Home / Lettere / Un lettore s’interroga in modo critico sull’etichetta del latte microfiltrato Coop. Claudio Mazzini risponde punto per punto

Un lettore s’interroga in modo critico sull’etichetta del latte microfiltrato Coop. Claudio Mazzini risponde punto per punto

articolo-latte-microfiltratoIn riferimento a un servizio da noi pubblicato lo scorso 4 aprile sul latte microfiltrato, abbiamo ricevuto una lettera molto critica da parte di un lettore esperto nelle questioni di settore. Eccola:

Per i lettori attenti, potreste riportare le parti significative del disciplinare Coop?

In base a quali garanzie oggettivamente e analiticamente dimostrabili (non certificazioni cartacee verificabili solo con audit periodici) viene garantito per ciascun lotto di latte microfiltrato Coop quanto dichiarato al consumatore in etichetta? Com’è garantita oggettivamente “l’assenza di mangimi OGM alle stalle” (peraltro inutile perché analiticamente non riscontrabile nel latte)? Solo con le dichiarazioni dei “mangimifici” di cui parla Padania?

latte microfiltrato coopQuanto all’aflatossina M1 (M da “Metabolita”, non da “Milk” com’era scritto nel vostro articolo prima della correzione), il valore di 25 ppt (metà del limite massimo ammesso) è facilmente mantenibile se negli allevamenti si seguono le buone pratiche di prevenzione che fanno parte anche del piano veterinario regionale di autocontrollo, istituito dopo il 2003.

Prima della microfiltrazione, Padania esegue il controllo del latte con il kit rapido su ogni lotto? Inoltre, da dove potrebbero provenire le “fibre alimentari” dichiarate assenti in etichetta, se nel latte non possono proprio esistere? Non si tratta di una dichiarazione non solo pleonastica, ma anche ingannevole e tale da far credere al consumatore che il latte alimentare potrebbe anche contenerle? E l’etichettatura nutrizionale per il microfiltrato Coop è davvero corretta? Non mancano anche gli zuccheri? Costante Pinelli

Risponde Claudio Mazzini, responsabile dell’area Sostenibilità, innovazioni e valori di Coop Italia.

Gentile signor Pinelli,

provo a rispondere puntualmente a tutte le sue osservazioni.

Lei mi chiede di riportare le parti significative del disciplinare Coop. Ora, i disciplinari sono know how sviluppato da Coop e di conseguenza non sono divulgabili, come qualsiasi altro tipo di documento a valenza contrattuale. Tuttavia, possiamo dire che esistono disciplinari per tutti i soggetti rilevanti della filiera produttiva, inclusi i mangimifici e gli allevamenti ai quali vengono richiesti sia precisi requisiti igienico-sanitari, sia il rispetto delle normative relative a ogm, micotossine, grassi e proteine animali.

La latteria, oltre al contratto commerciale, sottoscrive un capitolato tecnico di impegno e rispetta quanto richiesto da Coop, sia in relazione al prodotto finito che alla filiera.

Lei si domanda in base a quali garanzie oggettivamente e analiticamente dimostrabili viene garantito per ciascun lotto quanto dichiarato al consumatore in etichetta. Le rispondo dicendo che è previsto un vero e proprio piano di campionamento che è effettuato dal fornitore e viene integrato dai test effettuati  direttamente da Coop. Le analisi verificano i requisiti richiesti sia per il mangime, sia per il latte. In caso di non conformità, l’allevamento è sospeso e il latte declassato.

muccheLei prosegue chiedendosi come venga garantita oggettivamente l’assenza di mangimi ogm nelle stalle. Ebbene, noi dichiariamo l’assenza di ogm nei mangimi in coerenza alla politica Coop che prevede l’assenza di ogm in tutti i prodotti con il nostro marchio e per alcuni prodotti di prima trasformazione, come ad esempio il latte. In questi ultimi casi, il requisito si applica all’alimentazione degli animali e, ovviamente, non eseguiamo le analisi sul latte, ma sugli alimenti zootecnici.

Quanto alla tossina M1, non ritengo tutto corretto quanto lei afferma. Le spiego: nel 2012, a causa di un andamento stagionale particolarmente avverso, il mais è risultato essere molto contaminato da aflatossine: diversi lotti di questa materia prima sono stati bloccati nel settembre 2012 e Coop, insieme ai suoi fornitori, ha dovuto affrontare il problema imponendo un controllo ancora più rigido sugli allevamenti. Lei dice che le buone pratiche in stalla non influiscono sul contenuto di aflatissine; io dico che dipende dal mais usato nei mangimi.

R-124664030-mais-campoAlla sua domanda se Padania, prima della microfiltrazione, esegua il controllo del latte col kit rapido, rispondo dicendo che il nostro fornitore Padania ha un piano di controllo delle micotossine con kit rapido; questo controllo, però, non viene effettuato prima della microfiltrazione per problemi di gestione delle masse di latte in latteria, ma avviene secondo una pianificazione stabilita che presidia sia il singolo allevatore, che la  singola massa.

Le sue ultime domande sollevano questioni sull’etichettatura nutrizionale del latte microfiltrato Coop. Su tema, io credo che ci sia un equivoco di fondo. Le informazioni sono esprimibili per legge in due versioni: una ridotta che prevede solo i macronutrienti (proteine, carboidrati, grassi e il valore energetico in kj e kcal), una estesa che, oltre ai macronutrienti di cui sopra, prevede l’indicazione degli zuccheri nei carboidrati, delle fibre alimentari e del sodio. Facciamo riferimento a quest’ultima versione. Ebbene, un ingrediente non presente va comunque indicato come pari a zero. Non è una dicitura ingannevole: è la legge.

Claudio Mazzini

© Riproduzione riservata

Foto: Photos.com, E-coop.it

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

Guarda qui

Tonno Naturale Zero grassi nostromo pubblicità

Nostromo Zero, un tonno senza grassi! I dubbi di una lettrice. La risposta dell’azienda e di Dario Dongo

Da un po’ in televisione viene mandata la pubblicità del tonno in scatola “Nostromo zero …

3 Commenti

  1. Questo è un bel confronto serio ed approfondito che dimostra anche ad un consumatore molto informato e prudenzialmente diffidente, come un’azienda ed un marchio debba e possa rapportarsi con i consumatori.
    Al responsabile della Coop, di non temere la traparenza quando è in gioco la salute dei consumatori, in quanto rivelando alcuni aspetti del disciplinare, non si avvantaggiano i concorrenti, ma a volte si può alzare al massimo livello la sicurezza produttiva di tutti.
    Un buon esempio di rispetto e serietà da seguire, per chi si sottrae al confronto ed alla trasparenza.

  2. Questo articolo è molto interessante, per me che sono un consumatore convinto dei prodotti Coop, perché evidenzia l’impegno di questa grande Cooperativa per la tutela della salute dei consumatori e, da non sottovalutare, precisa che i prodotti private label, non sempre sono identici a quelli dell’azienda che li produce. In altre occasioni, su altre riviste, avevo percepito che si volesse fare di ” tutta l’erba un fascio “, e mettere in rilievo solo le differenze di prezzo ( pure importante ) tra la private label e la marca più famosa ( spesso produttrice anche di alcune private label ). La corretta informazione è sempre più importante, e molto spesso, merce rara! Complimenti sinceri.

  3. Lavoro in coop da parecchi anni e posso assicurare che il comportamento della cooperativa nei riguardi del consumatore è serio e corretto. Si può pensare che io tiri l’acqua al mio mulino perchè essendo dipendente devo preservare il mio posto ma, vi assicuro che non è così. Ci sono continue analisi sui prodotti ad uso alimentare, la merce viene ritirata anche cautelativamente sia dagli scaffali che dai reparti del fresco (gastronomia, macelleria, pescheria etc) perchè non corrisponde alle direttive severe della sicurezza alimentare coop. Viene vietata la vendita del prodotto alle ditte a cui viene contestata l’infrazione e vengono riammesse solo quando i parametri corrispondo al protocollo qualitativo di coop. I controlli vengono effettuati anche su prodotti no food.