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Ferrero e il lavaggio del cervello sull’olio di palma: un lettore commenta punto per punto le strategie di difesa della Nutella

ferrero olio di palma pubblicitaAbbiamo ricevuto questo accurato commento da un lettore che come altri ha notato la vasta campagna pubblicitaria della Ferrero pro-olio di palma. L’iniziativa ha coinvolto testate giornalistiche, siti web e televisione, e cerca di far credere ai lettori che l’olio di palma sia un ingrediente di eccellente qualità, senza ripercussioni sociali e ambientali. Il lettore focalizza l’attenzione su due pagine della  campagna.

“Ferrero sta usando l’artiglieria pesante per cercare di spazzare via tutte le perplessità sul famigerato olio di palma. Ha pertanto iniziato una campagna pubblicitaria che negli ultimi giorni si è concretizzata anche con queste due pagine promozionali:

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La prima sequenza pubblicitaria che voglio commentare è quella dove si dice che C’è olio e olio. Il nostro è olio di palma Ferrero (vedi sito):
Qui l’azienda di Alba sostiene che:
– L’uso dell’olio di palma per scopi alimentari risale a oltre 10.000 anni fa (quello grezzo forse). Ad oggi, si tratta dell’olio vegetale più utilizzato al mondo (ma Ferrero non dice che il suo utilizzo è stato di fatto imposto a tutti noi e a nostro danno dalle aziende alimentari, che hanno incominciato ad usarlo al posto di altri oli) ( senza scriverlo sulle etichette n.d.r.)
Ferrero conosce e lavora l’olio di palma da decenni (quindi sono decenni che la Nutella è fatta con olio di palma? Il mistero è stato finalmente risolto?);
– L’olio di palma ha delle caratteristiche uniche: ad esempio non richiede di essere idrogenato (ma anche l’olio di girasole non è idrogenato e Ferrero non lo dice);
– A differenza della percezione negativa veicolata dalle campagne mediatiche recenti, all’olio di palma non può essere attribuito nessun particolare effetto negativo sulla salute che sia scientificamente provato (questa affermazione non veritiera visto anche l’ultimo documento dell’Efsa, ma Ferrero ha ovviamente interesse a sostenere che l’olio di palma non fa male alla salute);

Le associazioni ambientaliste non sono contrarie all’olio di palma di per sé (che scoperta! Mica guardano alle proprietà nutrizionali dell’olio di palma e all’alto contenuto di grassi saturi. Però è un fatto che se l’utilizzo dell’olio di palma nei cibi industriali continuerà ad incrementare, questo non potrà che portare a problemi di salute – ma Ferrero non ci pagherà certo le cure mediche! – e ad un’ulteriore riduzione delle aree di foresta tropicale (adesso piantano le palme da olio anche in Africa!).

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Le caratteristiche “uniche” dell’olio di palma

La seconda sequenza pubblicitaria che voglio commentare è quella dove si focalizza l’attenzione sull’olio di palma e che  su 7 luoghi comuni da sfatare (vedi sito):
Ferrero sostiene che:

– Tutti ne parlano, ma nessuno lo conosce (proprio nessuno? A parte Ferrero, tutti gli altri sono solo ignoranti?);
– L’olio di palma non fa male. Lo confermano gli esperti che, ricerche scientifiche alla mano, ne smentiscono la nocività (di nuovo una frase poco veritiera, ma Ferrero deve difendere la sua scelta di usarlo comunque e dovunque);
– Boicottare i prodotti non salva le foreste (invece è proprio vero il contrario! Perché le aziende guardano solo al profitto e non comprare i prodotti è l’unica vera arma che noi consumatori abbiamo per far sentire la nostra voce);
Se l’olio di palma è sostenibile e certificato, riduce fortemente l’irrancidimento del prodotto garantendo lunga durata, consistenza morbida ed esaltando gli aromi (quindi, secondo Ferrero, l’olio di palma migliorerebbe persino il prodotto e la nostra percezione dell’alimento!);
L’olio di palma protegge dall’ossidazione, perché più la sostanza grassa è ricca in acidi grassi non insaturi (quindi saturi!), maggiore è la resistenza all’ossidazione e alla conservazione (e che problema c’è ad usare l’olio di girasole, invece? Vorrà dire che il prodotto durerà meno (i biscotti anziché 16 mesi  arriveranno a 12 n.d.r.), ma avrà anche meno grassi dannosi per l’organismo!);

Ferrero elena fattore palma

Elena Fattore, ricercatrice del Dipartimento Ambiente e Salute dell’Istituto Mario Negri, ha detto che “In nessuno degli studi recenti è stata confermata una relazione causale fra consumo di acidi grassi saturi e rischio di malattie cardiovascolari. La campagna denigratoria sull’olio di palma, basata sul fatto che questo olio contiene una percentuale maggiore di acidi grassi saturi rispetto ad altri oli vegetali, non ha quindi alcun riscontro nell’evidenza scientifica” (Ferrero di nuovo non cita altri studi di parere contrario, ma solo ciò che le fa comodo…);
– L’acido palmitico, contenuto in abbondanza nell’olio di palma, ha una centralità peculiare nella nutrizione infantile a partire dall’allattamento al seno (quindi va bene dare ai bambini gli ovetti Kinder, le merendine con olio di palma ecc. perché contengono tanto acido palmitico?);
Molte aziende sono corse ai ripari, riempiendo pubblicità e confezioni di slogan con la dicitura “Senza olio di palma”. Una strategia innanzitutto di marketing, che non ha però avuto alcuna autorizzazione dall’Efsa (European Food Safety Authority) (invece l’uso dell’olio di palma ha avuto l’autorizzazione dall’Efsa? Quindi Ferrero è stata autorizzata dall’Efsa per usare il palma?);
– i surrogati (sottinteso olio di girasole) sono peggio di quello che vanno a sostituire (olio di palma) (se lo dice Ferrero c’è da fidarsi!);
– L’unica arma contro le promesse della pubblicità è rivolgersi alle fonti autorevoli (Ferrero, per l’appunto! Eh già: bisogna ascoltare Ferrero!).

Direi che questi tentativi di lavaggio del cervello si commentano da soli…”

Alberto

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47 Commenti

  1. Danilo Pellegrino

    Una cosa semplice : l’olio di palma mi fa schifo, mi ha fatto sempre schifo anche quando era in etichetta sui prodotti biologici. Volete mettere una crema con solo nocciole senza altri grassi aggiunti? Lo dico da ex mangiatore di nutella ai tempi dei grassi animali.
    Per Ferrero, aggiungo che il suo atteggiamento mi ha portato a rinunciare anche ai Pocket Coffee, che invece mi piacciono molto e non hanno grasso di palma.

  2. Graziella Nebiacolombo

    Ci sarà certo un motivo per asserire che l’olio di palma nn fa male, nn è nocivo alla salute, come dice la Ferrero, che anni addietro aveva già avuto scandali sulla qualità della sua cioccolata!!?? Certamente…le ragioni sono sicuramente legate ai costi molto inferiori di questo olio rispetto agli altri, ma poi le nocciole avrebbero già il loro naturale olio, ecco perché nn ho mai mangiato la Nutella, ho sempre sentito un grasso poco piacevole al palato!!!

  3. Premetto che sono contrario all’uso dell’olio di palma negli alimenti sia per ragioni ecologiche sia per motivi salutistici.
    Non ho commenti, ma avrei bisogni di un’informazione, anzi due:
    Qual è la quantità di olio di palma utilizzata nel mondo per applicazioni alimentari?
    Qual è la produzione mondiale di oli vegetali sostitutivi dell’olio di palma negli alimenti?
    Grazie.

  4. Simone Bettinelli

    Sarei curioso di sapere quali conoscenze ha il lettore a cui fa riferimento l’articolo, dato che potrei contestare vari suoi commenti. Per quel che so da laureato in Tecnologie Alimentari (e quasi laureato nella relativa magistrale) dico la mia. L’olio di palma è tecnologicamente fantastico, in quanto costa poco, è naturalmente molto saturo (facilitando la creazione di ricette che necessitano di grassi solidi senza dover ricorrere agli idrogenati; i grassi saturi ossidano meno, quindi aumenta anche la vita del prodotto o shelf life) e la palma ha una produttività altissima. Questo non è complottismo pro-palma ma sono dati consolidati. Personalmente sono favorevole alla riduzione dell’uso di olio di palma. Essendo abusato, a forza di assumerlo attraverso numerosi prodotti si rischiano problemi legati all’alto contenuto di acidi grassi saturi.
    Come per il burro o lo strutto, l’importante è limitare. Ricordo che i grassi saturi sono importanti per il nostro organismo: l’eccesso è nocivo, ma l’assunzione inferiore al 10% dell’energia totale assunta giornalmente (e quindi 1/3 dei grassi introdotti) può anch’essa dare problemi.
    Inoltre, per quanto riguarda l’impatto ambientale, se si sostituissero tutte le palme piantate per l’industria alimentare con campi di girasole, l’olio ricavato non basterebbe. Sono certamente favorevole alla diminuzione e alla non implementazione del disboscamento legato all’olio di palma, ma penso che questa debba essere legato ad una diminuzione delle masse grasse in generale.
    Riguardo allo studio dell’EFSA, ricordo che, come fatto presente dall’articolo pubblicato dallo stesso “Il fatto alimentare”(http://www.ilfattoalimentare.it/olio-di-palma-sostanze-cancerogene.html), le sostanze cancerogene prese in analisi sono sì più abbondanti nell’olio di palma, ma son comunque presenti in tutti gli oli raffinati (cioè tutti a parte l’olio extra-vergine d’oliva e forse pochi altri di nicchia estratti con processi fisici). Quindi chi abusa dei cibi fritti, sappia che ne ingerisce troppe anche senza olio di palma.
    Per concludere, sono favorevole alla diminuzione dell’uso di questo olio tropicale, ma coscientemente. Spero che tutta questa vicenda possa portare ad una maggiore ricerca tecnologica così da ottenere la modificazione delle formulazioni non attraverso una mera sostituzione palma-girasole, ma modificando le ricette in maniera consapevole e ragionata.
    Penso che sarebbe fondamentale l’istruzione del consumatore riguardo tanti aspetti legati alla produzione alimentare, ma penso anche che ciò sia davvero difficile perché andrebbe contro gli interessi economici di molti.

    • Roberto La Pira

      La nostra petizione lanciata su change.org titola ” Contro l’invasione dell’olio di palma” e viene motivata con la cattiva qualità di questo grasso per via dei saturi e dalla presenza nel 95% dei prodotti alimentari da forno sino a due anni fa. Il palma è sempre stato nascosto perchè i nutrizionisti seri lo hanno sempre e giustamente classificato con un grasso di mediocre qualità e dell’eccessiva presenza di saturi. Se fosse stato un grasso di pregio ne avrebbero menzionato la presenza in etichetta. Nel documento dell’ISS di pochi mesi fa si sottolinea come la quantità di grassi saturi assunta dai bambini di età compresa tra i 3 e i 10 anni, sia decisamente superiore al limite del 10% raccomandato. Per gli esperti, si stima che i bimbi italiani consumino in media ben 27,88 g di saturi al giorno, pari a oltre il 14% delle calorie giornaliere. Si tratta cioè del 49% in più di quanto raccomandato, come abbiamo già scritto in un articolo su Il Fatto Alimentare. Secondo l’Istituto superiore di sanità il 30% di questi 27,88 g provengono da alimenti che contengono potenzialmente olio di palma: biscotti, merendine, patatine, snack e così via.

    • Se si sommano le giuste esigenze tecnologiche del tecnologo e le sacrosante scelte dell’ufficio acquisti per forniture al prezzo più basso, il risultato è spesso un prodotto eccezionale dal punto di vista organolettico e vendibile a prezzi molto concorrenziali. Così il marketing fa tombola conquistando gli occhi, palato e borsellino dei clienti consumatori.
      Ma in questa prassi consolidata mancano due elementi fondamentali di livello superiore, che fanno la differenza tra una produzione alimentare stile spazzatura e gli alimenti per l’essere umano:
      -Il PREZZO GIUSTO delle materie prime e dell’alimento venduto (rispetto umano ed ecologia ambientale).
      -La QUALITA’ dei cibi che debbono nutrire senza fare danni alla salute nel breve e sul lungo periodo di assunzione continua (protezione e prevenzione della salute pubblica).

  5. Mi meraviglio che nessuno abbia sporto denuncia per pubblicita’ingannevole nei confronti della Ferrero. Continuando cosi’come adesso non ne verremo mai a capo.

  6. io non acquisto più nessun prodotto della ferrero , dovrebbero comportarsi tutti così e magari la ferrero
    ritornerebbe sui suoi passi !!!