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All’Oyster bar del Grand Hotel Courmayeur si possono gustare “le raffinate ostriche Gillardeau e Fine de Claire, selezionate con cura per la loro freschezza e delicatezza, in un connubio gastronomico senza pari con l’esclusivo EQ Champagne cocktail, studiato dal barman per esaltarne tutte le sue sfumature di aromi e profumi”. Il messaggio è chiaro venite a Courmayeur per pasteggiare con ostriche francesi e Champagne. Il prezzo non è indicato ma trattandosi di un Hotel di lusso questo aspetto non rappresenta certo un problema.

Dalle ostriche al manzo giapponese

Nel locale Mazzini 60 Pizza & Bistrot a Pozzallo in provincia di Ragusa (una località siciliana situata come latitudine più a sud di Tunisi) il cameriere elenca le pizze fuori menu e, con un certo tono, ricorda che c’è anche quella con la carne di Wagyu. Affrettandosi a spiegare che si tratta di una carne giapponese fra le più pregiate al mondo per la tenerezza e la succulenza, visto che gli astanti della cucina del Sol Levante conoscono solo il sushi.

ostriche crude
Qual è il fascino di consumare un piatto di ostriche e Champagne sul Monte Bianco?

Il gusto per l’esterofilia alimentare mi fa venire in mente quando nel 2018 ho visto, con una certa sorpresa, che Esselunga vendeva bistecche di manzo di Kobe (sempre giapponese) al modico prezzo di 280 €/kg. La carne non era esposta in un punto vendita del centro di Milano a fianco del Duomo (allora non aveva locali in quella zona) ma in supermercato di Segrate, una località residenziale situata a 1 chilometro dalla periferia ovest della città. Ultimamente però il manzo di Kobe non compare più nell’assortimento della spesa online.

Capricci costosi

Di fronte a questi episodi, certo privi di rilevanza statistica, viene spontaneo chiedersi quale sia il fascino di consumare un piatto di ostriche e Champagne sul Monte Bianco o una pizza con carne giapponese in una località che potrebbe tranquillamente essere in Africa. Certo l’esterofilia alimentare è una nostra caratteristica essendo un popolo di buongustai ma a tutto c’è un limite.  Parlando di ostriche e  volendo essere puntigliosi, va ricordato che sono un piatto molto a rischio da un punto di vista tossicologico, trattandosi di molluschi consumati crudi che crescono alimentandosi di residui organici e piccoli microorganismi presenti nell’acqua salata o salmastra. Proprio come le cozze che però si mangiano cotte. Volendo essere precisi possiamo anche pensare che un ottimo spumante metodo classico italiano farebbe una bella figura anche in cima al Monte Bianco.

© Riproduzione riservata. Foto: iStock

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riccardo
riccardo
12 Febbraio 2024 18:57

Quanto era bello, sino a qualche anno fa, andare per valli e campagne a cercare il buon formaggio, l’ottimo salume oppure salire in malga a gustare un vero e puro bicchiere di latte appena munto.
Ma i rischi sanitari hanno sottoposto tutti i prodotti alimentari a sottostare ad una attenzione che evitasse intossicazioni anche gravi.
Tutto giusto e corretto, ma questo ha portato all’omologazione dei cibi obbligando (nella gran parte dei casi) alla pastorizzazione e alla lavorazione in ambienti sani e puliti.
A quel punto non era più un problema esportare i prodotti, visto l’allungamento della durabilità (con il latte, oltre all’uperizzazione si è potuti passare alla microfiltrazione per allungarne i termini di utilizzo), quindi addio alla cura artigianale dei prodotti per aumentarne quantitativamente la produzione per coprire i mercati che potevano addirittura diventare mondiali.
Ciò ci ha portati a poter scegliere secondo voglia e gusti qualsiasi cosa ci venisse a mente, tralasciando la bellezza, e soprattutto, la bontà del prodotto locale.
Un prodotto è ancor più buono se gustato dove nasce, nell’ambiente da cui proviene, servito dalle mani del produttore, scoprendone la storia e l’amore in quanto fatto.
Quindi a km zero.

giova
giova
Reply to  riccardo
29 Febbraio 2024 11:32

Condivido completamente, e aggiungo che oltre la gusto se ne avvantaggia spesso anche la qualità nutrizionale per i minori trattamenti effettuati (v., ad es., i formaggi a latte crudo)

Gianni D.
Gianni D.
13 Febbraio 2024 00:11

Ostriche con lo champagne (o qualsiasi metodo classico) non si può sentire.
Un pessimo abbinamento propinato solo per gusto del lusso fine a se stesso.

mario
mario
14 Febbraio 2024 10:53

Evidentemente tutti gli stranieri in transito all’hotspot di Pozzallo apprezzano soprattutto il cibo straniero.

Roberto
Roberto
29 Febbraio 2024 09:45

Disapprovo completamente questo atteggiamento da “super lusso”…

Condivido con chi mi ha preceduto che apprezza mangiare polena e formaggi in malga, pesce al mare e comunque i cibi tipici nei luoghi tipici.

E anche quando vado all’estero non rimpiango l’espresso italiano o gli speghetti al pomodoro ma provo con grande curiosità i piatti tipici del luogo.

Giovanni
Giovanni
29 Febbraio 2024 18:38

Sarebbe interessante sapere quanto pagano di tasse coloro che si permettono tali cibi, spesso consumati solo
per il fatto che ciò da loro l’idea di appartenere a una casta di persone “superiori”.

prufner
prufner
1 Marzo 2024 13:43

Ma quindi quale sarebbe l’altezza massima sul livello del mare per poter mangiare le ostriche?
Oppure proprio non si dovrebbero più mangiare?
Poi ringraziamo che all’estero per fortuna non sono così tanto fissati con il km0 come noi e fortunatamente apprezzano i n/s prodotti permettendo alle n/s Industrie di esportare pasta, dolciumi, caffè, vino, salumi, formaggi, ecc.

prufner
prufner
Reply to  Roberto La Pira
1 Marzo 2024 15:46

Si c’è un rischio sanitario potenziale a Courmayeur come a Milano o Roma o in qualunque altra città.

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