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La guerra delle etichette: Bellanova e Speranza contrari al Nutri-Score! Ma non servono autorizzazioni e il semaforo avanza in Europa

Nutri-ScoreLa ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova pochi giorni fa a Bruxelles ha ribadito il parere negativo verso il Nutri-Score. «I bollini rossi non ci piacciono. Non danno informazioni nutrizionali corrette ai cittadini e penalizzano in maniera discriminante tanti prodotti della dieta mediterranea o grandi Dop italiane e di altri Paesi. Come possiamo dire di promuovere la qualità dei territori con le Dop e Igp, se poi sulla confezione insieme al marchio di qualità europeo si trova un bollino rosso di bocciatura? Non è accettabile». L’intervento si è concluso ricordando che l’Italia sta completando la sperimentazione di un sistema a batteria alternativo. Si tratta di una presa di posizione in linea con le tesi di Coldiretti, Federalimentare e anche del ministro della Salute Roberto Speranza che pochi giorni ha rilasciato dichiarazioni analoghe.

Quello che sfugge ai politici e alle lobby è che l’etichetta a semaforo si sta diffondendo in tutti i paesi europei e che presto la troveremo sui prodotti importati venduti nei supermercati italiani. Per adottarla non servono autorizzazioni o permessi speciali, le norme europee consentono l’utilizzo del semaforo tant’è che il numero di nazioni aderenti continua ad aumentare. L’Italia sta completando la sperimentazione di un sistema di etichetta a batteria alternativo, che a prima vista sembra studiato per confondere le idee al consumatore.

L’etichetta a semaforo Nutri-Score non necessita di autorizzazione e può essere adottata da tutti

L’amara constatazione è che in Italia, quando si devono affrontare tematiche alimentari importanti, il parere è quello delle lobby e dei politici, non quello dei nutrizionisti o delle società scientifiche. Gli esperti non vengono presi in considerazione. Chi conosce la difficoltà delle persone alle prese con l’elenco degli ingredienti o con i numeri della tabella nutrizionale apprezza il semaforo. Anche autorevoli scienziati come Silvio Garattini, Walter Ricciardi, Mario Serafini, Paolo Vineis ed Elio Riboli hanno sottoscritto un appello a favore del Nutri-Score, ma questo poco importa ai politici. Da noi il parere di Coldiretti vale quanto un decreto, e viene riproposto da ministri che probabilmente non hanno interpellato gli organismi preposti come il Crea, l’Iss o il Cnsa. Per fortuna il no italiano ha scarso valore in Europa. L’etichetta a semaforo è una scelta volontaria delle singole aziende e nessuno può ostacolarla essendo prevista dalle norme. In Italia ci sono catene di supermercati che da anni seguono con molta attenzione il Nutri-Score, e qualcuno ha anche pensato di adottarla per i prodotti a marchio.

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  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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Sono molti i fattori che concorrono a determinare se un taglio di carne bovina sarà tenero …

25 Commenti

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    PARADOSSO ASIATICO

    La principale causa dell’obesità è costituita dalle frequenti e abbondanti porzioni di pasta e affini. Da dove si deduce, nell’etichetta a semaforo, che deve essere consumata “con moderazione” o “senza esagerare”?

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      La pasta “non è la principale causa dell’obesità” . Se così fosse a casa mia saremmo tutti obesi visto che ne mangiamo circa 1 kg al giorno (in più persone) praticamente 365 giorni all’anno da sempre e siamo tutti normopeso. Ma questo è un caso aneddotico che nulla ha a che vedere con la scienza. Purtroppo i “guru” della nutrizione a forza di ripetere sciocchezze hanno fatto tante-troppe vittime: https://bit.ly/36SvQpb

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    Cortesemente vorrei sapere quali sono le ” catene di supermercati ” cito testualmente, favorevoli a questo sistema sistema di etichettatura?
    Grazie

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    Io propongo di chiamarla: Tavola dei nutrienti. Ricorrere all’esotico ed oscuro Nutriscor o Nutrisc core, il Nutri cuore? Disorienta il semplice cittadino italiano non ancora ridotto all’itanglese. Oggi nella mia città dalle 8 vige il Red Alert. Tale gergo di Milano centro non è immediatamente comprensibile agli italiani, ricorda il latinorum e il burocratese.

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    Ho già postato i commenti sul Nutriscore negli articoli precedenti: sintetizzo, lo trovo troppo “tranchant”, cioè troppo sintetico. Ripeto il mio suggerimento: mantenere il metodo di calcolo, ma “trasporlo” graficamente con una piramide, nello stile di quella alimentare: questo per dare un messaggio non di “NO”, ma di “quanto”.
    Per quanto riguarda la controproposta della batteria, la trovo peggiore: praticamente bisogna essere laureati… in materie nutrizionali peraltro… Se vogliamo, potrebbe affiancare il Nutriscore, ma non certo essere l’unico indicatore.

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    Nutriscore un metodo per trovare la via più breve e lasciare nell’ignoranza e superficialità i consumatori. Invece di stimolare ad informarsi e ad avere una corretta cultura alimentare. A questo punto togliamo pure gli ingredienti tanto chi li leggerà più.

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      Ha fondamentalmente ragione, io spero che non leggano neanche questo famigerato semaforo…

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      Le faccio una domanda: secondo lei i consumatori non lo sanno che il fumo fa male? (dal mio punto di vista ci affianco l’alcool, ma come dire, stiamo a quello che è sicuro: il fumo). E quanto serve loro questa informazione?…..
      Peraltro, sul fumo lo Stato ci guadagna di brutto, che messaggio è nei confronti della salute?
      Peraltro a proposito aggiungo una nota che è rimasta a parte. Il Nutriscore: PERCHE’? Sembra una domanda oziosa: chi l’ha pensato aveva di mira la nostra salute immagino. Ma per gli Stati è diverso. Come visto sopra, allo Stato la nostra salute sta a cuore il giusto.
      L’interesse di uno Stato in questo caso sarebbe di SOLDI: perché le persone malate, specie in sistemi sanitari pubblici come il nostro, COSTANO. Ridurre la spesa forse può essere l’obiettivo che ad un politico può interessare.

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      D’accordo con lei Oscar. Siccome il nutriscore è stato attuato da paesi che normalmente li definiamo più civili, allora si pensa di farlo anche in Italia. Ma per favore. Evviva la sana ricerca di informazione. Devo essere io a capire cosa fa male a me ed ai miei figli e lo so già.

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    fabrizio_caiofabricius

    Essere avvicinati alla politica demagogica e al populismo antiscientifico in effetti mi faceva male e mi sembrava anche un po’ scorretto. Per fortuna Bellanova e Speranza sembrano avere un diverso spessore, sicuramente un po’ lontani da quella degenerazione della politica, che non dimentichiamolo è la difficile ma indispensabile arte di governare, al di là della melensa e svicolante retorica antiStato che tanto accomuna e fa fraternizzare gli italiani da Nord a Sud, lungi da condividere scelte che comunque vanno fatte responsabilmente, ma capaci per lo più di sole critiche affacciati in finestra.

    Non mi sembra che TUTTO il mondo scientifico e della ricerca esalti questa etichetta fuorviante e manichea che inevitabilmente fornisce indicazioni incomplete dividendo il mondo in buoni e cattivi, bianco o nero – o meglio rosso o verde, fornendo false certezze soprattutto ai consumatori culturalmente meno preparati.

    il sistema a batteria è decisamente migliore soprattutto perché affronta e cerca di comprendere la realtà per quella che è: multiforme e complessa e non sintetizzabile, salvo casi sporadici, in bene e male assoluto.

    Sin dalle scuole elementari il compito della cultura e della conoscenza va in quella direzione.

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    Scusate ma se non vi è alcun obbligo non ci sono problemi: ognuno scriva l’etichetta nutrizionale che preferisce. Mi sembra inquietante, omogeneizzare lingue, alimenti, pericoli, gusti al dettato di un manipolo di “Esperti indipendenti europei” “scienziati indipendenti europei”, “ricercatori indipendenti europei”. Il nutriscor avvisa i cittadini italiani che lo zucchero è assimilabile ad una droga, crea dipendenza, favorisce lo sviluppo della carie e molto altro? Temo di no. E cioccolatteriem gelaterie e pasticcerie artigianali applicheranno un “red scor” sulla porta d’ingresso? e Starbucks e McDonald e Burger king?

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    La prova che in Europa l’Italia non conta nulla.

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    Signori, allego un interessante link in cui si mostra e si commenta l’indipendente e intelligente semaforo inglese assai più completo di quello degli “esperti indipendenti europei”. Circa il kit kat Nestle l’etichetta consiglia ad un cittadino adulto anche le porzioni da non oltrepassare in un giorno. In Francia invece olio, formaggi e tanti altri prodotti non hanno semaforo. https://foodschoolsite.blogspot.com/2017/07/semaforo-e-nutri-score-le-nuove.html

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      sig. Marco, ho letto con attenzione il link da lei citato, ma non mi pare proprio che arrivi alle sue conclusioni. L’articolo “boccia” il sistema inglese perché non considera alcuni parametri (fibre ed altro) e ritiene invece migliore il nutriscore francese… Almeno, io leggendo attentamente questo ho compreso. Saluti

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    Il Nutriscore è un capolavoro di chiarezza: lo capisce anche un bambino di I elementare. Quindi è uno strumento ideale per la popolazione italiana in cui ci sono circa un 47% di analfabeti funzionali. La scienza indica che funziona. La politica in maniera trasversale è contraria perché deve tutelare gli interessi dell’industria. Il Nutriscore è per il cittadino, e non contro il cittadino, per aiutarlo a scegliere in maniera oculata quali alimenti inserire in maniera più frequente in modo tale da avere una alimentazione più equilibrata nel suo complesso. Il problema è rappresentato dalle fondazioni dei vari partiti (a parte i 5 stelle) che ricevono soldi dall’industria e fanno di conseguenza gli interessi dell’industria.

    Visto che le bevande edulcorate artificialmente (score B) andrebbero evitate, come quelle zuccherate (score E), si potrebbe correggere lo score delle bevande light mettendo una C o una D.

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      Il nutriscore non è solo un capolavoro di chiarezza, ma soprattutto un capolavoro dell’industria alimentare!
      Premia infatti prodotti processati di qualità indegna! Faccia una semplice ricerca su internet… e troverà confezioni indegne di spaghetti precotti con sugo alla “bolognese” con polpette di carne prodotti in Francia e con nutriscore A!
      Lei dovrebbe avere l’onestà intellettuale di ammettere che da quando la “scienza” con la s minuscola utilizza ridicole statistiche per comprovare tesi indimostrabili… i risultati sono sotto gli occhi di tutti: la gente ingrassa, il diabete tipo 2 dilaga… complimenti.
      E intanto ignorate la Scienza con la S maiuscola che ha già spiegato ampiamente che i grassi come l’olio di oliva o persino i grassi di animali grass-fed o pesci non allevati fanno benissimo!
      Il Nutriscore è uno strumento che permette all’industria alimentare di dosare svariati ingredienti per raggiungere lo score desiderato… e la prova è nelle schifezze industriali che lei, penso inconsapevolmente, sta difendendo.
      Quando il nutriscore assegnerà una bella A all’olio di oliva, una bella A al salmone selvaggio e una C al salmone allevato (tanto per farle qualche esempio) allora possiamo riparlarne.

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      In merito alle sue ultime righe, Dott. Pratesi, si dimostra che ancora questo Nutriscore non è poi così un capolavoro di chiarezza…

      Se una Coca light senza zucchero e piena di edulcoranti artificiali prende semaforo verde, significa che ne posso consumare tranquillamente in quantità, o sbaglio?

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    Rispondo ad Alessandro,
    la rivoluzione dell’industria alimentare ha una grave responsabilità nell’esplosione dell’obesità nel mondo a partire dagli anni 70. L’industria alimentare in Europa ha speso PIU’ di 1 M I L I A R D O di Euro per BLOCCARE (con successo) l’etichetta a semaforo perché è troppo chiara, le persone riescono ad individuare quali prodotti vanno diminuiti (quelli ricchi di zucchero, grassi e sale= prodotti dell’industria). Ref: http://bit.ly/2PSthOc http://bit.ly/34WPlvo

    Il sistema a batteria che vogliono introdurre in Italia è invece graficamente e concettualmente una presa per i fondelli. Un esperto in nutrizione che ha già in testa il contenuto di nutrienti negli alimenti (cioè quanti carboidrati, zuccheri, fibra, grassi, proteine, sale … ci sono) quando vede l’ etichetta a BATTERIA non capisce più nulla! Figuriamoci la casalinga di Voghera. Non si riesce a memorizzare nulla.

    Se vuoi confondere una persona NON USARE I COLORI (tutto azzurrino), METTI TANTI NUMERI e NON NORMALIZZARE i dati a 100 gr, così NON PUO’ confrontare gli alimenti tra di loro, permetti all’industria di usare la batteria a suo uso e consumo decidendo QUAL E’ LA PORZIONE A CUI APPLICARLA: ad esempio si può scegliere come porzione 1 merendina di 28 gr (anche se poi i ragazzi se ne mangiano 3-4 di merendine, una dietro l’altra). L’etichetta a batteria è PER CONFONDERE LE IDEE a favore dell’industria, il NutriScore è a favore del consumatore! http://bit.ly/2Qejy3Q

    Il NutriScore valuta determinati parametri nutrizionali ed esprime un giudizio di sintesi. http://bit.ly/2Zl7aDr Non valuta se un alimento è privo di additivi chimici, se gli animali sono grass-fed ed hanno più CLA, più pesticidi o altro. Per valutare il grado di trasformazione degli alimenti i francesi hanno introdotto, accanto al NutriScore, la classificazione NOVA (1= alimento non trasformato-2-3-4=alimento molto elaborato). http://bit.ly/375Gau1

    La storia della Francia che vuole penalizzare i prodotti italiani è una narrazione completamente inventata che serve a nascondere il fatto che si vuole tutelare l’industria. http://bit.ly/39k5wqe

    L’olio di oliva come tutti gli oli… ha un piccolo problema che il NutriScore evidenzia: è “grasso puro” e come tale può favorire un accumulo di grasso corporeo. Quindi poteva starci anche una D per avvertire il consumatore, NON DI ELIMINARLO, ma di usarlo con parsimonia.

    Rispondo a Roberto,
    confermo, il NutriScore è un capolavoro di chiarezza ma – come tutte le cose – è perfettibile.

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      Dott. Pratesi,
      la ringrazio sinceramente per l’accurata risposta e il tempo che vi ha dedicato.
      Purtroppo resto fortemente perplesso per due motivi che proverò a spiegare meglio.

      1. Il nutriscore pur nascendo sicuramente da buone intenzioni si presta a favorire l’industria alimentare che può dosare gli ingredienti nelle sue confezioni per ottenere la fatidica A. Le facevo un esempio francese non perché io tema un complotto francese contro l’Italia, ma semplicemente perché già adottano il nutriscore. Si veda questo fantastico prodotto: https://ch-en.openfoodfacts.org/product/3302740447020/escalope-milanaise-et-spaghetti-tomate-fleury-michon. Lei mangia questa roba? So bene che non lo fa 🙂 Ora mi chiedo perché dovremmo confondere il 47% di analfabeti funzionali (sua citazione) e far loro mangiare questa roba? Apprezzo la classificazione NOVA, ma non le sembra contraddittorio: un semaforo rosso e uno verde allo stesso tempo?

      2. Ora il punto più dolente. Chi decide quali siano le dosi di nutrienti ottimali? E soprattutto: esistono queste dosi? Uno dei problemi più gravi del NutriScore è un riduzionismo che ignora la complessità del tema. Lei saprà meglio di me che l’uomo è talmente onnivoro da aver con successo adattato la sua alimentazione a differenti ecosistemi. La cosa interessante è che la quota di carboidrati, proteine e grassi varia e variava enormemente nelle varie popolazioni. Con quale evidenza scientifica lei può affermare che l’olio di oliva deve essere usato con parsimonia, mentre è consigliabile assumere carboidrati dalla pasta (cito, spero non in modo scorretto, il suo kg di pasta al giorno di un suo precedente intervento). Per il mio fabbisogno energetico non posso ridurre i grammi di pasta e aumentare quelli di olio? Negli anni 70 non è stata solo l’industria a far ingrassare gli americani, ma la teoria (Ancel Keys) che considerava i grassi come il nemico numero uno da demonizzare. Tenderei a pensare che se mi mangio una bella mela (carboidrati) e una insalata con salmone selvaggio dell’Alaska (proteine con tanto buon grasso omega 3) condita da abbondante olio di oliva… beh… mi dica lei chi si può permettere di mettere addirittura una D su uno solo degli ingredienti del mio pasto.

      Mi permetta una boutade: se il NutriScore dovesse essere adottato in Italia allora suggerirei ai produttori di prodotti dop come olio di oliva, parmigiano reggiano, prosciutti e salumi senza conservanti ecc. di fare delle confezioni miste insieme a pacchi di zucchero o frutta disidratata et similia in modo di raggiungere le proporzioni premiate dal NutriScore!
      Insisto, mettere una D all’olio di oliva non ha senso. Nessuno si beve un bicchiere di olio di oliva da solo. Ma è uno degli ingredienti fondamentali della dieta mediterranea e quindi concorre insieme ad altri alimenti a formare piatti il cui nutriscore finale sarà diverso.
      Ho veramente paura che un NutriScore che permetta di assegnare un bel semaforo verde a pasti industriali con ingredienti di bassa qualità e pieni di additivi porterà ad un ulteriore livello di gravità lo sfacelo nella alimentazione degli italiani.

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      Rispondo ad Alessandro,
      In Italia l’esempio della scaloppina alla milanese con pasta pronta e pomodoro tutto in scatola fa ribrezzo: noi la pasta ce la cuciniamo e spesso ci prepariamo anche la scaloppina. Però anche in questo caso il Nutriscore fa il suo lavoro che è quello di valutare il contenuto di grassi, grassi saturi, zuccheri e sale: nel complesso il piatto ha dei valori buoni e quindi ha una A. Però è un alimento pronto altamente elaborato e quindi ha il peggior valore per quanto riguarda lo score NOVA che è 4. Non è una contraddizione avere una A verde e un 4 rosso perché misurano cose diverse. E’ chiaro che la nutrizione è complessa e che è difficile comprendere tutto … ad es. quante diossine, ftalati, organotine, bisfenolo A, DDT, praticamente onnipresenti nel nostro cibo, ci sono nell’alimento considerato? Il NutriScore non misura il grado di contaminanti ma la sua potenza e efficacia sta proprio nella semplicità, è un passo avanti nell’aiutare il cittadino, in balia della pubblicità e dei guru da strapazzo, nel fare scelte consapevoli. Poi possiamo adattarlo alla realtà italiana e migliorarlo.

      Lei scrive: “Chi decide quali siano le dosi di nutrienti ottimali? E soprattutto: esistono queste dosi?”● La WHO e le linee guida dei vari paesi al mondo! Esistono delle indicazioni più o meno precise a seconda dei nutrienti considerati. Ad esempio sui grassi saturi, zuccheri aggiunti e sale (vede che il NutriScore c’azzecca :-)).

      Lei scrive: “ Con quale evidenza scientifica lei può affermare che l’olio di oliva deve essere usato con parsimonia, mentre è consigliabile assumere carboidrati dalla pasta?” ● Mi arrendo! Le consiglio di andare da un bravo nutrizionista che le potrà dedicare tutto il tempo necessario. In Italia c’è la libertà di rovinarsi la salute con fumo/alcol/droghe e dieta paleo e poi lo Stato ti cura lo stesso. http://bit.ly/2rB6Bcb

      Lei scrive: “Negli anni 70 non è stata solo l’industria a far ingrassare gli americani, ma la teoria (Ancel Keys) che considerava i grassi come il nemico numero uno da demonizzare”… ●Le do una informazione: la “teoria” di Keys è valida ancor oggi! Il Colesterolo e gli acidi grassi saturi rappresentano un problema per le malattie cardiovascolari (CVD) tanto è vero che le ultime linee guida Europee ESC (2019) puntano ad abbassare le LDL in alcuni casi sino a 40 mg/dl !!! Quindi i grassi SATURI (non i grassi in generale) rappresentano un problema serio per la salute e questo è stato confermato da una rianalisi a distanza di 50 anni dello studio originale di Keys sulla dieta mediterranea. http://bit.ly/2MyBxkE L’unica cosa che Keys aveva ignorato era la relazione tra CVD ANCHE con lo zucchero bianco. Era già evidente dai dati a disposizione in quel tempo ma Keys ha sostenuto la sua tesi contro John Yudking che invece riteneva lo zucchero il problema principale. Avevano ragione tutti e due! http://bit.ly/2EY6t9t http://bit.ly/2MvJA1x

      Lei scrive: “Ho veramente paura che un NutriScore che permetta di assegnare un bel semaforo verde a pasti industriali con ingredienti di bassa qualità e pieni di additivi porterà ad un ulteriore livello di gravità lo sfacelo nella alimentazione degli italiani”. ●Stia tranquillo, le cose non stanno così. Lo dimostra il fatto che l’industria alimentare in Europa ha investito più di 1 MILIARDO di Euro negli ultimi anni per bloccare l’etichetta a semaforo perché non C’E’ NULLA DI PIU’ PERICOLOSO – per l’industria – DI UN CONSUMATORE INFORMATO! http://bit.ly/2PSthOc

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    Siamo d’accordo che il campo è complesso ma partiamo da alcuni punti che nonostante il breve periodo di applicazione già si evidenziano , evitando tesi complottistiche non dimostrabili :
    1 è vero che gli zuccheri raffinati sono nemici da contenere ma i dolcificanti (qualunque) come amici mi sembrano una corbelleria da correggere.
    2 mi si dica perchè io devo dare un voto all’olio di oliva ( il termine francese e inglese non fa distinzione tra olio di oliva e extravergine di oliva che noi invece consideriamo importante) basandomi su una dose 100 gr che a nessuno stupido verrebbe in mente di usare per condire l’insalata , tra l’altro rimarrebbe sul fondo della ciotola da buttare nel secchiaio , che voto avrebbe se la dose fosse diciamo 10 grammi ? non credete meriterebbe una bella A verde?
    3 bene fanno i francesi ad aggiungere il sistema NOVA per la trasformazione perchè come specifica il termine la trasformazione altera il contenuto del crudo e induce l’industria come esperienza insegna ad aggiungere correttivi di odore sapore colore subdoli quindi si deve ammettere che il nutriscore da solo è incompleto , gli olandesi lo vogliono adeguare alle loro leggi e quindi come regola condivisa non mi sembra una meraviglia.
    4 non tenendo conto di diversi micronutrienti vari e della presenza o assenza di elementi apportati dalla coltivazione convenzionale assenti nella coltivazione biologica, dalla presenza di nanoparticelle che spesso non sono dichiarate, si tratta tutto allo stesso modo e si negano alcuni principi salutari importanti.
    5 Infine si trascurano completamente il problema quantità e combinazioni alimentari , se io mangio una razione canonica da 100 gr di un alimento classificato A o B mi faccio del bene ma se ho molta fame e ne mangio 3 porzioni lo posso ancora considerare un bene? E se faccio sovente , sempre per fame , sovrapposizioni di carboidrati o proteine che abbiano valutazioni A/B in combinazioni errate ma che mi gustano il beneficio dichiarato sarà ancora valido?
    Per carità , non critico o denigro un degno tentativo , sicuramente su base studiata , di mettere regole in un settore che diversamente in mano ai venditori risulta un campo di battaglia senza esclusione di colpi, ma penso che se vogliamo regole condivise e utili l’algoritmo debba essere maggiormente meditato e ampliato.
    In attesa di regole europee e non di tentativi isolati in cerca di maggioranza.

    • Roberto La Pira

      Il Nutri-Score resta pur sempre un’etichetta e non un’enciclopedia. D’accordo su uno schema europeo che però di fatto esiste già, ed è appunto l’etichetta a semaforo adottatata da diversi paesi volontariamente

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    Assai curioso che la ” trasformazione” che incide in maniera significativa sulla qualità e quantità di micronutrienti fondamentali e di ingredienti sospetti, in senso quasi sempre negativo, venga indicata con un simbolo non incluso nell’algoritmo del nutri-score che potrebbe invece tranquillamente contenerlo.
    E’ vero che i complotti in questo campo sono difficili da documentare e dimostrare ma non venitemi a raccontare che le regole dell’intelligenza artificiale sono perfette e non manipolabili, un esperto di informatica non potrà mai affermarlo.

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    Io la chiamerei “Lavagnetta Consigli” o “Lavagnetta amica” accompagnato dall’autorevole logo ufficiale del Ministero della Salute del cittadino italiano. “Il Nutriscooor” seduce i food consumers ma non comunica nulla ai cittadini italiani. Inoltre alla lavagnetta abbinerei la frase: “NON genera dipendenza (verdura, frutta etc)” oppure: “GENERA DIPENDENZA (merendine, creme spalmabili, bibite zuccherate, biscotti etc)”. I cultori del nutriscoor spesso ripetono: “il popolino è Carbo-addicted”