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Cosa si intende per shelf-life di un alimento? E come viene indicata? La spiegazione nel video dell’IZSVe

Is this still fine? Pretty, young woman in her kitchenCos’è la shelf-life di un alimento? Da cosa dipende la durata del prodotto e chi la stabilisce? E quale differenza c’è fra le varie diciture sulla scadenza che troviamo nelle confezioni dei prodotti alimentari? A tutte queste domande rispondono gli esperti dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie in un video della serie “100 secondi”.

Il termine shelf-life significa “vita di scaffale” e si utilizza per dichiarare la vita commerciale del prodotto, quindi il tempo che trascorre tra la produzione e il consumo dell’alimento senza che ci siano rischi per la salute del consumatore. In questo periodo avvengono inevitabilmente delle modifiche alle caratteristiche organolettiche dell’alimento che determinano un decadimento progressivo della sua qualità, ma tutto ciò non deve compromettere la sua sicurezza igenico-sanitaria. La shelf-life dipende perciò dalle caratteristiche chimico-fisiche e microbiologiche del prodotto alimentare e dalla sua composizione, oltre che dai trattamenti di conservazione e dal confezionamento.

Il produttore ha la responsabilità di definire la durata della shelf-life, anche con prove di laboratorio, per individuare dopo quanto tempo il prodotto non può essere commercializzato. La durata della shelf-life è indicata sulla confezione con la data di scadenza o con il termine minimo di conservazione (tmc). La data di scadenza corrisponde alla dicitura “da consumare entro il…“, oltre la quale l’alimento non è più sicuro e non deve essere consumato. Il tmc, indicato in etichetta come “da consumarsi preferibilmente entro il…“, segnala che oltre quella data può esserci un decadimento delle qualità organolettiche del prodotto ma lo stesso può essere consumato senza rischi, preferibilmente il prima possibile.

Di seguito il video dell’IZSVe:

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2 Commenti

  1. Avatar
    Giovanni Gozzi

    Le proprietà organolettiche al massimo sono una conseguenza di reazioni chimiche e/o enzimatiche che rendono la matrice alimentare diversa da quanto dichiarato e quindi con un potere nutrizionale diverso o inferiore dal dichiarato.
    Ci sono delle date di scadenza che si possono tranquillamente superare quando ad esempio sono stabilite per legge. Il latte fresco in un frigorifero adeguatamente controllato dura anche qualche giorno in più della scadenza prescritta.

  2. Avatar

    Insomma ….
    E’ chiaro che questa è una sintesi, ma non è che i prodotti hanno l’orologio interno per cui “da consumare entro il…“, oltre la quale l’alimento non è più sicuro e non deve essere consumato; non è assolutamente vero che non è sicuro: per esempio lo yogurt.
    Se così fosse devo pensare che durante la notte della scadenza ci sia una festa di batteri aggressivi.
    E’ evidente che queste affermazioni stimolano lo spreco alimebntare , facendo elimninare prodotti che sono ancora commestibili anche se non all’aipce della loro bontà.

    Per cui tutto dipende dalla capacità di conservazione e dal senno dle consumatore.

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