Donna con camice e guanti da laboratorio tiene in mano provetta con carne trita; concept: carne coltivata

Riceviamo e ripubblichiamo volentieri questa lettera di un nostro lettore in risposta a un intervento di Antonio Gasbarrini, professore di Medicina Interna e Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, al Forum Internazionale dell’Agricoltura di Coldiretti del 23/11/2023. Il tema dell’intervento: la carne coltivata.

La lettera

Sui social gira il video dell’intervento del prof. Antonio Gasbarrini al Forum di Coldiretti in cui parla di carne coltivata. I contenuti mi hanno sorpreso e oltremodo deluso (trovate il video qui). Nonostante la mia istruzione sia ben diversa da quella di Gasbarrini, che ricopre la carica di direttore della “Unità operativa complessa di Medicina Interna e Gastroenterologia”, è preside della Facoltà di medicina e chirurgia e ordinario di Medicina Interna presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma mi sono sorpreso per la abbondanza di evidenti elementi di debolezza scientifica.

E poiché non c’è bisogno di essere dei geodeti per comprendere che la Terra non è piatta, ho inviato al prof. Gasbarrini alcune considerazioni che voglio rendere pubbliche con questa lettera. So bene che questa mia è solo una goccia nel mare della disinformazione, ma è scritta nell’intento di ricordare (a chi per leggerezza o altro fa da “sponda scientifica” ad interessi corporativi), che l’integrità è un valore.

Carne coltivata, non sintetica

Egregio professore, ho avuto modo di ascoltare solo ieri il suo intervento del 23/11/2023, ospite al Forum Internazionale dell’Agroalimentare (cioè Coldiretti) a Villa Miani. Mi permetta di esprimerle il mio sconcerto per talune Sue affermazioni.

Antonio Gasbarrini - Forum Internazionale dell'Agricoltura Coldiretti 23.11.2023
Il professor Gasbarrini ha tenuto un intervento sulla carne coltivata durante il Forum Internazionale dell’Agricoltura di Coldiretti

In primo luogo non ho compreso perché lei contesti il termine ‘carne coltivata’. Le domando cosa per Lei sarebbe definibile con il termine ‘carne coltivata’ visto che tale termine (coniato negli anni ’90 dall’ingegnere olandese Willem van Eelen e non da Lei) viene oggi utilizzato per esprimere proprio ciò per cui è stato concepito. Non dovrebbe sfuggirle che è una questione puramente semantica: ‘sintetica’ spaventa di più di ‘coltivata’ e i lobbisti dell’allevamento lo sanno bene.

Mi pare, e mi corregga se sbaglio, che lei non sostanzi la Sua affermazione: “Non è carne coltivata questa: sono cellule isolate da una biopsia muscolare che vengono messe in vitro e fatte crescere”. Le chiedo: cosa lo sarebbe allora? E chiedo se, per auspicabile coerenza, definisce ‘pelle sintetica’ quella ottenuta tramite la medicina rigenerativa usando tecniche con cui sono realizzati i tessuti, denominati ‘costrutti cutanei’, che vengono poi trapiantati su chi ha subito gravi ustioni e che sono prodotti in un bioreattore coltivando cellule staminali similmente a come avviene per la ‘carne coltivata’? Se Le fosse sfuggito, anche l’Istituto Mario Negri, che Lei credo conosca molto bene, la chiama ‘carne coltivata’ con buona pace del Suo illustre Ospite.
Ma, certamente, chiamarla ‘carne sintetica’ muove molto di più le corde emotive di chi ascolta e con ciò Lei offre buone basi di marketing agli associati Coldiretti per le loro battaglie di retroguardia.

La questione degli antibiotici

Quando poi Lei entra nel merito di come sarebbe prodotta la ‘carne coltivata’ non mi pare si basi su evidenze che non siano il semplice sentito dire: da scienziato come Lei tiene orgogliosamente a ricordare al Suo pubblico, mi domando come può esprimere un giudizio su una cosa che non conosce. Lei dovrebbe essere consapevole di rappresentare una comunità che ha come metodo quello di discutere sui fatti e non sulle opinioni. È davvero metodo scientifico questo?

Se voleva fare solo considerazioni generiche e personali (visto il livello non tecnico dell’auditorio) allora perché parla esclusivamente delle ipotetiche problematiche e non delle enormi potenzialità di un simile prodotto? Insinua addirittura che occorreranno antibiotici per coltivare questa ‘carne coltivata’. A quali studi fa riferimento? O è frutto di una Sua avventata supposizione certamente gradita a Coldiretti? Ha verificato e può documentare? La invito perciò ad accertarsi che il processo di coltura non richiede antibiotici proprio perché avverrà in condizioni di sterilità, al contrario di ciò che avviene nelle stalle e nei macelli degli associati Coldiretti.

Di contro, non ho dubbi che Lei sappia benissimo che l’uso degli antibiotici in zootecnia è oggi così diffuso e abusato da essere tra le principali cause della antibioticoresistenza anche negli umani. Come mai questo si è dimenticato di ricordarlo?

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La carne coltivata può essere prodotta in sterilità, al contrario di quanto avviene in allevamenti e macelli

La carne coltivata e l’alimentazione

E, dal punto di vista nutrizionale, che sarebbe la sua materia di elezione, la sua preoccupazione è altrettanto sconcertante. Lei afferma che “Homo sapiens si è adattato in 2 o 3 milioni di anni ad una alimentazione naturale” (devo informarla che la nostra specie Homo sapiens ha una storia di appena 300.000 anni e non di 2 o 3 milioni).

Cosa intende per ‘adattato’? Cosa intende per ‘naturale’? Il teosinte o il mais? Il grano Khorasan o il grano Creso? E il pomodoro e la patata che in Europa usiamo solo da meno di cinque secoli (cioè appena un seicentesimo della storia umana)? Come avremmo fatto ad adattarci in poche centinaia di anni quando l’evoluzione (almeno questo spero non Le sfugga) richiede tempi enormemente più lunghi? Le domando anche cosa pensi dei filosofi della scienza i quali ritengono che il concetto di ‘naturale’ sia ‘culturale e non scientifico’ (da Gilberto Corbellini, storico della Medicina, a Telmo Pievani filosofo delle scienze biologiche).

I possibili benefici della carne coltivata ignorati

Lei non riesce davvero a immaginare che l’avvento della ‘carne coltivata’ sia auspicabile perché carne meno esposta alle malattie dell’animale, ai batteri e ai virus di quanto non sia quella proveniente da allevamenti? E di quanto potrebbe essere ridotto l’uso e l’esposizione a sostanze come pesticidi e fungicidi altrimenti presenti nei mangimi? E non riesce a supporre che la ‘carne coltivata’ comporti rischi di zoonosi o spillover pari a zero? Non immagina che la ‘carne coltivata’ possa essere un cibo esente da colesterolo e da grassi saturi per via di una crescita cellulare adeguatamente programmata? Tutto questo non le è venuto in mente nonostante la Sua professione; oppure quel convegno non era il posto adatto per dirlo?

Lei si sofferma anche sull’ipotetico effetto negativo di una “carne che è digerita già nei primi 20 cm dell’intestino tenue”: ma Lei come sa che la digestione avverrebbe nei primi 20 cm considerato che questa carne ancora non è in commercio? Solitamente gli scienziati fanno affermazioni sui fatti e non sui pregiudizi.

Quello che Gasbarrini non dice

Infine ci sono le cose che non dice (forse per non urtare Coldiretti?): non una sola parola sul fatto che il consumo di carne sia associato a un incremento dell’incidenza di alcuni tumori tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) suggerisce che un adulto dovrebbe consumarne non più di 200-300 grammi a settimana (compresi salumi, condimenti e ripieni per vari formati di pasta).

Lei esprime giudizi su un prodotto che ancora non c’è (e perciò non può conoscerne i meccanismi digestivi) senza dire una sola parola su quello che già c’è e che viene consumato in eccesso? Sicuramente poteva approfittare dell’occasione pubblica per fare un po’ di cultura nutrizionale, ma la sua missione era demonizzare la ‘carne coltivata’.
Nella speranza di ritrovarla in sentieri migliori Le porgo cordiali saluti.

Claudio Ferioli – Bologna

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, AdobeStock

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gianni
gianni
13 Febbraio 2024 21:40

Davvero articolo interessantissimo.
Sulla definizione ci si arrampica sugli specchi, tutti….la definizione corretta sarebbe “cellule replicate o proliferate in vitro”, ma coltivate fa più green e naturale, non conta da quanto si usi questo termine, deformato era e rimane.

Per dirla come il signor Ferioli non si può ragionevolmente essere contrari a qualcosa che non c’è ancora e/o non si conosce per filo e per segno? In vece sostenerla a spada tratta è scientificamente corretto? Mi sembra scontro tra tifosi su particolare assai marginale.
Da se stesso ammette che solo chi sta nei laboratori di sviluppo può essere informato e non è detto che capisca tutto ciò che fa?

Sull’argomento antibiotici è proprio sicuro il signor F. che sia scalabile la completa sterilità del prodotto dalla A alla Z , per intenderci dai singoli componenti immessi al prodotto confezionato da consegnare al cliente?
Considerato che in poche cattedrali deputate dovrebbero essere prodotte milioni di tonnellate di cellule?

Non ci si deve mai dimenticare che simili alle tasche di EtaBeta nei laboratori ci si trova di tutto, sogni e realtà, sostenibilità e insostenibilità, arrosto o solo fumo, ma le soluzioni ai problemi devono scendere a terra e restarci altrimenti rimangono speculazioni teoriche, con risvolti da chiarire.
E per scendere a terra non basta l’entusiasmo o la speranza ma fatti concreti.

Per carità la ricerca fa un lavoro superbo e se poi chi utilizza i dati ottenuti raggiungerà anche solo una frazione degli obiettivi pubblicizzati sarà una cosa gradita ma tra speranze e certezze c’è sempre di mezzo un abisso reale.
E nell’abisso ci si trovano anche articoli come questi, solo allargando un pò lo sguardo…….
https://www.tecnoandroid.it/2024/02/10/la-fine-delle-vendite-di-carne-coltivata-nei-ristoranti-1347301/
https://www.wired.com/story/upside-foods-lab-grown-chicken/
https://www.wired.it/article/carne-coltivata-eat-just-problemi-finanziari-cause/
https://www.wired.it/article/carne-coltivata-vendite-sospese-stati-uniti-singapore-upside-foods-good-meat/

Quasi contemporaneamente esce sul N.Y.Times Feb. 9, 2024 del giornalista Joe Fassler un titolo indicativo, con ampie argomentazioni sulle dinamiche finanziarie, scientifiche e sociali intorno all’argomento e a due società di punta di diamante nel settore,……
“The Revolution That Died on Its Way to Dinner”
Joe Fassler, attuale McGraw Fellow presso la Newmark School of Journalism della CUNY, si occupa di storie di cibo e ambiente per testate come Bloomberg Businessweek e The Guardian (Si occupa di argomenti ambientali e alimentari, stà seguendo da vicino l’industria della carne in vitro da 6 anni).
Leggendo questi articoli viene da domandarsi, ma ci stanno vendendo un sogno realizzabile o uno schema piramidale fraudolento per chiederci capitali da investire in cattedrali nel deserto?
È veramente sostenibile tutto ciò?
Quale è il grado di consapevolezza dei media sull’argomento?
Segue l’articolo sul gionale di New York, con tanto di nomi di funzionari, aziende e vicende vere e controllate……….
Tre aspetti tragici su cui riflettere, che hanno poco a che fare con il fatto che la scienza fa scoperte che portano ad altre domande ma non a risposte decisive.
Il primo è rappresentato dalla estrema volubilità degli investitori, appunto, di fronte a promesse spettacolari ci vuole un attimo a condensare milioni di dollari provenienti anche da enormi Fondi/banche/filantropi ma se solo i tempi di realizzazione diventano indefiniti e/o si presenta qualche problema ( e di errori grossi ne sono saltati fuori ) altrettanto velocemente i soldi svaniscono lasciando macerie in-sostenibili e avanti con un altro specchietto più luccicante…….di promesse allettanti ce ne sono a grappoli.
Il secondo aspetto sono le promesse dure da mantenere di chi maneggia i numeri ballerini delle ricerche avanzate e per come li racconta raccoglie fondi.
Il terzo sono le tifoserie esagitate che non permettono di capire bene cosa si nasconde dietro a ipotesi (speculative).
In campagna siamo invece abituati a stare coi piedi per terra.

Riccardo
Riccardo
Reply to  gianni
15 Febbraio 2024 11:58

Quindi visto che in futuro ci potranno essere problemi etici legati al fatto che delle multinazionali avranno il controllo della produzione è giusto fare propaganda ascientifica preventiva?

AnF
AnF
13 Febbraio 2024 23:51

L’integrità è un valore, e il metodo scientifico va difeso, oggi come non mai. Ogni singolo giorno si è obbligati a scontrarsi con troppe opinioni e posizioni personali; anche, e purtroppo, diffuse da coloro che dovrebbero conoscere il valore di quell’integrità.
Non esiste nulla di perfetto al mondo, e non v’è alcun dubbio su questo, ma chiunque voglia esprimere una critica nei confronti di un nuovo approccio metodologico, così come anche nei confronti di un potenziale nuovo trattamento (…), deve farlo con dati scientifici alla mano. In mancanza di dati, anche quella di un valente medico, rimane sempre e solo un’opinione.
Grazie Sig. (o Dott.) Ferioli per la sua lettera. Ce n’era davvero bisogno.

Massimiliano
Massimiliano
14 Febbraio 2024 09:02

Esattamente come le multinazionali sponsorizzano medici di tutti i tipi per avere pubblicazioni “addomesticate” o palesemente orientate verso quello che è il loro interesse, così fanno anche altri soggetti per i propri obbiettivi.
Non mi stupisce.
In fondo, in tutti i campi, fa sempre più rumore la disinformazione della vera informazione.

vale
vale
16 Febbraio 2024 09:48

dibattito interessante. nel frattempo continuo la mia dieta vegetariana che seguo senza eccezioni da anni. ieri sera vedendo un servizio in tv sulla carne coltivata io, mia moglie e mia figlia sorridevamo perché ci siamo detti “ma noi stiamo talmente bene mentalmente e fisicamente nell’essere vegetariani che anche se un domani si rendesse disponibile la carne coltivata a prezzi ragionevoli perché mai dovremmo comprarla ? …non ci manca per niente”. Il mondo ci offre una tale varietà di alimenti vegetali che non ci manca davvero nulla. Comunque dato che la nostra scelta è sicuramente non condividibile da tante persone ben venga la “carne coltivata”. Basta andare a vedere su “Animal Equity” che cosa è invece la “carne allevata”… P.S. senza integratori ma solo con frutta secca e altri alimenti vegetali ricchi di ferro ho emoglobina 16 e sono donatore di sangue 🙂

gianni
gianni
17 Febbraio 2024 19:36

https://it.euronews.com/2019/06/14/l-efsa-che-cos-e-come-funziona-cosa-non-va-nell-autorita-europea-per-la-sicurezza-alimenta
——–Questo è importante: spesso la gente pensa che la scienza sia verità…
Sì ma non è vero. Penso che lavoriamo in direzione della verità ****, e facciamo delle ipotesi che possono essere disattese domani. Dobbiamo stare attenti, io la definisco un’assertività umile. Dobbiamo essere assertivi, ma anche umili. E quindi non direi mai che abbiamo la verità, e non ce l’ha nessuno.——-
Così parlò il signor Url.

****IL'(in)perfetto metodo scientifico basato sul riduzionismo ha ottenuto successi certamente ma nei confronti dei processi biologici complessi è solo la metà dalla mela e il percorso è ancora lungo e indeterminato.

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