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La dicitura “senza glutine” fuori legge e ingannevole? No, aiuta i celiaci. L’opinione di una lettrice e la risposta di Dario Dongo

Dopo la pubblicazione dell’articoloLa scritta senza glutine sull’etichetta di molti alimenti è fuori legge e ingannevole. Lo spiega l’avvocato Dario Dongo”, abbiamo ricevuto diverse lettere e numerosi commenti da parte di persone celiache che sollevano critiche alle tesi sostenute nel pezzo. Riportiamo di seguito una delle lettere ricevute.

Una pubblicazione simile non può che provenire da una persona che non ha mai avuto problemi alimentari e che non conosce i limiti che impone la celiachia anche nella società moderna, oltre al fatto che una dieta senza glutine è l’unico salvavita possibile per le persone affette. Sono celiaca e negli ultimi dieci anni ho visto finalmente migliorare un po’ anche l’Italia su questo fronte, non del tutto. Dieci anni fa le persone celiache erano obbligate a comprare alimenti solo in farmacia, prodotti non naturalmente privi di glutine, ma spesso deglutinati con processi chimici. Il problema? L’inconsapevolezza della gente: amici, parenti ma soprattutto ristoratori! Cosa che ha limitato tantissimo la vita di ogni intollerante al glutine. Se esci a cena e vai da amici non sanno di preciso cosa puoi mangiare quindi li metti in difficoltà e rischi che sbaglino. Se vai al ristorante puoi avere la fortuna di trovare chi sa quale problema sia essere celiaci, ma c’è anche chi ti garantisce che determinati piatti siano ‘senza farina assolutamente, c’è solo del pangrattato!’ O il ristorante che dopo averti portato un piatto cucinato apposta senza glutine e avertene fatto mangiare metà arriva correndo e scusandosi perché aveva invertito i piatti. Il glutine è inserito in una miriade di alimenti, anche dove non penseremmo: anche ad esempio in moltissime caramelle. E allora dico: per fortuna esiste l’informazione e per fortuna, finalmente, anche l’Italia ha fatto un passo avanti scrivendo sulle confezioni cosa sia senza glutine!!!

A questa lettera e alle altre obiezioni sollevate da altri lettori risponde l’avvocato Dario Dongo (*).

La legge prescrive l’indicazione “senza glutine” qualora un alimento che normalmente lo contiene, sia riformulato appositamente

Grazie all’impegno delle associazioni e al contributo del Ministero italiano per la salute, protagonisti di una lunga battaglia a livello europeo, è stato possibile mettere a punto un insieme di regole che:

  • da un lato, impone a ogni operatore del settore alimentare, nella produzione, distribuzione e somministrazione dei cibi, un’informazione esatta in merito alla presenza (anche solo eventuale) di glutine nei singoli alimenti,
  • dall’altro, consente agli operatori di precisare – al ricorrere di specifiche condizioni – quando un alimento sia stato formulato appositamente per i celiaci.

Il sacrosanto diritto delle categorie vulnerabili di consumatori a ricevere notizie esatte per l’acquisto e il consumo di prodotti sicuri è dunque riconosciuto a tutti gli effetti nella legislazione europea come in quella italiana, e la violazione dei corrispondenti obblighi è punibile sia in ambito penale, sia a livello amministrativo.

L’impegno di tutti deve perciò venire rivolto a garantire il rispetto delle regole, in vigore ormai da anni, da parte di ciascun operatore, nessuno escluso. Laddove, come è sotto gli occhi di tutti, le violazioni sono ancora diffuse nei negozi tradizionali e nei pubblici esercizi che si ostinano a mantenere ‘cartelli unici’ del tutto inidonei a rappresentare l’effettivo contenuto dei singoli prodotti. Sotto la colpevole inerzia delle autorità di controllo.

Viceversa, evidenziare che questo o quel produttore effettivamente rispetta le regole è un controsenso. Poiché esistono numerose categorie di prodotti generalmente privi di glutine, indicare solo su alcuni di essi la dicitura ‘senza glutine’ equivale a far credere che gli altri prodotti simili possano invece contenerlo. Ma ciò non è vero, in quanto se così fosse le etichette degli altri prodotti dovrebbero riportare la dicitura ‘contiene … (grano, spelta, farro, grano khorasan, orzo, segale, avena)’.

E dunque, se la realtà di molte categorie di alimenti è l’assenza di glutine, non é tale realtà a dover venire comunicata bensì solo le poche eccezioni in cui il glutine sia invece presente.

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Twitter: @ItalyFoodTrade

(*) Dario Dongo si è occupato di tutelare i consumatori celiaci e allergici in Europa e in Italia, a fianco delle associazioni che rappresentano i pazienti, anche a livello della regolamentazione.

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  Dario Dongo

Dario Dongo
Avvocato, giornalista. Twitter: @ItalyFoodTrade

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14 Commenti

  1. Se si chiamassero le cose col proprio nome forse molti equivoci potrebbero essere evitati.
    La celiachia non è un’intolleranza, ma un’allergia.
    Il glutine per il celiaco è un allergene a tutti gli effetti e come tale va trattato, sia nelle confezioni degli alimenti, sia nelle preparazioni gastronomiche pronte e servite.
    Gli allergeni sono da controllare anche negli alimenti che non lo contengono naturalmente, per le pericolose ed insidiose contaminazioni crociate.
    Quindi anche per il glutine vale lo stesso principio di cautela e trattamento degli allergeni, perché non basta servire una pizza fatta con farina senza glutine, ma occorre preparala in ambiente non contaminato da altre farine.
    Purtroppo questa è la celiachia e non un’intolleranza qualsiasi.

  2. fabrizio_caiofabricius

    Ma di questo ai neo-finti benefattori non interessa nulla.

    Solo osceno business.

    Solo l’ennesima volgare speculazione commerciale che strumentalizza la vera grave patologia che colpisce l’1% della popolazione ma bombardando nel frattempo il vero obiettivo di cotanta falsa e costosa propaganda allarmista: il restante 99% che non ha nessun vantaggio, anzi solo svantaggi alla lunga anche gravi, a togliere il glutine dalla dieta

    Allarmismo subdolo e ignorante che non si ferma certo a demonizzare i prodotti più sani equilibrati e soprattutto ECONOMICI (ahia iaiai !!) della nostra dieta: pane e pasta.

  3. Io capisco che questa moda del gluten free sia stato un grosso aiuto per chi soffre davvero di celiachia, non più dell’1% della popolazione. Però se il prezzo per avere una migliore disponibilità di prodotti e una maggiore consapevolezza del pubblico è che una percentuale significativa di persone si sono autodiagnosticate una malattia che non hanno, o in alternativa hanno inventato di sana pianta la “sensibilità al glutine”, a tutto beneficio degli sciacalli industriali che ci speculano, allora meglio tornare alla situazione precedente. Ci rimetterà l’1% di veri celiaci ma ci guadagnerà il 5% di finiti celiaci: è compito delle Stato proteggere le categorie vulnerabili, e anche gli i consumatori più sensibili alle mode del momento.

    • Marco Borsotti

      Buongiorno sig. Lorenzo, non faccia l’errore di confondere la moda con la “sensibilità al glutine”, sono due cose diverse. Se è vero che non esiste una diagnosi in senso classico di questa sindrome in quanto ancora non è stato trovato un parametro clinicamente misurabile, è anche vero che viene suggerito un percorso di diagnosi ad esclusione di celiachia e allergia, perchè i sintomi sono evidenti e reali. Tutte le malattie per godere di una diagnosi hanno subito i tempi del metodo scientifico, è un passaggio fondamentale utile a scoprire uno o più parametri garanti di una diagnosi certa. La ricerca scientifica si sta muovendo proprio in tal senso, ovvero per arrivare ad una diagnosi certa, anche grazie all’aiuto di A.I.C.

  4. Ma che problema è lo scrivere “senza glutine” sugli alimenti? Semplifica la vita di tutti, anche di coloro che vogliono accogliere persone celiache e, non avendo con sé l’elenco delle marche consentite, si devono leggere TUTTI gli ingredienti scritti in caratteri impossibili!!!

  5. Marco Borsotti

    Mi spiace sig. Dongo, ma non ha centrato il problema. questo sistema colpisce sicuramente a campione e a seguito di accertamente gli inadempienti, ma nel frattempo la salute dei malcapitati è stata compromessa. Io preferisco sempre un prodotto con la dicitura SENZA GLUTINE ad uno senza tale dicitura, poichè mi garantisce che il produttore si è impegnato a verificare e ci ha messo la faccia. In assenza di diciture chi mi dice che il produttore abbia verificato l’assenza di allergeni o più semplicemente sia un inadempiente ancora da redarguire? Io, da buon padre di figlia celiaca e da sensibile al glutine (con tanto di “diagnosi di esclusione” celiachia ed allergia, giusto per rispondere al sig. Lorenzo) devo tutelare la nostra salute, cercando di prevenire eventuali situazioni di pericolo, e lo faccio andando a cercare proprio le dichiarazioni esplicite di assenza di glutine, sia di AIC che spontanee del produttore. Non ho altre armi, la tutela postuma è uno strumento reattivo, le malattie è meglio prevenirle.

  6. L’avvocato Dongo quando parla di alimenti generalmente prive di glutine per loro natura non considera che la contaminazione di questi alimenti può avvenire, capita più frequentemente di quanto si pensi, anche dall’ambiente durante l’attività di trasformazione o confezionamento. La scelta del produttore di indicare “senza glutine” un determinato prodotto, che per sua natura è privo di glutine, rappresenta, in termini di responsabilità, una garanzia che il produttore ha effettuato un controllo sui rischi di contaminazione. Non si tratta di una mera discussione di principi; esistono purtroppo diverse situazioni reali in cui il rischio di contaminazione è possibile.Non escludo che qualche produttore, non accollandosi alcun controllo,utilizzi il claim, per una concorrenza sleale. Tuttavia non trovo utile criticare l’utilizzo del claim per i prodotti privi di glutine per loro natura: il consumatore celiaco ha, per propria necessità, una buona conoscenza degli alimenti in cui il rischio di contaminazione è praticamente nullo e quindi non rischia di restare vittima di una concorrenza sleale. Per lui è invece di grande utilità sapere che per alcuni prodotti è stato attuato un controllo di contaminazione crociata.

  7. Capisco il senso dell’articolo e della normativa, è errato mettere in risalto qualità in un prodotto (senza glutine in questo caso) quando tutti i prodotti simili hanno la stessa caratteristica. È vero anche che la normativa non ha tenuto conto della difficoltà del consumatore celiaco, per esempio anziano o minorenne (il bambino di 11 anni che va a prendere un ghiacciolo) o comunque meno informato per vari motivi (culturali e sociali) che avrebbe solo un beneficio a vedere la dicitura “senza glutine” in evidenza.

  8. L’avvocato Dongo ha dato conto CORRETTAMENTE di quanto prescrive la legislazione, giusta, o secondo qualcun altro sbagliata. LA LEGISLAZIONE VIGENTE, che fino all’acuirsi mediatico purtroppo rarissimamente sanzionato da chi dovrebbe (Antitrust, Giurì della Pubblicità, Organi di controllo e repressione), di eccessi spesso dannosi per la salute pubblica cavalcati da “sprovveduti e anche dai servizi marketing di aziende pur grandi, pochissimo attente all’osservazione della legge degli alimenti (e per questo maggiormente sanzionabili), VA SEMPRE RISPETTATA fino a che non venga modificata.
    Purtroppo da anni i Vigili Sanitari non adempiono più la funzione capillare ed efficace di controllo a campione nei punti vendita che riguardavano anche l’etichettatura : I carabinieri NAS agiscono quasi solo su segnalazione e la rarità delle sanzioni completa l’opera .

  9. La normativa recente che regolamenta l’indicazione degli allergeni sull’etichetta degli alimenti e, anche se non ancora ben sviluppato sui menu, è sicuramente una grande conquista per tutte le persone che soffrono di allergie e di intolleranze; anche le specifiche per gli alimenti senza glutine sono una grande passo avanti rispetto a elenchi volontari basati su dichiarazioni e simili.
    Di fatto la responsabilità e presa in carico da parte del produttore è fondamentale e comporta la necessità di informazione, formazione e cultura da cui partono attenzione, cura, scelte e magari investimenti.
    Resta ancora molto da fare per migliorare la situazione e la tutela dei soggetti celiaci; ad esempio, la definizione di “alimento naturalmente privo di glutine” non è sempre condivisa; spesso inoltre non ci sono attività e spinte a promuovere che proprio certi alimenti siano sempre preservati da eventuali contaminazioni crociate o accidentali: farina di mais, legumi secchi, ecc.
    Sottolineo invece che le caramelle non possono proprio definirsi naturalmente prive di glutine perché nei processi produttivi e negli ingredienti il glutine potrebbe esserci (farina come agente di distacco, malto d’orzo, ecc.).
    Controlli vengono eseguiti dal SSN, non tanto sull’etichettatura quanto sul contenuto di allergeni.

  10. Solo a titolo di esempio riporto una segnalazione di contaminazione crociata:
    “glutine non dichiarato in pasta biologica di grano saraceno con amaranto “King Soba” in confezione da 250 g (termine minimo di conservazione: 31.08.2018; lotto 18816BR) dalla Thailandia”.
    Dimostrazione che non basta il naturalmente senza, ma che serve la presa di coscienza e responsabilità dei produttori verso le possibili contaminazioni crociate nelle varie fasi della produzione.

    • fabrizio_caiofabricius

      Ben vengano queste segnalazioni e la loro massima visibilità.
      Ben vengano etichette chiare e complete che tutelino da qualsiasi rischio qualsivoglia cittadino a rischio.

      Ma è chiaro che se questa doverosa trasparenza è una cosa di cui civilmente andar tutti fieri e sollecitare il legislatore a intervenire
      la subdola sinuosa propaganda commerciale antiscientifica contro il glutine per spostare anche i consumi della popolazione sana è un cosa di cui civilmente vergognarsi e sollecitare il legislatore a intervenire

    • Cosa ci trova di scientifico nell’opera della pubblicità e nel marketing?
      E’ come cercare razionalità e coerenza nella dialettica politica in campagna elettorale.
      Cosa dovrebbe fare il legislatore, vietare la promozione alle vendite degli alimenti senza glutine, per non danneggiare il mercato della pasta di frumento?
      Mentre lasciamo l’1% della popolazione ad autogestirsi la celiachia, cercando alimenti rari e potenzialmente pericolosi per la loro salute?

  11. Pur riconoscendo che formalmente l’avv. ha ragione ritengo, da genitore con figlio celiaco, importante la dichiarazione del produttore che ribadisce , assumendone la responsabilità, che il suo prodotto è senza glutine. Tale indicazione è immediatamente visibile e aiuto la persona a scegliere. Inoltre non è in esame solo il prodotto “naturalmete privo di glutine” ma tutto il processo produttivo fino al confezionamento dello stesso che deve escludere la contaminazione. L’esempio delle caramelle che possono essere considerate naturalmente prive di glutine ma che invece ne entrano in contatto durante la fase produttiva è indicativo della necessità che l’ informazione sia nello stesso tempo + dettagliata ma anche immediata e di facile comprensione.