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Un terzo del cibo prodotto nel mondo non raggiunge il piatto del consumatore. Rapporto della Fao su perdite e spreco alimentare

CompostingUn rapporto della Fao, l’organizzazione dell’Onu per l’agricoltura e l’alimentazione, chiede ai responsabili politici di dare priorità alla riduzione della perdita e dello spreco alimentare come mezzo per migliorare l’accesso a cibo nutriente e sano. Il documento, Prevenire la perdita e lo spreco di nutrienti attraverso il sistema alimentare: azioni politiche per diete di alta qualità, è stato preparato insieme al Global Panel on Agriculture and Food Systems for Nutrition e sottolinea come le diete di cattiva qualità rappresentino oggi per la salute pubblica una minaccia maggiore della malaria, della tubercolosi o del morbillo, mentre allo stesso tempo circa un terzo di tutto il cibo prodotto per il consumo umano non raggiunge il piatto del consumatore.

Il rapporto fa notare che alimenti come frutta, verdura, semi, noci, latticini, carne e pesce ricchi di sostanze nutritive, sono anche altamente deperibili e, quindi,  suscettibili di perdite lungo la filiera del  il sistema alimentare. I numeri sono sbalorditivi: ogni anno più della metà della frutta e degli ortaggi prodotti a livello globale vengono persi o sprecati. Per quanto riguarda la carne, ogni anno viene perso o sprecato oltre il 20% dei 263 milioni di tonnellate prodotte. In Africa, America Latina e Asia meridionale, le maggiori perdite si registrano in fase di allevamento, a causa di malattie che colpiscono in modo particolare l’Africa sub-sahariana, oltre che nelle fasi di movimentazione e stoccaggio successive alla macellazione. Nelle regioni ad alto reddito, invece, lo spreco di carne è più significativo a livello di consumo: in Europa e Nord America, i rifiuti dei consumatori rappresentano oltre la metà della carne persa e sprecata.

I dati della Fao indicano che nei paesi a basso reddito il cibo va per lo più perduto durante la raccolta, lo stoccaggio, la lavorazione e il trasporto, mentre nei paesi ad alto reddito il problema è uno spreco a livello di vendita al dettaglio e di consumo. Insieme, hanno un impatto diretto sul numero di calorie e nutrienti effettivamente disponibili per il consumo. A livello globale, per esempio, l’agricoltura produce il 22% in più di vitamina A di quanto richiediamo. Tuttavia, dopo la perdita e gli sprechi, la quantità disponibile per il consumo umano è inferiore dell’11% di quella necessaria. Ridurre la perdita di alimenti nutrienti potrebbe quindi produrre sostanziali benefici per la salute.

La riduzione dello spreco alimentare avrebbe anche rendimenti economici, in quanto il valore degli alimenti persi o sprecati è stimato annualmente in 1 trilione di dollari. Mangiare maggiori quantità di cibo già prodotto, sottolinea la Fao, eviterebbe anche lo spreco di acqua, terra ed energia che sono serviti per la produzione.

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  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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2 Commenti

  1. avete ide di quanti posti di lavoro si perdono??? non si può…affameremmo il mondo .Dobbiamo sprecare per mantenere i livelli occupazionali.

    • Sprecare il cibo è contro natura. Daltronde luomo a già abbondantemente avvelenato la natura che era sufficiente per sfamare tutti. Gli allevamenti intensivi non sono in favore della salute, al contrario, a vantaggio solo economico degli allevatori.

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