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Pomodori secchi Saclà: l’origine della materia prima deve essere indicata? No, quello che importa è la qualità dice l’azienda

pomodori secchiSugli scaffali dei supermercati trovo spesso dei barattoli di pomodori essiccati al sole conservati sott’olio e conditi in vari modi. Si tratta di un prodotto di eccellenza che piace e viene spontaneo pensare  all’origine italiana della materia prima.

Faccio un esempio: al Penny Market ho visto pomodori secchi Saclà, con una scritta attorno al logo che recitava: “Qualità italiana 100%”. Leggendo bene, in etichetta non era riportata l’origine, e nemmeno il produttore. Il consumatore non dovrebbe essere informato dalla Saclà, così come dalle altre industrie alimentari, sulla provenienza della materia prima? Non vorrei trovarmi nella situazione di acquistare pomodori provenienti da altri Paesi, convinto che siano 100% italiani. Non sarebbe giusto, inserire anche sui prodotti da agricoltura convenzionale l’origine della materia prima?

Corrado

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La risposta di Roberto Gheritti direttore commerciale della Saclà.

 

sacla-pomodoriInnanzitutto devo precisare che la dicitura corretta sull’etichetta non è “Qualità italiana 100%” come scrive il lettore ma “Qualità italiana dal 1939“, anno di fondazione della nostra società. Con questo intendiamo dire che tutti i nostri prodotti sono preparati seguendo la tradizione gastronomica italiana, come nel caso dei pomodori secchi.

 

Vorrei inoltre precisare che in linea con l’attuale normativa, l’origine del prodotto  può essere dichiarata italiana. La materia prima, anche se proveniente da aree geografiche diverse, quando subisce una trasformazione sostanziale (come nel caso dei pomodori secchi) può essere considerata di origine italiana. Il produttore ed il relativo sito produttivo, sono sempre  indicati nella retro etichetta (in questo caso la F.lli Saclà stabilimento di Sarno). Secondo la legge attuale e l’origine agricola delle materie prime deve essere indicata solo per i prodotti biologici.

 

oliveSpesso ci capita di ricevere richieste di informazioni sul rapporto tra qualità e provenienza, perchè i consumatori tendono ad associare la provenienza domestica ad una migliore qualità. Questo aspetto può essere vero nel caso di prodotti freschi. Cito per esempio il caso del caffè dove è ben nota la qualità italiana a fronte di materia prima extra UE . La provenienza del prodotto agricolo è spesso decisa in base a criteri che non sempre sono il costo: ci sono alcune colture italiane (cetrioli) che non sono in grado di soddisfare il consumo nazionale, oppure come nel caso delle olive da consumare intere, dove la qualità estera è migliore di quella nostrana.

 

Roberto Gheritti, Direttore Commerciale Italia F.lli Saclà S.p.A.

© Riproduzione riservata

Foto: Sacla.it, Photos.com

 

 

  Redazione Il Fatto Alimentare

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10 Commenti

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    Non sono d’accordo con il signor Gheritti. A mio parere se il pomodoro ha origine agricola italiana perché non metterlo in etichetta senza arrampicarsi sugli specchi? se poi il loro pomodoro ha origini nobili, perché non vantarsene indicandolo?
    Se quando mi trovo negli USA compro la pasta, l’olio, i pomodori, il sale e uso l’acqua locale per cuocermi gli spaghetti “secondo la mia tradizione italiana” non fa una piega, ma di certo non dico di aver usato pasta preparata con grano Cappello (Foggia), pomodori pelati di San Marzano (TA) e olio di cultivar Cellina (Bari) e magari sale delle saline Foggiane……dimenticavo l’acqua dell’Acquedotto Pugliese.

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    La qualità delle olive estere è migliore di quella Italiana??ma stiamo scherzando??semmai il calibro commerciale è migliore ma il gusto è pessimo e standardizzato dalla soda in fase di deamarizzazione.Il Sig. Gheritti non ha mai assaggiato secondo me le olive fermentate al naturale.

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      Purtroppo il consumatore a poche speranze di mangiare olive fermentate al naturale. Se per naturale ci riferiamo alla salamoia (acqua/sale).

      Anche le olive in salamoia italiane vengono trattate con soda comprese quelle di “qualità” a denominazione di origine controllata DOP.

      Esempio
      «La Bella della Daunia» DOP dal Disciplinare di produzione
      “……
      Le olive verdi «La Bella della Daunia» a D.O.P. subiscono un processo di trasformazione con Sistema Sivigliano che viene di seguito descritto: le olive dopo la calibratura sono trattate con soluzione di liscivia alcalina (idrossido di sodio), le cui concentrazioni potranno variare da 1,7% al 4,0% (w/v), …….”

      oppure

      Oliva Ascolana del Piceno DOP – dal disciplinare
      “….
      La deamarizzazione delle olive è realizzata con immersione in soluzione di idrato sodico (NaOH),
      la cui concentrazione può variare dall’1,5 al 3%, la durata del processo è compresa ….”

      “Oliva Nocellara del Belice” DOP dal disciplinare di produzione
      “… La concia delle olive, …. , deve essere effettuata con uno dei seguenti sistemi …. :
      Olive Verdi
      a) fermentazione lattica (sistema Sivigliano);
      b) cangianti al naturale;
      c) sistema Castelvetrano.
      ….”

      Per i sistemi a) e c) viene usata soda (idrato sodico).
      Purtroppo il trattamento naturale prevede tempi di lavorazione troppo lunghi e forse troppo costosi.

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    Ragazzi, dobbiamo finirla di credere che i prodotti italiani siano sempre migliori.
    Importante che i prodotti alimentari contengano meno pesticidi, meno metalli pesanti, meno conservani cancerogeni e più vitamine.
    Da consumatori intendo

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    Anch’io non sono d’accordo! E’ ora di finirla di ingannare il consumatore…sarebbe corretto informarlo da dove provengono quei pomodori e non fargli credere che sono italiani arrampicandosi sugli specchi! Un altro caso di disinformazione a scapito del vero made in Italy!Visto che dite che qualitativamente alcuni prodotti esteri sono migliori di quelli italiani scrivete da dove provengono e poi vediamo se il consumatore li compra….il prodotto italiano (di origine italiana) è percepito in Italia e all’estero come prodotto di qualità,sano e sicuro.

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    Teniamo presente proprio a proposito di pesticidi, che l’uso di alcuni vietato nella comunità europea, viene ammesso in paesi extra-comunitari: guarda caso da dove vengono i pomodori secchi?
    Se in Italia la normativa prevede locali e strutture ben definite per il processo di essiccazione, in paesi Terzi sarà altrettanto?non credo proprio.
    Informiamoci per bene prima di parlare la materia alimentare è molto complessa e non sempre comprensibile.

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    E ora di finirla! Le grandi imprese devono rendersi conto che i consumatori sono più attenti e scrupolosi. Loro si limitano a dare solo le informazioni che la legge li obbliga a dare, per il resto nulla di più. Il made in Italy, soprattutto per quanto riguarda l’alimentare, è la cosa più importante che abbiamo e con la quale potremmo essere una potenza economica. E invece, spesso le grandi imprese ragionano solo in termini commerciali. Compro i pomodori secchi in Turchia o in Tunisia (addirittura, adesso c’è chi li compra anche dalla Cina) a bassissimo costo ( e bassissima qualità), poi li trasformo in Italia e voilà: ecco fatto il miracolo. Diventa tutto prodotto italiano. Ma fatemi il piacere! Avrebbe detto il grande Totò…

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    Basta, bisogna assolutamente cambiare la legge, made in italy solo se il prodotto è italiano e lavorato in Italia,sanzioni pecuniare altissime e carcere per frodi alimentari, anche non gravi.

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    La legge italiana è piena di lacune e controsensi. Perchè non obbligare le aziende ad inserire in etichetta la provenienza della materia prima? Inoltre, leggendo bene sul retro del barattolo, tra gli ingredienti che la Saclà cita leggo anche dei “residui di anidride solforosa”. E’ una sostanza che ad alcune persone sensibili può dare anche allergie gravi o sbaglio?? Ma un prodotto naturale può contenere simile sostanza?

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    Siamo chiari finalmente nei confronti del consumatore!! Una cosa è la provenienza delle materie prime che per qualcuno può essere importante come valore affettivo o di promozione dell’agricoltura locale. Cosa diversa è la “Qualità oggettiva” definita da gusto, composizione, residui, e tecnologia. L’Operatore della catena alimentare, produttore/trasformatore/trasportatore/distributore, in autocontrollo responsabile e sanzionabile, sotto controllo di organismi ufficiali che funzionino, secondo i Regolamenti CE deve garantire: verifiche, controlli e analisi/gestione del rischio lungo tutta la filiera, compresa la tracciabilità. Ciò basta a dare sufficienti garanzie nei confronti del consumatore , che non ha bisogno di altre chilometriche informazioni o indicazioni che lo inducano in errore, quale ad esempio l’origine della materia prima, che può essere di ottima qualità anche se non è prodotta dietro casa sua.(anzi spesso quella dietro casa è più scarsa di quella prodotta altrove nella UE, con migliori criteri e tecnologie)