo caso, per modificare la produzione di testosterone non bastano neppure i grassi benefici, in realtà.

C’è posto poi anche per la vitamina D, immancabile, e per lo zinco, anche se consigliati come integratori di supporto e non come forme di intervento primario, nonostante neppure per essi ci siano prove decisive.
Infine, non potevano mancare le proteine, altro fulcro delle indicazioni MAHA. In questo caso si legge: “sebbene le proteine siano benefiche, le diete molto ricche, con quantitativi superiori ai 3,4 grammi per chilo di peso corporeo (mg/kg) al giorno (la soglia media consigliata è stata innalzata, senza motivo, da 0,8 fino a 1,6 mg/kg, ndr) sono da evitare, perché possono sopprimere i livelli di testosterone”. Bontà loro.
Perdere peso per alzare il testosterone
Ci sono infine anche due indicazioni fondate, la prima delle quali è la perdita di peso per chi è obeso o in sovrappeso, che ha limiti ben precisi: si deve perdere almeno il 15% di peso, per avere effetti misurabili sul testosterone. Ciò che conta è infatti diminuire significativamente il grasso. È lì che viene prodotto un enzima che trasforma il testosterone in estrogeni e questo, a sua volta, blocca il meccanismo della produzione di ormoni maschili a livello centrale. Per modificare tutto ciò ci vuole un cambiamento ponderale importante, difficilmente ottenibile con una dieta a base dei tanto consigliati ‘grassi sani’.
Infine viene consigliato l’esercizio fisico regolare che, com’è noto, aiuta davvero, e che è l’unico consiglio che sarebbe davvero da seguire, senza comunque aspettarsi miracoli.
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Giornalista scientifica


