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Un miliardo di ostriche per New York: ricreare un ecosistema scomparso contro il cambiamento climatico

ostriche reefI ragazzi della generazione Greta di New York stanno prendendo parte a un grande progetto per recuperare le acque che circondano la città, con lo scopo di ripristinare gli ecosistemi, vivere in prima persona la biologia e dare vita a un circolo virtuoso che coinvolge anche molti ristoranti: vogliono arrivare a produrre un miliardo di ostriche entro il 2035. Del programma di One Billion Oysters parla il sito Civil Eats, che riferisce come siano ormai decine le scuole coinvolte, in numerosi e diversificati sottoprogetti.

La storia ha inizio nel 2012, quando lo spaventoso uragano Sally, spingendosi in zone fino a quel momento non interessate da fenomeni così estremi, colpisce la città di New York, compromettendo le acquacolture e distruggendo molte spiagge della zona (per esempio quelle di Coney Island e di Staten Island), e facendo emergere una vulnerabilità negli approvvigionamenti di cibo fino a quel momento mai sospettata, visto che gli allagamenti di alcuni dei grandi hub alimentari lasciano per giorni la città senza rifornimenti. Da quel momento si inizia a pensare a come recuperare queste ampie fasce costiere.

L’idea è quella di tornare al passato, visto che nel 1609, quando Henry Hudson per primo intravide il fiume che avrebbe preso il suo nome, si trovò a navigare su una barriera di ostriche estesa per ben 90 mila ettari, che diede nutrimento a numerose generazioni di coloni venuti dopo di lui. All’inizio del Novecento, tuttavia, la situazione era cambiata radicalmente, sia a causa dell’inquinamento crescente, sia per il dragaggio dei fondali, e si giunse al divieto di coltivare molluschi a fini alimentari. Solo nel 1972 fu varata una legge (il Clean Water Act appunto) volta a migliorare la qualità delle acque diventate tossiche e prive di vita.

Oggi si pensa di tornare a quelle barriere, perché le ostriche, oltre a essere dotate di un elevato potere nutrizionale e a non richiedere nutrimento da parte degli uomini, filtrando ognuna fino a 190 litri di acqua al giorno, riescono a esercitare un potente effetto depurante sui nitrati, che favoriscono le fioriture algali alla base delle “zone morte”, e molto altro come metalli, tossine e batteri, come accade nel Coney Island Creek, oggi inquinato quanto il New York Harbor cinquanta anni fa.  In più costituiscono un’efficace barriera anti-erosione e aiutano a ricostituire un ecosistema completo, perché attirano molte altre specie marine, che vi trovano riparo. Il circuito prevede che i ristoranti della zona si impegnino a tenere le conchiglie delle ostriche che comprano da tutti gli Stati Uniti e a donarle, in modo che possano servire per allevare le larve prima del trasferimento in mare. Oltre a tutto questo, i ragazzi coinvolti in prima persona imparano a conoscere il mare e ad averne cura, e stanno mostrando grande entusiasmo per il lavoro sul campo.

Finora, in base all’ultimo rapporto sono state messe a dimora 28 milioni di ostriche, e il numero cresce di continuo: l’obiettivo del miliardo potrebbe essere raggiunto prima del previsto.

Fonte immagini: One Billion Oysters

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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