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Per ridurre plastica bisogna cambiare i volumi delle bottiglie

bottiglie plastica mare inquinamentoPer ridurre il consumo di plastica derivante dalle bottiglie di bevande c’è una soluzione che non implica cambiamenti drastici: bisogna modificare i volumi di ogni bottiglia, eliminando quelle dalle capienze troppo piccole o troppo grandi per prediligere quelle dal volume medio-grande. Un aumento del 20% del volume medio di quelle più piccole corrisponderebbe, solo negli Stati Uniti, a una diminuzione del volume di rifiuti in PET di 10.000 tonnellate all’anno. E se si pensa che, sempre in un anno, in quel paese si producono, per il solo mercato delle bibite, fino a 3 milioni di tonnellate di PET, solo un terzo delle quali riciclato, si capisce quanto sia urgente iniziare a prendere provvedimenti, in attesa che la plastica sia del tutto eliminata o sostituita da altri materiali.

La soluzione che punta sui volumi giunge uno studio molto articolato, pubblicato sulla rivista del gruppo Nature Scientific Reports pubblicato da due esperti delle Università americane di Los Angeles e Columbia (South Carolina), che hanno compiuto una serie di valutazioni matematiche e merceologiche che tengono conto di diversi fattori quali l’andamento delle vendite, la tipologia delle bottiglie e i brand associati, la produzione di rifiuti di PET e altro. In particolare, i due ricercatori hanno preso in considerazione 187 bottiglie con volumi diversi, tutte in PET, vendute nello stato del Minnesota, al fine di identificare il formato più efficiente, inteso come quello che contiene il volume maggiore rilasciando poi la quantità di PET inferiore. Per capirlo, hanno inserito nell’analisi le caratteristiche delle bevande, i dati delle vendite di bevande di Nielsen e della produzione di rifiuti in PET dello stato del periodo compreso tra il 2009 e il 2013, e hanno poi stimato matematicamente l’effetto che avrebbero avuto diverse variazioni di volumi.

Child drinking unhealthy bottled soda
Lo studio non tiene conto del fatto che i consumatori sono invitati a non consumare volumi eccessivi di bevande diverse dall’acqua

Va tenuto presente che le diverse bottiglie sono scelte, oltre che per motivi commerciali, anche in base alle specifiche di ciò che contengono: se si tratta, per esempio, di una bibita gassata, la plastica deve essere più spessa, per mantenere le bollicine, e se è un succo di frutta deve esserlo ancora di più, per proteggere il liquido dall’ossidazione: da qui la grande varietà di materiali e formati. Tradotto in quantità di plastica (PET) necessaria, per una bevanda gassata ne è richiesta il doppio, rispetto a quella dedicata all’acqua naturale, e per un succo il 351% in più, sempre rispetto all’acqua.

Tenendo in considerazione tutto ciò, è venuto fuori che le bottiglie migliori sono quelle a volume medio-grande, inteso come 2,2 litri, che sono più efficienti sia di quelle più piccole che di quelle più grandi. Se quelle dal volume inferiore a 0,4 litri – che sono le peggiori – fossero tutte sostituite da queste, ogni anno si utilizzerebbe l’1% in meno di PET pari, per il mercato USA, appunto, a poco meno di 10.000 tonnellate (9.052). Se invece fossero quelle più grandi a essere ridotte fino al volume più efficiente, la diminuzione del consumo di PET sarebbe dello 0,5%, pari cioè, a livello nazionale, a 5.000 tonnellate in meno ogni anno.

plastica
Le bottiglie migliori sono quelle a volume medio-grande, come 2,2 litri

Naturalmente, commentano gli autori, questa valutazione non tiene conto del fatto che i consumatori sono invitati a non consumare volumi eccessivi di bevande diverse dall’acqua, consiglio che sarebbe largamente disatteso se in commercio ci fossero solo bottiglie da più di 2 litri. Inoltre non include le scelte dei consumatori, che preferiscono avere bottiglie da aprire di volta in volta, piuttosto che tenere in frigo per più giorni una sola grande bottiglia, soprattutto quando il contenuto è gassato oppure, nel caso di quelle molto grandi, amano acquistare in base alla convenienza e alle offerte che spesso sono associate ai volumi supersize.

Tuttavia, anche in previsione della crescita dei consumi nei paesi a livello di sviluppo medio (secondo tutti gli analisti molto forte, nei prossimi anni), è importante avviare una riflessione sui volumi offerti ai consumatori, e su come cercare di ridurre il loro impatto sul consumo di plastica. Inoltre, ogni consumatore può, singolarmente, scegliere bottiglie più grandi, almeno per alcuni tipi di bevande, per evitare di produrre troppo PET. Se i produttori decidessero di prediligere i giusti volumi e mettessero in evidenza sulle confezioni i vantaggi ambientali – concludono – , i consumatori potrebbero accogliere favorevolmente la novità, e si potrebbe iniziare a fare qualche passo in avanti.

© Riproduzione riservata. Foto Stock.adobe.come

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
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8 Commenti

  1. Avatar

    No ma spiegatemi bene questa genialata…non è meglio ABOLIRE le bottiglie d’acqua in plastica? Io da anni e anni uso solo vetro. DOV’E’ IL PROBLEMA?????

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      La plastica non si deve riciclare non si deve usare. Anche io come Federico uso il vetro a rendere, non solo nel privato, ma anche nella mia attività….. È troppo facile pensare di cambiare il mondo con il riciclo. Il futuro ha bisogno di risposte immediate, non di un like su fessbuk e voi amici del fatto state facendo dei discorsi che non mi sembrano molto chiari

    • Valeria Nardi

      Gentilissimo, abbiamo riportato i dati di uno studio.

  2. Avatar

    Una grossa fonte di inutile spreco che hanno ignorato sono i tappi “apri e chiudi” applicati a bottigliette da mezzo litro o meno, che richiedono circa il doppio del PET di un normale tappo a vite (ehi, ma svitarlo è scomodo!).

    Altro spreco senza senso, le bottigliette d’acqua “monodose” (di fatto, un bicchiere d’acqua!) magari aromatizzate o “vitaminizzate” con un inutile micromicrobo di succo o di vitamine.

    Impensabile invece passare a bottiglioni di oltre 2 litri non certo per i presunti maggiori consumi (non è liquore, non si cerca il fondo della bottiglia dell’acqua per dimenticare il perduto amore) ma per motivi pratici, il consumo giornaliero di un adulto è di circa 3 litri ossia 2 bottiglie da 1.5, con quelle da 2 resterebbe mezza bottiglia da buttare il gorno dopo perché sgassata.

    Non prendo in considerazione l’acqua naturale, perché nel 90% dell’Italia basta aprire il rubinetto e bere quella del sindaco, con spreco di plastica zero, è insensato pagare cento volte il suo valore per portare a casa l’acqua di un sindaco distante 800 chilometri.

    Inoltre nei nostri frigoriferi lo scomparto bottiglie (nello sportello, non allargabile, non usabile per altro) accetta a stento quelle della cocacola da 1.75, e sostituire l’intero parco frigo delle case italiane avrebbe costi, anche ecologici, improponibili.

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      Federico Turilli

      Continuo a dire che bisogna eliminare le bottiglie di plastica. Solo vetro o rubinetto.

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      @Federico Turilli
      Soluzione troppo semplicistica e irrealizzabile, il vetro è pesante e fragile e si rompe in schegge pericolose, e per questo è vietato portare recipienti in vetro nei pubblici assembramenti.

      Come tutti i manufatti umani la plastica va solo usata in modo sensato, dove serve e quando serve, un “mondo senza” è un’utopia impossibile; invece è fattibilissimo limitarne l’uso badando prima di tutto ai più evidenti sprechi, oltra a quelli che ho elencato pensa a tutte le stoviglie usa e getta (e lavali, ‘sti piatti!), agli imballaggi complessi, ridondanti, difficilmente separabili e riciclabili, ai prodotti di fatto inutili (abbiamo veramente bisogno di quattro spicchi di arancia già sbucciati e imballati in una vaschetta di plastica?) e a cento altre ricorrenze.

      Provocatoriamente, si potrebbe vietare totalmente l’acqua non gasata in bottiglie di plastica (apri il rubinetto e riempiti la borraccia!) e già ridurremmo a metà l’uso della plastica in quel campo.

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      Completamente d’accordo sui tappi apri-e-chiudi, che secondo me non sono neppure tanto igienici (li metti in bocca, bevi, li metti nello zaino o in tasca, ribevi, li rimetti via… cosa ti ficchi in bocca ogni volta oltre l’acqua??) e sulle microbottigliette, ma chi è che si porta come scorta un bicchiere d’acqua?

      E anche sul vetro, pesa, ingombra, è fragile, va trasportato avanti e ndietro, non ha senso pensare di sostituirlo alla plastica, basta usarne meno e mettere nei super le macchinette che la schiacciano e praticano un piccolo sconto per ogni bottiglia, è come la monetina nel carrello, per non perdere 50 centesimi (dopo aver fatto 100 euro di spesa!!) più nessuno molla il carrello in mezzo al parcheggio!

  3. Avatar

    Pensando alla maggiore quantità contenuta in una bottiglia più grande in plastica concordo col fatto che è necessario utilizzarla magari per più giorni.
    Mi chiedevo se il problema della freschezza del prodotto non potrebbe essere risolto costruendo il contenitore con più scomparti separati e imboccature diverse , al fine di suddividere il contenuto e utilizzarne solo una parte per volta.
    Questo migliorerebbe la conservazione e freschezza del prodotto permettendo nel contempo di utilizzare una minor quantità di plastica rispetto a due contenitori completi. Sarebbe inoltre sicuramente più gradito dal consumatore.
    Tutto questo discorso è pensato nell’ottica di diminuire la produzione di contenitori, ovvio che l’eliminazione sia migliore come soluzione, ma non attuabile in tempi brevissimi.