L’effetto devastante del cibo umano sulla salute dei primati
I macachi (Macaca sylvanus) del promontorio della Rocca di Gibilterra, l’unica popolazione di scimmie in libertà in Europa, stanno cambiando alcuni comportamenti, e non per caso. Si stanno alimentando con crescente voracità anche di terra, nel tentativo di mitigare gli effetti del cibo di pessima qualità da cui sono irresistibilmente attratti: il junk food umano che arriva loro dai turisti, nonostante i divieti, o dagli avanzi trovati per strada. Quegli alimenti non hanno quasi nulla a che vedere con la loro dieta naturale ma i primati, come gli umani, ne sono attratti, e li cercano. Salvo poi avere disturbi di vario tipo, che l’ingestione di terra o geofagia aiuta a mitigare.
L’effetto di natura antropogenica sulle scimmie di Gibilterra, che illustra una delle conseguenze dell’overtourism e dell’antropizzazione e chiarisce perché nei primati (anche umani) il junk food alimenti una spirale dalla quale è difficile uscire, è stato oggetto di uno studio compiuto sul campo dai ricercatori dell’Università di Cambridge, in Gran Bretagna, che hanno pubblicato il risultato delle loro osservazioni sulla rivista del gruppo Nature Scientific Reports.
Una storia medievale
L’insediamento dei macachi di Barberia, originari del Nordafrica, a Gibilterra viene fatto risalire al Medioevo, quando i soldati berberi li tenevano con sé come animali da compagnia. Secondo la tradizione, durante la conquista di Gibilterra da parte degli inglesi avvenuta nel XVIII secolo i macachi, disturbati dall’arrivo dei francesi e degli spagnoli, si sarebbero agitati e avrebbero emesso suoni così forti da allertare gli inglesi che, grazie a loro, avrebbero respinto l’attacco. Da allora sono quasi intoccabili, e lo stesso Winston Churchill, informato di un calo della popolazione durante la Seconda Guerra Mondiale, fece arrivare nuovi esemplari dall’Algeria e dal Marocco.
Oggi sono un’attrazione per i turisti e le autorità che provvedono al loro sostentamento fornendo frutta, verdura e acqua in alcuni punti dedicati, da tempo hanno vietato qualunque somministrazione di cibo da parte di estranei: divieti spesso ignorati. Il gruppo oggi conta 230 esemplari suddivisi in otto nuclei che vivono in diverse aree, comprese quelle sul mare.

Tra l’estate del 2022 e la primavera del 2024, i ricercatori hanno osservato i macachi per circa cento giorni, documentando 46 episodi di geofagia in 44 individui (una media di 12 a settimana). Un video mostra come questa pratica segua a stretto giro il consumo di cibi proibiti offerti dai visitatori: tra gli esempi citati, l’ingestione di terra è avvenuta pochi minuti dopo aver mangiato gelati, biscotti o pane. Un dato allarmante, dato che in natura questa specie ricorre raramente alla geofagia.
Junk food e geofagia
A Gibilterra è invece diventata un’abitudine, specie nella stagione più turistica e tra i gruppi che vivono nei luoghi più frequentati dalle persone, che attingono quasi il 20% delle calorie dal junk food. Gli unici casi noti di consumo ancora più elevato (33 episodi a settimana) sono quelli dei macachi del Kam Sham Country Park di Hong Kong, e questo non stupisce, visto che quei primati hanno accesso a una quantità enorme di cibo umano.
E nei primati non umani, come in quelli umani, il cibo ricco di zucchero, sale e grassi accende un meccanismo evolutivo che li spinge a immagazzinare proprio quel tipo di fonte alimentare, anche se povera di fibre e ricca di ingredienti tossici per l’apparato digerente, evolutosi per mangiare vegetali freschi, semi e saltuariamente insetti. Tra l’altro, come gli umani, anche i macachi diventano intolleranti al lattosio dopo lo svezzamento, e per loro i gelati sono estremamente dannosi.

Un effetto devastante
Secondo i ricercatori patatine, gelati, biscotti e snack dolci e salati in genere alterano il microbiota intestinale dei macachi e soprattutto provocano mal di stomaco, nausea e diarrea che gli animali cercano di calmare ingerendo terra. La geofagia non sarebbe dovuta al bisogno di nutrienti carenti (come accade a certi lemuri e scimpanzé), perché le femmine incinte non ne assumono più degli altri. Sarebbe una terapia antiacida (in effetti molti degli antiacidi umani sono basati di composti inorganici che si trovano anche nel terreno e che neutralizzano l’ipersecrezione) che avrebbe anche lo scopo di ripristinare il microbiota perduto, grazie ai batteri del suolo.
La trasmissione di questa “conoscenza” è prettamente culturale e originata dal contatto con gli umani, perché i gruppi di macachi mostrano tutti preferenza per un certo tipo di terra, non necessariamente uguale a quella degli altri gruppi o a quella prevalente. Oltre a ciò, l’89% degli episodi si è svolta con individui che mangiavano la terra e altri che osservavano i primi, comportamento che indica un apprendimento.
Infine, gli episodi sono stati più numerosi in relazione ai contatti (i macachi dell’unico gruppo isolato non mostravano alcun aumento della geofagia), con una diminuzione del 30% in inverno rispetto all’estate, a ulteriore conferma del fatto che l’origine è antropica.
Se da una parte lo studio illustra i comportamenti culturali di questi primati, dall’altra mostra gli effetti distorsivi di una presenza umana sempre più invadente, che interferisce profondamente con gli ecosistemi e con i comportamenti, provocando – in questo caso – disturbi gastrointestinali prima inesistenti. Dai quali i macachi si proteggono ingoiando terra.
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Giornalista scientifica


