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Spreco zero: lo stato rurale del Vermont vieta di gettare i rifiuti organici in discarica. E i residenti scelgono il compostaggio

child's hands throwing out kitchen waste from the vintage cutting board to the garden compost heap for recycling and fertilizerNon esiste un solo modo per affrontare lo spreco alimentare: ciò che è ottimale per i centri grandi urbani non lo è necessariamente per quelli rurali. Ne è un esempio lo stato del Vermont, che quest’anno ha stabilito il divieto assoluto di buttare via rifiuti organici e scarti alimentari nella spazzatura indifferenziata. Lo stesso è stato fatto nei mesi scorsi da grandi metropoli come San Francisco e Seattle (finora, nessun altro stato ha introdotto norme nazionali).

Il sistema Vermont è stato illustrato in uno studio pubblicato su Frontiers in Sustainable Food dai ricercatori della locale università e, in particolare, del Gund Institute for Environment. Gli autori sono partiti da un dato elaborato da loro stessi in precedenza: ogni americano butta via ogni giorno una libbra di cibo, pari a 450 grammi circa e a un terzo delle calorie che consuma, cioè spreca una quantità inaccettabile di alimenti.

Ma nelle comunità rurali non si vuole che l’amministrazione pubblica si occupi del ritiro dei rifiuti compostabili, perché rispetto alle città possono essere sfruttati come concimi o basi per mangimi animali. Trattandosi quasi sempre di fattorie isolate, il ritiro avrebbe un costo economico e ambientale non trascurabile.

Per definire meglio l’atteggiamento dei residenti in queste zone, i ricercatori hanno intervistato quasi 600 cittadini del Vermont,  scoprendo che più di uno su due è favorevole al divieto che sta entrando in vigore. C’è di più visto che il 72% attua già qualche forma di compostaggio domestico e più del 75% ha in programma di farlo nell’immediato futuro. Solo il 34% desidera entrare a far parte dei programmi di raccolta davanti a casa, e la maggior parte dei partecipanti si dice contraria a pagare una tassa addizionale sui rifiuti, giustificata dal servizio di raccolta.

spreco alimentare spazzatura ceci
Nella lotta contro lo spreco alimentare, il Vermont vieta di gettare i rifiuti organici e gli scarti alimentari in discarica

La predisposizione degli abitanti delle aree rurali sembra quindi chiara: la sensibilità ambientale è aumentata e quasi tutti si rendono conto che lo spreco alimentare deve diminuire. Per chi vive in campagna il sistema migliore è il riutilizzo di ciò che non è consumato o non è vendibile. Per questo – concludono gli autori – è necessario non solo pensare alla realtà prima di proporre soluzioni innovative, ma anche investire in formazione ed educazione della popolazione, e in strumenti in grado di facilitare il compito come, per esempio, la fornitura gratuita di recipienti per  il compostaggio. L’Università del Vermont organizza corsi a 50 dollari per spiegare come si fa un buon compost, e sostiene altre iniziative analoghe.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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3 Commenti

  1. Avatar

    Mah. Perché da soli senza una legge non lo facevano?…
    Peraltro, io lo faccio già ed abito in città, a modo mio, uso il giardino senza contenitori… Però se tutti facessero come me, forse saremmo invasi di mosche… Se stessi in campagna, e magari avessi pure animali da allevamento, ovvio che non li butterei. Poi mi pare che con lo spreco alimentare c’entri il giusto.

  2. Avatar

    Non conosco questo stato in particolare, tuttavia in molte abitazioni americane, nello scarico del lavabo della cucina è montato un trituratore di rifiuti organici, quindi solitamente il grosso finisce li dentro, e quindi nella fogna, a parte ossa di grandi dimensioni.
    Normalmente non abbiamo granchè da imparare dagli americani, specialmente sull’ecologia..

  3. Avatar

    L’invenzione dell’acqua calda… da sempre in campagna tutti i rifiuti commestibili vengono dati alle galline, e i residui che rimangono nel pollaio si raccolgono con le deiezioni e vanno nel letamaio, o per chi non lo ha nel “tarò”, ossia nel mucchio del compostabile (o nel contenitore equivalente), a cui si aggiungono foglie e rametti delle piante da frutto e da orto.

    Il problema va affrontato invece in città, dove le eccedenze invendute di cibo vengono buttate addirittura dai produttori stessi perché la legislazione rende difficilissimo persino donarlo a enti benefici.

    Mauro