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Orto 2.0: si coltiva sullo smartphone ma si mangia vera frutta e verdura. La piattaforma software che unisce produttore e consumatore

orto 2.0Riceviamo e pubblichiamo questo contributo di Orto 2.0

La società cooperativa agricola Orto 2.0 nasce nell’estate del 2017 in risposta a uno dei problemi principali del settore agroalimentare: ottenere una certificazione reale su provenienza, metodo di coltivazione e freschezza dei prodotti orticoli. Ad oggi, la struttura della grande distribuzione organizzata (GDO) sembra accogliere perfettamente alcune inefficienze di mercato, dalle aste al ribasso, alle tempistiche dilatate della distribuzione, fino all’effetto specializzazione che colpisce i produttori diretti, incentivando l’adozione di mono coltivazioni per accaparrarsi una fetta di mercato maggiore con una maggiore offerta, generando così esternalità negative anche sull’ambiente. Il modello che proponiamo punta a troncare la filiera della grande distribuzione organizzata eliminando molti, se non tutti gli attori che la compongono. Orto 2.0 riesce a fondere le due figure cardine della filiera: il produttore e il consumatore, grazie allo sviluppo di una piattaforma software (app Android, iOS) che mette in contatto diretto i due attori.

Ogni utente può creare il suo orto virtuale di 50 metri quadrati, personalizzando 8 file di coltivazione

Attraverso uno smartphone, ogni utente può creare il suo orto virtuale di 50 metri quadrati, personalizzando 8 file di coltivazione con diverse varietà di ortaggi stagionali. Durante la compilazione, un algoritmo guida gli utenti nella creazione di un orto perfettamente consociato, sfruttando così alcune leggi tacite di convivenza delle piante scelte, rendendo efficienti la produzione e l’autodifesa dell’orto dai fattori esterni. Una volta compilato, il team di Orto 2.0 si occupa di tutta la fase di coltivazione, dalla semina alla raccolta, lanciando una serie di notifiche all’utente per aggiornarlo sullo stato delle proprie piante.

La coltivazione segue i principi dell’agricoltura naturale, il terreno viene concimato con stallatico di cavallo e il diserbo è esclusivamente manuale. Inoltre, i trattamenti che seguono le piante, sono a base di macerati realizzati con alcuni scarti di produzione agricoli (aglio, foglie di pomodoro e ortica) e le consociazioni instaurate tra le piante dell’orto contribuiscono a una maggiore difesa reciproca.

Non appena l’orto entra in produzione, una notifica settimanale concorderà modalità e orari di ritiro o consegna del raccolto. Assicurando la presenza di un tutor al suo fianco, già dalle prime entrate nell’orto, la cooperativa punta a rendere autonomi il maggior numero di clienti, formandoli su metodi di raccolta e cura delle piante, riuscendo così a coinvolgere le persone nell’attività di produzione del proprio cibo, aumentandone così anche il valore, impattando la sfera emozionale ed esperienziale. Per chi invece non ha tempo a disposizione, ma vuole accedere comunque a questo modello, il servizio base offerto dalla cooperativa copre qualsiasi tipo di mansione nell’orto.

La coltivazione segue i principi dell’agricoltura naturale, la concimazione è con stallatico di cavallo e il diserbo è esclusivamente manuale

L’obiettivo della società è quello di replicare questi punti produttivi circostanti alle grandi città, per assicurare una maggiore vicinanza al cliente, offrendo la possibilità di avere una porzione di terra dove coltivare il proprio cibo, pur vivendo in un ambiente urbano che molto spesso assorbe tempo ed energie necessarie per seguire il processo di crescita delle piante. Il modello infatti, è volto a garantire un servizio fluido, qualitativo e puntuale. La cooperativa punta a dare a tutti la possibilità di avere uno spazio dove passare del tempo libero e contemporaneamente formarsi sulle tecniche di produzione, in un ambiente verde, fuori dalle caotiche dinamiche urbane con l’obiettivo di riavvicinare le persone alla natura e ai suoi cicli, perpetrando una Slow Colture del cibo.

Lorenzo Artibani. Per approfondire il progetto Orto 2.0 si può vedere la pagina Facebook e Instagram

  Redazione Il Fatto Alimentare

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