mozziconi di sigaretta in cambio di Poffertjes olandesi

Iniziativa della WasteBar per pulire le città e sensibilizzare i cittadini. Una sfida  anche per l’Italia, dove ogni anno si disperdono 14 miliardi di cicche

Cosa succederebbe se un rifiuto tossico e pervasivo come il mozzicone di sigaretta si trasformasse improvvisamente in moneta sonante? Nei Paesi Bassi hanno provato a dare una risposta golosa a questa domanda. Durante diversi festival ed eventi nazionali (come il festival Het Vrije Westen ad Amsterdam o le iniziative a Utrecht), un food truck giallo pastello ha attirato l’attenzione dei passanti con un cartello inequivocabile: “Betaal hier met zwerfafval” (Paga qui con i rifiuti abbandonati).
Si tratta della WasteBar, un’iniziativa itinerante ideata dalla LaLa Foundation e nata da un’idea dell’imprenditrice Noreen van Holstein. Il meccanismo è tanto semplice quanto efficace: il cibo e le bevande non si pagano in euro, ma in cicche di sigaretta o plastica raccolte da terra. Con 20 o 25 mozziconi si può “acquistare” una porzione di poffertjes –  frittelle olandesi servite con burro e zucchero a velo –, mentre con 10 mozziconi ci si assicura una bibita.

Basta mozziconi

L’obiettivo della WasteBar non è solo quello di ripulire parzialmente parchi e strade, ma di innescare quello che in olandese viene chiamato omdenken, ovvero un “ripensamento” radicale. Attribuendo un valore economico a un rifiuto, si stimola il cervello delle persone (soprattutto dei più giovani) a guardare l’ambiente con occhi diversi. Durante una sola giornata di festival ad Amsterdam, i bambini e i ragazzi della zona hanno raccolto oltre 6.000 mozziconi, scambiandoli con centinaia di porzioni di dolci.

WasteBar LaLa Foundation mozziconii di sigarette cicche insagram
Al WasteBar il cibo e le bevande non si pagano in euro, ma in cicche di sigaretta

Dalla sua nascita nel 2022, il progetto ha toccato oltre 50 eventi e raccolto più di 500.000 mozziconi di sigaretta. Ma dove finiscono tutti questi filtri? La fondazione collabora con artisti e scienziati per trovare soluzioni circolari: una delle linee di ricerca più interessanti sta studiando come utilizzare il micelio (l’apparato vegetativo dei funghi) per degradare biologicamente l’acetato di cellulosa dei filtri e trasformarlo in plastica biodegradabile o oggetti di design, come posacenere pubblici.

L’impatto ambientale

L’iniziativa olandese accende i riflettori su un’emergenza globale. I mozziconi di sigaretta sono, a livello mondiale, il rifiuto solido più diffuso in assoluto: si stima che ogni anno ne vengano abbandonati in natura circa 4.500 miliardi. Composti da acetato di cellulosa (una materia plastica), impiegano anni a decomporsi e si frammentano in microplastiche, rilasciando nel suolo e nelle acque sostanze tossiche come nicotina, arsenico e metalli pesanti. Secondo i dati ufficiali della WasteBar, ogni singolo mozzicone raccolto evita la contaminazione di circa 7 litri di acque sotterranee. L’iniziativa si sostiene grazie a un modello ibrido che unisce fondi e sussidi dei comuni olandesi (interessati a ridurre i 36 milioni di euro spesi ogni anno per pulire le città dalle cicche) e ingaggi commerciali da parte di festival e grandi aziende che pagano il food truck per ripulire le proprie aree d’evento e promuovere la sostenibilità.

E in Italia?

La situazione non è meno allarmante. Secondo le stime diffuse da Marevivo, solo in Italia, ogni anno circa 14 miliardi di mozziconi di sigaretta vengono dispersi nell’ambiente. Nel Mediterraneo i mozziconi arriverebbero a rappresentare il 40% dei rifiuti, superando bottiglie di plastica, sacchetti e lattine. Le spiagge italiane sono letteralmente invase: le ultime indagini Beach Litter di Legambiente registrano una media impressionante di 77 mozziconi ogni 100 metri lineari di litorale, rappresentando l’87% dei rifiuti legati al fumo trovati sui nostri arenili.

La legge

Anche il recentissimo report di ISDE (Medici per l’Ambiente) Inquinamento da mozziconi di sigaretta e microplastiche, conferma la portata del problema a livello internazionale ed europeo, dove le cicche rappresentano il 23,4% dei rifiuti presenti sulle spiagge. Il documento, che si appoggia ai medesimi dati di Legambiente per il contesto nazionale, segnala inoltre una preoccupante presenza di mozziconi anche lungo le sponde fluviali italiane, dove possono costituire il 14% dei rifiuti rilevati e fino al 24% nelle aree ricreative.

Nonostante in Italia esista una legge che prevede sanzioni pecuniarie per chi getta i mozziconi a terra o nei tombini, il fenomeno del littering (l’abbandono dei piccoli rifiuti) resta purtroppo un’abitudine radicata. Progetti creativi e di economia comportamentale come la WasteBar dimostrano che, oltre alle multe, la chiave per risolvere il problema risiede nell’educazione e nel coinvolgimento attivo della comunità.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, Instagram.com/wastebar_nl/

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gianni
gianni
29 Maggio 2026 18:21

Ormai che avevano avviato una buona iniziativa avrebbero potuto offrire cibi più nutrienti invece di bibite e dolcetti, sarebbe stato meglio…………………

cecilia
cecilia
25 Giugno 2026 10:47

Sono una fumatrice e ormai da tanti anni i mozziconi di sigarette me li riporto a casa quando non trovo un contenitore dei rifuti adeguato. Trovo indecente buttare disinvoltamente i mozziconi per strada, un comportamento inaccettabile che purtroppo riscontro nella maggior parte dei fumatori miei simili. Per non farci odiare più del dovuto, dovremmo davvero smettere di inquinare ovunque al nostro passaggio!

Angela De Cesare
Angela De Cesare
25 Giugno 2026 11:14

E’ una trovata geniale. Sono una fumatrice ma non getto a terra i filtri delle mie sigarette e mi meraviglio quando vedo decine di mozziconi gettati anche a pochi metri di distanza dai cassonetti. Questo tipo di educazione in Italia è del tutto assente come per le bottiglie di vetro e di plastica lasciate a terra. Non servono multe perchè nessuno controlla.

Anna
Anna
26 Giugno 2026 08:04

Bimbi, mettete le manine nella mondezza ché vi dò dello zucchero! Mi sembra buono per un film dell’orrore. Anche meglio è quando qualche classe elementare va a pulire spiagge da ricchi, tipo Capriccioli, mentre i genitori sono disoccupati e nessuno si sogna di passargli uno stipendio come operatori ecologici.

Valeria Nardi
Reply to  Anna
26 Giugno 2026 09:42

La gestione dei rifiuti sia una responsabilità che spetta in primis alle amministrazioni e alle aziende produttrici, e che non debba diventare un modo per sostituire il lavoro regolarmente retribuito degli operatori ecologici (lavoro che, tra l’altro, darebbe dignità e reddito a tante famiglie). La pulizia del territorio non può basarsi sul lavoro gratuito dei cittadini.
Allo stesso tempo, però, queste iniziative scolastiche non vanno viste come una “manovalanza gratuita”, ma come un esercizio di educazione civica sul campo. Quando i bambini partecipano — sempre in totale sicurezza, muniti di guanti, pinze apposite e sotto la stretta supervisione degli adulti — l’obiettivo non è “pulire la spiaggia ai ricchi”, ma toccare con mano l’impatto dei comportamenti umani sull’ambiente.
Vedere quanti mozziconi o pezzi di plastica si nascondono nella sabbia insegna a quei bambini due cose fondamentali per il loro futuro:
Non abbandonare mai i propri rifiuti.
Sviluppare un senso di “bene comune”, capendo che la Terra è di tutti e va rispettata.

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