Sicurezza alimentare e igiene urbana: perché i metodi tradizionali contro i roditori stanno fallendo e come cambiare strategia nelle aziende e nei mercati.
L’Hantavirus è tornato a far parlare di sé nelle cronache recenti, riaccendendo i riflettori su un problema mai del tutto risolto: la gestione dei roditori nelle nostre città e all’interno delle filiere alimentari. Ratti e topi non rappresentano soltanto una minaccia economica e strutturale per le aziende, ma sono veri e propri vettori sanitari di patogeni storici e pericolosi, come Salmonella, Leptospira e Listeria.
Di fronte all’aumento delle segnalazioni, la risposta più comune è spesso quella emergenziale: aumentare le trappole o richiedere interventi straordinari di derattizzazione. Ma siamo sicuri che rincorrere l’emergenza sia la strategia più efficace ed economica?
Per fare chiarezza sugli errori più comuni, sulla straordinaria biologia di questi infestanti e sulle nuove strategie di controllo integrato, abbiamo rivolto le nostre domande a Guglielmo Pampiglione, esperto consulente entomologo e zoologo, con un master in Pest Management conseguito presso l’Imperial College di Londra. Di seguito, le sue risposte e i consigli pratici per aziende, amministrazioni e operatori del settore.
Che consigli dare?
Prima di aumentare il numero di trappole o richiedere interventi straordinari, sarebbe più utile verificare l’effettiva qualità del sistema in essere. Per esempio: il numero delle postazioni di monitoraggio è realmente adeguato a proteggere l’intero sito? Gli erogatori installati consentono l’utilizzo sia di esche tossiche sia di trappole meccaniche per rendere più efficace il sistema? La frequenza dei controlli da parte dell’impresa di disinfestazione è almeno mensile?

La qualità di un servizio di derattizzazione non si misura solo dalla presenza delle postazioni o dalla tossicità dei derattizzanti ma dalla capacità di individuare criticità, prevenire infestazioni e collaborare attivamente con il cliente.
Altri consigli?
È importante accompagnare l’operatore durante i controlli per valutare insieme eventuali criticità, miglioramenti strutturali o modifiche organizzative in grado di ridurre il rischio di infestanti. Anche la gestione degli spazi esterni gioca un ruolo fondamentale. Operazioni apparentemente semplici come: il taglio dell’erba, la potatura delle siepi, la pulizia dell’area attorno ai cassonetti, la corretta gestione dei contenitori per l’olio esausto, l’ordine di bancali, scatoloni e materiali depositati, sono misure preventive che scoraggiano la presenza di ratti, topi e altri infestanti come ad esempio i piccioni.
Senza queste attività di prevenzione ambientale, la derattizzazione difficilmente può garantire la reale messa in sicurezza degli ambienti.
Perché i ratti sono sempre presenti?
I roditori fanno parte integrante dell’ecosistema e rappresentano un importante anello della catena alimentare di numerose specie selvatiche, come rapaci, rettili e altri predatori. Le città e gli ambienti fortemente antropizzati offrono però ai roditori condizioni estremamente favorevoli: rifugi sicuri, protezione dai nemici naturali e una disponibilità pressoché continua di cibo e acqua.
Se a questo aggiungiamo la loro straordinaria capacità riproduttiva, diventa facile comprendere almeno due aspetti fondamentali: la presenza dei roditori negli ambienti urbani è pressoché inevitabile; il loro controllo non può basarsi su interventi occasionali o emergenziali, ma richiede attività continue di prevenzione, monitoraggio e gestione ambientale.
Pensare di eliminare definitivamente i roditori da una città è poco realistico. L’obiettivo concreto e raggiungibile è invece quello di mantenerne la popolazione sotto controllo, riducendo i rischi sanitari, strutturali e alimentari attraverso un approccio costante e integrato.
Cosa si intende per “spiccata capacità riproduttiva” dei ratti?
I roditori più comuni in ambiente urbano e alimentare (Rattus norvegicus, Rattus rattus e Mus musculus) possiedono una straordinaria capacità riproduttiva. La loro aspettativa di vita varia tra i 12 e i 18 mesi e in questo periodo una femmina può avere dalle 5 alle 10 nidiate all’anno, con 4-9 cuccioli per ogni parto. Questo significa che, in presenza di condizioni favorevoli come disponibilità di cibo, acqua e rifugi, una popolazione può aumentare rapidamente nel giro di pochi mesi.

A differenza delle attività umane, i roditori non conoscono pause: non hanno vacanze, scioperi o festività. La loro attività riproduttiva e di ricerca del cibo è continua e costante, motivo per cui anche piccoli segnali di presenza non dovrebbero mai essere sottovalutati. È proprio questa capacità di moltiplicarsi e di adattarsi che rende fondamentale un monitoraggio regolare e professionale, perché intervenire quando l’infestazione è già evidente significa spesso agire in ritardo e sciupare le proprie risorse…
I mercati all’aperto
Le bancarelle e i mercati all’aperto devono essere protetti dai roditori con la stessa attenzione riservata ai supermercati. Servono due linee di difesa: una esterna agli edifici e una interna, che in questo caso coincide con le singole postazioni dei rivenditori.
Ciò che cambia è il livello di attrattività per i roditori. Odori, residui alimentari e scarti prodotti durante la giornata rendono infatti queste aree particolarmente interessanti per ratti e topi. Questa attrattività è presente in superficie (area di mercato) quanto nel sotto suolo (bocche di lupo, condotte acque bianche o fognarie, ecc.).
Fondamentale diventa la gestione di spazzatura, pulizie, igienizzazione e raccolta dei rifiuti; per questo il ruolo del disinfestatore, da solo, incide relativamente: la differenza la fanno l’organizzazione delle pulizie dei singoli operatori e la gestione complessiva dell’area mercatale.
Gli errori
Uno degli errori più frequenti riguarda l’impostazione delle gare d’appalto. Spesso si tratta di procedure datate, non aggiornate predisposte da figure (geometri, ingegneri, architetti ecc.) che non sempre possiedono una formazione specifica.
Capita così che i capitolati richiedano esclusivamente l’impiego di rodenticidi anticoagulanti, senza considerare l’esistenza di altre categorie di prodotti e strategie utilizzabili in funzione del contesto e del livello di infestazione. Per contrastare il fenomeno della resistenza agli anticoagulanti da parte dei roditori viene talvolta richiesto l’alternanza dei diversi principi attivi che però non è sufficiente. Un altro limite è la mancata previsione di sistemi di cattura multipla di tipo meccanico.
La gestione moderna dei roditori non dovrebbe basarsi esclusivamente sul prodotto, ma avere un approccio integrato che comprenda monitoraggio, prevenzione strutturale, pulizia, gestione dei rifiuti e diverse tecniche di controllo.
Come si potrebbe affrontare questo problema?
Per ottenere questo risultato – conclude Pampiglione – è fondamentale il coinvolgimento di consulenti del settore, in grado di definire capitolati tecnici equilibrati ed efficaci limitando l’impiego indiscriminato di rodenticidi anticoagulanti e maggiori benefici per la salute pubblica e per gli ecosistemi urbani.
Un servizio di derattizzazione di qualità viene spesso percepito come “troppo costoso” quando i roditori sono considerati soltanto animali che danneggiano cavi elettrici, imbrattano ambienti o contaminano alimenti, rendendo necessario l’intervento delle ditte di disinfestazione solo in presenza di un problema evidente o perché viene imposto dalle normative di igiene.
La prospettiva cambia però completamente se vengono riconosciuti per ciò che realmente rappresentano anche dal punto di vista sanitario: vettori di agenti patogeni e, in alcuni casi, portatori sani di virus e microrganismi potenzialmente pericolosi per l’uomo.
Non si tratta semplicemente di “eliminare qualche ratto” o di evitare contestazioni da parte degli organismi di vigilanza, ma di adottare un sistema di prevenzione e monitoraggio costante.
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