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Orti urbani: dalla Gran Bretagna un modo alternativo per affrontare la crisi

orto urbano
Il vantaggio degli orti urbani “inglesi” è la possibilità di avere frutta e verdura di stagione a disposizione di tutti, riqualificando spazi marginali o inutilizzati

Lo chiamano Cibo da condividereNorriture à partagerFood to share, ma il messaggio può essere sintetizzato in una sola parola: servitevi! È questo il concetto dell’iniziativa inglese chiamata Incredible Edible, ovvero spazi verdi, giardini sparsi per villaggi e città che diventano orti dove la gente coltiva e raccoglie liberamente frutta e verdura fresca.

 

L’esperienza nasce da una idea dell’inglese Pamela Warhurst, 62 anni, che nel 2008 a Todmorden, una piccola cittadina di 15 mila abitanti nello Yorkshire, inizia a coltivare il primo propaganda garden. È questo il nome che verrà dato ai  terreni dove i volontari seminano e coltivano frutta e verdura da condividere gratuitamente con i propri concittadini. «L’idea – spiega questa intraprendente ex consigliere comunale – è quella di usare meglio terreni incolti o abbandonati, guardando in maniera creativa a quello che si ha a disposizione». I vantaggi, oltre ad avere frutta e verdura di stagione a disposizione di tutti, riguardano la riqualificazione di spazi urbani marginali o inutilizzati. Si tratta quindi di  qualcosa di più rispetto alla pratica consolidata degli orti urbani dati in concessione dalle amministrazioni comunali per coltivare ortaggi.

 

orto raccolto pomodori
In Italia il primo giardino di frutta e verdura da condividere è nato il 13 ottobre 2012 a San Bonifacio

Il concetto, anche grazie ad internet e alla pagina Facebook Incredible Edible Todmorden che conta più di 2.600 “mi piace” – è stato velocemente ripreso da altri centri in Gran Bretagna, Nuova Zelanda, Belgio, Germania, Olanda, Spagna, Francia e recentemente anche nel nostro paese. Qui l’azione degli “incredibili commestibili” non ha ancora una diffusione capillare, tuttavia è stata aperta una pagina di Facebook in continuo aggiornamento con relative immagini e racconti.

 

In Italia il primo giardino di frutta e verdura da condividere è nato il 13 ottobre 2012 a San Bonifacio, in provincia di Verona. Non si tratta però di un caso il  Veneto è una regione dove gli orti urbani sono molto diffusi tanto che a  Padova se ne contano 311 realizzati negli ultimi due anni, mentre altri 150 saranno assegnati entro il 2013.

 

Nel nostro paese i classici orti urbani assegnati dai  comuni, servono a riqualificare aree normalmente abbandonate, degradate o marginali, seguendo così in parte il principio dell’iniziativa britannica. La differenza sostanziale è che da noi l’orto urbano viene affidato ad un singolo cittadino per il consumo privato e a volte per questa concessione il comune chiede un affitto.

 

In un recente convegno tenuto presso il Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli si è parlato proprio del rapporto tra  «Orticultura urbana e qualità delle città». I temi approfonditi sono stati diversi: dalle molteplici esperienze di agricoltura urbana al reimpiego degli spazi verdi all’interno delle città. In particolare  si è discusso delle implicazioni sociali delle culture cittadine: è questo il caso degli orti comunali e degli Incredibili commestibili. proprio del rapporto tra «Orticultura urbana e qualità delle città».

 

orto raccolta carote
A Todmorgen oggi ogni scuola del paese ha un orto per i propri alunni

  «Esperienze di questo tipo – spiega Pam Warhurst in un’intervista ad un quotidiano inglese – trovano un maggior numero di sostenitori  in un momento di crisi economica  come reazione ad un contesto economico depresso». La Warhurst racconta che superate le prime resistenze e diffidenze gli abitanti di Todmorden si sono prima interessati e poi sono rimasti  coinvolti nell’iniziativa alla quale partecipano con entusiasmo.

 

Incredible Edible e le sue varie declinazioni nazionali non significano solamente cibo gratuito, ma si tratta di una proposta articolata di rapporti territoriali, sociali e di rete. La questione economica è certo centrale, ma contrariamente a quanto si possa pensare i commercianti locali hanno a loro volta supportato l’iniziativa e constatato un incremento nelle vendite dei propri prodotti. Così, poco alla volta, in diversi angoli verdi di questo piccolo centro nell’Inghilterra, è iniziato a circolare il logo dell’iniziativa: una snella piantina a due foglie e radici stilizzati. L’idea è coltivare dappertutto: così è possibile vedere crescere frutta e verdura nei posti più bizzarri: parchi, fazzoletti di terreno a ridosso delle abitazioni, tra un’abitazione e l’altra.

 

Edoardo Malinverni

© Riproduzione riservata

Foto: Photos.com

  Redazione Il Fatto Alimentare

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2 Commenti

  1. Avatar
    Giorgio Voltolina

    Ma perchè sempre questi articoli, sempre con il tono eclatante della scoperta, della novità per di più estera, dell’idea “meravigliosa” che qualcuno ha avuto, l’idea che qualcuno ha scoperto nel 2008 degli orti in città, della coltivazione condivisa, etc. etc.
    ma per favore!!!
    Sono decenni che gli orti sociali, condivisi, urbani e quant’altro esistono e esistono anche in Italia, in moltissimi posti, ognuno gestito con proprie originalità a seconda delle caratteristiche sociali del territorio.
    Orti degli anziani,orti degli immigrati, orti partecipati dei cittadini, addirittura orti dei ragazzi e nelle scuole!!!
    E non solo, perché esiste anche lo scambio della propria autoproduzione, la vendita non professionale, sempre in termini di solidarietà sociale e non solo contro la crisi, ma anche per la riappropriazione e la gestione partecipata delle risorse del territorio.
    Nel mio territorio ci sono diverse associazioni, i gruppi di acquisto (di cui sono un rappresentante, oltre che agronomo) stiamo facendo un progetto di produzione partecipata del pane, realizzando dei mercati dove la gente si scambia le proprie autoproduzioni agricole, dove i cittadini stanno cominciando a condividere le produzioni con qualche azienda agricola, etc.. etc…
    E questo mi risulta diffuso in tutta Italia senza privilegio di originalità o scoperta da parte di qualcuno, ma piuttosto come forza sociale e dell’ingegno collettivo di una comunità, magari dettato dalla necessità.
    Ogni comunità trova la sua strada per una diversa economia e gli da il nome che crede.
    Sono tutte esperienze da confrontare, condividere, ma per favore, non fatele passare come una invenzione di qualcuno e fatta in un determinato paese!!!
    Saluti,
    Giorgio
    Mira – VE

  2. Avatar

    E’ veramente senzsazionale questo commento del dott.giorgio – Gli orti urbani in italia li ha inventati il popolo di roma circa 2000 anni fà. Adesso li scoprono all’estero e tutti ne parlano. Gli italiani sono i i primi inventori del mondo ma nessuno ne parla poi quando le idee le rubano all’estero allora i giornali italiani ne fanno uno spot. Andate a Milano e visitate l’orto degli anziani,andate a Napoli dove le famiglie vivono con 3/4 pertiche di ortaggi, andate in sicilia sull’etna e vedete gli orti di naxsos. andate a vedere queste specialità e diffondetele nel mondo. Nicola