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I polli allevati in modo biologico sono senza antibiotici? Risponde Roberto Pinton

I consumatori sono sempre più attenti a ciò che mettono nel piatto, sia per motivazioni di tipo ambientali sia per la loro salute. Di seguito pubblichiamo il dubbio di un nostro lettore a cui risponde Roberto Pinton, esperto di produzioni biologiche.

Vorrei sapere se gli antibiotici vengono usati anche nei polli di allevamento biologico. Ieri sera ho visto il programma Report su Rai 3 e sono rimasto sconvolto. Io sto lentamente abbandonando la carne e consumo solo saltuariamente il pollo Fileni ma ora ho questo dubbio. Alberto

La risposta di Roberto Pinton.

Il regolamento sul biologico prevede che non sia consentito l’utilizzo preventivo di medicinali allopatici (cioè i normali farmaci veterinari). Le malattie, però, vanno curate immediatamente: va da sé che è necessario evitare qualsiasi sofferenza agli animali, come può essere quella che deriva da una patologia. Quando i prodotti omeopatici o fitoterapici non risultino efficaci o appropriati, sotto la responsabilità del veterinario è ammesso l’uso di medicinali veterinari allopatici (cioè i “normali” farmaci veterinari, compresi gli antibiotici).
In questo caso, però, sono adottate misure restrittive, tra cui il raddoppio del periodo di carenza, cioè del tempo intercorrente dall’utilizzo del medicinale all’immissione sul mercato dei prodotti dell’animale: uova, latte, carne…

pranzo cibo famiglia polli
Nel bio non è consentito l’utilizzo preventivo dei normali farmaci veterinari

Se un ciclo di trattamento non è sufficiente e si rivela necessario sottoporre polli o galline a un ulteriore ciclo, però, gli animali interessati e i prodotti da essi derivati perdono la qualifica di biologico e non possono essere venduti come tali. O, in altre parole, quando la vita e la salute di polli e galline siano a rischio, si può ricorrere per una sola volta a farmaci veterinari convenzionali, ma se servono più trattamenti gli animali e i prodotti che ne derivano escono dal sistema biologico; in ogni caso si raddoppia il tempo di carenza.

Per completezza: gli avicoli devono provenire da tipi genetici a lento accrescimento e vanno comunque allevati fino al raggiungimento dell’età minima di:

a) 81 giorni per i polli,
b) 150 giorni per i capponi,
c) 49 giorni per le anatre di Pechino,
d) 70 giorni per le femmine di anatra muta,
e) 84 giorni per i maschi di anatra muta,
f) 92 giorni per le anatre bastarde,
g) 94 giorni per le faraone,
h) 140 giorni per i tacchini e le oche,
i) 100 giorni per le femmine di tacchino.

Roberto Pinton – esperto di produzione biologica

© Riproduzione riservata. Foto: Stock.adobe.com

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

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11 Commenti

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    prodotti omeopatici per curare animali da allevamento? E chi sprecherebbe tempo e denaro così?

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    roberto pinton

    Sui invito della redazione ho solo risposto alla domanda del lettore, senza alcuna intenzione di addentrarmi in un dibattito omeopatia sì/omeopatia no.

    Constato che, insieme a ostacoli scientifici e concettuali, almeno per talune patologie esistono evidenze empiriche di efficacia dei rimedi omeopatici che non si possono liquidare con sufficienza.

    In ogni caso, rimane l’uso eccessivo di farmaci veterinari, che non è solo una percezione di consumatori particolarmente sensibili, ma un reale rischio sanitario per la collettività che ha indotto la Commissione europea a adottare una strategia il cui obiettivo è ridurre del 50% le quantità di antibiotici a uso zootecnico nei prossimi 10 anni, con la conseguente necessità di disporre di alternative praticabili, investendo in ricerca.

    La produzione zootecnica non può basarsi sui farmaci, ma sull’applicazione di misure preventive atte a garantire la salute degli animali, pratica tipica degli allevatori biologici così come di quelli convenzionali intelligenti: buona genetica, rusticità, maggior benessere e minor densità, pascolo, alimentazione non tesa a sostenere una super-produttività comportano un abbattimento del tasso di malattie.

    Detto questo, la pratica omeopatica trova un discreto utilizzo in zootecnia (probabilmente più in quella convenzionale che biologica), in particolare per bovini e suini, ma anche per altre specie.

    La rassegna sistematica Doehring, C., Sundrum, A. (2016), Efficacy of homeopathy in livestock according to peer‐reviewed publications from 1981 to 2014. Veterinary Record, 179: 628-628 analizza 48 pubblicazioni scientifiche, 26 delle quali mostrano un’efficacia significativamente più alta dell’intervento omeopatico rispetto al gruppo di controllo, mentre 22 non rilevavano un effetto medicinale.
    Per quanto riguarda i risultati specifici sul pollame, il lavoro ha esaminato 6 studi, quattro dei quali dimostrano l’efficacia del trattamento omeopatico.

    I numeri suggeriscono una certa cautela nella liquidazione della questione.

    Le conclusioni dello studio hanno indotto l’UNA (l’Unione nazionale delle filiere agroalimentari della carne e delle uova) a commentare “In conclusione, in un numero considerevole di studi, un’efficacia significativa è stata maggiore per i rimedi omeopatici registrati per un gruppo di controllo. Pertanto, non si può escludere, in determinate situazioni, una potenziale efficacia medica dell’omeopatia”.

    Chi di zootecnia (e in massima parte convenzionale) vive, insomma, sulla questione è meno tranchant.

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      Quindi non è dimostrabile l’efficacia delle cure omeopatiche sull’uomo, ma in zootecnia si?

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      Elisabetta Menchetti

      Ottimo commento Sig.Pinton, grazie!
      Più che la ricerca scientifica progredisce in campo medico e nutrizionale, più è evidente che l’approccio riduttivo di chi vorrebbe fare tabula rasa di tutto ciò che non risponde a leggi meccanicistiche, è, soprattutto in biologia dei sistemi viventi, destinato a fallire.

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      @roberto pinton
      “per talune patologie esistono evidenze empiriche di efficacia dei rimedi omeopatici ”
      Per favore, non diffondiamo notizie inesatte: NON ESISTONO EVIDENZE SCIENTIFICHE DELL’EFFICACIA DELL’OMEOPATIA, eccetto ovviamente l’effetto placebo.

      “la pratica omeopatica trova un discreto utilizzo in zootecnia”
      Questa è una variante del “è buono perché tutti lo comprano”, che significa solo che molti allevatori si fanno convincere a usare prodotti omeopatici invece di medicinali autentici, non prova affatto che acqua e zucchero siano efficaci.

      “La rassegna sistematica”
      “in un numero considerevole di studi, un’efficacia significativa è stata maggiore per i rimedi omeopatici ”
      Queste invece sono varianti del “funziona perché tutti lo dicono”: una rassegna di pubblicazioni non riguardanti prove in doppio cieco peer reviewed fatte da enti non finanziati dall’industria omeopatica, e il parere di un ente non medico valgono giusto la carta su cui sono stampati.

      “Chi di zootecnia (e in massima parte convenzionale) vive, insomma, sulla questione è meno tranchant.”
      Peccato che chi vive di zootecnia abbia, in genere, competenze ben differenti da quelle necessarie a distinguere la validità o meno di un qualunque trattamento applicato in condizioni non controllate scientificamente.

      Inviterei chiunque voglia capirne un po’ di più sull’omeopatia a iniziare da questa pagina https://dottoremaeveroche.it/lomeopatia-ha-effetti-scientificamente-dimostrati/

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    Grazie signor Pinton, è un commento da incorniciare.
    Io sono interessato unicamente a pochissime uova e non alla carne ma la filosofia della risposta non fa una grinza.

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    Ai critici si può rispondere come fatto anche altrove, al di là dei proclami dei fabbricanti sono infinite le cose che la scienza non ha dimostrato ancora oltre ogni dubbio nel bene come nel male eppure l’umanità vive da milioni di anni, cosa deve succedere per capire che sono i veleni sparsi sotto l’egida della scienza parziale ( in minuscolo ) ad aver reso la vita difficile oggi a tanti …. ieri c’erano altri problemi dettati da altra e diversa ignoranza.
    Amleto oggi direbbe “è scientifico o non scientifico?” E allora cosa facciamo, smettiamo di respirare? A proposito siamo sicuri che respirare schifezze sia salutare? Che prendere farmaci con mille controindicazioni ci ridarà la salute? Cosa dice la scienza? E siamo certi che ciò che viene detto stasera sarà valido anche domani mattina?

    Non può sfuggire a nessuno che la medicina vigente giudica l’efficacia dei rimedi da effetti ottenuti in tempi medio/brevi ma al contrario la salute si basa anche su reazioni infinitesimali che ripetuti costantemente ripristinano equilibri fondamentali, se da una cosa o da un comportamento io traggo un beneficio ripetutamente secondo me è evidente che la natura è molto più avanti nell’efficienza orientata alla salute rispetto alle nostre attuali conoscenze frammentarie, se i produttori di farmaci sono indispettiti e contrariati e vogliono dimostrare peste e corna io me ne sono già fatto una ragione, vedano loro se riescono a produrre sostanze efficaci con controindicazioni che stanno in poche righe.
    Riguardo allo scientismo e ai suoi effetti il mio comportamento lascia la libertà a chi non la pensa come me di provvedere diversamente secondo la sua coscienza e “fede”.
    Al contrario l’abuso di farmaci antibiotici per uso umano ma soprattutto veterinario ha messo l’intera umanità volenti o nolenti di fronte a ostacoli difficilmente superabili.
    In ogni caso non posso rinunciare nè alla libertà di pensiero ( non unico) nè alla dignità e detto per inciso la qualità della vita è un valore fondamentale ben oltre il dolore e l’accanimento terapeutico.
    Senza rancore per nessuno.

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    Comunque potete rassicurare i vostri lettori che anche nel caso di allevamento di animali convenzionali la somministrazione di antibiotici è esclusivamente effettuata per la cura delle patologie, di cui anche gli animali soffrono e sotto la stretta sorveglianza del veterinario.
    Gli animali malati vengono inoltre isolati dagli altri. Il principio è sempre lo stesso: l’allevatore, qualunque allevatore ha solo interesse che i propri animali siano sani e deve evitare il diffondersi di eventuali malattie.
    E Anche per gli animali convenzionali che sono stati trattati con antibiotici vige il periodo di latenza prima che la loro carne sia idonea per essere macellata.
    Mentre è vietato qualunque impiego di antibiotici ai fini della crescita.

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    un ringraziamento sentito a Roberto Pinton per la serena professionalità con cui affronta da sempre ogni argomento, senza entrare in polemica con chi fa finta di non comprendere i danni provocati ovunque dall’uso scriteriato degli antibiotici.

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      Devo obiettare a questa affermazione, non sul Dr. Pinton che è stimato professionista e seguo anch’io nel suo percorso perché il biologico è una parte complementare della produzione di trasformazione, ma per affermare che c’è “chi fa finta di non comprendere… l’uso scriteriato degli antibiotici” o lei porta delle prove o si astiene dal buttarla nel mucchio (non siamo su Report o Presa Diretta).
      Non c’è nessun allevatore serio (la maggior parte in numero assoluto) che somministra a cuor leggero gli antibiotici e inoltre c’è sempre a vigilare il miglior sistema veterinario del mondo, che è statale e non privato come in altre parti del mondo.