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Plastica monouso, Greenpeace denuncia i legami tra multinazionali e giganti del fossile

Plastica, greenpeace

L’Italia è tra i maggiori utilizzatori al mondo di bottiglie di plastica monouso. Questo tipo di contenitori, però, contribuisce notevolmente all’inquinamento ambientale, non solo nella forma più visibile della dispersione nell’ambiente, ma anche, e soprattutto, in relazione al loro ciclo di vita, a partire dall’origine da petrolio e gas fossile. Per ridurre l’impatto del cambiamento climatico, contenendo il riscaldamento globale almeno entro 1,5° è oggi più che mai urgente ridurre la produzione petrolchimica e tale riduzione passa anche per l’abbattimento della produzione di plastica. Eppure, un nuovo rapporto diffuso da Greenpeace Usa rivela che alcune tra le principali multinazionali di beni di consumo, tra cui Coca-Cola, PepsiCo, Nestlé, Mondelēz, Danone, Unilever, Colgate Palmolive, Procter & Gamble e Mars, stanno favorendo proprio l’espansione della produzione di plastica. Queste aziende, infatti, acquistano i loro imballaggi da produttori che, a loro volta, si approvvigionano dai giganti del settore fossile come ExxonMobil, Shell, Chevron Phillips, Ineos e Dow.

Il rapporto svela proprio i legami commerciali tra le aziende che basano il loro business sull’impiego di grandi quantità di plastica monouso e le compagnie dei combustibili fossili. Un modello economico lineare basato sull’usa e getta, che dovrebbe essere abbandonato, a favore di un modello circolare in grado di disaccoppiare la crescita economica dal consumo di risorse non rinnovabili che, inevitabilmente, produce grandi quantità di rifiuti. Greenpeace sottolinea quanto il ricorso al riutilizzo sia fondamentale per realizzare una vera economia circolare, ricorrendo al riciclo solo quando gli imballaggi riutilizzabili hanno esaurito il loro ciclo di vita. Il rapporto rileva inoltre che le industrie del monouso e delle fonti fossili fanno spesso parte di gruppi di facciata che ancora oggi sostengono false soluzioni, tra cui l’Alliance to End Plastic Waste, la Recycling Partnership e l’American Chemistry Council.

plastica, greenpeace ragazza con bottiglie
A livello globale, solo il 4% di tutta la plastica prodotta fino al 2015 è stato riciclato

La plastica è ricavata in gran parte dal petrolio e dal gas fossile, considerati i principali responsabili del riscaldamento globale, e il riciclo, proposto dalle aziende come la chiave di volta del problema, è invece indicato da Greenpeace come una falsa soluzione. A livello globale, infatti, solo il 9% di tutti i rifiuti di plastica prodotti fino al 2015 è stato riciclato. Uno studio ha inoltre stimato che meno dell’1% della plastica è stato riciclato più di una volta. Inoltre, in mancanza di azioni concrete, se continuano i ritmi di crescita degli ultimi anni, la produzione di plastica potrebbe triplicare entro il 2050. Secondo le stime del Center for International Environmental Law (Ciel), questo comporterebbe un incremento delle emissioni legate al ciclo di vita della plastica di oltre il 50% entro il 2030.

Le analisi proposte da Greenpeace, che includono nei calcoli sia le emissioni a monte (estrazione delle fonti) che a fine vita (smaltimento in discarica, inceneritori o in impianti di riciclo), hanno stimato emissioni fino a circa 5 tonnellate di CO2 equivalente per ogni tonnellata di plastica prodotta. Nessuna delle aziende citate dalla Ong ambientalista, invece, rivela pubblicamente come calcola le emissioni prodotte da ogni tonnellata di plastica utilizzata e questo rende impossibili verifiche indipendenti. Dato che alcune analisi del ciclo di vita della plastica su cui si basano tali aziende per i loro calcoli probabilmente non includono completamente gli impatti attribuibili all’estrazione di petrolio e gas e quelle associate all’incenerimento del packaging da loro prodotto, le emissioni di gas serra degli imballaggi in plastica potrebbero essere molto più elevate di quanto dichiarano le aziende.

plastica, Greenpeace, bottiglia galleggiante
Greenpeace chiede alle aziende di eliminare gradualmente tutta la plastica monouso, non solo la plastica vergine

Le richieste di Greenpeace

Alle aziende:

  • Ricorrere a sistemi basati sul riutilizzo e sullo sfuso con obiettivi ambiziosi per raggiungere la quota del 25% dei beni venduti con imballaggi riutilizzabili entro il 2025 e del 50% entro il 2030. Per tutti quei settori in cui è più facile passare al riutilizzo (bevande analcoliche, acqua minerale) le aziende devono fissare obiettivi ancora più ambiziosi.
  • Collaborare con altre realtà per far diventare il riutilizzo la norma e creare insieme le infrastrutture necessarie.
  • Eliminare gradualmente tutta la plastica monouso, non solo la plastica vergine.
  • Essere trasparenti. Pubblicare ogni anno dati verificabili sull’impiego di imballaggi monouso, compresi i tassi di riduzione degli imballaggi usa e getta e l’impiego di packaging riutilizzabile. Rendere nota la provenienza della plastica utilizzata e l’impatto climatico della sua produzione, uso e smaltimento.
  • Sostenere un’ampia trasformazione dell’intero comparto industriale. Promuovere un ambizioso Trattato globale sulla plastica che affronti l’intero ciclo di vita dei prodotti in plastica, incentrato sulla riduzione a monte. Sostenere leggi che promuovano una vera economia circolare e i principi necessari a ottenerla, come la responsabilità estesa del produttore.

Ai governi:

  • Tutelare le comunità più colpite dalla produzione, dall’inquinamento, dall’uso e dallo smaltimento della plastica per garantire che i loro diritti, in primis salute e qualità della vita, siano rispettati.
  • Sostenere la definizione di un ambizioso Trattato globale sulla plastica
  • Passare a un’economia a rifiuti zero che riduca la produzione di rifiuti a monte e garantisca una reale transizione ecologica, equa e sostenibile anche per i lavoratori.
  • Favorire l’eliminazione graduale della plastica monouso tramite leggi vincolanti, compresa la responsabilità estesa del produttore e la fine dei sussidi ai combustibili fossili e dei permessi di espansione petrolchimica.
  • Incoraggiare il ricorso a sistemi di vendita basati sul riutilizzo e sullo sfuso tramite leggi e incentivi.

© Riproduzione riservata Foto: Greenpeace

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Roberto La Pira

  Chiara Cammarano

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Un commento

  1. Avatar

    Possibile che gli ambientalisti non consigliano di utilizzare le bottiglie d’acqua in vetro? Piuttosto danno informazioni fuorvianti, il vetro è il migliore alleato per l’ambiente, eppure nessuno ne parla… saranno contenti i produttori di bottiglia di plastica…

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