Composizione di alimenti che causano allergie alimentari: latte, uova, pesce, crostacei, pane, arachidi, frutta secca

Nuove linee guida dalla ricerca internazionale

Le allergie alimentari sono in aumento in tutto il mondo, e la tendenza si manifesta già nella prima infanzia. Sui motivi dell’incremento della reazione allergica ai cibi ci sono solo ipotesi che, di volta in volta, puntano su una delle possibili cause. Ora però una grande revisione delle ricerche che, negli ultimi anni, si sono concentrate sui bambini, propone un punto di vista differente, e probabilmente più vicino alla realtà.

L’insorgenza di un’allergia alimentare nei primi mesi di vita nascerebbe infatti quando diversi fattori predisponenti si incontrano in quella che gli autori, ricercatori della MacMaster University di Hamilton, in Ontario (Canada), definiscono una “tempesta perfetta”. Secondo questa visione non esisterebbe mai un solo fattore scatenante, ma ce ne sarebbe sempre più di uno, da quelli genetici a quelli ambientali, e tutti, pur avendo ciascuno una rilevanza specifica, più o meno significativa, agirebbero in modo sinergico fino a innescare la produzione di immunoglobuline E (IgE), gli anticorpi specifici.

I dati di 2,8 milioni di bambini

Per includere il maggior numero possibile di studi di qualità, i ricercatori hanno preso in considerazione 190 trial di diverso tipo che, nel loro insieme, hanno coinvolto 2,8 milioni di bambini con meno di sei anni, provenienti da 40 paesi, e nei quali le allergie erano state accertate tramite test convalidati.

Come illustrato su JAMA Pediatrics il primo dato interessante, caratterizzato da un buon livello di attendibilità (parametro applicato e poi indicato per tutto ciò che è emerso), è stato che prima dei sei anni il 4,7% dei bambini ha un’allergia alimentare certificata da esami specifici.

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l’introduzione tardiva di alimenti solidi e potenzialmente allergizzanti aumenta il rischio

Per quanto riguarda i fattori predisponenti, nelle ricerche analizzate ne sono stati individuati addirittura 342, alcuni dei quali, però, con un basso indice di affidabilità e quindi considerati non rilevanti.

I fattori fondamentali

Tra quelli che invece sono risultati avere un ruolo importante figurano: le manifestazioni precoci, nel primo anno di vita, di allergie quali la dermatite atopica (responsabile del 12% di aumento del rischio di svilupparne una alimentare nei mesi successivi, rispetto ai bambini che non ne hanno una), il raffreddore da fieno (10%) e il respiro sibilante (5%), e poi fattori genetici (4,2%), l’introduzione tardiva, dopo l’anno di età, di alimenti solidi e potenzialmente allergizzanti come le noccioline (6,8%).

E ancora: la somministrazione di antibiotici nel primo mese di vita (12,8%) oppure, in misura molto minore, nel primo anno (1,8%) o durante la gravidanza (1,3%), e poi essere un maschio (1,1%) o un primogenito (0,6%), avere una storia familiare di allergie alimentari (4,4%), oppure un padre (3,2%) o una madre (4,4%) o entrambi i genitori o fratelli (6%) allergici (4,8%). Un piccolo ruolo ce l’ha anche il parto cesareo (1%), ma poi anche il fatto che i genitori siano emigrati in un paese diverso da quello di nascita, che conferisce un aumento del rischio del 9,7%, così come l’appartenenza alla popolazione nera, fattore associato a un incremento del 12,1%.

Non sono risultati determinanti, invece, né il basso peso alla nascita né una nascita oltre le quaranta settimane, così come una condizione di stress della madre o una sua particolare dieta.

Una visione più completa

Volendo raggruppare per classi di fattori, emergono dunque una generale predisposizione che si manifesta nei primi giorni di vita, e che può avere una base genetica rintracciabile nella famiglia. Poi però occorre il contributo di altri elementi quali, per esempio, l’assunzione precoce di antibiotici, oppure il fatto di abituare il bambino ai cibi solidi e potenzialmente allergizzanti troppo tardi, come i genitori a volte fanno, con l’idea (errata) di proteggerli dalle intolleranze e dalle allergie. Inoltre contano anche cause esclusivamente sociali come la migrazione o l’appartenenza a una minoranza (come quella dei neri, afroamericani di altre ascendenze).

Secondo gli autori, la genesi delle allergie alimentari, in definitiva, è sempre multifattoriale e questo racchiude e unifica anche teorie precedenti che ponevano l’accento, per esempio, solo sullo stimolo insufficiente del sistema immunitario (con la teoria igienica) oppure solo sui farmaci somministrati nelle prime settimane. Così, la migrazione può influire sul microbiota intestinale e modificare l’esposizione agli allergeni.

Questa nuova interpretazione di ciò che è emerso negli ultimi anni dovrebbe aiutare a condurre studi più mirati, che permettano di fare passi in avanti più significativi. Infine, adottando questo approccio, si potrebbe predisporre una strategia personalizzata per i bambini più a rischio, per scongiurare o almeno abbassare il rischio che diventino allergici a qualche alimento.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos.com

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