Greenpeace dimostrazione pesticidi

Blitz di Greenpeace in supermercati di Roma, Milano e Firenze per denunciare il rischio di un allentamento delle regole europee sui pesticidi e chiedere norme più severe a tutela di salute e ambiente.

Nella giornata di giovedì 21 maggio, Greenpeace ha svolto una dimostrazione all’interno di alcuni supermercati di Roma, Milano e Firenze per denunciare i passi indietro sulla regolamentazione dei pesticidi. Volontari e volontarie dell’associazione hanno posizionato su frutta e verdura etichette e cartelli con slogan come “Stop pesticidi”, “Il pesticida è servito”, “Vuoi acquistare un cocktail di pesticidi?” e la foto del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, accompagnata dalla frase “Vorrebbe allentare le regole sui pesticidi, digli di smettere!”.

Greenpeace denuncia infatti che la Commissione Europea avrebbe l’intenzione di introdurre la possibilità di concedere approvazioni illimitate per molti pesticidi: senza le revisioni sistematiche periodiche richieste oggi dalla normativa, diventerebbe più complicato vietare sostanze pericolose quando emergono nuove evidenze scientifiche. Quella che per la Commissione è una ‘semplificazione’ della normativa, secondo l’associazione sarebbe una vera e propria deregolamentazione, che costituirebbe un arretramento della protezione della salute pubblica e dell’ambiente in Unione Europea.

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Greenpeace ha svolto una dimostrazione all’interno di alcuni supermercati per denunciare i passi indietro sulla regolamentazione dei pesticidi

Troppi fitofarmaci in Italia

Attualmente, l’Italia è tra i primi quattro Paesi europei per vendita di pesticidi. Nel 2024, il 13% delle 316 mila tonnellate di fitofarmaci venduti in Europa nel 2024 ha raggiunto l’Italia, pari a circa 41 mila tonnellate. “Il cibo che oggi arriva sulle nostre tavole è il risultato di un sistema agroalimentare che continua a consentire l’utilizzo di pesticidi, mentre aumentano le evidenze scientifiche dei loro impatti sulla salute e sulla biodiversità. Evidenze che dovrebbero essere alla base di scelte politiche e regolamenti, anziché essere ignorate, come si sta tentando di fare con la proposta di regolamento Omnibus sulla sicurezza di alimenti e mangimi.” dichiara Silvia Visca, responsabile dell’unità Biodiversità di Greenpeace Italia.

Accanto alle attività dimostrative, Greenpeace Italia ha lanciato la petizione Stop ai veleni nel nostro cibo, con l’obiettivo di chiedere alle istituzioni italiane ed europee di vietare i pesticidi più pericolosi per la salute e la biodiversità, fermare la deregolamentazione dei fitofarmaci e introdurre regole più stringenti che tengano conto anche del cosiddetto effetto cocktail. Oltre a questo l’associazione chiede anche più investimenti nell’agroecologia e in modelli agricoli sostenibili per tutelare suolo, acqua e biodiversità.

© Riproduzione riservata Foto: Greenpeace

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Federico Beltrami
Federico Beltrami
25 Maggio 2026 21:27

per quanto possa essere d’accordo sul danno causato dai pesticidi agli insetti pollinatori, agli organismi utili presenti nel terreno e non per ultimo a noi, dobbiamo però considerare il fatto che al giorno d’oggi non esistono alternative valide utilizzabili su larga scala, a meno che si parli di “contenute” coltivazioni biologiche. La comunità scientifica, pur riconoscendo i danni che queste sostanze provocano, è unanime sul fatto che un eliminazione di tali sostanze al giorno d’oggi risulta pressoché impossibile. L’eliminazione di tali molecole dal mondo agricolo infatti causerebbe paradossalmente un aumento delle emissioni di co2, dovuto principalmente al maggior numero di trattamenti che richiederebbero le colture, senza considerare l’impossibilità in alcune zone (se non in tutte), di raggiungere livelli di produzione tale da fare fronte alla enorme domanda mondiale. Quindi, è un po’ come dire che dovrebbero chiudere acciaierie, aziende produttrici di plastica, raffinerie….il problema è noto, ma la soluzione dov’è? Di certo non è quella di vietare senza pensare alle ripercussioni che questi divieti avrebbero sull’intero sistema agricolo mondiale o nazionale. Come al solito, è facile lamentarsi, ma è molto più complicato trovare la soluzione.

Valeria Nardi
Reply to  Federico Beltrami
26 Maggio 2026 09:46

La transizione verso il biologico su larga scala non solo è possibile, ma è considerata da molti esperti l’unica strada sostenibile a lungo termine, a patto di non isolarla come singola misura.
Per renderla fattibile, il modello agricolo va accompagnato da riforme strutturali: una drastica riduzione degli sprechi alimentari e, soprattutto, una revisione dei nostri consumi (riducendo ad esempio l’uso di suolo per la mangimistica animale).
Attualmente, il vero problema globale non è la capacità di produzione assoluta, ma la distribuzione delle risorse e l’accesso al cibo. Convertire i sistemi intensivi non significa semplicemente eliminare la chimica da un giorno all’altro lasciando il resto invariato, ma riprogettare la filiera per garantire la sicurezza alimentare senza distruggere gli ecosistemi da cui la produzione stessa dipende.

Pietro morbidoni
Pietro morbidoni
Reply to  Valeria Nardi
13 Giugno 2026 12:07

È assolutamente fattibile la soluzione di Valeria Ovviamente non si può fare dall’oggi al domani, ma è necessario iniziare da subito per cambiare la produzione e le abitudini.

Fabiano Miceli
Fabiano Miceli
13 Giugno 2026 11:22

Da agronomo e docente universitario, sono sostanzialmente d’accordo sul commento di Federico Beltrami. Non vedo come sia possibile bandire in toto i “pesticidi” (termine scorretto, che ricomprende una pletora di molecole molto diverse ad azione diserbante, insetticida, fungicida etc.).
Al posto di una posizione ideologica quale quella di Greenpace e non solo, altro sarebbe ragionare come ridurne al minimo l’impiego nell’agricoltura integrata. Una via è quella di spingere le regioni a potenziare i servizi di assistenza tecnica, in maniera tale che gli agricoltori possano/debbano avvalersi di tecnici pubblici per le esigenze di difera delle colture e degli allevamenti e così non dipendere esclusivamente o quasi dai tecnici commerciali delle ditte produttrici, i quali ovviamente fanno il loro mestiere.

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