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Semi di sesamo con ossido di etilene, il nuovo approfondimento di Roberto Pinton che ricostruisce la vicenda

Anche nel nuovo anno proseguono i richiami di prodotti alimentari, anche biologici, causati dai semi di sesamo contaminati da ossido di etilene. Roberto Pinton, esperto di produzioni biologiche, ritorna sull’argomento con un nuovo approfondimento (per leggere il primo clicca qui) che ricostruisce gli eventi. Ecco il commento.

Il sesamo di provenienza indiana ha negli anni scorsi presentato occasionalmente contaminazioni da Salmonella, tant’è che la Commissione europea, con regolamento 1793/2019 aveva disposto, tra l’altro, che non meno del 20% delle partite venisse sottoposta ad analisi nei punti d’ingresso nella Ue. Qualche operatore indiano ha individuato nell’utilizzo dell’ossido di etilene lo strumento per azzerare il rischio Salmonella. La sostanza è ammessa sugli alimenti in India, ma da trent’anni non nella UE, dove è peraltro ampiamente utilizzata per la sterilizzazione di dispositivi e strumenti sanitari.

Verificata una certa frequenza di analisi positive all’ossido di etilene emersa a settembre 2020, la Commissione ha tempestivamente emanato il regolamento 1540/2020. Nel testo si dice che tutte le partite di sesamo di origine indiana devono essere scortate da dichiarazione delle competenti autorità sanitarie che il prodotto è conforme ai limiti massimi di residuo tollerati dalla normativa Ue e da copia del certificato d’analisi ufficiale. Il 50% delle partite che hanno lasciato l’India, e presentate a una dogana europea dopo il 26 ottobre, deve essere inoltre sottoposto a nuova analisi. Le misure di controllo rinforzato (100% di lotti sottoposti ad analisi ufficiali alla partenza, 50% sottoposti a nuova analisi all’arrivo in un porto Ue) scongiurano il rischio di ulteriori infrazioni. La criticità è pertanto limitata alle partite consegnate tra i primi di settembre e la prima decade di novembre.

Appena emerso il problema, le organizzazioni europee hanno sensibilizzato le imprese associate, dalle quali sono scattate verifiche in autocontrollo (mentre ai controlli alle frontiere le autorità aggiungevano controlli ufficiali sul mercato). Dal 9 ottobre a fine gennaio da tali interventi congiunti sono stati disposti 461 allerta a livello europeo (76.4% su prodotti convenzionali, 23.6% su prodotti etichettati come biologici).

Appena emerso il problema della contaminazione da ossido di etilene nel sesamo, sono scattate le verifiche in autocontrollo da parte delle aziende

Per i prodotti proposti come biologici, a livello europeo una partita è stata respinta alla dogana (in Slovenia, aveva lasciato l’India prima del 26 ottobre, sfuggendo così al controllo rinforzato alla partenza), cinque casi sono emersi da controlli ufficiali sul mercato (due in Olanda, due in Lussemburgo, uno in Spagna), tutti gli altri (il 94,8%) sono emersi da autocontrollo aziendale. In Italia tutti i casi segnalati, nessuno escluso, derivano da autocontrollo aziendale, segno che il sistema delle imprese ha reagito tempestivamente e in modo responsabile.

Anche se, guardando i telefilm polizieschi, un non addetto ai lavori può avere l’idea che sia tutto molto facile e che basti prendere un pizzico di una sostanza, infilarlo in un macchinario ultra-tecnologico per ottenere dopo pochi secondi una lista in ordine alfabetico di tutte le sostanze che lo compongono o lo contaminano, la realtà è del tutto diversa. Intanto il numero delle sostanze chimiche attualmente in uso è ufficialmente sconosciuto.

Nel 1981 è stato compilato l’Inventario europeo delle sostanze chimiche esistenti (EINECS), che comprende oltre 100 mila voci; secondo le stime dell’Agenzia europea dell’ambiente, ogni anno vengono sintetizzate alcune centinaia di nuove sostanze e quelle commercializzate attualmente sarebbero tra le 20 mila e le 70 mila (un intervallo di indeterminatezza davvero ampio). Non esiste un macchinario ultra-tecnologico in grado di individuare 50 mila sostanze; per essere considerato affidabile, ciascun metodo di determinazione deve essere accreditato (per parecchie migliaia di sostanze un metodo accreditato nemmeno esiste); i laboratori di analisi non sono in grado di eseguire prove su “tutte” le sostanze.

A causa dell’enorme quantità di sostanze chimiche in commercio le analisi sugli alimenti devono essere mirate, cercando quelle normalmente utilizzate nella categoria

Le analisi, quindi, vanno mirate, un po’ come quando ci si fa fare l’analisi del sangue: si indica quali componenti devono essere cercati, nessun laboratorio cerca “tutto” (altrimenti basterebbe un’analisi del sangue all’anno per avere una diagnosi completa del proprio stato di salute). Negli alimenti si cercano tutti i principi attivi normalmente utilizzati sulla categoria di prodotto interessato (non avrebbe senso cercare sul grano residui di antibiotico usato nell’allevamento suino o un anticrittogamico che è usato e funziona solo sulla banana: di sicuro non se ne troverà traccia).

Gli importatori dall’India (generalmente olandesi e tedeschi), come di routine, hanno sottoposto ad analisi i carichi di sesamo, ma cercando i principi attivi di cui potevano sospettare l’utilizzo. Nessuno ha cercato l’ossido di etilene, perché non è più in uso in Occidente da trent’anni e nessuno lontanamente pensava che un gas normalmente (e legittimamente) utilizzato per disinfettare cateteri e bisturi potesse venire usato per fumigare del sesamo. I carichi analizzati si presentavano quindi del tutto regolari: niente Salmonella, niente residui.

Perché gli allerta sono proseguiti nel tempo? Perché per l’ossido di etilene si deve ricercare la somma di ossido di etilene e 2-cloroetanolo (molecola della sua degradazione); i laboratori con metodo accreditato che co-determini sia l’ossido di etilene che il 2-cloroetanolo non sono molti e i tempi di analisi non sono immediati (in pratica c’è stata la fila di tutti gli operatori che trattano sesamo ai pochi laboratori europei attrezzati); la situazione è stata comune a tutti i paesi (anzi, da noi è andata meglio che altrove: da noi è stato sufficiente aspettare qualche settimana, in altri Paesi hanno dovuto spedire i campioni all’estero, non trovando laboratori nazionali in grado di soddisfare la particolare richiesta). I pochi carichi che hanno lasciato l’India dopo il 26 ottobre sono da ritenersi conformi (se positivi all’analisi ufficiale non possono lasciare il porto indiano, in più metà dei carichi è analizzata in dogana all’arrivo, gli altri sono tutti analizzati dagli importatori ricercando ora anche l’ossido di etilene); la criticità riguarda le consegne tra i primi di settembre (la prima scoperta è del 9 settembre) e la fine di ottobre.

L’India ha bloccato l’esportazione di sesamo per oltre un mese in attesa di capirel’origine del problema

L’Indian Oilseeds and Produce Export Promotion Council (IOPEPC) ha bloccato le esportazioni di sesamo dall’India verso la UE per oltre un mese, in attesa di individuare a che punto della catena di fornitura era sorto il problema e il poco sesamo che è arrivato nel vecchio continente viene da altre origini, come Etiopia, Messico (ma per sicurezza è sottoposto alle stesse analisi).
I fornitori indiani non sono produttori agricoli, ma esportatori e trader. Al momento non è determinato se sono responsabili del trattamento con l’ossido di etilene o se sono stati a loro volta acquirenti di sesamo trattato dal loro fornitore o se la sostanza è stata aggiunta alle stive dall’armatore. Tutto sarà più chiaro dopo la conclusione delle indagini da parte delle autorità indiane che la UE ha preteso su invito delle organizzazioni di settore per l’accertamento delle responsabilità di operatori, organismi di controllo e strutture di vigilanza (la risposta dall’India è attesa per metà mese). Gli importatori olandesi e tedeschi sono stati responsabilizzati sulla necessità di includere nei principi attivi da indagare l’ossido di etilene e altre sostanze che, ancorché non autorizzate né utilizzate nella Ue, potrebbero essere utilizzate all’origine allo scopo di fumigazione dei prodotti.

Da questa vicenda si possono trarre alcune conclusioni:
1. non è uno “scandalo biologico”, è uno “scandalo del sesamo” che ha coinvolto anche operatori del biologico;
2. gli importatori nord-europei hanno regolarmente analizzato tutte le partite acquistate, senza però cercare l’ossido di etilene, sostanza usata come disinfettante sanitario, ma da 30 anni non più usata nell’agricoltura europea: non ci si pensava nessuno;
3. non appena sono emersi elementi di preoccupazione, le imprese biologiche hanno lanciato un piano straordinario di analisi, come testimoniato dal fatto che in Italia tutte le allerta, nessuna esclusa, sono emerse dalle analisi svolte in autocontrollo dagli operatori, non da controlli ufficiali delle strutture pubbliche;
4. come sempre accade in un sistema di qualità codificato com’è quello biologico, l’apprendimento e il miglioramento sono continui. Il sistema ha imparato che nelle analisi non deve cercare solo i principi attivi di cui il sospetto d’utilizzo sembra giustificato, ma anche altri, da individuare di volta in volta in collaborazione con tecnici ed esperti dei paesi d’origine delle materie prime che sia necessario importare.

Roberto Pinton – esperto di produzione biologica

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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2 Commenti

  1. Avatar

    E’ un piacere leggere il Dott. Pinton; sempre molto esaustivo e con linguaggio semplice. Grazie !

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