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Un chilo di Nutella a colazione: arriva il formato gigante, ma ce n’era bisogno?

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A Milano Ferrero invade la città con  manifesti che invitano a comprare barattololni di Nutella da 1 kg

Mentre a New York il sindaco cerca in tutti i modi di vietare la vendita delle maxi porzioni nei fast food,  a Milano Ferrero invade  la città con maxi manifesti che invitano a fare la scorta di Nutella comprando barattoli da 630 g,  825 g o da 1 kg.  Di fronte a queste campagne pubblicitarie risultano pressochè  inutili le iniziative per convincere i giovani a nutrirsi correttamente evitando snack dolci, salati e bibite zuccherate.

Purtroppo i barattoloni di Nutella in formato familiare, che  richiamano alla mente il bicchierone gigante di crema al cioccolato del  film di Nanni Moretti, avranno un buon successo.
L’aspetto assurdo della  vicenda è che Ferrero fino a pochi mesi fa proponeva  alle famiglie  spot con Tata Lucia che dispensava consigli per una colazione intelligente ed equilibrata. La formula era molto semplice: una fetta di pane ricoperta da 15 g di crema alle nocciole  (una porzione), un bicchiere di latte e frutta.
 Dopo la saggezza di Tata Lucia arrivano ora  i barattoloni da 1 chilo per tutta la famiglia, che non sono certo un invito alla moderazione e all’equilibrio.
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Pochi mesi fa Tata Lucia dispensava consigli per una colazione equilibrata, adesso Ferrero propone barattolini da 1 kg.

Günther Karl Fuchs  il brillante blogger di Papille Vagabonde  in un post  si chiede:

“….quanti dobbiamo essere in famiglia per consumare  1 kg di nutella a colazione? …… Da una parte  Ferrero sostiene le  piccole porzioni dall’altro propone formati da 1 kg…..Se fossimo negli anni ’50 sarebbe “addescamento nutelloso”.
  Il testo conclude con una riflessione Cercate di capire io ho 4 figli adolescenti se metto in tavola 1 kg di nutella, come posso spiegare a loro il significato della parola porzione? I barattoloni sono un invito implicito a consumare più Nutella, ma allora a che serve scrivere sull’etichetta la porzione ?”.
La tendenza ad esagerare con le dimensioni non è una novità per le aziende alimentari.  Coca Cola  propone con successo la bottiglia da 1,5 e da 2 litri, McDonald’s  raddoppia la grandezza  del panino e le calorie agli avventori disposti a spendere un euro in più, i  produttori di patatine hanno creato buste gigantesche  per non parlare dei bicchieroni stratosferici di pop corn serviti nei cinema.
Adesso anche Ferrero ha capito che la moderazione non è proprio la virtù delle aziende del cibo supercalorico e propone per la famiglia vasetti con 65 porzioni. Complimenti.
Roberto La Pira

© Riproduzione riservata

Foto: Papille Vagabonde

  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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41 Commenti

  1. Chiamasi “confezione risparmio”.
    Perchè non facciamo un articolo sulle confezioni da 1kg di biscotti(di solito sono da 400g),sui pacchi da 5kg di farina,sulle birre da 66 cl,o sui fusti di vino da 5 litri???
    Ah già,non li produce mica ferrero.
    Ridicolo poi il paragone con mcdonald’s,una volta fatta colazione la nutella si conserva in dispensa,un panino (più grande)mangiato al mcdonald’s no.
    “Adesso anche Ferrero ha capito che la moderazione non è proprio la virtù delle aziende del cibo supercalorico e propone per la famiglia vasetti con 65 porzioni. Complimenti.”
    Siamo 5 in famiglia,facendo tutti colazione,le 65 porzioni bastano per 13 giorni.Non mi sembra male comprare la nutella una volta ogni due settimane.
    Complimenti a voi.
    P.S. Ovviamente,avete perso un lettore.Questo accanimento contro “certi” produttori e questi articoli faziosi e inutili stanno diventando troppi.Saluti.

    • Roberto La Pira

      La questione non è nella confezione risparmio su cui siamo d’accordo, ma sull’opportunità e sullo scopo di vendere confezione maxi.
      Se lei porta a tavola in un vassoio con una montagna di patate fritte è difficile dire ai ragazzi di mangiarne solo una porzione di 30- 40 g. Se invece serve le patatine fritte su un piatto insieme alla pietanza e ad una verdura cotta è più facile rispettare le porzioni.
      Mi auguro che sulla tavola della colazione oltre al barattolone di Nutella ci siano un litro di succo di arancia 100% al giorno e frutta in abbondanza come si vede negli spot di Nutella.

    • La ringrazio per la risposta.L’educazione alimentare è qualcosa che parte dal genitore,io la mattina a tavola faccio trovare ai miei ragazzi pane e nutella,non la confezione da 1kg.E ormai loro stessi hanno compreso l’importanza di una dieta equilibrata.E,dato che ci tengo,oltre a pane e nutella bevono un bicchiere di latte e frutta (non il succo d’arancia già pronto,meglio premerle al momento,dato che i succhi di frutta,anche 100%, sono quasi sempre da concentrato).
      Il risultato?dopo aver fatto una colazione completa come questa,i ragazzi non avranno più fame.Ma se si mette solo il barattolo a tavola,ovviamente….
      Magari cercando di sensibilizzare i consumatori su una dieta equilibrata sarebbe più producente che “attaccare” queste confezioni, adhoc per questo periodo di crisi.E oltretutto,sull’etichetta ci sono da tempo informazioni e porzionature adeguate per una colazione.Saluti.

    • Paola Emilia Cicerone

      Perché la farina i biscotti e entro certi limiti, nella nostra cultura, il vino sono alimenti, la Nutella dovrebbe essere uno sfizio, non parte integrante della dieta quotidiana ( o almeno, non al di fuori degli spot della Nutella )..E onestamente le famiglie di 5 persone non sono la norma

    • E chi l’ha detto che la nutella non può essere parte integrante della dieta quotidiana?Dipende da quanta se ne mangia,e sulla confezione stessa sono indicati consigli per un’equilibrata colazione.
      E onestamente,non mi è neanche chiaro il motivo per cui biscotti e vino e tutti gli altri alimenti siano “giustificabili” in confezioni maxi.
      Qualsiasi eccesso,di QUALSIASI alimento,apporta danni alla salute.Se poi pensa che mangiare 1kg di macine sia salutare,faccia pure.
      E per quanto mi riguarda,almeno qui dove vivo io,le famiglie da 5 persone sono nella norma,dato che la maggioranza delle famiglie è composta da 4 persone.E il discorso non mi sembra cambi molto…

    • Paola Emilia Cicerone

      Signor Antonio, che i dolci – non solo la Nutella ovviamente – non debbano essere parte integrante della dieta lo dice qualsiasi piramide alimentare o “linee guida per una corretta alimentazione”, come quelle dell’ ex INRAN.I “consigli per un’adeguata colazione” proposti dal produttore non mi sembrano un’indicazione autorevole….E’ verissimo che qualsiasi eccesso è dannoso, ma l’acquisto di grandi confezioni di alimenti che sono effettivamente di uso quotidiano può avere senso per le famiglie numerose..Che in Italia – non so dove lei abiti-sono comunque una minoranza: in Italia la metà delle famiglie è composta da 1 o 2 persone, solo il 5,2 % ha cinque componenti ( dati ISTAT)

    • concordo pienamente con quanto dice Antonio, avete perso un vostro letore.

  2. Valter Sottile

    Io a casa compro il vasetto da 750 g di Nutella ma non per questo mio figlio mangia più nutella di quando ne compro uno da 400 g. inoltre un vasetto grande ha un impatto ambientale minore che quello piccolo. Tocca a noi genitori indirizzare i nostri figli, mio foglio fa molto sport, quindi se mangia un pochino di nutella in più non è poi tutta questa tragedia. Infine la Ferrero è ancora una delle poche aziende italiane ci rendono orgogliosi nel mondo. Buona giornata e buon lavoro.

  3. La penso esattamente come il signor Valter, l’educazione alimentare spetta per prima cosa alla famiglia. Se noi insegnamo ai nostri figli a rapportarsi col cibo nel modo corretto ben venga anche una fetta di pane e nutella. A volte si tende a colpevolizzare troppo le pubblicità ma basta un po’ di buonsenso….preoccupiamoci delle pubblicità che riguardano gli alcolici…quelle sì che andrebbero bandite!

  4. Qui si parla di questi formati di nutella come se un barattolo da kilo dovesse durare quanto un normale bicchiere, di quelli decorati spesso con personaggi dei cartoons che tutti hanno a casa. Un barattolone da kilo ce ne vuole per finirlo…
    Non è colpa della Ferrero se i genitori non controllano i figli e li fanno diventare obesi. Io mi ricordo con grande piacere quando, da piccola, mangiavo a merenda il paninetto con la nutella, ed ero uno stecco!

  5. Paola Emilia Cicerone

    Le confezioni più grandi- di qualunque cosa- inducono ad aumentarne il consumo..e la Nutella non la mangiano solo i bambini… Per evitare l’impatto ambientale delle confezioni di vetro si può mangiare più sana cioccolata fondente(incartata) e nocciole da sgusciare…

    • Esattamente! E’ solo una questione di gola quella su cui la Ferrero punta, ingigantendo le confezioni. Sa bene che la Nutella incontra il gusto della gente e quindi perché non spingere sull’acceleratore e venderne di più? Confezione maxi, voilà! E la gente, con la scusa autoimposta ed effimera del risparmio, compra la confezione da un chilo.
      Che fa bene solo a chi la vende.
      Assolutamente d’accordo sul cioccolato fondente, più salutare.

    • Ma ci si rende conto che si è arrivati al punto di criticare un’azienda perchè produce qualcosa che piace e cerca di trarne profitto?

    • Paola Emilia Cicerone

      Non perché produce qualcosa che piace e cerca di trarne profitto, signor Alessandro: perché cerca di trarre profitto da un consumo del prodotto eccessivo e inadeguato rispetto a una dieta equilibrata, e di promuoverlo. (quanto al piacere, e’ molto soggettivo: per me, dopo anni di cioccolata fondente, la Nutella e’ quasi immangiabile. )

  6. Quindi se io compro una bottiglia da 0,75 di vino me la bevo tutta e quindi devo comprarmi la 0,2 (trovandola)
    il prezzo sia della nutella che qualsiasi altro prodotto in confezione mini è molto più elevato
    il buon senso dei genitori o educatori dovrebbe esserci ed è gratis
    buon senso…

  7. L’aspetto che mi sembra non essere dovutamente considerato nei precedenti commenti è il contesto in cui vengono proposti questi alimenti big-size. Indirizzando l’attenzione all’età evolutiva, in Italia un bambino su tre è obeso o in sovrappeso (dati nazionali OKkio alla Salute 2012) e non tutti i genitori di questi bambini hanno una chiara percezione della condizione di eccesso di peso del proprio figlio, quindi non sempre guidano la loro dieta verso l’equilibrio.
    Anche in forza di questo è opportuno lavorare con le aziende alimentari per creare una sinergia con le famiglie e gli altri contesti educativi verso la scelta di stili di vita e alimentari il più possibile sani e vari.
    Credo sia più difficile limitare il consumo di “alimenti golosi” se presentati in grandi confezioni, sia per i piccoli che per i grandi. Una grande confezione, che sia di frollini o nutella, spesso incita a consumarne il contenuto in molti giorni ripetuti, piuttosto che lasciare spazio alla fantasia e varietà di costruirsi una colazione ogni giorno diversa.
    Personalmente non compro nutella, nè little size nè big size, perché il costo è comunque elevato rispetto alla qualità nutrizionale e degli ingredienti impiegati.

    • Come giustamente dice Beatrice, l’educazione alimentare deve passare attraverso le istituzioni, la scuola, la famiglia. Ben venga se anche le aziende se ne prendono carico. Ma non si può stigmatizzare un’azienda che offre una confezione risparmio, che al consumatore porta un beneficio economico. Ognuno a mio avviso deve assumersi le proprie responsabilità: le aziende a mio avviso giustamente devono offrire al consumatore più variabili possibile, dalla miniporzione alla maxirisparmio. Sta alle istutizioni fare in modo che i consumatori abbiano sempre più mezzi per acquistare consciamente e responsabilmente. Le due cose non sono in contraddizione tra loro…

    • Caro Alessandro, le Istituzioni lavorano da tanti anni (uno ma non solo nel nostro Paese il piano pluriennale che prende il nome di Guadagnare Salute – rendere facili le scelte salutari – che lavora sulle quattro variabili legate ai sani stili di vita tra cui l’alimentazione e cerca di farlo in maniera trasversale e integrata.
      La scuola lavora sull’educazione ai sani stili di vita e alimentari da sempre.
      L’influenza del marketing alimentare sulle scelte di consumo è quella più difficilmente aggredibile, perché è costante, silenziosa e arrivare a riconoscere il vero messaggio richiede notevole consapevolezza in chi ascolta, vede, assorbe quel messaggio pubblicitario spesso da numerose fonti.
      L’azienda, nel promuovere la confezione da un chilo, è davvero motivata dall’attenzione alle condizioni economiche difficili in cui si trovano molte famiglie italiane?

  8. Paola Emilia Cicerone

    Signor Giacomo, l’esempio non mi sembra molto pertinente: una bottiglia da 0,75 di vino, considerando un consumo moderato di un bicchiere a pasto e una famiglia con due adulti, può bastare per tre pasti…
    Il corrispondente della Nutella da un chilo – 65 porzioni – sarebbe all’incirca un bottiglione da 8 litri…

    • Signora Paola, da 8 magari no, ma le bottiglie di vino da 5 litri esistono… Su quale base dobbiamo pensare che le stesse persone che non sono in grado di consumare Nutella responsabilmente siano invece in grado di consumare il vino responsabilmente? Che poi, 1 vasetto di Nutella, anche non sigillato, nella dispensa dura…quando si apre una bottiglia di vino invece, in genere la si finisce, altrimenti perde decisamente molto…

  9. Oggettivamente, quando immergete un cuchiaino in un bicchiere, un vaso intermedio o un barattolone da 1kg… (di crema spalmabile) la quantità che state prelevando vi sembra la stessa?
    O nel contenitore più grande forse sembra inferiore, anche per il contenuto che quel cucchiaino riesce a prelevare rispetto a quello che, almeno all’inizio, rimane ancora nella confezione da 1 kg?
    Forse più una spinta verso un consumo in-consapevole che una scarsa responsabilità del singolo/consumatore verso la propria alimentazione… credo che le aziende ne sappiano qualcosa…

    • Io credo che sia una cosa molto soggettiva in realtà…quando ero più giovane e mangiavo patatine, a volte in dispensa trovavo i sacchetti che contenevano a loro volta 7-8 pacchettini più piccoli. Malgrado le miniporzioni (che secondo le teoria che leggo qui avrebbero dovuto scoraggiare l’abuso), mi ritrovavo a mangiarle praticamente tutte, per la scarsa soddisfazione che dava il consumare un singolo sacchettino.
      Detto questo, nessuno è così sprovveduto da pensare che le aziende facciano confezioni risparmio per beneficenza. Ma d’altra parte non è quello che mi aspetto da un’azienda a scopo di lucro. Io mi aspetto invece che lavori in modo tale da fornire prodotti conformi alla normativa vigente e che dia al consumatore tutti i mezzi per sapere cosa mangia, quindi etichettatura corretta e valori nutrizionali. Se ho tutti i mezzi per scegliere (e li ho) non posso poi far ricadere la colpa delle mie scelte sbagliate sulle aziende.

  10. Ci siamo ridotti a sorbirci i consigli su come bere e vestirci d’estate, a metterci la maglietta l’inverno, su che diamine di dieta dobbiamo fare, e – -ora ci consigliano di andare cento volte in bottega e prendere le confezioni piccole, così non ci assale la tentazione ! Ma… allora … erano meglio i preti cattolici , ora non se ne può più di questi consigli moralistici , pedagogici , petulanti…..

  11. Non si tratta di consigli moralistici, pedagogici e petulanti. Si tratta di far capire alla gente che forse tutta questa convenienza in un kilo di crema da spalmare piena di olio di palma forse non c’è.

    • Brava! Ma non c’è neanche nel barattolo piccolo, la convenienza! L’olio di palma però ce n’è quanto ne vuoi. Poi facciamo i salutisti e friggiamo con l’olio evo perché ha un punto di fumo più alto! Mah!

  12. Paola Emilia Cicerone

    L’argomento Nutella accende gli animi, ed è una prova del valore simbolico di questo alimento , per cui forse anche le considerazioni rispetto alle dimensioni del barattolo andrebbero valutate con più attenzione. Che un barattolo grande induca a un consumo più ” disinvolto” mi pare indiscutibile, basti pensare alle dimensioni del cucchiaio da usare. Per quanto riguarda il risparmio , si potrebbe ottenere anche consumando prodotti più ricchi di nutrienti , come confetture o miele per esempio, che si possono acquistare a un prezzo non molto diverso da quello del barattolo grande ( 5.99 euro all’Esselunga)

    • Non è Ferrero o Nutella. Il discorso vale in generale. Se un’azienda produce in conformità alle normative vigenti con un’etichettatura corretta, completa di valori nutrizionali, assolve il suo dovere. La confezione risparmio è un “falso problema”. Ripeto e mi smentisca se può, che la sua equazione (barattolo grande = consumo maggiore) è applicabile anche alla confezione di vino da 5 litri. E seguendo la sua logica il consiglio da dare per risparmiare in questo caso sarebbe “comprate 5 litri di acqua che si può acquistare ad un prezzo non molto diverso…” E’ ovvio che non è applicabile. Allo stesso modo, Nutella è acquistata da coloro che ne apprezzano il gusto. Proporre di sostituirla con il miele non è pertinente e, mi spiace, palesa una percezione del problema a senso unico.
      Perchè Ferrero dovrebbe andare contro i propri interessi, cambiando una ricetta indiscutibilmente vincente (dal punto di vista economico se non altro) per renderla più salutare ad esempio, per poi magari rendersi conto che la “nuova” Nutella non piace?!
      Mi dica un motivo ragionevole per cui un’azienda a scopo di lucro lo debba fare…
      Quando l’olio di palma sarà vietato e quando la % di zucchero ammessa in un prodotto sarà vincolata da qualche normativa allora Ferrero cambierà ricetta. Fino ad allora, visto che tutti sono dotati di cervello, è bene che chi fino ad oggi non si è mai preoccupato di usarlo, cominci a farlo, visto che dispone di tutti i mezzi per poter compiere acquisti consapevoli.

    • “Nutella è acquistata da coloro che ne apprezzano il gusto”…
      forse sarebbe meglio dire da coloro che non si sono mai fatti un giro- test delle diverse creme spalmabili in commercio…
      …perché meno pubblicizzate?
      … perché più costose?
      … perché le ditte che le producono non attaccano alle loro creme spalmabili valori positivi quali l’armonia e la felicità della famiglia?
      Credo per tutti questi motivi… Probabilmente molti tra coloro che acquistano nutella non hanno sviluppato una grande capacità gustativa, ovvero hanno avuto poche occasioni per percepire se le componenti di questa crema rientrano davvero nelle proprie personali preferenze gustative.
      Le aziende non sono scollegate dal contesto in cui vendono prodotti, e possono collaborare per non rendere molto più arduo e talvolta vano il lavoro educativo rivolto a stimolare la consapevolezza verso una sana alimentazione svolto dalle istituzioni. Alcune aziende lo fanno, altre no, come in questo caso. Questo, a mio avviso, è davvero un indicatore di qualità (o meno), che va ben oltre il rispetto normativo che, più che un traguardo, mi sembra il minimo da rispettare e garantire al consumatore.

  13. Il formato non mi pare un problema.
    Anzi, vorrei anche il Philadelphia in confezioni magnum.
    Io credo che il punto principale siano gli ingredienti, cioè zucchero, olio vegetale e solo il 13% di nocciole: la ritengo una crema di zucchero e olio vegetale, più che alle nocciole.

  14. La vostra tesi regge da un punto di vista logico ma non è legittima: non so se Nutella sia salutare come ingredienti. Certo a chi è obeso non giova. Ma a voi cosa importa se la gente consuma Nutella ? E cosa vi importa della confezione da un chilo ? Semmai si dovrebbe vietare la convenienza per le confeziobni maxi, e fare in modo che il prezzo al kg sia uguale. Un pò come le sigarette : il pacchetto da 20 costa esattamente il doppio di quello da 10 .a parità di marca. A me piuttosto dà fastidio che non riesca ad obbligare baristi e ristoratori a contemplare nel loro elenco di alimenti anche alimenti piu macrobiotici o piu dietetici, brioches integrali , pasta integrale, ecc.

  15. @Beatrice, se tanta gente la compra, significa che a queste persone va bene quel gusto, ne sono soddisfatti e non sentono il bisogno di provare altro. Non metto in dubbio che una delle ragioni sia che non hanno saputo sviluppare la capacità gustativa, non hanno avuto occasioni etc. Potrebbe anche essere semplicemente perchè non hanno voglia di farlo, no? E se anche fosse, lo trovo assolutamente legittimo. Il dato di fatto è che molti sono soddisfatti di quel gusto, qualsiasi sia il motivo e io, azienda, ne traggo un beneficio economico non indifferente. Rispetto i requisiti di legge e fornisco ai miei consumatori tutto il necessario per sapere cosa stanno mangiando e quanto dovrebbero mangiarne. Ho fatto il “mio” minimo? beh, può essere. Ma nessuno di voi pensa che anche i consumatori dovrebbero fare il “loro” minimo? No perchè a mio parere bisogna decidersi: il consumatore è un essere senziente che può tendere a quell’evoluzione che lo possa portare a sviluppare la capacità gustativa e le occasioni di consumo? Se sì, come io credo, allora dobbiamo però ritenerlo anche in grado di svolgere il “suo” minimo, che è quello di porsi almeno il problema di quello che sta mangiando. Se invece lo riteniamo un automa che deve essere guidato su un binario perchè da solo non è in grado compiere scelte consapevoli, e lo dipingiamo come una figura che se vede un vasetto da 1 kg lo mangia tutto (sto estremizzando ovviamente), allora tutto il discorso dello sviluppo della capacità gustativa, mi spiace, ma non ha proprio le basi sui cui poggiare. Non voglio essere frainteso: io sono convinto che sensibilizzare la gente all’educazione alimentare alla lunga possa portare dei benefici, proprio perchè mi rifiuto di considerare le persone automi. Per questo ritengo sbagliato cercare e trovare sempre una scusa al fatto che il consumatore “sbagli” acquisto e far ricadere la colpa di questo “errore” sempre su qualcun altro. Solo se accettiamo il fatto che il consumatore possa coscientemente “sbagliare”, allora potremo sperare anche che in futuro, altrettanto coscientemente, smetta di farlo. L’esempio delle sigarette che porta Francesco poi lo trovo calzante non tanto per il costo, ma per un altro aspetto. Sul pacchetto di sigarette c’è scritto “nuoce gravemente alla salute”. Ogni fumatore lo legge quotidianamente sul pacchetto che compra e fuma. Eppure malgrado ciò, quanti milioni di persone continuano a farlo? Vogliamo continuare a dare la colpa di ciò alle aziende produttrici oppure vogliamo accettare il fatto che il consumatore stia scegliendo coscientemente di sbagliare?

    • Col barattolo piccolo si vede subito se qualcuno “ci ha dato dentro” con la Nutella. Col barattolo grande no.
      Mio marito infatti col barattolone non nota troppo le sparizioni misteriose di Nutella perchè si mimetizzano meglio !
      E meno male che a mio figlio la Nutella non piace, altrimenti dovrei dare il buon esempio !!!!

  16. E da quando la Nutella è entrata a far parte di un regime alimentare da consigliare a grandi e piccini?
    Specialmente come prima colazione?
    Volete la cioccolata? Compratevi quella fondende min. 70% di cacao.
    E vogliamo dire che forse, volendo godere degli zuccheri semplici, una buona marmellata fatta in casa è molto più salutare da spalmare sul pane!
    La Nutella, secondo me, è tanto da evitare per quanto è gustosa. Ed è gustosa parecchio!

    • Sig.ra Cicerone, lei continua a sostenere l’equazione barattolo grande = consumo maggiore. Per voi è Ferrero che incentiva un consumo eccessivo di prodotto, perchè siete convinti (dico voi, perchè purtroppo noto che è un’abitudine molto diffusa su questo sito) che il “consumatore medio” sia incapace di scegliere, al contrario di quella parte elitaria che invece è in grado di cogliere le sfumature del gusto e del mangiar sano. Questa “spocchia” di superiorità si nota dalle cose che scrivete, come il discorso della cioccolata fondente 70% min – giammai che uno possa preferire il gusto di una cioccolata al latte perchè sarebbe messo alla stregua di chi non capisce. Se poi confessa addirittura di preferire il gusto del cioccolato Kinder…eresia! Non si vuole accettare che lo stesso “consumatore medio” che sceglie di fumare malgrado sia palese che il fumo uccida (si legge su ogni pacchetto) non possa anche scegliere legittimamente di mangiare Nutella anche se è palese (etichetta e valori nutrizionali) che vada consumata con moderazione. No, nel primo caso lo “stupido” è chi fuma (è un’espressione comune), nel secondo caso è l’azienda ad essere scorretta. Due pesi, due misure. Eppure questo stesso “consumatore medio” pare invece poi, stando a quello che leggo, perfettamente in grado di consumare con moderazione il vino, anche qualora lo acquistasse in bottiglioni da 5 litri. Non lo dico nè in tono aggressivo, nè in tono polemico. Lo dico come spunto di riflessione, perchè come ho già avuto modo di scrivere, sono convinto che il consumatore sia molto più in grado di discernere ciò che compra di quanto pensiate.

    • Paola Emilia Cicerone

      Non capisco perché esprime determinati gusti debba essere considerato come spocchia. Io preferisco la cioccolata Amara, ma ci sono cioccolate al latte e creme cacao/nocciola di grande qualità . non mi sembra che i prodotti Ferrero abbiano questo tipo di qualità, a prescindere dal gusto. Così come, mi perdoni , non credo che un vino di qualità si possa trovare in bottiglioni da 5 litri. E sono convinta che le aziende (tutte non solo la Ferrero) abbiano strumenti molto sofisticati per orientare e influenzare i consumatori discuterne e’ proprio un modo per rendere i consumatori più consapevoli delle loro azioni

  17. Buongiorno a tutti,
    Quello che più mi colpiscono sono i commenti a difesa dell’ Italianità e della moralità di quest’ azienda.
    Ormai di Italiano resta il nome e la furbizia nel proporre come Italiani prodotti che l’ Italia l’ hanno vista all’ apertura del container.
    Il cuore dell’ azienda è in Lussemburgo.
    Di sicuro la trasparenza non è i punto forte di questa azienda: sicuramente avvalendosi delle clausole consentite dalla legge non consente all’ acquirente di conoscere dove vengono confezionati diversi prodotti della propria linea.
    Cercate di scoprire dalla confezione da dove vengono i Kinder Merendero od i Tic Tac.
    Quindi se tanto mi da tanto, anche le rassicurazioni fornite sulla Nutella, le prendo con le dovute cautele.
    La Ferrero è un azienda che non fa beneficenza, punta solo al proprio (se vogliamo legittimo) interesse.
    Qualsiasi attenzione al consumatore mi sembra molto “pelosa”

    • Informarsi,prima di parlare,non farebbe male.
      Innanzi tutto molti prodotti sono fabbricati in italia,a quanto mi risulta ci sono 4 stabilimenti in italia operativi che danno lavoro a persone italiane.
      E’ praticamente impossibile,oggi come oggi,produrre tutto in Italia,oltre che per i maggiori costi,anche per problemi logistici(Ricordo che questi sono prodotti venduti in tutto il mondo,che quindi necessitano stabilimenti in tutto il mondo).
      E per quanto ne so io,la Ferrero international con sede a Lussemburgo controlla la società (italiana) Ferrero S.p.A.,che quindi paga le tasse in Italia per tutti i beni prodotti e distribuiti in Italia.il che basta e avanza.
      Inoltre nei loro rapporti di responsabilità sociale d’impresa (ti invito a leggerli)sono evidenti come in ogni angolo del pianeta operino nel rispetto dei diritti umani,dell’ambiente,e anche in attività sociali.
      E a mio modo di vedere,ferrero ben rappresenta l’italianità nel mondo.
      Che poi noi italiani siamo i migliori a sputare nel piatto dove mangiamo,questo è un dato di fatto.Ciao ciao.
      P.S.
      Sono della provincia di Avellino,qui vicino, a S.Angelo dei Lombardi c’è uno stabilimento Ferrero,vallo a dire ai contadini che vendono le nocciole a ferrero per fare la nutella,il tronky o il duplo che in realtà le loro nocciole sono utilizzate per “prodotti che l’ Italia l’ hanno vista all’ apertura del container.”

  18. Sig.ra Cicerone, qui si continuano a mescolare gli argomenti. Il discorso del bottiglione da 5 litri non c’entra con la qualità. Si parlava della moderazione nel consumo. Io contesto la sua teoria secondo la quale chi beve vino è in grado di farlo in modo moderato anche da un bottiglione da 5 litri, al contrario di chi consuma Nutella in un vasetto da 1 kg. O il consumatore è in grado di farlo in entrambi i casi (e allora la polemica contro Ferrero è sterile) o non è capace di farlo in nessuno dei due casi e allora mi aspetto da questo portale articoli simili per tutte le maxi confezioni risparmio (vino, biscotti, etc).
    Quanto al discorso della qualità: ribadisco che è soggettiva. Non tutti perseguono l’assoluta qualità quando si tratta di acquistare qualcosa. E lo fanno per svariati motivi, tutti leciti. Non ha senso consigliare, a chi consuma Nutella, perchè prova piacere nel farlo, di consumare cioccolata fondente, miele o marmellata. E’ come dare una mela a chi dice di volere una pera.
    La “spocchia” non voleva essere offensiva e mi auguro si sia capito, sta proprio nel fatto di non voler accettare che qualcuno possa apprezzare coscientemente le cose che per qualcun altro sono di un livello più basso e classificare questa scelta come semplice mancanza di cultura alimentare, ignoranza, abbindolamento…

  19. Paola Emilia Cicerone

    Signor Alessandro la sua riflessione è interessante e mi induce a mia volta a qualche riflessione.
    Il paragone con l’alcol è forse sbagliato( colpa mia) perché i motivi che inducono ad abusare di alcol sono tanti e complessi, ridursi a un’analisi delle quantità sarebbe fuorviante. C’è chi compra grandi confezioni per ubriacarsi e chi lo fa per risparmiare sul bilancio familiare.
    Parlando però di alimenti, o meglio di ” sfizi” – alimenti consumati perché gradevoli ma non indispensabili per un’alimentazione equilibrata, come la Nutella – bisogna distinguere.Il gusto è soggettivo -ma può essere educato-la qualità no. A me può piacere un prodotto di qualità media -per mille motivi,per esempio perché mi ricorda l’infanzia – ma se analizzo la qualità di un prodotto valuto l’uso di materie prime pregiate, la presenza di una maggior quantità di ingredienti di pregio rispetto a quelli più economici, l’assenza di aromi artificiali o altri additivi che spesso servono a correggere materie prime non eccelse. A questo si aggiungono altri elementi, la freschezza, il packaging la tracciabilità etc. Una crema di nocciole e cacao con poco cacao e aggiunta di olio di palma può piacere di più rispetto a un prodotto più ” cioccolatoso” ma è oggettivamente di qualità inferiore. E qui si entra nel discorso delicato e che lei considera ” spocchioso”:le produzioni industriali, anche quelle eccellenti ,tendono per mille motivi ad offrire sapori uniformi e meno “connotati” rispetto alle produzioni artigianali. E per chi è abituato a questi sapori, l’incontro con i sapori ” veri” : di cioccolato come di olio o di formaggio, può non essere facile.Così come chi ha ascoltato tutta la vita canzonette o visto telenovelas può aver bisogno di un po’ di tempo per apprezzare Shakespeare o Beethoven. Dato che per fortuna siamo liberi di scegliere,possiamo anche evitare esplorazioni( nel mondo,per esempio,del cioccolato di Modica) Dal mio punto di vista ci si perde qualcosa. E soprattutto, quando si parla di sfizi,spesso la qualità-il sapore, la ricchezza, l’intensità – di un prodotto è proprio quella che permette di limitarne la quantità consumata,con vantaggi per la salute e la borsa

  20. Per me la tristezza è che la gente, ancora oggi, si lasci così influenzare dalle pubblicità. Forse il messaggio più corretto sarebbe stato: attenti che la confezione più grande potrebbe portarvi a consumarne di più (ma poi è vero?), se il barattolo più grande è più conveniente con questa crisi non è poi così sbagliato.
    Trovavo quasi scorretta la pubblicità che passava la nutella per una colazione sana ma il barattolo grande ci può stare (non è quello o una confezione più piccola che cambia il consumo di nutella per chi la ama)