Sicurezza alimentare in bilico: il Regno Unito tratta con l’amministrazione Trump per l’importazione di pollame trattato chimicamente.
Nei giorni in cui re Carlo III, in visita negli USA, cerca di utilizzare parole concilianti nei confronti di Donald Trump e della sua amministrazione, nonostante il presidente abbia insultato da poche ore i vertici britannici, il quotidiano The Guardian denuncia una vicenda portata alla luce dall’associazione 38 Degree: le discussioni non ufficiali in merito alla possibilità di autorizzare la vendita di carne di pollo trattata con ipoclorito di sodio (candeggina) anche nel Regno Unito.
Da quando non fa più parte dell’Unione Europea esiste la possibilità, per ora teorica, che il pollame statunitense trattato con candeggina (bandito in Europa dal 1997) arrivi anche oltre la Manica, a patto che l’agenzia regolatoria, la Food Standards Agency (FSA), conceda il suo via libera. Tuttavia, finora in pubblico le autorità hanno negato con forza qualunque accordo o anche solo discussione in merito, nonostante le continue pressioni statunitensi. Dall’altra parte dell’Oceano, infatti, personaggi come Brooke Collins, segretaria all’agricoltura del governo Trump, con il solito atteggiamento a metà tra il vittimistico e l’arrogante, nei mesi scorsi aveva affermato che paesi come il Regno Unito e quelli europei erano scorretti, e avrebbero dovuto ammettere nel loro mercato qualunque tipo di carne di provenienza statunitense.
Il consigliere della Casa Bianca Peter Navarro, nel ribadire che l’unica legge valida dove essere quella del mercato, e che per questo i cittadini devono avere accesso a qualunque prodotto, aveva commentato: “non penso che quando i britannici assaggeranno la nostra carne di manzo o di pollo ne vorranno più fare a meno” e, non contento, aveva sottolineato come quello della candeggina fosse solo un pretesto per eliminare un “prodotto squisito dell’agricoltura americana”. Lo scambio di battute però, a quanto risulta a 38 Degree, non sarebbe finito nel nulla, ma avrebbe acquisito concretezza negli incontri commerciali svoltisi nello scorso dicembre.
I chicken papers
In base ai documenti scoperti con la legge sulla libertà di informazione, ci sarebbero stati incontri ai vertici per capire se e come introdurre il pollo alla candeggina nel Regno Unito, in particolare tra l’ambasciata statunitense e il Department for Environment, Food and Rural Affairs (Defra). I documenti prospettavano la possibilità di modificare le procedure e i protocolli attuali per ammettere la disinfezione con prodotti chimici. Tra le altre affermazioni vi si leggeva infatti: “Le norme relative ai trattamenti per la riduzione dei patogeni (inclusa la decontaminazione con cloro) sono stabilite dalla legislazione britannica in materia di igiene. La legislazione prevede che nuove sostanze siano utilizzate solo dopo un rigoroso processo di analisi condotto nel Regno Unito”.

In altre parole, la possibilità esisteva, a patto di passare i controlli. E non è tutto: a fronte di una richiesta di chiarimenti, la FSA ha ammesso di aver condotto uno studio sulla solidità delle prove relative all’efficacia di diversi tipi di intervento contro il Campylobacter in varie fasi della catena alimentare, compresa una revisione dei trattamenti chimici, e inclusi vari studi condotti negli USA.
Questo lavoro, mai dichiarato esplicitamente, veniva svolto guarda caso nelle stesse settimane delle discussioni sugli accordi commerciali.
Le carte e i commenti incauti dimostrano quindi che le autorità hanno mentito in più occasioni, e soprattutto che si sta cercando di fare di tutto affinché il pollo alla candeggina sbarchi nel Regno Unito, anche se l’opinione pubblica, secondo tutti i sondaggi, sarebbe totalmente contraria a qualunque modifica delle norme attuali.
Il passo del gambero
Sulla vicenda sono poi tornati, sempre sul Guardian, Erik Millstone docente emerito di scienze politiche dell’Università del Sussex, e Tim Lang, docente emerito di politiche alimentari dell’Università di Londra, che hanno sottolineato che le eventuali modifiche rappresenterebbero la prova del fatto che, dopo la Brexit, gli standard alimentari si siano abbassati. A sostegno della loro tesi hanno citato uno studio del 2018 che dimostrava che il passaggio in acqua clorata con candeggina, in realtà, non serve quasi a niente contro la Listeria monocytogenes e la Salmonella enterica e non ferma la proliferazione batterica.
E questo spiega perché, nonostante il trattamento, i tassi di tossinfezioni alimentari sono significativamente più elevati negli USA rispetto al Regno Unito e all’Europa. “Sarebbe quindi imprudente” concludono “allentare le restrizioni vigenti sull’importazione dei prodotti alimentari statunitensi, a meno che le autorità di quel paese non siano in grado di dimostrare che i loro prodotti sono almeno altrettanto sicuri di quelli prodotti nel Regno Unito e nell’Unione Europea”.
Anche sull’Europa nei mesi scorsi ci sono state pressioni nella stessa direzione, anche se quello che si è saputo fino a oggi ha riguardato solo le roboanti dichiarazioni dell’amministrazione statunitense.
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Giornalista scientifica



Definire il pollo americano ‘alla candeggina’ è un errore scientifico grossolano: la candeggina da bucato contiene ipoclorito di sodio a concentrazioni tra 30.000 e 50.000 ppm, mentre i trattamenti PRT americani utilizzano sostanze diverse (come il biossido di cloro) a concentrazioni di appena 20-50 ppm. Parliamo di una differenza di ben tre ordini di grandezza e di molecole differenti: è come paragonare un grattacielo a un mattoncino Lego.