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Pfas nei piatti e nei bicchieri usati nelle mense scolastiche. L’appello della rivista Il Salvagente per sostituirli

Elementary Pupils Enjoying Healthy Lunch In Cafeteria mensa scolastica scuola bambinoIl Salvagente ha inviato una lettera aperta ai ministri della Salute e dell’Istruzione per “Evitare che nei piatti dei nostri figli finiscano i Pfas” . L’appello segue l’inchiesta realizzata lo scorso mese di giugno che avanzava il sospetto della presenza di queste sostanze cancerogene in piatti, bicchieri e posate compostabili distribuiti nelle mense scolastiche italiane. L’appello è stato condiviso e firmato da decine di associazioni scientifiche e della società civile. Tra queste ricordiamo la FNOMCeO – Ordine dei Medici, l’ISDE – International society of doctors for Environment, la Fondazione Allineare Sanità e Salute, l’Associazione di Studi e Informazione sulla Salute (AsSIS), la Rete Sostenibilità e Salute (che comprende 30 associazioni) e il Comitato Food Policy. Tra le associazioni troviamo: Greenpeace, Legambiente e CittadinanzaAttiva. Non manca, inoltre, il sostegno del Coordinamento Mamme No Pfas, così come di Foodinsider e Slow Food.

“Le soluzioni ci sono – spiegano il Salvagente e le associazioni – utilizzare stoviglie riutilizzabili nelle mense scolastiche, come si fa in molte città italiane (in sicurezza Covid) e fissare, nei bandi per le forniture delle mense scolastiche, l’obbligo di prodotti compostabili privi di composti perfluoroalchiliche, esistenti già in commercio solo qualora sia impossibile ricorrere ad alternative riutilizzabili”. Questo è il testo della lettera aperta inviata dal Salvagente e dalle 12 associazioni firmatarie ai due ministri.

Schoolchildren Sitting At Table Eating Packed Lunch
Nelle scuole bisogna utilizzare utilizzare stoviglie riutilizzabili come avviene in altre città

 

Ai ministri dell’Istruzione e della Salute, oggetto: Sostanze potenzialmente tossiche nei pranzi a scuola, la soluzione c’è. Adottiamola subito

A seguito di due importanti inchieste, una condotta da Il Salvagente, l’altra dal BEUC (Associazione europea dei consumatori), si è scoperto che in molti prodotti a contatto con gli alimenti, in particolare quelli compostabili in pasta di cellulosa, vi erano sostanze dannose (PFAS, per-fluoro-alchili) per la salute. Fanno parte di questi prodotti anche piatti, posate e bicchieri usati nelle scuole, dall’asilo alle elementari, con potenziali rischi per la salute di bambine e bambini.

Quanto è emerso soprattutto dall’indagine del Salvagente è che sul mercato dei compostabili esiste una pericolosa disparità e una distorsione che vede da un lato le stoviglie certificate che hanno un limite di sostanze fluorurate di 100 ppm e dall’altro una sostanziosa fetta di mercato (la più economica e dunque quella maggiormente utilizzata anche nelle mense scolastiche) che non fornisce alcuna assicurazione in tal senso e non è costretta ad alcun controllo. Nelle ultime settimane una rete di associazioni si sono unite, per sottoporre questa criticità all’attenzione dei Ministri competenti affinché intervengano in modo risoluto.

Il problema oltre che sanitario (i Pfas sono potenziali cancerogeni e interferenti endocrini e secondo EFSA, ridurrebbero l’efficacia dei vaccini a livello immunitario) è anche ambientale: questi prodotti conferiti in discarica potrebbero tornare come Compost nel terreno, alimentando un inquinamento indiretto. I PFAS sono definiti “elementi eterni”, perché sono praticamente indistruttibili. Gia nel 2020 le linee guida della Società italiana di Igiene – SITI – invitavano al mantenimento di distanze di sicurezza a mensa, senza l’utilizzo di stoviglie usa e getta, a tutela della salute dei più piccoli.

Le soluzioni ci sono, la prima: utilizzare stoviglie riutilizzabili nelle mense scolastiche, come si fa in molte città italiane (in sicurezza Covid). La seconda: fissare nei bandi per le forniture delle mense scolastiche l’obbligo di prodotti compostabili privi di composti perfluoroalchiliche esistenti già in commercio solo qualora sia impossibile ricorrere ad alternative riutilizzati. È importante mettere in sicurezza le scuole di ogni ordine e grado da questo scenario di rischio, da subito.Non vorremmo, come in altri casi, dover ammettere che “sapevamo dei rischi ma non abbiamo fatto nulla per evitarli”, con costi enormi per la salute dei nostri figli e del nostro ambiente.

Il Salvagente 

Associazioni firmatarie
Associazione di Studi e Informazione sulla Salute (AsSIS), CittadinanzAttiva, Comitato Food Policy, Coordinamento Mamme No Pfas, FNOMCeO – Ordine dei Medici, Fondazione Allineare Sanità e Salute, Foodinsider, Greenpeace, ISDE – International society of doctors for Environment, Legambiente, Rete Sostenibilità e Salute (comprende 30 associazioni), Slow Food.

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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Un commento

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    “Le soluzioni ci sono, la prima: utilizzare stoviglie riutilizzabili nelle mense scolastiche”
    LA PRIMA E L’UNICA, non è neppure pensabile che in una mensa, sia essa scolastica, aziendale, o di qualunque altro tipo, vengano usate stoviglie usa-e-getta invece di normali stoviglie lavabili e riutilizzabili, questo dibattito infinito su quale usa-e-getta sia buono e quale no, quali sostanze rilasciate vadano evitate o misurate con attenzione, sia assurdo a fronte dell’unica soluzione sensata e semplice: VIETARE LE STOVIGLIE USA-E-GETTA, di qualunque materiale, e basta.

    Le stoviglie usa-e-getta rappresentano una falsa comodità di cui si è fatto a meno PER SECOLI (oci siamo scordati che i piatti si lavano?), e nel caso delle mense scolastiche, dove si teme che possibili rotture delle stoviglie possano causare ferite da schegge, basta usare stoviglie in melammina, che non rilasciano sostanze nocive e sono solide e lavabili, quella del covid è una falsa preoccupazione perché il ciclo di lavaggio tra calore e detergenti lo distrugge come qualunque patogeno.

    Persino nelle polentate paesane, sagre della salamella, grigliate o analoghi è possibile fornire al consumatore invece di bicchieri e piatti usa-e-getta delle stoviglie riutilizzabili, basta includere nel prezzo della consumazione una cauzione pari al loro costo (che verrà resa alla restituzione), e qualche centesimo di rimborso per il loro lavaggio, che le lavapiatti industriali effettuano in pochi minuti (nulla a che vedere con i giocattoli casalinghi), occorre solo un minimo di organizzazione e di buona volontà.

    Ma il business delle stoviglie usa-e-getta è talmente grande che le pressioni lobbistiche sulla politica perché finga di ignorare la realtà sono fortissime, e inoltre i politici non hanno interesse a emanare provvedimienti se sembrano non interessare agli elettori, molto meglio nascondersi dietro alla caccia all’etichetta “green” a ogni costo che propone sempre nuovi materiali i quali poi immancabilmente si rivelano insicuri e pieni di pecche all’atto pratico, nel frattempo arrivano le elezioni… e il problema sarà lasciato in eredità a chi viene dopo.

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