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L’incremento della coltivazione della palma da olio metterà a rischio la sopravvivenza dei primati in Africa. I risultati di uno studio europeo

Palm oil plantationLa crescente domanda globale di olio di palma, che attualmente è prodotto per l’85% nel Sud-Est asiatico, in particolare in Indonesia e Malesia, porterà all’espansione delle coltivazioni in Africa. Il problema è che le aree potenzialmente interessanti sono  poche e c’è la seria possibilità di mettere a rischio la sopravvivenza dei primati  come già avvenuto in Asia e in particolare nell’isola del Borneo. È quanto rileva uno studio guidato dal Centro comune di ricerca della Commissione europea (JRC) e pubblicato dalla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), secondo cui in Africa ci sono solo piccole aree con un’elevata idoneità per la coltivazione di palma da olio e un basso impatto sulle specie di primati che vivono lì.

In Africa sono disponibili solo 3,3 milioni di ettari per produrre l’olio di palma senza mettere in pericolo le popolazioni dei primati. Ciò equivale al 6,2% dei 53 milioni di ettari che sarebbero necessari per far fronte alla crescente domanda del grasso tropicale entro il 2050. È stata però riscontrata un’elevata sovrapposizione tra queste aree idonee e quelle più importanti per la conservazione dei primati.

Gli autori dello studio sottolineano che, come la produzione dell’olio di palma ha avuto effetti drammatici sulla biodiversità nel Sud-Est asiatico, sarà molto difficile conciliare uno sviluppo su larga scala della palma da olio in Africa con la conservazione dei primati.

I ricercatori hanno scelto di concentrarsi sui primati per diverse ragioni, prima fra tutte la priorità per la loro conservazione in un contesto che vede già un certo declino. Inoltre, come spiega Giovanni Strona, autore  dello studio, “i primati ci offrono una visione dettagliata della salute degli ecosistemi, poiché svolgono un ruolo importante nella dispersione dei semi e nel mantenimento della composizione delle comunità forestali. La diversità dei primati si correla con la diversità di altri gruppi di piante e animali, il che implica che il potenziale impatto della futura espansione della palma da olio per i primati potrebbe estendersi alla biodiversità in generale”.

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  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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African Children Holding Hands Cupped To Beg Help. Poor African children keeping their cupped hands, asking for help. African children suffer from poverty, diseases, water scarcity and malnutrition.

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2 Commenti

  1. Quando ci decideremo a vietare l’uso dell’olio di palma (e di cocco) che, oltre a produrre disastri ecologici, sono malsani per chi li consuma e come unico pregio arricchiscono le aziende che li usano?

    • Saggia domanda. Purtroppo nel mondo comandano i potenti e parlando di aziende alimentari, queste sono attente solo al loro bilancio e agli utili (l’olio di palma viene utilizzato perché costa meno di tutti gli altri oli) e non gli importa nulla della salute della gente/consumatori e del pianeta. Io, nel mio piccolo, firmo tutte le petizioni contro le coltivazioni e l’uso dell’olio di palma e poi non compro nessun prodotto che lo contiene, basta leggere le etichette. Per es. non compro più niente di Barilla/Mulino bianco, anche se la furbetta ha incominciato a produrre anche biscotti senza olio di palma, ma per me è arrivata troppo tardi. Poi naturalmente non compro NIENTE della Ferrero, è indecente che faccia prodotti indirizzati ai bambini con questo ingrediente (la Nutella contiene ben il 25% di olio di palma).Bisogna poi diffondere queste informazioni a tutti i conoscenti.

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