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Calorie o esercizio fisico in etichetta? Indicare quanta attività serve per smaltire il cibo è più efficace

sovrappeso obesita ginnasticaPiù che il conteggio delle calorie, è quello dell’esercizio fisico richiesto per compensarle che può convincere a mangiare meno e meglio. Da tempo società scientifiche come la Royal society for public health chiedono, per prevenire in maniera più efficacia sovrappeso e obesità, che l’indicazione delle calorie sia sostituita o affiancata da quella dei minuti di marcia a passo svelto o corsa necessari a consumare le calorie assunte. Adesso una delle prime revisioni  condotte sull’argomento conferma che probabilmente hanno ragione.

I ricercatori delle Università di Loughborough, Birmingham e East Anglia hanno infatti pubblicato sul Journal of Epidemiology & Community Health quanto emerso analizzato 14 studi che hanno preso in considerazione il tema, trovando risultati che lasciano pochi dubbi sulla validità del cosiddetto sistema Pace (acronimo di “Physical activity calorie equivalent or expenditure”, ma che significa anche ‘ritmo’). Così, per esempio, per compensare una tavoletta di cioccolato al latte che apporta 229 kcal bisogna camminare 42 minuti o correre per 22. Per una pizza i minuti di corsa diventano 45, mentre per una bevanda da 138 kcal servono 26 minuti di marcia, e 13 di corsa.

etichetta pace calorie esercizio fisico
I ricercatori hanno analizzato alcuni studi sull’efficacia dell’indicazione in etichetta dell’esercizio fisico richiesto per smaltire le calorie di un alimento

In base all’analisi dei dati, chi vede sull’alimento, sulla bevanda o sul menu l’indicazione Pace sceglie 65 kcal in meno e registra un consumo inferiore di 80-100 kcal rispetto a quando non compare l’informazione. Estendendo l’effetto a tutta la giornata (tre pasti e due snack) le kcal potrebbero arrivare a circa 200: un valore non trascurabile, se si considera che una persona obesa o in sovrappeso tende ad assumere circa 320 kcal al giorno in eccesso.

Gli autori ricordano che i 14 studi dai quali hanno tratto le stime sono stati fatti in condizioni talvolta assai diverse, che in pochi casi sono stati condotti in situazioni di real life come ristoranti o supermercati, e in molti in laboratorio. I risultati vanno dunque presi con una certa cautela. Tuttavia il segnale sembra andare nella direzione di un beneficio pressoché assicurato, e probabilmente superiore a quello che si ha con la sola indicazione delle calorie, che molti  affermano di non comprendere. Poiché molto spesso non si ha la percezione di quanto calorico sia un alimento (e citano il caso di un solo biscotto tipo Digestive al cioccolato, che apporta 83 kcal), tradurre il valore in attività fisica potrebbe essere utile a capire meglio. Al tempo stesso, potrebbe aiutare le aziende a riformulare i prodotti, nel timore che i loro alimenti vengano individuati come poco sani, o troppo calorici.

Il metodo Pace non dice nulla sulla qualità del cibo: per esempio, un sandwich può apportare 400 kcal, e un dolce al cioccolato 350, ma dal punto di vista nutrizionale si tratta di alimenti molto diversi, e anche se il cioccolato è meno calorico, di sicuro non è più consigliabile. Infine, sono carenti i confronti diretti tra etichette a semaforo o simili e altre che contengano il Pace. In definitiva pur con tutti i limiti del caso, il sistema potrebbe essere efficace, e merita di essere valutato in modo approfondito.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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4 Commenti

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    Non mi sembra un metodo educativo. Indurrebbe il consumatore a considerare un cibo in funzione dell’apporto calorico e non nutrizionale. Inoltre si tenderebbe ad associare l’attività fisica ad una “punizione” e non una pratica quotidiana necessaria alla salute e al benessere generale.
    Dr. Luisa Balzano, nutrizionista.

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    PARADOSSO ASIATICO

    Simpaticissimo metodo per incitare a darsi una “mossa”. Diventa pratico nel momento in cui si consuma qualcosa camminando, come a dire “accelera il passo”, o, se si è seduti in poltrona, “rinuncia” se non ti devi muovere. Finalmente uno studio statistico efficace anche per il consumatore. Mi dispiace solo che nell’illustrazione grafica dell’articolo, vincono per 2-1 Crips e Drink rispetto al Cioccolato (ovviamente con pochi zuccheri aggiunti).

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    Non so, mentre capisco cosa intende la dott.ssa Balzano credo che comunque questo tipo di indicazioni oltre a funzionare da “deterrente” potrebbero essere utili per aumentare *la consapevolezza* dei compratori di porcate, che secondo me è una cosa utile, almeno per gli alimenti industriali ipercalorici.

    L’indicazione delle calorie serve forse a poco, visto che alla maggior parte delle persone manca il contesto per capirla. Ma se leggi che quei 3 pacchetti di patatine e due lattine di Coca-Cola che hai ingurgitato richiederebbero 2 ore di corsa è un po’ difficile non realizzare che due ore di corsa o equivalente attività non le farai probabilmente mai.

    Visto che in Italia la prevenzione e l’educazione ai corretti stili di vita è totalmente inesistente (nemmeno un misero depliant/libricino standardizzato stilato da professionisti e distribuito dai medici di base?) più si ricorda che esiste una cosa chiamata attività fisica e che devi pensare prima di mangiare, meglio è.

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    Antonio Lo Savio

    Poi non lamentiamoci se aumenteranno i casi di disturbi del comportamento alimentare come la bulimia… Con questa “genialata” la gente adottera’ comportamenti compensativi come smaltire le calorir con eccessiva attività fisica e si sentirà quindi autirizzata ad abbuffarsi.