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Melinda: azienda sostenibile o pubblicità greenwashing? I dubbi di un lettore e la risposta dell’azienda

Spesso gli spot pubblicitari descrivono un paesaggio bucolico e intatto per promuovere la naturalità dei prodotti e la sostenibilità delle aziende. Pubblichiamo di seguito i dubbi di un nostro lettore e la risposta dell’azienda.

Non vi sembra che il nuovo spot della Melinda sia un’offesa all’intelligenza dei consumatori? Si parla di sostenibilità e si omette di dire che la produzione bio, che non fa uso di fitofarmaci, è una frazione insignificante della produzione di mele in Trentino. Per di più, ad avvalorare il concetto di sostenibilità, un quarto dello spot è occupato dalle api, la cui esistenza è messa in pericolo proprio dall’uso massiccio di fitofarmaci. Fabio

Di seguito la risposta di Melinda.

Il suo messaggio merita, proprio nel rispetto dei nostri consumatori, di fare chiarezza su questo tema della sostenibilità che abbiamo voluto evidenziare e promuovere nella nuova campagna televisiva, proprio per sottolineare quanto ci appartenga da sempre e rappresenti un impegno quotidiano dei nostri frutticoltori, consapevoli dell’importanza di tutelare il territorio per il bene della collettività.

Possiamo affermare che le produzioni Melinda sono totalmente sostenibili, sia quelle integrate sia quelle biologiche, metodi ad oggi migliori poiché rispettano il ciclo biologico dei frutteti e prevedono minimi interventi e, comunque, in entrambi i casi, in ottemperanza, se non molto al di sotto, per quanto concerne il Trentino, delle soglie autorizzate dalle normative europee.

melinda
La banca dati dell’Azienda Provinciale dei Servizi Sanitari che ha censito oltre 26.000 arnie in Trentino

Riguardo al tema delle api, vi sono molte concause che interferiscono sulla moria delle api, e siamo consapevoli che anche i fitofarmaci, adottati per difendere le piante dai parassiti, possono essere una di queste e a motivo di ciò stiamo lavorando in stretta e proficua collaborazione con gli apicoltori. Ci conforta il dato odierno fornito dalla banca dati dell’Azienda Provinciale dei Servizi Sanitari che ha censito oltre 26.000 arnie in Trentino, a cui se ne aggiungono altre 6700 stagionalmente presenti ma provenienti da fuori provincia per la delicata fase di impollinazione dei frutteti in primavera. Rispetto al 2016 anche il numero di apicoltori del territorio è aumentato passando da 1.755 ai 2.060 del 2019.

Questi numeri dimostrano quanto il sistema produttivo trentino sia strutturalmente idoneo a una proficua simbiosi con le api che rappresentano un alleato fondamentale per la qualità dei frutti e per la sostenibilità, sia ambientale che economica. Le assicuriamo che ogni azione o attività da noi messa in campo ha quale obiettivo l’operare nel massimo rispetto della natura, cui 4.000 famiglie attingono da generazioni, ed è nel loro interesse mantenerla salubre per garantire qualità di vita per se stessi e il territorio, e offrire ai consumatori la massima qualità e sicurezza di frutti indispensabili per una corretta alimentazione.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

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4 Commenti

  1. Avatar

    La risposta di Melinda dovrebbe contenere anche il numero dei trattamenti annui effettuati sui propri frutteti .
    Si dice che siano così tanti ( ho sentito parlare di 60 l’ anno ) che nessuna coltivzione biologica può coesistere nelle immediate vicinanaze . Poi che siano all’ interno delle normative è importante ma sappiamo che i limiti spesso vengono adattati alle esigenze dei produttori

    • Avatar

      Non capisco perché in Trentino siano tutti così bravi, ma le acque di falda siano le più inquinate d’Italia (dati usciti nel 2020)

  2. Avatar

    prendono le api da fuori provincia e le trasportano li per l’impollinazione.
    Quindi se c’è sfruttamento da parte dell’uomo delle api per questa attività significa che le mele non sono vegane?

  3. Avatar

    – Stiamo parlando di un’azienda che ha dismesso l’uso del clorpiriphos metile solo ad aprile di quest’anno, quando il divieto imposto dall’unione europea è diventato effettivo e definitivo dopo un’infinita sequela di deroghe. Per informazione l’ISPRA e l’EFSA lo ha ritenuto genotossico e neurotossico, ma fino ad aprile questi sostenitori a parole dell’ambiente ne hanno fatto larghissimo uso. insieme alle altre porcherie irrorrate sulle mele si arriva a ca. 70 kg. per ettaro/anno… tanto per far capire la realtà della situazione si sappia che il Centro altoatesino per la fruttiviticoltura, con propria circolare del 6 febbraio di quest’anno, invitava i produttori a fare scorta del clorpirifos in vista dell’imminente divieto in quanto per le scorte detenute sarebbe stato consentito l’uso…ci saranno 4000 famiglie che vivono coltivando quelle mele ma il prezzo per tutti, a cominciare dai loro figli per finire ai consumatori finali è altissimo.