Un maxi studio condotto su 232 milioni di persone fotografa la mappa della nutrizione dal 1980 a oggi.
L’andamento dell’obesità nel mondo nelle ultime quattro decadi è stato di due tipi, nettamente distinti in base alle aree geografiche: se nei paesi più ricchi, soprattutto a cavallo del nuovo secolo, si è assistito a un progressivo rallentamento dell’aumento dell’incidenza, al raggiungimento di una fase stazionaria e in alcuni casi perfino a una diminuzione, in quelli con meno disponibilità economiche si è osservata una crescita continua e anzi, non di rado un’accelerazione, dovuta alla diminuzione della disponibilità di cibo sano e fresco, sostituito sempre di più da alimenti industriali a basso costo e spesso pessimi per la salute.
Questo, a grandi linee, il quadro che emerge da un enorme sforzo collettivo che ha coinvolto nel tempo 1.900 ricercatori di duecento tra paesi e territori nell’analisi dei dati di oltre 232 milioni di persone relativi agli anni compresi tra il 1980 e il 2024.
L’obesità globale
Il risultato, pubblicato su Nature, è giunto dopo l’elaborazione di ricerche che negli ultimi quarant’anni hanno coinvolto persone di tutte le età: settanta milioni tra i cinque e i 19 anni, e 162 milioni dai venti anni in su. Il parametro utilizzato per definire l’obesità è stato l’indice di massa corporea superiore a 30 e i relativi aggiustamenti per l’età pediatrica. L’approccio innovativo rispetto ad altri studi simili è stato il fatto che non si è valutata l’incidenza in singoli momenti (per esempio: anni) ma si è studiato l’andamento nel tempo, la tendenza, e si sono corretti i dati anche in base a quelli di base del singolo paese, molto diversi tra loro.
In generale, nei paesi occidentali si è assistito a un continuo aumento dell’incidenza fino alla fine del secolo scorso, prima tra i bambini e gli adolescenti e poi, più o meno dieci anni dopo, tra gli adulti. Quindi, a partire dai primi anni Duemila, la tendenza ha iniziato a frenare, per poi stabilizzarsi e in alcuni casi invertirsi. Il primo paese europeo a mostrare segni di inversione è stata la Danimarca già negli anni Novanta, seguita da Svizzera, Belgio e Germania. Da metà degli anni Dieci i bambini hanno mostrato una tendenza alla stabilizzazione e in Italia, Francia e Portogallo alla lieve diminuzione.

Alcune eccezioni
Ci sono state, però, vistose eccezioni: in Australia, Finlandia e Svezia i tassi hanno continuato ad accelerare, talvolta in modo più rapido rispetto agli anni precedenti. È comunque necessario tenere presente i tassi medi. Per esempio, sempre tra i bambini, in Giappone e nei paesi dell’Europa occidentale si è manifestata la tendenza alla diminuzione in un contesto in cui l’incidenza media è del 10% (in Giappone per le ragazze addirittura del 3-4%), e quindi molto bassa rispetto a paesi paragonabili per reddito. Negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda, dove più che un’inversione si è vista una stabilizzazione, il tasso di obesità nell’età scolare è tra il 19 e il 23%, risultando quindi più che doppio rispetto a quello europeo.
Andamenti dello stesso segno si sono verificati negli stessi paesi anche tra gli adulti.
I farmaci
Secondo gli autori, quanto osservato non risente ancora dell’arrivo dei farmaci come l’Ozempic, che stanno probabilmente agendo sui grandi numeri, ma i cui effetti saranno misurabili solo nei prossimi anni. Piuttosto, i miglioramenti sono il frutto di anni di campagne educazionali, di sensibilizzazioni, leggi, regole e incentivi, sostegni al cibo più sano e all’attività fisica: tutti strumenti che bisogna continuare a utilizzare proprio perché si sono dimostrati efficaci, e la battaglia contro l’obesità a tutte le età è ben lontana dall’essere vinta.
Una situazione completamente diversa è quella nei paesi a reddito medio e basso, dove i tassi non solo non sono stabili, ma tendono uniformemente a risalire, talvolta raggiungendo valori superiori a quelli dei paesi più ricchi. Questo, concludono i ricercatori, è un segno evidente di un mondo sempre più diseguale, dove le multinazionali del cibo stanno puntando ai più vulnerabili e ai paesi con meno regole per preservare il business. Ed è per tale motivo che è dovere morale di tutti cercare di colmare le distanze, rendendo accessibile cibo migliore e politiche pubbliche adeguate a tutti, e non solo a chi risiede in un paese ricco.
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Giornalista scientifica


