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Mascherine Ffp2 non a norma: come procedono i controlli? Le precisazioni di un lettore

Dopo l’allarme degli ultimi giorni sulle presunte mascherine Ffp2 non a norma, riceviamo e pubblichiamo questo interessante contributo che chiarisce alcuni passaggi sui procedimenti di verifica e controllo di questo tipo di materiale.

Sono un ex ispettore per il controllo sui regolamenti europei agenti chimici pericolosi (REACH) e classificazione e imballaggio (CLP), attività che ho svolto per dieci anni. Vi scrivo per segnalare quanto segue in merito a quanto pubblicato sul Corriere della Sera circa FFP2 non a norma:

1. Un singolo privato, quale l’azienda anonima di Bolzano:(che poi tanto anonima non è, essendo ben conosciuta nel suo ambito) può fare tutti gli accertamenti che vuole. Ma essi non hanno alcun valore legale, né tantomeno assumono un carattere di prova.

2. Quando le autorità di vigilanza procedono all’accertamento di presunta irregolarità di un articolo, ne prelevano n. 5 campioni dello stesso lotto e dello stesso fabbricante, redigendo al termine del prelevamento un apposito verbale, di cui copia viene rilasciato all’esercente presso cui è stato fatto il campionamento. Dei 5 campioni, tutti sigillati in buste chiuse, uno viene inviato al laboratorio accreditato per le analisi, uno viene rilasciato in custodia all’esercente, tre vengono conservati presso l’autorità, a disposizione per controanalisi e per la magistratura.

Mascherine Ffp2
Il soggetto responsabile della violazione è in primis l’importatore, e non l’organismo notificato che ha fatto apporre il marchio CE

3. Eseguito il campionamento, si provvede a rintracciare il responsabile dell’immissione sul mercato per comunicargli ufficialmente l’avvenuto accertamento, e per comunicargli successivamente, tramite PEC, la data e il luogo dove sarà effettuato il controllo analitico dell’articolo oggetto d’indagine, al quale potrà assistere o direttamente, o delegando persona di sua fiducia.

4. Al termine delle analisi, il risultato delle stesse viene inviato tramite PEC al citato responsabile. In caso di accertamento negativo (non conformità) l’indagato può chiedere la controanalisi al laboratorio designato di valenza superiore a quello che ha effettuato la prima analisi, potendo anche far effettuare altre analisi (ma sempre presso altro laboratorio accreditato) sul campione lasciato in custodia all’esercente.

5. Se anche la controanalisi accerta la non conformità dell’articolo, l’autorità di vigilanza può adottare tutti i provvedimenti conseguenti (sequestro di tutto il lotto, sanzioni penali e amministrative, ecc.).

6. Nel caso in oggetto, qualora venisse accertata, con le modalità di cui sopra, la non conformità dell’articolo alla norma di prodotto, la EN149:2001 + A1: 2009, i responsabili della violazione possono essere sia il soggetto che lo ha immesso sul mercato, sia il fabbricante, sia l’importatore, se l’articolo proviene da paesi extra UE. Nella fattispecie, i facciali provenendo dalla Cina, il soggetto responsabile della violazione è in primis l’importatore, e non l’organismo notificato che ha fatto apporre il marchio CE.

The Hand holding the mask (KN95 or N95 mask for protection pm 2.5 and coronavirus, COVID-19) up in the sky. Virus spread around the world. pandemic virus. Hope for vaccine or treatment concept.
Mascherine Ffp2: in cosa consistono le procedure di controllo

7. Preciso che in Italia non ci sono laboratori accreditati per verificare la conformità dei facciali filtranti alla norma di riferimento; ora, pare, che sia stato un laboratorio spagnolo a eseguire le prove di conformità; in Spagna ve ne sono tre, due ad Alicante e uno a Siviglia. L’indagine che, secondo un’inchiesta in corso da parte di un’autorità europea antifrode, potrà sì portare all’acquisizione dei rapporti di prova del laboratorio spagnolo, ma questi avranno solo lo scopo di orientarla verso importatori di prodotti sospetti di contraffazione. Per espletarla correttamente, l’autorità dovrà seguire necessariamente le procedure indicate.

Concludo che, nella mia attività decennale, mi sono imbattuto in casi di contraffazione del marchio CE su di alcuni articoli. In questi casi non abbiamo mai, ovviamente, perseguito l’organismo notificato. Quindi, tutto questo can-can sull’organismo notificato turco non è al momento giustificabile; a meno che non sia in corso una violenta guerra commerciale tra imprese concorrenti…

Mauro Pignani

@ Riproduzione riservata. Foto: Stock.adobe.com

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Roberto La Pira

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15 Commenti

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    Miguel Martina

    tutto vero, ma se è corretto il fatto che non esistano enti notificati per i facciali filtranti (dpi) in Italia, altrettanto è vero che esistono laboratori che nell’emergenza possono condurre gli stessi test e sono stati coinvolti dalle autorità giudiziarie che stanno indagando, e dagli organismi di controllo. Pare strano infatti che dopo tutti i warning di Accredia non siano stati attivati enti notificati in Italia per i PPE. Faceva comodo non farlo? Non lo so, ma rimane il fatto che queste mascherine hanno capacità di filtraggio (attraverso banali test comprovato) inferiori addirittura al 50%. Su quelle mascherine negli altri paesi il ministero della salute ha predisposto molteplici laboratori di analisi pubblici (certificati) cosa che l’Italia, forse per non fare figuracce, non ha fatto.
    Il Mise stesso, pur informato da ESF e da Accredia conosceva la problematica, ma il CURA italia lo ha esautorato affidando a INAIL la verifica CARTACEA (criminale questa scelta viste le ormai acclarate certificazioni false e volontarie che sono passate in cavalleria) per la conformazione in deroga. Perchè hanno esautorato il MISE? perchè non sono stati creati laboratori accreditati in tutta Italia? Forse perchè quando sono arrivate le mascherine (centinaia di milioni alla volta) come avrebbe fatto il governo a giustificarsi dopo avere pagato se avesse accertato che erano mascherine inutili inefficaci o dannose? gravissima responsabilità a mio modo di vedere. Le inchieste ci stanno facendo vedere che le mascherine “farlocche” sono andate a finire negli ospedali e nelle scuole ed il puro formalismo dell’autore (tutto quello che ha detto dal punto di vista squisitamente giuridico è vero) non può essere condiviso dal punto di vista etico. Va duramente condannato l’atteggiamento di chi, pur di acaparrarsi DPI ha ignorato sostanzialmente la loro efficacia, noscandendosi dietro ad un formalismo inacettabile.

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      Grazie Martina

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      Giovanna Mancini

      Io trovo assurdo,e inaccettabile,che dopo un anno,vengano fuori queste informazioni!possibile che l’Italia,è sempre all’ultimo posto in tutto?possibile che dobbiamo ricevere informazioni da altri stati,come in questo caso,dalla Spagna,per non avere questo laboratorio che attesti o no la veridicità su queste mascherine?secondo il mio modesto parere,questa verifica,si poteva fare anche nei laboratori di analisi pubblici!Allora ?dobbiamo indossarla queste mascherine?saremo più sicuri,mettendone una chirurgica sotto alla ffp2?

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    Il punto è: ce lo dicono o no ,quali sono “vere” e quali contraffatte???? Come fare per proteggersi??? perché vendono ,senza sapere cosa??

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    Bruno Piegari

    Mi sento di dire, che oggi in Italia siamo nei pasticci e per tutto, x tanti motivi, mi vergogno di essere un italiano, e una situazione irreale, situazioni che gli siano concessi comportamenti superiore ad ogni altro animale sulla terra, senza che nessuno gli impedisca tali gesti, portandosi sulle loro coscienze migliaia di vittime, oltre ad appropriarsi dei nostri soldi di noi onesti contribuendi, secondo me si tratta di gravi reati penali.

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      Condivido totalmente la tua analisi, hai presente che Einstein (in sintesi) diceva che l’Uomo è l’animale più stupido della Terra?

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    Incredibile che in Italia non ci siano laboratori accreditati per fare questo tipo di controlli.
    Incredibile non dicano, quando provato, quali sono i modelli farlocchi.
    Incredibile su gran parte dei media si parli pochissimo di tutto questo e invece ci facciano una testa così con predicozzi retorici o, peggio, da regime autoritario.
    L’autore dell’articolo a parte il dare qualche notizia utile dal punto di vista formale-giuridico pare non essere particolarmente preoccupato dalle mancanze di cui sopra.

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      In Italia non ci sono di questi laboratori accreditati perché non c’è produzione di filtranti facciali.
      Forse questa è la volta buona che……

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      Roberto Gorla

      La lettera del sedicente ex Ispettore purtroppo si commenta da sola. Di fatto non risponde all’interrogativo che noi ,gente qualunque, co poniamo: queste benedette Ffp2 con bollo Ce sono pericolose? E nel dubbio non sarebbe meglio allertare efficacemente tutti?

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    Mauro Berselli

    Accredia è l’Ente designato dal governo italiano ad attestare la competenza, l’indipendenza e l’imparzialità degli organismi e dei laboratori che verificano la conformità dei beni e dei servizi alle norme.
    Per quanto riguarda le mascherine FFP2 della vicenda, come si legge chiaramente nel sito ACCREDIA, l’organismo Turco che ha rilasciato queste certificazioni NON E’ ACCREDITATO DA ACCREDIA.
    Potete verificare da voi nel sito in proposito.
    Queste mascherine continuano ad essere vendute in Italia , anche in farmacia. Pertanto si può dire che non hanno una certificazione riconosciuta in Italia.

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      Mauro, l’ente turco non è accreditato da Accredia, che opera solo in Italia, ma sarà accreditato dall’ente turco, TURKAK, che, tra l’altro, ha avuto l’autorizzazione dalla Commissione Europea. Sopra Accredia e sopra l’ente turco c’è ILAC che vigila tutti secondo la ISO/IEC 17011 https://ilac.org/signatory-search/.
      Per il principio del mutuo riconoscimento prove fatte dal un laboratorio accreditato da Turkak valgono, nel mondo, come quelle fatte da un laboratorio accreditato da Accredia.

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    Vediamo di fare un passo indietro e di ricostruire per quanto possibile una vicenda che tutti ricordiamo, prima di impugnare corda e sapone:

    – allo scoppiare della pandemia era stato raccomandato di indossare le mascherine e, IN MANCANZA, di coprirsi il viso con UNA SCIARPA che, non credo occorra spiegarlo, certamente non è certificata per nessun FFP.

    – in seguito, in carenza di mascherine sul mercato, centinaia di piccoli e grandi produttori di indumenti e sarte casalinghe hanno iniziato a cucire mascherine IN STOFFA che, anche in questo caso, non era certificata per nessun FFP.

    – quando sono finalmente arrivate in massa le mascherine (cinesi, birmane, esquimesi, congolesi… fate voi) riportavano certificazioni FFP varie rilasciate dai rispettivi ENTI LOCALI del paese produttore.

    Con tutto questo, la curva del contagio si è abbassata (grazie alle mascherine e al rigido lockdown) sino al punto di poter passare un’estate quasi normale fino alla ripresa scolastica d’autunno e all’intruppamento di miloni di persone in autobus sovraffollati perché non ne era stato aggiunto neppure uno alle fatiscenti dotazioni comunali (ma erano stati comprati milioni di geniali monopattini che risolvevano tutto).

    Da mesi, per andare al ristorante prima prenoti, poi ci vai in ordine sparso e non in gruppo, ti misurano la temperatura all’ingresso, ti spruzzi il gel sulle mani, sei in un ambiente sanificato, siedi con i tuoi familiari, il numero dei coperti è un quarto della capienza del locale, il personale indossa la mascherina: ma vengono chiusi, è vietato entrare, solo asporto, orari fino a prima sera.

    Nei centri commerciali vai negli orari di punta, ti intruppi con centinaia di sconosciuti, all’ingresso basta avere la mascherina, l’ambiente viene sanificato alla sera, nessuno controlla quanta gente entra, il personale usa la mascherina al collo: ma l’accesso è libero 7 giorni su 7 con oratio pieno.

    Nessun controllo in strada per sanzionare quelli che non usano o indossano male la mascherina (almeno 4 su 10 solo a guardare i passanti dal finestrino dell’auto), situazione trasporti praticamente immutata, zone variamente colorate con restrizioni cervellotiche e incomprensibili ai più.

    Ma ci si straccia le vesti perché le mascherine non sono certificate FFFFFFPPPP23456789 e firmate una per una con bella calligrafia, penna d’oca e inchiostro nero anticontraffazione dal ministro Speranza in persona.

    Mi pare una bell’esempio di distrazione di massa.

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    Sergio Emanuele Nestori

    Perchè non ci sono laboratori di controllo in Italia ?
    Perchè non ci sono ( o c’erano) produttori italiani di questi prodotti ed i produttori del lontano oriente non vengono certo in Italia a far testare il prodotto quando in altri luoghi il test costa un decimo ed è meno selettivo
    Perchè in Italia i test costerebbero di più ? Perchè i costi che dovrebbero sostenere i laboratori italiani/europei sono enne volte superiori rispetto a quelli sostenuti da altri paesi ( i costi di un accreditamento sono molto elevati e poi se invece che inventarti i dati esegui anche le analisi richieste … i costi lievitano)
    Perchè si accetta questo approccio ? Perchè il consumatore medio quando fa acquisti sulle piattaforme online non acquista mai sulla base delle certificazioni o altro , bensì guarda il prodotto che costa meno , contentissimo di spendere meno e ritenendosi molto più furbo di quelli che spendono di più
    Infine un ultimo commento se mi è concesso , ho condotto molti audit all’estero in Europa e posso dire per esperienza che anche nel mitico nord Europa esistono delle superficialità immense a macchia di leopardo . Come si usa dire il giardino del vicino è sempre più verde … ma poi se ti avvicini scopri che è sintetico

  8. Avatar

    Finirà come da copione, perché chi é stato é stato e chi é stato non é piú. Cosí é sempre stato……….