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Etichette, la Fda propone nuove norme per il claim “sano” negli Stati Uniti

La Food and Drug Administration (Fda) statunitense scende in campo per annunciare un giro di vite sostanziale sui claim nutrizionali e salutistici: presto entreranno in vigore nuove norme, molto più restrittive di quelle attuali, per disciplinare la possibilità di apporre su un alimento confezionato la scritta ‘sano’ (healthy). L’agenzia, aggiornando regole del 1994, vuole così raggiungere diversi obiettivi, oltre a quelli, evidenti, di fornire ai consumatori informazioni più chiare e soprattutto veritiere e di combattere le malattie legate al sovrappeso e all’obesità. Tra gli scopi che la Fda si pone ci sono il tentativo di limitare il consumo involontario di cibi non sani (anche se etichettati come tali), quello di costringere le aziende a riformulare molti alimenti e quello di mettere ordine nell’autentica giungla che oggi governa il mercato e permette anche a prodotti classificabili a tutti gli effetti nella categoria del junk food di recare sulla confezione diciture salutistiche.

Una bozza del nuovo regolamento, ancora aperta ai commenti del pubblico e degli esperti, è stata presentata nei giorni scorsi alla Casa Bianca, durante un congresso dedicato alla fame, alla nutrizione e alla salute. Le direttive su cui sarà stilata la versione definitiva sono però già tutte visibili. Innanzitutto, per poter essere denominato sano, un prodotto dovrà contenere una certa quantità di cibo di almeno uno dei gruppi o sottogruppi alimentari raccomandati dalle linee guida nazionali per un’alimentazione sana, ad esempio frutta e verdura, ma anche latte e derivati. Un alimento, inoltre, non potrà contenere quantità di sodio superiori al 10% del limite massimo giornaliero, e anche lo zucchero dovrà restare al di sotto del 5% dei valori di riferimento. Interessante poi l’intervento sui grassi, che saranno distinti tra saturi da una parte e insaturi dall’altra. Ciò significa che alcuni alimenti che contengono grassi saturi non potranno più essere definiti sani anche se contengono altri nutrienti positivi ma, anche, che altri cibi ricchi di grassi benefici come la frutta secca o il salmone potranno farlo: una distinzione importante.

Happy young woman chooses flakes in a supermarket and smiles. A joyful buyer buys products in a supermarket. A girl with packs of quick breakfasts in the hands of the store
La Fda ha presentato nuove regole per utilizzare in etichetta il claim “healthy”, cioè “sano”

Per fare un esempio, il comunicato della Fda cita una porzione di cereali, alimenti amatissimi dagli americani, ma che sono stati spesso messi sotto accusa perché, in troppi casi, contengono elevate quantità di zuccheri, sale, coloranti, additivi e perfino acrilammide. Quando entreranno in vigore le nuove norme una porzione (una trentina di grammi al massimo), per essere definita sana, non potrà contenere più di 230 milligrammi di sodio, 2,5 grammi di zucchero, un grammo di grassi saturi e, contemporaneamente, dovrà contenere almeno una ventina di grammi di cereali integrali.

Ma l’iniziativa della Fda va anche oltre. Oggi si stima che l’etichetta del 5% dei prodotti presenti sugli scaffali dei negozi e supermercati statunitensi riporti la dicitura “healthy”. Anche questo cambierà, perché l’agenzia intende introdurre un sistema a semaforo, a stelle o comunque ispirato a una rappresentazione grafica immediatamente comprensibile, basata sui colori e, soprattutto, uniforme e stabilita a livello centrale, visto anche – hanno fatto notare i ricercatori della stessa Fda – che ormai numerosi studi dimostrano l’efficacia di questo tipo di strumento. Inoltre, le stesse regole dovranno valere per gli acquisti online: gli annunci dovranno contenere informazioni nutrizionali semplici e comprensibili e, al tempo stesso, complete, sugli elementi fondamentali.

Secondo i dati ufficiali, almeno l’80% degli americani non mangia abbastanza frutta, verdura e derivati del latte, e la maggior parte eccede con gli zuccheri, il sale e i grassi. Anche se non tutti i nutrizionisti hanno giudicato l’iniziativa positivamente (per alcuni sarebbe comunque troppo timida e potrebbe avere anche un effetto negativo, restringendo troppo il campo), la speranza è che i cittadini siano comunque più sensibilizzati e meglio informati, e che le aziende riformulino almeno una parte dei prodotti. Ciò dovrebbe anche contribuire a ridurre le gravi disuguaglianze sociali, a causa delle quali sono le fasce più deboli della popolazione ad ammalarsi di più, perché più attratte dal cibo a basso costo e meno consapevoli dei rischi.

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

giornalista scientifica

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2 Commenti

  1. Ovviamente sarà “sano” secondo la loro visione americana. Una salute pubblica media con numeri disastrati che nemmeno l’ultimo dei paesi europei forse, aspettativa di vita media idem al di sotto di quella dei paesi europei più avanzati. Stanno mediamente disastrati dal punto di vista di salute e alimentazione, da sempre.
    Poi possono pure vantarsi di essere il paese “più forte”…

  2. una delle tante caratteristiche in negativo dell’alimentazione nordamericana è l’assenza sistematica dai menù, sia domestici che dei ristoratori, dei legumi.