Un lettore ci segnala due confezioni di bresaola ricoperte di muffa nonostante una scadenza fissata a settembre. Ecco la risposta di Lidl.
Un lettore ci ha scritto dopo aver trovato due confezioni di bresaola acquistate completamente ammuffite a poche settimane dall’acquisto e con una data di scadenza ancora lontana. Abbiamo inoltrato la segnalazione a Lidl, che ci ha risposto dopo aver svolto le verifiche con il fornitore. Di seguito la lettera arrivata in redazione e la risposta della catena
La lettera
Buona sera Spett.le Redazione de Il Fatto Alimentare,
Sono anni che vi seguo e leggo dei vari prodotti e delle miriadi di problematiche che analizzate e riscontrate in giro per l’Italia. Per quanto non sia la prima volta che mi capita di dover gettare anzitempo qualche prodotto (solitamente la carne) acquistato presso la catena Lidl, nel supermercato di Gorizia, se non lo consumo a breve o lo congelo. Questa volta sono rimasto scioccato quando ho trovato, tra le confezioni di bresaola in frigorifero, due vaschette nelle condizioni che potete notare dalle immagini. La cosa che più ha colpito sia me sia la mia compagna è stata che sono state acquistate in data 17 giugno 2026 (oggi è il 10/07) e portate a casa e poste in frigorifero. Come si evince dalle confezioni, oltretutto, entrambe hanno scadenza 01/09/2026!
Immagino già la risposta della catena, la quale avrà sicuramente da ridire sulla “catena del freddo” non rispettata dal cliente, ma così non è. Dal supermercato a casa mia ci sono circa 3 km e utilizzo borse termiche dal carrello a casa. Non è neppure la prima volta che abbiamo visto il personale portare i bancali di cibo da frigo che restano del tempo nelle corsie.
Un ringraziamento per la cortese attenzione e buon proseguimento di lavoro
Mauro
La risposta di Lidl
Gentile Redazione,
vi ringraziamo per averci inoltrato la segnalazione del Cliente relativa alla referenza Bresaola punta d’anca affetta 80g a marchio “Dal Salumiere”. Ci teniamo innanzitutto ad esprimere il nostro rammarico per quanto segnalato.
A seguito del ricevimento della segnalazione ci siamo prontamente attivati assieme al nostro Fornitore, il quale ha immediatamente avviato dei controlli interni e una verifica dei controcampioni dello stesso lotto conservati presso lo stabilimento produttivo. Sia i controlli interni che l’analisi dei controcampioni effettuati dal Fornitore non hanno evidenziato alcuna non conformità, confermando l’assoluta idoneità del prodotto all’uscita dallo stabilimento.
Dalla valutazione tecnica della documentazione fotografica fornita, il Fornitore ritiene che quanto riscontrato dal Consumatore sia riconducibile a una micro-lesione accidentale della pellicola protettiva. Si tratta di un evento che avviene presumibilmente in una fase successiva al confezionamento, come il trasporto o la movimentazione. Una fessurazione, anche se invisibile a occhio nudo, è infatti sufficiente ad alterare l’atmosfera protettiva (MAP) all’interno della confezione, permettendo l’ingresso di ossigeno e favorendo di conseguenza lo sviluppo di muffe prima della naturale scadenza del prodotto.
Il Fornitore, inoltre, ci conferma di sottoporre ogni lotto a rigorosi controlli meccanici di tenuta del sigillo, per cui ritiene che l’evento segnalato sia da riferirsi a un episodio del tutto isolato, per il quale non abbiamo ricevuto ulteriori segnalazioni. Ad ogni modo, siamo disponibili ad effettuare il reso del prodotto: il cliente potrà in tal caso contattare l’assistenza clienti all’indirizzo assistenzaclienti@lidl.it.
Restiamo a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento.
© Riproduzione riservata Foto: inviate dal lettore





purtroppo non ci si può nascondere dietro un dito, è risaputo che essendo i discount i supermercati più economici…la qualità, l’assortimento, la conservazione specie per poco personale, è quella che è, per cui o ci si accontenta, oppure si va altrove, dato che anche facendo notare queste carenze sui prodotti fallati…giorni dopo è tale quale prima… occorre in questi casi avvertire i nas, dato che a noi consumatori finali tali supermercati non danno retta .
La confezione a cui ho accennato era integra e non c era nessun forellino secondo me era stata conservata male o nel trasporto o nello scaffale!
I microfori (o microlesioni) sulle confezioni in atmosfera protettiva sono spesso di dimensioni microscopiche: non si vedono a occhio nudo e non alterano l’aspetto visivo della vaschetta.
Basta una fessura invisibile per far entrare ossigeno e rompere l’equilibrio della confezione, permettendo la formazione di muffa anche se la catena del freddo è stata rispettata perfettamente lungo tutto il trasporto e nello scaffale.
Ovviamente i controlli sulla conservazione restano fondamentali, ma la presenza di microfori invisibili è una delle cause più frequenti in questi casi particolari.
ma non sarebbe meglio conservare questi preaffettati nel congelatore fino a quando non si decida di consumarli?
Congelare la bresaola preaffettata è sicuro, ma ne compromette la qualità: lo scongelamento spezza le fibre, rende le fette acquose e fa perdere sapore. Considerato che le vaschette in atmosfera protettiva durano già a lungo in frigo, il freezer è sconsigliato.
condivido le remore organolettiche, ma almeno supera il problema della presenza di microfori e rimane un prodotto sicuro fino a consumazione…
Di solito un certo quantitativo orario di vaschette dovrebbe esere sottoposto al test di tenuta sottopononedoli a pressione o al vuoto,
L’operazione viene fatta in linea o in prosimità proprio per popter fermare la produzione in caso di non conformità.
Anche a me è capitato di aver comperato a Ldl della mia città una confezione di yoghurt che aveva una scadenza molto lunga,ma quando l’ho aperto c’era una patina di muffa.non ho più comperato yoghurt nel negozio! Non mi era mai capitato prima! Eppure ho sempre comprato yoghurt presso altri supermercati! Ma mai successo una cosa del genere !
Invece può succedere ovunque, anche per colpa dei clienti. Mai visto i bambini “lasciati liberi” di buttare all’aria ogni cosa e lasciare merce da frigo fuori? Poi magari dopo un’ora passa un altro e lo rimette in frigo, pure pensando di fare bene. Anche le microlesioni possono succedere ovunque. Per quanto riguarda lo yogurt, posso pensare anche a problemi nel confezionamento, potrebbe esserci stato un problema di mancata sigillatura perfetta da parte del macchinario. Io proprio per questo avviserei comunque il negozio
Da anni la maggior parte dei prodotti alimentari hanno perso la loro genuinità.
Vale x la frutta, la carne gli insaccati ecc .
Questo riguarda la maggior parte dei supermercati .
Cosa ci propinano esattamente? la poca edibilita ° dei prodotti.
Questa nazione è allo sfascio in ogni senso .
Non vedo il motivo di tanto clamore. Il cliente avrebbe potuto riportare il prodotto con lo scontrino e glielo avrebbero sostituito. Nei supermercati è piuttosto frequente vedere affettati in busta con colori “strani” e macchie di muffa e il motivo è sempre la mancata atmosfera protettiva.
A me, invece, succede spesso con la pasta fresca, è capitato che abbia fatto la muffa, nonostante la scadenza fosse lontana, ed io abiti a due minuti dal supermercato e in estate mi porti sempre dietro una borsetta frigo e relativa ghiaccietta. Forse, è un problema delle loro celle frigorifere. ♀️
Anch’io ho acquistato del latte fresco ed è andato a male prima della scadenza!
È strano che, viste le affermazioni di Lidl, la cosa sia successa non su una ma ben due confezioni acquistate assieme
Ho pensato la stessa cosa. Due confezioni, entrambe con microfori!
Ho lavorato per molti anni nell’ ambito del confezionamento insaccati ( bresaola,salumi, prosciutti,ecc) .A mio modesto parere è probabile che la miscela di gas non sia stata corretta oppure uno dei due gas sia terminato e nelle buste sia stato immesso ossigeno invece di CO2 o N2. Solitamente la confezionatrice registra la mancanza di gas e manda un allarme agli operatori ma è possibile bypassare o escludere gli allarmi anche se non si potrebbe…..
Ha ragione il salumificio. Pini. Il problema riscontrato dal cliente non è perché hanno confezionato un prodotto non idoneo,il problema sta nella confezione, facilmente è stato deteriorato nel trasporto
In effetti i prodotti Lidl sono conservati in atmosfera modificata, prendo spesso trito di vitello e di maiale ed anche salsiccia per preparare la bolognese e, vi garantisco che messa in padella per fare andare via tutta l’umidità, l’odore è perfetto, grazie alla conservazione in atmosfera modificata
Buono a sapersi, i produttori conservano il prodotto per ogni lotto, come lo conserviamo noi a casa, tenere traccia è importante. La muffa riscontrata dal cliente contemporaneamente in due confezioni è stranissima
È da qualche anno che vado a fare la spesa nei punti vendita Lidl e ho notato che i prodotti vengono messi sugli scaffali con molta foga, causando a mio avviso micro-rotture alle scatole e alle confezioni. Nel mio caso specifico, è capitato di dover buttare degli affettati prima della data di scadenza. Dovrebbero fare maggiori controlli sia presso i produttori che nei punti vendita. Un’ultima cosa: non so se sia capitato anche ad altri, ma gli omaggi non sono mai disponibili.
Non è del tutto un episodio isolato
, anche a me è successa la stessa cosa la confezione era sigilllata
Risposta non adeguata per noi consumatori
“Una fessurazione, anche se invisibile a occhio nudo, è infatti sufficiente ad alterare l’atmosfera protettiva (MAP) all’interno della confezione, permettendo l’ingresso di ossigeno” Primo :risposta insufficente in quanto se ci fosse un minimo buco non risulterebbe il sottovuoto ancora visibile secondo: se si fosse rotto come da loro indicati se venisse utilizzata una plastica più robusta non si avrebbero questi problemi. I nas dovrebbero fare più controlli in tutti i supermercati a volte vedi delle cose allucinanti …e mi fermo qua.
La confezione in MAP non è sottovuoto, quindi una micro-fessura invisibile ad occhio nudo, spesso localizzata sulla saldatura del bordo, non ne altera la forma ma permette allo scambio gassoso di far entrare l’ossigeno necessario alla crescita della muffa. L’uso di plastiche più sottili risponde alle normative europee sulla riduzione degli imballaggi, ma rende il packaging più sensibile alle sollecitazioni durante il trasporto e la gestione negli scaffali, dove tali micro-lesioni risultano difficili da rilevare ad occhio nudo prima della vendita.
La Lidl da sempre ha questi problemi. Penso che chi mette la merce nei frigoriferi lascia la stessa a lungo fuori. Mi è già successo con le mozzarelle e mi sono ripromesso di non comprarle mai più.
Considerazione di carattere generale: dai commenti si evince che il consumatore medio ha una scarsissima conoscenza di come vanno conservati i cibi.
Vedo che non si sa nemmeno cosa sia una TMC, cosa sia l’ ATM…e mi fermo…
Non è ora che si cominci a educare i consumatori a suon di tossinfezioni alimentari? Sono serio, non sto scherzando, sembra che nulla funzioni.
Il reso? E se l avesse mangiata?
Spett.le Redazione de Il Fatto Alimentare,
vi seguo da molti anni e trovo particolarmente utile il vostro lavoro, proprio perché aiuta il consumatore ad andare oltre il prezzo esposto sul cartellino e a valutare ciò che realmente acquista.
La recente segnalazione relativa alla bresaola Lidl mi offre lo spunto per una riflessione maturata personalmente in molti anni di spesa familiare, soprattutto durante il periodo Covid, quando ero io ad occuparmi sistematicamente degli acquisti per tutta la famiglia.
Ho sempre cercato di coniugare tre elementi: qualità, salute e prezzo. E proprio facendo molta attenzione ai prezzi mi sono progressivamente convinto che l’equazione “discount = risparmio” meriti di essere analizzata molto più attentamente.
Il punto, secondo me, è semplicissimo: non bisogna guardare quanto costa la confezione. Bisogna guardare quanto costa realmente il prodotto al chilogrammo.
Il discount ha certamente un grande vantaggio per chi dispone, in quel momento, di una cifra limitata: permette di acquistare confezioni piccole spendendo nell’immediato 1,50 €, 2 € o 3 €, invece di doverne spendere magari 5, 8 o 10 per una confezione più grande. Ma questo non significa necessariamente che quel prodotto sia più economico.
Faccio un esempio concreto tratto dalla mia spesa. Acquisto abitualmente ricotta in un supermercato della provincia di Verona, in confezione da 1,5 kg, al prezzo di 5,99 €/kg. Recentemente, durante una visita in un punto vendita Lidl, ho controllato per curiosità un prodotto analogo venduto in confezioni molto più piccole: il prezzo era circa 6,58 €/kg.
La singola vaschetta costava naturalmente molto meno alla cassa. Ed è proprio qui, a mio avviso, che nasce la percezione della convenienza: 1,50 o 2 euro sembrano inevitabilmente “meno” di 8 o 9 euro. Ma stiamo acquistando quantità completamente differenti. Rapportando tutto al chilogrammo, la prospettiva cambia.
Ed è una dinamica che, nella mia esperienza, non riguarda soltanto Lidl, ma più in generale il modello discount. Sarebbe quindi molto interessante un confronto serio con i supermercati tradizionali prendendo prodotti realmente comparabili e mettendo sul tavolo quattro elementi: prezzo al chilogrammo, quantità della confezione, ingredienti e qualità complessiva del prodotto.
Non intendo assolutamente criticare chi sceglie il discount, né tantomeno permettermi di giudicare le possibilità economiche delle famiglie. Anzi, è proprio questo uno degli aspetti centrali della questione: per una persona o una famiglia che dispone di 50 euro e non di 100 euro per fare la spesa, poter acquistare confezioni più piccole rappresenta una possibilità concreta e importante.
Ma questa è accessibilità alla spesa, che non sempre coincide con convenienza economica reale. Sono due concetti profondamente diversi.
Nella mia esperienza, acquistando confezioni familiari e selezionando attentamente prodotti, prezzi al chilogrammo e offerte nei supermercati tradizionali, sostengo certamente una spesa iniziale superiore, ma quella stessa spesa mi permette spesso di avere frigorifero e dispensa riforniti molto più a lungo.
Naturalmente esistono prodotti convenienti e prodotti meno convenienti in entrambe le tipologie di vendita, ed è proprio per questo che sarebbe interessante abbandonare una volta per tutte le equazioni “discount economico” e “supermercato costoso” e lasciare parlare i numeri.
Quanto pago realmente 100 grammi di ciò che sto portando a casa? Quanto costa al chilogrammo? Quanta quantità sto acquistando? Quanto durerà quella spesa? E, soprattutto, quale qualità sto ottenendo in rapporto a ciò che pago?
Credo che un’inchiesta comparativa de Il Fatto Alimentare su questo tema sarebbe estremamente interessante, soprattutto in un periodo nel quale il costo della spesa incide sempre di più sui bilanci familiari.
Perché il prezzo più basso scritto in grande, magari evidenziato in rosso o accompagnato dalla percezione dello “sconto”, non necessariamente identifica il prodotto che costa meno.
La vera convenienza, alla fine, non si misura dal prezzo della singola confezione: si misura dal rapporto tra prezzo, quantità e qualità di ciò che portiamo realmente a casa.
Un cordiale saluto e complimenti per il vostro lavoro.
Matteo
Strano che i controcampioni aziendali siano sempre a posto.
Avrebbero dovuto provare con campioni già messi in vendita validando anche la tenuta alla pressione della confezione e poi rispondere.
buongiorno, colgo l’occasione per segnalare che anche lo stazionamento di buste di prodotti come carne e affettati, fuori dal frigo e su transpallet in attesa di qualcuno che le sistemi nei frigo dei super, soprattutto lo stazionamento che dura oltre un ora, porta un buon contributo alla produzione di batteri e degenerazione dell’alimento. mi è successo di vedere questo in un discount vicino casa dove, da allora, non vado più.. carne in pezzi imbustata che ha sedimentato in temperatura ambiente oltre un ora, poi io me ne sono andata e quindi chissà quando è stata messa in frigo.. certo, c’è un’alternativa ossia non andare in quel super .. però che brutto modo di lavorare, che tristezza..