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La pasta Misura dichiara di avere il 10% di fibra, ma secondo un lettore i conti non tornano. Risponde Colussi

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La Pasta Misura Fibre Bianche ha davvero il 10% di fibre?

La pasta Misura Fibre Bianche della ditta Colussi Spa, da qualche mese in vendita nei supermercati Esselunga, dichiara un contenuto di fibra di 10g su 100g di prodotto, e dalla lista degli ingredienti emerge che si tratta di: 95% semola di grano duro, 4% fibra di avena e 1% di inulina.

Secondo me i conti non tornano. Com’è possibile dichiarare un contenuto del 10% di fibra, considerando che:

– la semola di grano duro contiene circa il 2% di fibra (quindi il 95% di semola conterrebbe circa 1,90-1,95% di fibra)

– la fibra di avena e l’inulina (entrambe non hanno il 100% di fibra, ma il 95% circa) e quindi considerando le due componenti si arriverebbe a 4,5% circa di fibra?

Alla fine facendo la somma si ottiene: 1,95 % (fibra di grano) e 4,5% (fibra di avena e inulina) per un totale di 6,5% di fibra circa, e non il 10% come indicato in etichetta. Ritengo che ci sia qualcosa di poco chiaro, e che ci sia dell’altra fibra aggiunta non dichiarata… altrimenti non si può arrivare al 10% di fibra.

 

Risponde il responsabile della Colussi

 

Uncooked gluten free pasta from blend of corn and rice flour
La pasta Fibre Bianche Misura ha più fibre della pasta tradizionale, mantenendo la tipicità organolettica della stessa

La pasta Fibre Bianche Misura è stata pensata e formulata appositamente per integrare il naturale contenuto di fibre della pasta tradizionale, mantenendo per quanto possibile la tipicità organolettica della stessa. Le materie prime scelte per raggiungere questo scopo, evidenziate nella lista ingredienti, sono la fibra di avena e l’inulina, una fibra solubile ricavata della cicoria. Tecnicamente nel prodotto finito quindi, convive una miscela di fibre solubili e insolubili che per essere quantificata dal punto di vista analitico, necessita di un metodo particolare, definito con la sigla AOAC 2001-03.

 

Tale metodo, ufficialmente riconosciuto a livello internazionale, e validato dall’Association of Official Agricultural Chemists (AOAC International) consente quindi di rintracciare le fibre contenute nei prodotti alimentari a matrice complessa che normalmente con il metodo tradizionale, non vengono evidenziate.

 

Il nostro prodotto ha ottenuto la certificazione presso un laboratorio accreditato che ha rilevato il raggiungimento del quantitativo di fibre dichiarato pari al 10% (fonte: Laboratorio Neotron, 2013). Nella speranza di averle chiarito ogni dubbio cogliamo l’occasione per porgerle i nostri più cordiali saluti e rimaniamo a disposizione per ogni altra informazione.

Colussi Group

© Riproduzione riservata

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9 Commenti

  1. Questo argomento è piuttosto interessante e mi piacerebbe capirci qualcosa di più.

    Il responsabile Colussi si è limitato a spiegare il metodo utilizzato per decretare il contenuto di fibre ma non ha fornito le spiegazioni richieste, quindi se i dati del lettore sono corretti, e non mi pare che siano stati contestati, com’è possibile che nella loro pasta ci sia il 10% di fibra con quegli stessi ingredienti?

    Spero vivamente in una risposta più esauriente, grazie.

    • ma scusa, ha spiegato chiaramente che il “calcolo” del lettore è sbagliato. Certo non poteva dire “i calcoli a caso su dati pescati in internet non meritano risposta”, ma il senso è quello. Semmai andrebbe studiato il metodo dichiarato.

    • Scusa Andrea, esattamente dov’è che hai letto che “ha spiegato chiaramente che il calcolo del lettore è sbagliato”?
      Perché io proprio non riesco a coglierlo.

  2. Beh, se quel dato deriva dall’esito di un’analisi effettuata presso un laboratorio accreditato per quel metodo di prova ritengo siano incontestabili…
    Certo, anche i laboratori possono sbagliare, ma suppongo che Misura abbia provveduto a fare più di una prova prima di mettere la dichiarazione in etichetta

  3. Sono assolutamente d’accordo che le analisi siano corrette ed è proprio questo il fatto curioso, possono esserci diversi motivi perché della pasta abbia più fibre, per esempio l’utilizzo di semole di grano duro “particolari”.

    Su internet non riesco a trovare riferimenti sulla quantità di fibre contenute di norma nelle semole di grano duro, per verificare quindi se il dato fornito dal lettore sia corretto o meno, per questo spero in un aiuto da qualche esperto dei sito o meglio ancora dal responsabile Colussi.

  4. Insieme ai miei figli sono un consumatore storico dei prodotti Misura,soprattutto per la prima colzione ed ho posto il quesito della differenza della fibra della semola
    “speciale” ad un mio amico che lavora in un laboratorio analisi universitario.
    La risposta che mi ha dato é che non esiste la “speciale”, ci può essere quella più proteica con maggior quantità e qualità di glutine,però la fibra si discosta di pochissimo.
    Il metodo di analisi AOAC 2001-03 dà come risultato la somma della fibra +l’amido resistente che é benefico per la digestione + le maltodestrine che invece tendono a farci aumentare la glicemia. Comunque sono da dichiarare in etichetta.
    E’inutile che si consigli a noi consumatori di leggere le etichette degli alimenti ,quando alcuni non le scrivano correttamente,poi questa é pasta quindi con etichetta facilmente controllabile,spero bene x quelle su prodotti con tanti componenti.
    Spero di non avervi annoiato

  5. Se la percentuale di fibre non varia di molto fra le varie tipologie di semole di grano duro, e comunque si attesta generalmente al 2%, gli unici motivi che mi vengono in mente per ottenere pasta con un valore di fibre maggiore del prevedibile sono l’aggiunta di fibre (non indicato in etichetta) oppure l’utilizzo di semole diverse da quelle di grano duro, cioè integrali.
    Entrambe le opzioni però non sono consentite dalla legge.

  6. secondo me stiamo facendo un pò di confusione.
    una cosa è la dichiarazione nutrizionale (dati ricavati analiticamente sulla composizione chimica dell’alimento finito), un’altra è la lista degli ingredienti (“ricetta” dell’alimento).
    In questo caso il produttore fa il giusto riferimento alla presenza di fibre del 10%, perchè in analisi nutrizionale emerge la presenza di 10g di fibra/ 100g di prodotto. La dichiarazione sarebbe stata errata se avesse dichirato l’aggiunta del 10% di fibra, in questo caso il valore doveva essere ricavato dalla lista ingredienti. Per chi vuole approfondire l’argomento dell’etichettatura, Il Fatto Alimentare ha pubblicato da tempo un prezioso vademecum sulla nuova etichettatura, magari può chiarvi meglio la differenza fra la lista degli ingredienti e la dichiarazione nutrizionale.

  7. ricivet non hai colto la natura del dibattito.

    Il punto è: perché è presente il 10% di fibra?

    Dalla lista ingredienti si deve poter capire questa fibra da dove arriva e manca all’appello un abbondante 3%.