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Nutri-Score, dieta mediterranea e made in Italy: le accuse di Salvini smontate dai ricercatori

serge hercberg salvini nutri-scoreDopo le esternazioni dell’ex-ministro Matteo Salvini contro il Nutri-Score, accusato di essere il frutto di un complotto segreto dell’Europa per penalizzare ingiustamente i prodotti tipi italiani e la dieta mediterranea, Serge Hercberg e il team di ricercatori che ha sviluppato l’etichetta a semaforo francese hanno deciso di rispondere con un lungo articolo per correggere le inesattezze e le mistificazioni diffuse nelle ultime settimane. Ecco la traduzione del testo integrale.

Attraverso interviste rilasciate a diversi media e interventi sui social network, Matteo Salvini accusa il logo d’informazione nutrizionale Nutri-Score di essere lo strumento di un’operazione segretamente pilotata dall’Unione Europea contro la dieta mediterranea e i prodotti “made in Italy”. Per sostenere la sua tesi “complottista”, Salvini si basa su affermazioni inesatte ed esempi di applicazione del Nutri-Score parziali e falsi. Dimostra a quel punto di non conoscere il Nutri-Score e prova a dirottarlo per servire interessi che non hanno niente a che vedere con la scienza e la salute pubblica. I suoi pseudo-argomenti sono quindi ripresi da alcuni eurodeputati della Lega che, sotto l’impulso di Silvia Saldone, hanno depositato un’interrogazione scritta alla Commissione sul “rischio per i prodotti alimentari italiani che rappresenterebbe l’etichettatura Nutri-Score”.

Alcuni scienziati italiani preoccupati per la salute della popolazione hanno deciso di reagire e hanno pubblicato il 13 dicembre 2019 un articolo per ristabilire la verità sul Nutri-Score e il suo interesse in termini di sanità pubblica. Sulla stessa linea dei colleghi italiani, gli scienziati che hanno elaborato il logo nutrizionale hanno voluto rispondere alle accuse di Salvini.

Il Nutri-Score non è una creazione di “tecnocrati dell’Unione europea”, come afferma Salvini, ma è stato sviluppato da ricercatori specializzati in nutrizione e sanità pubblica dell’Università Paris 13, in Francia. Si tratta di universitari e ricercatori legati all’Istituto francese per la salute e la ricerca medica (Inserm), all’Istituto nazionale di ricerca agronomica (Inra) e al Conservatorio nazionale di arti e mestieri (Cnam), indipendenti da qualsiasi conflitto di interessi e che lavorano da molti anni sulle misure da operare per migliorare lo stato nutrizionale e di salute delle popolazioni. L’implementazione di un sistema di informazione nutrizionale complementare sulla parte frontale degli imballaggi dei prodotti alimentari, d’altro canto, è raccomandato da tutti i comitati di esperti nazionali e internazionali, tra cui L’Oms, che da diversi anni ritiene si tratti di una misura efficace per aiutare i consumatori ad adottare dei comportamenti alimentari più favorevoli alla salute.

Nutritionist doctor writing diet plan on table
Il Nutri-Score è uno strumento di salute pubblica sviluppato da ricercatori indipendenti

In questo contesto è stato sviluppato il Nutri-Score. L’etichetta destinata ad essere posizionata sul frontespizio delle confezioni degli alimenti, ha un duplice obiettivo:

  1. aiutare i consumatori a giudicare, con un colpo d’occhio al momento dell’acquisto, la qualità nutrizionale globale degli alimenti, comparare i prodotti tra di loro e orientare le scelte e i comportamenti per migliorare la salute,
  2. spingere gli industriali a riformulare la composizione nutrizionale degli alimenti che producono per essere  posizionarsi meglio nella scala del Nutri-Score rispetto ai concorrenti e  migliorare la qualità nutrizionale dell’offerta alimentare in maniera globale.

Il Nutri-Score è supportato da basi scientifiche estremamente solide (più di 40 studi pubblicati da riviste internazionali peer reviewed) che hanno validato l’algoritmo alla base del calcolo (specialmente in rapporto agli effetti sulla prevenzione delle malattie croniche come i tumori, le malattie cardio-vascolari, l’obesità, e alla mortalità). Questi studi hanno altresì dimostrato l’efficacia nell’aiutare i consumatori a orientare le scelte verso alimenti più favorevoli alla salute. Allo stesso modo, questi lavori hanno evidenziato la superiorità rispetto ad altri loghi esistenti o sostenuti da lobby o gruppi di pressione. La scelta dei colori (dal verde al rosso) abbinata alle lettere (da A ad E) ne fa uno strumento semplice, intuitivo e comprensibile. In base agli effetti del Nutri-Score osservati sulla qualità nutrizionale degli acquisti, un modello di simulazione riconosciuto internazionalmente ha permesso di mostrare che, una volta applicato su tutti gli alimenti, il logo potrebbe essere associato, in Francia, a una riduzione della mortalità per malattie croniche legate alla nutrizione di circa il 3,4%.

Tenuto contro dei grandi problemi di salute pubblica collegati alla nutrizione (obesità, diabete, malattie cardio-vascolari, tumori…), il Nutri-Score è stato adottato da alcuni stati europei sulla base degli elementi scientifici e di salute pubblica che lo validano, del sostegno di agenzie di sanità e di società scientifiche di esperti, e della richiesta dei consumatori che lo sostengono fortemente. È stato adottato dalla Francia (ottobre 2017), dal Belgio (aprile 2018), dalla Spagna (novembre 2018), dalla Germania (settembre 2019) e dall’Olanda (novembre 2019). Discussioni sono in corso in molti altri paesi europei.

Contrariamente a quanto afferma Salvini, il Nutri-Score non è mai stato sostenuto dalla Commissione europea che, d’altro canto, con il suo regolamento sull’informazione ai consumatori (FIC) votato nel 2011 e in vigore dal 2014 (grazie a una pressione efficace delle lobby) al momento vieta agli stati membri di rendere obbligatorio un logo (come il Nutri-Score) da apporre sulla parte frontale delle confezioni degli alimenti. Il regolamento europeo in vigore è un ostacolo perché permette agli stati membri di adottare il Nutri-Score (o qualsiasi altro logo) solo su base volontaria. Bisogna notare che le associazioni europee dei consumatori hanno lanciato un’Iniziativa dei cittadini europei per costringere la Commissione europea a rivedere il suo regolamento FIC e permettere all’etichetta di diventare obbligatoria. Sono dunque i consumatori, con il sostegno di scienziati ed esperti di salute pubblica, e non l’UE, che oggi chiedono a gran voce che il Nutri-Score sia implementato in tutta Europa e che diventi obbligatorio su tutti i prodotti.

piramide dieta mediterranea nutri-score
Contrariamente a quanto affermato da Salvini, il Nutri-Score si accorda con la dieta mediterranea

Il Nutri-Score non si oppone affatto all’alimentazione mediterranea. Al contrario!

Tra gli argomenti avanzati da Salvini e gli eurodeputati della Lega, il Nutri-Score avrebbe lo scopo di distruggere l’alimentazione mediterranea. Ovviamente l’etichetta non è affatto un’arma contro la dieta mediterranea che, nella sua versione originale, è un modello alimentare sostenuto da tutti i nutrizionisti (specialmente quelli che hanno concepito e sviluppato il Nutri-Score) e ripresa nelle raccomandazioni alimentari di quasi tutta l’Europa, dal Nord al Sud. Per sostenere la sua teoria, Salvini sottolinea il fatto che il semaforo classifica il Pecorino Romano, il Gorgonzola, il Prosciutto San Daniele e l’olio di oliva nelle categorie meno favorevoli sul piano nutrizionale. Questi esempi gli bastano per dire che il Nutri-Score si oppone alla dieta mediterranea… Ciò è totalmente assurdo per diverse ragioni:

  1. La dieta mediterranea non si limita al consumo di Pecorino Romano, Gorgonzola, Prosciutto San Daniele… La piramide universale della dieta mediterranea mette bene in evidenza che l’alimentazione mediterranea è caratterizzata dal consumo in abbondanza di frutta, verdura, legumi, cereali (soprattutto integrali), moderato di pesce, limitato di prodotti lattiero-caseari e molto basso di carni, salumi e prodotti zuccherati, grassi e salati; e privilegia l’olio di oliva tra le materie grasse aggiunte ma non ne raccomanda un consumo ad libitum… L’alimentazione mediterranea non promuove mai, coma lascia intendere Salvini, formaggi e salumi (che siano italiani o no!). Essi non sono dei pilastri importanti della piramide della dieta mediterranea. Questo è totalmente coerente con il Nutri-Score che classifica più favorevolmente gli alimenti o i piatti poco grassi, zuccherati o salati, ricchi di fibre, frutta e verdura, legumi e frutta secca. Quando si comparano le raccomandazioni o la piramide della dieta mediterranea e il Nutri-Score, si nota la buona convergenza.
  2. Se i formaggi e i salumi (e non solo quelli italiani) sono classificati per la maggior parte in D e talvolta in E, ciò si spiega dal fatto che contengono quantità significative di grassi saturi e di sale e sono anche calorici… Ma come tutti i prodotti classificati D o E con il Nutri-Score, i formaggi e i salumi possono perfettamente essere consumati nel quadro di un’alimentazione equilibrata. Informare i consumatori sulla realtà della qualità nutrizionale di questi alimenti tradizionali non ne esclude il consumo, ma spinge a farlo in quantità/frequenze limitate, in totale coerenza con i principi del modello di alimentazione mediterranea e con il significato della loro classificazione sulla scala del Nutri-Score.
  3. La pasta, il risotto, la polenta, le salse e i sughi e anche alcune pizze ricevono A o B nel sistema Nutri-Score, e anche loro rappresentano la ricchezza dell’alimentazione tradizionale italiana!
  4. Per quanto riguarda l’olio di oliva, non riceve affatto una E rossa come afferma Salvini! È in classe C, cioè il miglior punteggio per le materie grasse aggiunte e per gli stessi oli vegetali! Le raccomandazioni di salute pubblica in Italia come altrove non suggeriscono di consumare l’olio di oliva senza limiti (è una materia grassa al 100% che è calorica come tutte le altre) ma spingono i consumatori a privilegiarlo rispetto ad altri oli vegetali e soprattutto ai grassi animali. È a questo obiettivo che contribuisce il Nutri-Score, che classifica l’olio di oliva con il miglior punteggio possibile (C) per gli oli vegetali (insieme all’olio di colza e l’olio di noci) e dunque meglio dell’olio di soia, girasole, mais (D), di quelli di cocco e palma (E) e del burro (E).
nutri-score pasta al pomodoro
Un piatto simbolo della tradizione italiana, la pasta al pomodoro riceve una A dal Nutri-Score

Comparare l’olio di oliva alla Coca-Cola Light non ha alcun senso. La questione non si pone affatto in questo modo per i consumatori al momento dell’acquisto! In effetti, è molto poco probabile che il consumatore pensi di condire l’insalata con la Coca-Cola o di dissetarsi con l’olio d’oliva… In realtà, il consumatore ha bisogno di poter comparare la qualità nutrizionale degli alimenti che possono sostituirsi tra loro al momento del consumo, uso o condizioni di acquisto. Se vuole scegliere un olio, vedrà facilmente sugli scaffali del supermercato, grazie all’etichettatura Nutri-Score, che l’olio di oliva è il miglior classificato. Allo stesso modo, per scegliere una bevanda, vedrà che l’acqua è la sola classificata in A e che le bevande zuccherate classiche sono classificate in E…

Bisogna tenere presente che lo scopo di un logo nutrizionale come il Nutri-Score non è di classificare, come pensa Salvini, gli alimenti in “sani” o “non sani” in valore assoluto, come farebbe un logo binario (bene contro male). Un tale fine per un logo nutrizionale sarebbe del tutto discutibile in quanto questa proprietà è legata alla quantità di alimento consumata e alla frequenza di consumo, ma anche all’equilibrio nutrizionale globale dell’individuo (che non si ottiene con la singola assunzione di un alimento, né durante un pasto o un giorno…). Si tratta di nozioni complesse che non possono certo essere riassunte da un logo nutrizionale attribuito a un prodotto specifico di una certa marca… No, lo scopo del Nutri-Score è fornire ai consumatori un’informazione, in valore relativo, che permette, in un colpo d’occhio, di poter confrontare la qualità nutrizionale degli alimenti, cosa molto importante per orientare le scelte al momento dell’acquisto. Ma questa comparazione è interessante solo se è rilevante, specialmente se riguarda alimenti con cui il consumatore ha a che fare nella vita reale (al momento dell’acquisto o del consumo). D’altro canto, per definizione, il Nutri-Score non inventa nulla, non fa altro che reinterpretare in forma sintetica gli elementi della composizione nutrizionale presenti sull’etichetta nel retro della confezione.

È bene ricordare anche che il semaforo permette di confrontare la qualità nutrizionale di alimenti appartenenti alla stessa categoria.  Per esempio, nella famiglia dei cereali  per la prima colazione, comparare müsli con quelli al cioccolato e quelli al cioccolato ripieni; confrontare dei biscotti secchi con quelli ai frutti e al cioccolato; oppure le lasagne alla carne, con quelle al salmone e agli spinaci. E ancora i differenti piatti pronti a base di pasta; i tipi di pizza;  le differenti tipologie di bevande (acqua, succhi di frutta, bevande a base di frutta, bibite gassate…). In ognuna di queste categorie il Nutri-Score può variare da A ad E, fornendo informazioni utili per la scelta. Il semaforo permette di fare il confronto dello stesso prodotto venduto da marchi differenti (per esempio: cereali o biscotti al cioccolato ripieni di una marca rispetto ad altri “equivalenti” di un’altra. Anche in questo caso, il Nutri-Score può variare da A ad E, fornendo un’informazione utile per a riconoscere gli alimenti con una migliore qualità nutrizionale. Il semaforo permette di confrontare  alimenti appartenenti a famiglie differenti, a condizione che ci sia una vera rilevanza nelle condizioni di uso o di consumo (e che siano spesso vicini sugli scaffali del supermercato). È  il caso tipico dello yogurt e delle creme dessert, oppure dei cereali per la prima colazione rispetto a biscotti, pane o pasticcini…

Yogurt Nutri-Score
Il Nutri-Score permette di confrontare tra prodotti di una stessa categoria, per esempio gli yogurt

In questo quadro, come mostrato da numerosi studi scientifici, il Nutri-Score funziona perfettamente e va nella direzione del modello tradizionale di alimentazione mediterranea, verso il quale mirano le raccomandazioni nella maggior parte dei paesi. Bisogna notare che la Spagna, paese mediterraneo, come pure la Francia (che nel sud ha una cultura gastronomica mediterranea), hanno raccomandazioni di salute pubblica che promuovono la dieta mediterranea e entrambe hanno adottato il semaforo!

Il Nutri-Score preoccupa le grandi multinazionali e le lobby che si rifiutano di adottarlo e continuano a combatterlo a livello internazionale. Se Nestlé ha finito per piegarsi di fronte alle richieste dei consumatori (dopo diversi anni di battaglia) altri gruppi come Ferrero, Coca-Cola, PepsiCo, Mars, Mondelēz, Unilever, Kellogg’s…  rifiutano di adottarlo.

I formaggi italiani non sono classificati dal Nutri-Score peggio degli altri latticini consumati in Europa, che siano essi francesi, spagnoli, olandesi, tedeschi, grechi o svizzeri: il Roquefort è classificato E, il Bleu d’Auvergne E, il Gouda E, il Manchego D o E, la Mimolette E, il Brie di Meaux D, L’Emmental D, il Conté D, il Saint-Nectaire D, il Camembert D, la Feta D o E… Bisogna sottolineare che tra i rari formaggi tradizionali classificati C (uno dei migliori punteggi per un formaggio), si ritrovano nomi celebri italiani come mozzarella, burrata e ricotta… Lo stesso vale per i salumi italiani che non sono specificamente colpiti: se il prosciutto San Daniele è classificato D, è lo stesso per il prosciutto di Bayonne francese o il Serrano spagnolo… Per quanto riguarda i salami, si ritrovano allo stesso livello della rosette di Lione, del chorizo spagnolo e di  altre salsicce diffuse in Europa.

Traditional italian antipasto o
I salumi italiani non risultano penalizzati più di quelli degli altri paesi europei dal Nutri-Score

È chiaro che il Nutri-Score non mira a penalizzare il “made in Italy” più che il “made in France” (i produttori di foie gras, roquefort, burro o salsicce di Strasburgo potrebbero sentirsi ugualmente penalizzati) o il “made in Spain” (con il prosciutto Serrano, il manchego o il chorizo…). Punta a fornire trasparenza sulla qualità nutrizionale dell’insieme degli alimenti e aiutare i consumatori a orientare le loro scelte (senza dire mai che un prodotto classificato male non deve mai essere consumato, ma che va ricollocato all’interno di un’alimentazione equilibrata…). È totalmente falso lasciar intendere che l’etichetta semaforo sia stata sviluppata per danneggiare il “made in Italy” (o il “made in altrove”!) o che sarebbe un’invenzione dell’Europa per attaccare i prodotti tradizionali italiani. No, il Nutri-Score è “made in salute pubblica”!

Nelle sue argomentazioni, Salvini difende l’interesse di certi gruppi industriali italiani, ma mai in nessun momento si preoccupa della salute dei consumatori… Il Nutri-Score è stato sviluppato per gli interessi dei consumatori e risponde alle loro richieste, anche se questo va contro certi interessi economici.

Serge Hercberg, Pilar Galan, Manon Egnell, Chantal Julia, Mathilde Touvier

Université Paris 13, Equipe de Recherche en Epidémiologie Nutritionnelle (EREN), Centre de Recherche en Epidémiologie et Statistiques, Inserm (U1153), Inra(U1125), Cnam, COMUE Sorbonne Paris Cité, F-93017 Bobigny, France.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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19 Commenti

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    Al di là del lungo articolo che ben spiega per chi vuole leggere, ho visto la trasmissione di Agorà dove hanno fatto ascoltare un pezzetto delle dichiarazioni di Salvini, ed a smontare tutto il suo ragionamento basterebbe la bugia sulla classificazione dell’olio d’oliva che Salvini ha messo nella lettera E ROSSA (sarei curioso di sapere chi glielo ha detto, visto che stava leggendo un foglio). Direi che ci sarebbe spazio per una bella querela.
    E non ne faccio un discorso politico, è che le bugie sono bugie e non le sopporto proprio, se posso permettermi infatti anche le sardine hanno taroccato il loro numero in piazza… Destra o sinistra la verità è la verità e va detta

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    In realtà il discorso è tutto qui: “comparare i prodotti tra di loro”. Si fa la comparazione fra due bibite zuccherate o fra due formaggi, non fra Coca Cola ed olio di oliva. Quindi i poitici che si mettono di traverso, perchè ignoranti in materia o perchè “manovrati” dalle lobby delle grandi industrie alimentari, non ci fanno bella figura, al solito, vista l’ignoranza delle materie su cui legiferano (e vale per tutti). E questi sono quelli cui affidiamo le sorti del paese?

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    Questo chiarimento non cambia l’inutilità del Nutri-score; non credo che Salvini voglia proteggere gli industriale e neppure mangiare alimenti ipercalorici a gogo.
    Chi conosce minimamente gli alimenti non si serve del nutriscore, chi invece è ignorante in materia può essere portato a privilegiare frutta,verdura e carboidrati trascurando importanti nutrimenti che derivano da carne,pesce,formaggi uova ecc …..
    Io sono amante di verdura, frutta, legumi ecc …. ma mangio pure carni (di ogni tipo compreso il quinto quarto), formaggi, uova ecc …….
    Credo che Salvini sia contro il nutriscore (come il sottoscritto) in quanto ‘colpevolizza’ alimenti che fanno bene nelle giuste quantità e non vanno dimenticati solo perchè sono nella parte alta della piramide alimentare

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      Se Salvini, come chiunque dicesse la stessa cosa, parlasse per conoscenza della materia, non avrebbe messo l’olio EVO in E ROSSA… magari la E l’ha l’olio di sansa, forse

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    Risposta così chiara e limpida che anche Salvini potrebbe (dico potrebbe) capirla.

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    Articolo molto, molto, molto interessante su argomenti che, almeno per chi è del settore, conosce bene. Ma la restante parte della popolazione, ignora. E’ possibile condividere tale articolo sui social?
    Grazie.
    RG

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    In media i prodotti alimentari in Italia hanno un #Nutriscore migliore rispetto agli stessi in Francia, con il 18% di Nutriscore A rispetto al 13% in Francia.

    https://twitter.com/OpenFoodFactsIt/status/1207645256784723968

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    PARADOSSO ASIATICO

    Più il tempo passa e più il “semaforo” mi fa riflettere. E’ ovvio che sugli scaffali non ci possono essere prodotti tossici, né alcun prodotto esposto può essere classificato come cibo spazzatura. Pertanto tutti i prodotti sono commestibili, con una sottile differenza che si evince da una prima grossolana classificazione: prodotti “sani”, prodotti da consumare “senza esagerare”, e prodotti da consumare “con moderazione”. Se il prodotto è “rosso” lo si consuma “con moderazione”, se il prodotto a fianco è “giallo” lo si consuma “senza esagerare”. Ritengo che il “rosso” costerà di meno del “giallo”, per cui, rispettando la regola, conviene comprare il “rosso”. In ogni caso la regola di consumo resta, pur in assenza di confronto. Purtroppo vi sono prodotti che superano per convenienza tutti gli altri: 365/365 giorni vi sono i prodotti in offerta, in offerta speciale, il 3×2, i promoter, ecc.. L’occhio non mira al “semaforo” ma al cartellino “offerta”, perché il consumatore si è recato al supermercato con quello scopo. Nondimeno la regola di consumo rimane sempre. Hanno gli esperti e competenti, ricercatori e studiosi, tenuto conto, nel software di programmazione algoritmica, di questa variabile? Ma alla fine di tutto, nonostante la simulazione, sarà capace un “semaforo”, cioè un “bollino”, di avere un ruolo “in rapporto agli effetti sulla prevenzione delle malattie croniche come i tumori, le malattie cardio-vascolari, l’obesità, e alla mortalità“, nonché il diabete? Per il mio uso e consumo il “semaforo” ci può stare, anche in uno con l’etichetta a batteria, e pure con l’etichetta con due “omini” a passo veloce e in corsa in (https://ilfattoalimentare.it/calorie-esercizio-fisico-etichetta.html).

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      PARADOSSO ASIATICO

      Una precisazione: il “semaforo” è stato concepito come suggerimento di modalità di consumo; il consumatore lo utilizzerà anche come mezzo di confronto. Io ogni caso, il “semaforo”, dopo averlo visto al supermercato, bisogna rivederlo al momento di sedersi a tavola.

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      La carne rossa – che consumata in eccesso nuoce – costa molto, il ragionamento “nocivo costa poco, salutare costa di più” non vale.
      Un enorme problema è invece la comunicazione: salvini con uno sciocco slogan di due righe liquida la questione e in tanti se la bevono (coca-cola compresa), esperti competenti devono scrivere pagine per dimostrare che quel che dice salvini è una sciocchezza (e pochi l e leggono).
      Alla fine, l’origine della stupidità umana è la diseducazione di massa programmata per renderci consumatori pecoroni e cittadini-marionetta. Non è un caso se molti grandi marchi spendono in pubblicità molto più di quanto spendono per migliorare la qualità della loro produzione.

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    L’articolo è interessante e offre chiarimenti a chi, come me, poteva avere dubbi sull’applicazione, in verità qualche dubbio ancora mi rimane… Concordo con chi dice che l’offerta 3×2 delle catene commerciali, sicuramente ha un peso diverso su chi ogni giorno deve fare i conti per mangiare, fregandosene del Nutri score. Io mi auguro che il posizionamento dell’etichetta non faccia scomparire gli ingredienti (che voglio ancora perdere tempo a leggere) perché si parla di zuccheri grassi e calorie, giustissimo, ma non vengono citati: coloranti, emulsionati, conservanti, antiossidanti, stabilizzanti etc

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    Il problema non si pone sul Nutri-Score in sé ma sul modo in cui viene utilizzato.
    Non da un’informazione al consumatore che ha già la tabella nutrizionale ma gli offre una scorciatoia per modellarsi una dieta che non tiene conto né dei nutrienti né della razione.
    Il problema di fondo è che questi strumenti andrebbero spiegati come si riporta nell’articolo ma non esiste un’educazione al consumatore che lo aiuti veramente a farsi una cultura alimentare in grado di leggere l’etichetta e conoscere il prodotto che ha davanti.
    Lasciamo perdere i politici spesso ignoranti sotto ogni aspetto legato al cibo (non mi permetto altro tipo di commento) ma gli stessi regolamenti europei come quello denominato “Info consumatore” (reg. UE n. 1169/2011) non sono fatti per i consumatori ma per l’industria, su cosa e come deve comunicare del prodotto venduto.
    Troppe informazioni sono gestite su base volontaria quando i consumatori stessi ne richiederebbero di maggiori, come ad esempio l’indicazione d’origine della materia prima.
    Finché i consumatori rimarranno soggetti passivi, la maggioranza di costoro (e non mi rivolgo a quelli che hanno commentato qui) rimane in balia di informazioni che riceve da altri ma che non è in grado di codificare da sé.
    Gli altri sono spesso i media e anche istituzioni scientifiche che vogliono però solo diffondere la loro informazione, che spesso è gestita a sua volta da lobby.
    Prendiamo il famoso editto che nel 2015 imputò alla carne di essere potenziale causa del cancro al colon retto. Quella fu un’anticipazione ma il rapporto ufficiale venne pubblicato dallo IARC solo nel 2018 e nonostante tutto ammise una potenziale correlazione (potenziale vuol dire probabile, non assoluta) tra carne e tumore solo in 14 studi di coorte (e solo 7 su 14 venivano correlati a un consumo diretto di carne) su più di 800 studi analizzati. Degli studi messi in correlazione nessuno (a memoria) riguardava casi italiani!
    Se io fossi un consumatore qualunque vedendo la piramide alimentare della dieta mediterranea che viene presentata qui (e senza conoscere nulla di come è fatto il cibo), troncherei gli acquisti di tutti quei prodotti superiori che sono rappresentati da una D e da una E: ma questa è corretta informazione?

  10. Avatar

    Un paio di considerazioni
    Non credo personalmente di aver bisogno del nutriscore, visto che già normalmente leggo gli ingredienti e confronto i prodotti sullo scaffale (ovviamente non tutti i giorni, ma fatto una volta vale x sempre…)
    Credo che il politicante di turno, soffi sulla ignoranza (non offensiva, ma nel senso che ignora) della gente e credo anche che abbia un interesse di ritorno da certe multinazionali che si oppongono al nutriscore
    E da ultimo…. Purtroppo vedo grigio, se non nero sulla possibilità di istruire le persone dal punto di vista alimentare (basta guardare spot pubblicitari e similari)

  11. Avatar

    Faccio due premesse: la prima è che il 99,9 % delle affermazioni dell’ex ministro dell’interno sono solo frasi ad effetto che hanno come unico scopo quello di raccogliere consensi e di tirare fuori tutte le paure represse della gente; la seconda è che le basi scientifiche e statistiche alla base dei nutriscore sono sicuramente corrette, il sistema di etichettatura è di impatto immediato e di facile interpretazione, chi ha prodotto l’algoritmo non ha sicuramente secondi fini (l’articolo sottolinea giustamente che è un sistema da adottare su base VOLONTARIA!!). Detto questo mi permetto di sottolineare che ci sono alcuni aspetti che, una volta migliorati, potrebbero rendere più completa l’informazione fornita al consumatore (fine ultimo previsto dalla legislazione e UE). Per prima cosa i valori nutrizionali di un alimento andrebbero espressi per porzione (serving size): nessuno consuma 100 grammi di olio alla volta, difficilmente si mangiano 100 grammi di Grana Padano o di salame in un’unica porzione; il serving size identifica la giusta quantità di alimento da consumarsi ogni volta e fornisce all’utente finale il reale impatto di una giusta quantità su una dieta normale. Il secondo aspetto è la percentuale di nutrienti forniti dal serving size di quell’alimento sul fabbisogno medio di ogni individuo; ad esempio un cucchiaio di olio di oliva (15 ml) fornisce circa il 20/22 % di grassi raccomandati al giorno. In pratica è quello che già avviene da parecchi anni nei prodotti alimentari venduti negli Stati Uniti, quindi nulla di nuovo o particolarmente innovativo.

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    Claudio Piccini

    Ovviamente se devo scegliere tra due yogurt e guardo la tabella del nutri-score tra il danone vitasnella e il mila, che non conosco, ma che credo possa esser paragonato a un qualsiasi yogurt normale di qualità dovrei scegliere sicuramente il vitasnella… quindi mi porto a casa uno yogurt iperlavorato che ormai di yogurt non ha nulla e lascio sullo scaffale uno yogurt vero. Ottimo risultato direi…

  13. Avatar

    Questa volta sono d’accordo con Salvini sulla questione nutri-score. Al di là degli studi scientifici e delle proprietà nutrizionali, su cui però mantengo le mie perplessità iniziali, mettere un’etichetta che va dal verde al rosso, dalla A alla E, il consumatore medio di intelligenza media e mediamente informato, a colpo d’occhio e quindi istintivamente, tenderà a evitare prodotti rossi e/o gialli.

    Un prodotto confezionato e precotto con coloranti e conservanti, magari con materie prime di dubbia provenienza, me lo metti con etichetta verde A perchè i suoi valori nutrizionali sono buoni? Mentre un blocco di parmigiano che ha tutto di naturale e niente di sintetico me lo metti con etichetta rossa E? Maddai…

    • Roberto La Pira

      la favola dell’etichetta rossa su alcuni prodotti italiani come il Parmigiano o l’extravergine è una fake news messa in giro da chi non conosce l’etichetta a semaforo. Il sistema francese Open food fact ha introdotto anche un nuovo parametro da affiancare all’etichetta a semaforo che indica il livello di processo industriale. In questo modo fra due prodotti simili quello che ha subito una lavorazione industriale molto elaborata avrà un punteggio di 4 mentre l’altro potrebbe arrivare a 2. Non bisogna dimenticare che il semaforo serve a confrontare prodotti simili

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      Paolo Andreoli

      Quindi dovremmo adeguare le informazioni alimentari alla mediocrità di comprendonio dell’italiano medio? L’italiano medio…? Che ingrassi pure, si becchi il diabete, si tenga stretti i figli sovrappeso od obesi.
      Se l’italiano medio sa tutto sul campionato di calcio, sul gossip dei vip, sui tic del vicino di casa, ma si disinteressa di quanto e di ciò che inghiottono lui e la sua famiglia, non può diventare il ridicolo modello di cultura alimentare sul quale appiattire l’informazione di massa in questo settore…Continuiamo a giocare al ribasso???

    • Roberto La Pira

      Il Nutri-Score non è altro che una decodifica della tabella nutrizionale per cui non aggiunge nulla di più ma semplifica la lettura delle etichette a tutti