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Lockdown: un italiano su tre ha mangiato più frutta e verdura. Boom di prodotti locali e delle consegne a domicilio

Woman at the food marketDurante il lockdown un italiano su tre ha mangiato più frutta e verdura. È quanto risulta dell’indagine condotta dall’osservatorio The world after lockdown di Nomisma e Crif su un campione di 1.000 nostri connazionali.

Un intervistato su quattro dichiara di aver aumentato la spesa per i prodotti alimentari. Un andamento confermato dai dati di Ismea che indicano un incremento del 18% della spesa per prodotti alimentari confezionati, nel mese di aprile 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019. Il motivo è chiaro: con lo smart working e la chiusura dei ristoranti sono scomparsi pasti in mensa, aperitivi e cene in pizzeria, così come le pause pranzo al bar. Abbiamo trascorso più tempo a casa e soprattutto abbiamo consumato a casa tutti i pasti.

Questo non si è tradotto solamente in un aumento dell’esborso per prodotti alimentari – irrinunciabili – ma anche in uno spostamento delle preferenze che, secondo un’indagine del Crea (ne abbiamo parlato qui) ha visto aumentare nei carrelli sia i prodotti salutistici che quelli di conforto.

La crescita dell’ortofrutta si colloca in questo quadro: avendo più tempo a disposizione e con un pensiero alla salute, il 33% degli italiani dichiara di aver incrementato il consumo di ortofrutta, mentre solo il 15% parla di una diminuzione. Il dato è confermato dall’aumento della spesa nel settore, registrato da Nielsen, pari al +15,8% (17/feb-26/apr 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019). Un aumento di spesa, spinto soprattutto dalla frutta, che è dovuto certamente alla crescita dei volumi acquistati ma anche all’aumento dei prezzi (leggi qui). Bmti (Borsa merci telematica italiana) segnala per il mese di aprile un aumento medio dei prezzi all’ingrosso dell’ortofrutta: le mele crescono del 17,4% rispetto al 2019, le pere del 26% e kiwi quasi del 30%. Prezzi più alti anche per le fragole.

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Durante il lockdown abbiamo trascorso più tempo a casa e soprattutto abbiamo consumato a casa tutti i pasti

Oltre a questi aumenti, però, le dinamiche che determinano l’effettivo prelievo dal portafogli di chi va a fare la spesa sono numerose e complesse. Bisogna considerare che in marzo e aprile ognuno di noi si recava nel punto vendita più vicino, quindi molti italiani si sono spostati dagli ipermercati, che di solito riservano prezzi più convenienti e offerte speciali ma si trovano fuori città, a piccoli supermercati o negozi di prossimità, dove la scelta è minore e i prezzi mediamente più elevati.

Si è vista poi una vera e propria esplosione delle consegne a domicilio: acquisti online dalle catene di supermercati – con una crescita tale per cui non riuscivano a far fronte alla richiesta  – ma anche ordini telefonici, o con Whatsapp, offerti dai negozi di prossimità. Con questi canali è più difficile scegliere prodotti di primo prezzo o approfittare delle offerte. Per la prima volta questa modalità, prevalentemente riservata ai prodotti confezionati, ha coinvolto in larga misura anche il fresco: secondo la ricerca Nielsen/Crif una famiglia su quattro ha acquistato ortofrutta fresca facendo ordini online alle catene di supermercati. A questi dobbiamo aggiungere coloro – il 15% – che hanno fatto acquisti tramite i siti di mercati contadini o agricoltori.

Per 6 italiani su 10 è importante l’origine nazionale, seguono la tracciabilità della filiera e i prodotti km 0

Oltre a una maggior attenzione per la salute, che ci ha portato a prediligere alimenti freschi, ricchi di vitamine, dobbiamo considerare che avendo più tempo a disposizione, ci siamo tutti dedicati con più attenzione alla preparazione dei pasti. Ecco perché, nel settore ortofrutta, gli articoli pronti per il consumo, come le insalate in busta o le zuppe pronte hanno registrato una battuta d’arresto, dopo anni di continua crescita.

È difficile prevedere se e quanto questo trend si potrà mantenere in futuro. Secondo i nostri connazionali intervistati da Nomisma alcuni valori alla base delle scelte alimentari nei prossimi mesi saranno più importanti che in passato: primo fra tutti (per 6 italiani su 10) l’origine nazionale, seguono la tracciabilità della filiera e i prodotti km 0. Tre modi diversi per dire che la vicinanza è più che mai un valore, sia perché è correlata a una maggiore sicurezza, sia perché sostenere il nostro Paese, in questo momento, è avvertito come un’esigenza particolarmente importante.

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  Valeria Balboni

Valeria Balboni

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