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L’origine degli alimenti: su quali prodotti è obbligatorio indicarla in etichetta? I singoli casi spiegati dall’avvocato Dario Dongo

origine degli alimenti

Lo scorso 20 luglio il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina e quello dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, hanno firmato un decreto che prevede l’obbligo di indicare l’origine del grano duro sull’etichetta della pasta. Il provvedimento, applicato anche al riso, , avrà una durata sperimentale di due anni e le aziende dovranno adeguare le confezioni entro 180 giorni. La sua operatività rimane peraltro dubbia.

Il regolamento UE 1169/11 aveva a sua volta introdotto l’origine obbligatoria sulle carni di maiale, di ovini e caprino e di pollame. Le quali, grazie al regolamento di attuazione UE 1337/2013, dall’1 aprile 2015 devono venire accompagnate dalla notizia sui Paesi di nascita, allevamento e macellazione dell’animale. Per le carni bovine l’indicazione obbligatoria d’origine risale al 2000 (reg. CE 1760, 1825), quale prima risposta allo scandalo paneuropeo legato all’encefalopatia bovina spongiforme (BSE, nota anche come “mucca pazza”).

La dichiarazione di origine non è invece prescritta per le cosiddette “preparazioni di carne”, come prosciutti, salumi, würstel, hamburger, cioè per tutti quegli alimenti che contengono più di un ingrediente (basta aggiungere alla bistecca confezionata in vaschetta un rametto di rosmarino per far rientrare il prodotto in questa categoria). Nè purtroppo per le carni servite in ristoranti, mense e pubblici esercizi (leggi articolo). Pochi mesi fa è entrato in vigore il decreto interministeriale 9.12.16 che introduce l’obbligo anche per latte e prodotti lattiero-caseari di indicare in etichetta l’origine citando sia il Paese di mungitura, sia quello di “condizionamento” (per il latte UHT) o di trasformazione (per gli altri prodotti).

L’origine degli alimenti: su quali prodotti è obbligatorio indicarla in etichetta?

L’indicazione dell’origine della materia prima è un’informazione che i consumatori chiedono a gran voce, soprattutto quando scoprono che la scritta “made in Italy” viene apposta anche su prodotti che in Italia hanno subito solo “l’ultima trasformazione sostanziale”. Il Rapporto Italia 2017 presentato dall’Eurispes lo scorso 26 gennaio conferma questa tendenza con il 74% dei consumatori che preferisce mettere nel carrello cibi prodotti in Italia e di acquistare spesso alimenti con marchi e certificazioni Dop, Igp e Doc.

Rimane una questione sostanziale da risolvere. Il regolamento (UE) 1169/11 aveva introdotto un’importante novità in tema di origine dell’ingrediente primario, la quale deve venire citata quando sia diversa da quella del prodotto (leggi articolo). Ma la Commissione europea, che entro breve tempo avrebbe dovuto definire le norme di attuazione, non l’ha ancora fatto.

Nella tabella qui sotto riportiamo le categorie di alimenti che devono indicare in etichetta l’origine e quelle che invece ne sono esenti.

Dario Dongo, FARE (info@fare.email)

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  Dario Dongo

Dario Dongo
Avvocato, giornalista. Twitter: @ItalyFoodTrade

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Un commento

  1. Non è vero che basta un rametto di rosmarino per evitare di dover riportare l’origine, l’ingrediente deve essere intimamente mescolato alla carne. Stessa storia Delle mozzarelle vendute sfuse (vietato se in luogo diverso dallo spaccio annesso al caseificio) con qualche oliva inserita nelle vaschette. Il sottoscritto ha più volte sanzionato i “furbetti” che ricorrono a tali espedienti