bambino serio che mangia purea di frutta nel sacchetto e guarda nella telecamera davanti al tavolo giallo. sullo sfondo c'è un giardino verde in una giornata di sole sfocato

Un dossier indipendente di Greenpeace svela la presenza di microplastiche e interferenti endocrini nelle famose confezioni monouso con tappo per neonati e bambini: “Vanno vietate immediatamente”.

Il loro successo sembra inarrestabile, e tutte le stime li indicano proiettati su una traiettoria che continua a puntare verso l’alto. Eppure le puree di frutta (comunemente detti squeezabili, succhini o fruttini) e gli altri prodotti confezionati in buste monouso in plastica con tappo per bambini contengono, per l’appunto, plastica, e non dovrebbero quindi essere dati ai più piccoli con leggerezza. Di più: secondo gli autori di un rapporto di Greenpeace appena pubblicato dovrebbero essere vietati e non indirizzati ai più piccoli perché il rischio, per loro, è rilevante.

Il documento si basa sull’analisi di tre confezioni di due prodotti: la purea di frutta Happy Baby Organics di Danone e una bevanda a base di yogurt della Nestlé a marchio Gerber. I materiali di solito utilizzati sono di diverso tipo: c’è la plastica esterna, in polietilentereftalato o PET stampato, che entra in contatto anche con le mani dei piccoli, seguita dallo strato intermedio, di alluminio-PET e da quello a contatto con il prodotto, in polietilene (PE). Oltre alla busta bisogna poi considerare il tappo, quasi sempre in polietilene ad alta densità o HDPE, che il bambino di solito succhia e morde, ingoiando significative quantità di plastiche. Alcuni campioni del contenuto e del packaging interno sono stati inviati in un laboratorio indipendente (SINTEF Ocean, in Norvegia) per le analisi (spettroscopia Raman e gascromatografia-spettroscopia di massa), e il risultato è stato inquietante.

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Sostanza chimica associata alla plastica provvisoriamente identificata sia nell’imballaggio che nel cibo

Microplastiche onnipresenti

Tutti i campioni contenevano infatti microplastiche, e probabilmente anche nanoplastiche (il diametro sotto il quale i metodi usati non potevano andare era di venti micrometri, e quindi le nanoplastiche non sono state quantificate).

I due tipi di busta contenevano rispettivamente 54 (yogurt Nestlé Gerber) e 99 (frutta Danone Happy Baby) microplastiche per grammo, cioè circa 5.000 e 11.000 microplastiche per confezione

Per quanto riguarda i polimeri, nei due prodotti sono state complessivamente identificate 81 sostanze chimiche diverse nella frutta Danone e 111 nello yogurt Nestlé, tutte derivanti dai materiali del packaging.

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Anatomia di una bustina con beccuccio di alimenti per l’infanzia

Le analisi hanno rivelato la presenza di PET, poliammide o PA e PE, le più abbondanti, probabilmente derivanti dallo sfregamento e dall’abrasione delle pareti interne avvenuta negli spostamenti, peraltro molto inferiore rispetto a quella che si determina quando la busta è nelle mani di un bambino, e che aggiunge altro materiale a quello ingerito.

Incrociando i risultati con l’archivio dei prodotti chimici PlastChem si è visto che 55 delle molecole isolate nella purea di frutta e 28 di quelle trovate nello yogurt derivavano dai polimeri plastici. Tra gli altri, gli autori hanno identificato anche il 2,4-di-tert-butilfenolo o 2,4 DTBP, un composto considerato pericoloso per la salute e per l’ambiente, obesogeno e interferente endocrino.

I precedenti

L’indagine di Greenpeace ricalca quanto ottenuto in altre ricerche simili, alcune particolarmente significative. Nella prima le analisi di 15 buste per bambini hanno svelato la presenza di 42 sostanze chimiche potenzialmente migrate, 39 delle quali non aggiunte volontariamente dai produttori, e la maggior parte era considerata tossica. Un altro studio, condotto su due prodotti a base di frutta, ha mostrato 26 molecole che avrebbero potuto migrare dai materiali al cibo, 23 23 delle quali involontarie. Infine, in una delle ricerche più estese, effettuata su 79 prodotti di 24 marchi, si sono rinvenute ingenti quantità di interferenti endocrini tra i quali e quattro bisfenoli e cinque ftalati, tre dei quali vietati dalle regole europee negli alimenti per bambini. I ricercatori hanno anche identificato 26 composti potenzialmente migrati dal packaging, alcuni dei quali mai descritti negli alimenti per bambini.

Le raccomandazioni

Nella parte finale del rapporto sono indicate le raccomandazioni: l’uso di questi prodotti dovrebbe essere improntato al principio di precauzione. I decisori politici e i regolatori dovrebbero pertanto vietare i prodotti monouso confezionati in plastica e in generale tutti quelli in plastica, quando si tratta di neonati e bambini; le sostanze pericolose come gli ftalati e i bisfenoli dovrebbero anch’esse essere definitivamente vietate. Con questi obbiettivi, i produttori dovrebbero iniziare a programmare la rinuncia alla plastica e intanto eliminare tutte le sostanze tossiche, rivedendo i protocolli delle analisi interne, se necessario. Inoltre dovrebbero indicare la presenza dei polimeri sulle confezioni, fatto che oggi non avviene mai, ed eliminare subito qualunque riferimento alla possibilità di scaldare le buste: diversi studi hanno mostrato che il riscaldamento in microonde e di altro tipo agevola la migrazione.

Queste buste rappresentano ormai i prodotti più popolari tra quelli per bambini molto piccoli, e quelli con la crescita più rapida. Secondo le stime, il loro mercato nel 2025 rappresentava il 37,5% del totale globale degli imballaggi di cibi per neonati e bambini, ed entro il 2031 aumenterà di un ulteriore 8,18%. Inoltre queste tipologie di confezioni, spesso percepite come più sostenibili, ma secondo Greenpeace tar le più inquinanti e problematiche, fino al 2035 cresceranno del 5,3% all’anno. A meno che non si intervenga prima, almeno sulle buste destinate ai bambini.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos.com

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