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Stabilire un prezzo minimo per l’alcol può aiutare a ridurre consumi, morti e ricoveri. Lo studio canadese

L’introduzione di un prezzo minimo per le bevande alcoliche aiuta a diminuire il consumo. Di conseguenza, contribuisce anche a limitare gli effetti negativi sulla salute e i decessi riconducibili in vario modo ad abitudini sbagliate legate all’alcol, quando non a vere patologie come l’alcolismo.

Proprio per questo in moltissimi paesi esistono tasse di vario tipo sulle bevande alcoliche, ma una soluzione alternativa è quella di fissare un prezzo minimo per unità alcolica, chiamato in inglese minimum unit pricing, al di sotto del quale non si può andare. L’unità alcolica indica la quantità di alcol assunta con una bevanda e varia da paese a paese. Lo scopo del limite è precludere l’accesso a bevande alcoliche a prezzi eccessivamente bassi e, per questo, oltretutto, di scarsa qualità. Scozia, il Galles e alcune province del Canada hanno già introdotto il provvedimento.

Il prezzo minimo per unità alcolica può aiutare a ridurre le morti e i ricoveri associati al consumo eccessivo di alcol

Per scoprire che effetto potrebbe avrebbe in una zona dove ancora non ci sono tasse, i ricercatori del Canadian Institute for Substance Use Research (Cisur) dell’Università di Victoria della Columbia Britannica, hanno simulato che cosa sarebbe potuto accadere in Québec, un’altra provincia del Canada, nel 2014, anno per il quale erano disponibili tutti i dati necessari.

Come riferito sul Journal of Studies on Alcohol and Drugs, i ricercatori hanno applicato un modello capace di quantificare gli effetti sulla salute e i pericoli associati all’alcol, così come le conseguenze delle politiche volte a ridurne il consumo, chiamato International Model of Alcohol Harms and Policies (InterMAHP), messo a punto dagli stessi scienziati. Poi hanno inserito i dati di consumo pro capite della zona ottenuti dal Canadian Substance Use Exposure Database, quelli di decessi e ricoveri collegati all’alcol e quelli delle vendite di alcolici (vino, birra e simili e superalcolici). Hanno quindi calcolato, tenendo conti di tumori, malattie cardiovascolari (valutate nelle percentuali di solito attribuite all’alcol sul totale dei casi) e traumi, che in quell’anno ci sono stati 2.850 decessi provocati dall’alcol e poco meno di 24.700 ricoveri.

A quel punto hanno rifatto i conti ipotizzando la presenza di un prezzo minimo per unità alcolica. Se ce ne fosse stato uno da 1,5 dollari canadesi (poco meno di un euro) per unità di alcol, si sarebbero evitati 169 morti (una diminuzione del 5,9%) e 2.063 ricoveri (-8,4%). Se il prezzo minimo fosse stato più alto, e cioè pari a 1,75 dollari canadesi (1,13 euro), i decessi in meno sarebbero stati 327 (-11,5%) e i ricoveri 4.014 (-16,3%).

Questo report – ha commentato il primo autore dello studio, Adam Sherk, – si aggiunge alla mole crescente di prove che l’introduzione di un prezzo minimo per unità alcolica sia una strategia efficace per i governi per ridurre ricoveri e decessi associati all’alcol”.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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Un commento

  1. Avatar

    La Norvegia ha da sempre prezzi altissimi per le bevande alcoliche, in un viaggio negli anni passati avevo valutato che servite al bar costassero dalle tre allo otto volte più che da noi, in compenso non ho mai visto tanta gente così cupamente e tristemente ubriaca, che si giocava a braccio di ferro il cicchetto o strabiccolava per strada, come a Malmo e Bergen.

    Vero che da noi non era ancora tempo di movide, con i nostri ragazzini che brandiscono il litro di birrozzo con la faccia incazzata di quello che crede di non essere ancora abbastanza ubriaco, ma continuo a pensare che l’aumento del prezzo degli alcolici, in qualunque modo lo si calcoli e applichi, ha effetto favorevole solo per le casse statali.

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