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Lenticchie Vivi Verde Coop con “tracce di glutine”: è corretta l’etichetta? Risponde l’avvocato Dario Dongo

lenticchie vivi verde coop 2018 etichettaVorrei segnalare alla vostra attenzione l’etichetta delle lenticchie della linea Vivi Verde di Coop, per capire se si può considerare a norma. Le ho comprate convinta essere prive di allergeni poiché non vi è una lista ingredienti e il mio occhio è caduto sulla scritta in evidenza “Lenticchie mignon biologiche”. Quando sono tornata a casa ho notato che dalla parte opposta c’era la dicitura “può contenere glutine”, non è la prima volta che capita una cosa simile. Per una persona che quando fa la spesa è costretta a guardare gli ingredienti di tutti i prodotti diventa veramente difficile andare a far acquisti. Sapete dirmi perché le etichette di  legumi secchi, riso, talvolta le farine non contengono una lista ingredienti ma si limitano a riportare il contenuto e poi a piazzare nel posto più nascosto la dicitura sulle contaminazioni? Nicoletta

Alle domande della lettrice risponde l’avvocato Dario Dongo, esperto in diritto alimentare.

L’etichetta presenta delle non-conformità alle regole vigenti in tema di indicazione degli ingredienti allergenici. Il regolamento UE 1169/11 indica, in Allegato II, i singoli cereali (es. frumento, grano khorasan, farro, orzo, avena, segale) che devono venire specificamente indicati laddove presenti nel prodotto alimentare. Sia pure a causa di contaminazione accidentale.
Non è perciò ammissibile il riferimento alla possibile presenza di “glutine”, neppure nel caso in cui la cosiddetta “cross contamination” fosse riferita alla singola sostanza “glutine”. Poiché anche in tale ipotesi dovrebbe venire specificato il cereale d’origine, come precisato nelle Linee Guida della Commissione europea dedicate agli allergeni alimentari (vedi approfondimento).

Il riferimento a “tracce di” è altresì inammissibile, poiché a tutt’oggi manca un consenso scientifico sulla soglia di contaminazione da ingredienti allergenici al di sotto della quale si possa escludere con sicurezza il rischio di reazioni immuni da parte dei consumatori allergici. Il regolamento UE 1169/11, come già la direttiva allergeni (dir. 2003/89/CE), non contempla alcuna possibilità di riferire a “tracce di …” (vedi articolo). Prescrive invece di fornire ai consumatori informazioni chiare, precise e non ambigue, a maggior ragione ove le notizie abbiano rilievo sanitario (come è appunto, nel caso di informazione relativa alla presenza di allergeni).

Il rischio concreto di fornire una notizia ambigua in tema di allergeni è quello di far credere ai consumatori allergici meno edotti l’ipotetica innocuità delle “tracce”, le quali invece possono innescare una reazione immune con conseguenze anche gravissime per la loro salute.

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  Dario Dongo

Dario Dongo
Avvocato, giornalista. Twitter: @ItalyFoodTrade

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4 Commenti

  1. buongiorno,
    complimenti perchè siete forse i primi che chiamano una specie vegetale con il suo nome, ovvero “grano khorasan”. Peccato che poi, negli approfondimenti, nella note indicate khorasan (o kamut) e ricascate anche voi nel tranello di un’abile azione di marketing.
    Nella sua veste di tutore della verità a difesa del consumatore dovrebbe avere letto il Reg CE 2014 78 Allergeni kamut / khorasan che modifica 1169 del 2011.
    Noi facciamo contratti di filiera agricola italiana di grano khorasan con l’Associazione Simenza in Sicilia, ma non possiamo assolutamente utilizzare il fatidico “o kamut”; poiché non è una specie vegetale.
    Potremmo forse chiamarlo “o Simenza” ?!?
    cordiali saluti,
    Fabrizio

  2. Salve,

    non mi è chiaro,

    se il prodotto, ad esempio Lenticchie come in questo caso, viene fatto su una linea che è adibita anche a cereali , quindi la cross contaminazione c’è ed è evidente , come si deve fare per tutelare il consumatore?

    Quale è la dicitura corretta da usare? Contiene GLUTINE dovuto a CROSS CONTAMINAZIONE , o Contiene GLUTINE perchè prodotto su una linea di PRODUZIONE PROMISCUA?

    Grazie

  3. Buongiorno,
    mi complimento per la dettagliata spiegazione in termini legali ma se posso permettermi non ritengo altrettanto corretto l’ultimo capoverso dell’articolo(“Il rischio concreto di fornire una notizia ambigua in tema di allergeni è quello di far credere ai consumatori allergici meno edotti l’ipotetica innocuità delle “tracce”, le quali invece possono innescare una reazione immune con conseguenze anche gravissime per la loro salute.”) nel quale si ritiene che la dicitura tracce minimizzi l entita di una eventuale contaminazione….io credo da consumatore che sia indicata in maniera voluta “tracce di glutine” proprio per non essere forvianti a chi non è del settore ma di fatto è interessato a sapere se nell’alimento che sta acquistando potrebbe esserci o no del glutine; per una persona con intolleranza al glutine o per il celiaco vero e proprio poco interessa sapere l’origine del glutine o la quantità, interessa conoscere solo la presenza.
    Grezie.

  4. Buongiorno,
    non concordo affattao con quanto detto dall’Avv. Dongo in materia di indicazione degli allergeni in quanto viene fuori dalle sue parole una pura teroria senza tenere conto dei fatti.
    Le lenticchie hanno altissima concentrazione di chicchi di grano al momento della raccorlta, così come altri prodotti, in quanto la cross avviene perchè le macchine da trebbiatura sono le stesse che si utilizzano sul grano e pertanto è impossibile “sanificare” come tanto vantano i fantomativi tecniche ed avvocati che pensano solo alla carta e la presenza di cereale ci sarà sempre. Possiamo selezionare quanto ci pare il prodotto con tutti i mezzi a disposizione ma qualche chicco di grano all’interno del prodotto ci sarà sempre….e secondo voi cosa andiamo a scrive sul pacchetto? Poi consideriamo che il prodotto in molte aziende transita su linee di confezionamento dove passano anche cereali contenenti glutine ed ecco servite le cross aggiuntive. Possiamo sanificare quanto ci pare ma in linee di lavorazione lunghe 30metri con un miriade di componenti il rischio c’è e ci sarà semopre.
    Personalmente ritengo che la dicitura “Può contenere tracce di glutine” non è corretta ma a mio avvisio sarebbe più corretto “Può contenere tracce di cereali contenenti glutine”. Per me è inutile specificare grano, orzo, farro, avena, segale…….in quanto al consumatore affetto da celiachia o intolleranza basta sapere che c’è un cereale contenente glutine, poi se è orzo o farro poco cambia.
    Sul discorso delle tracce la cosa è discutibile, a mio avviso è possibile indicare le tracce solo su glutine e SO2 in quanto abbiamo dei limiti……se sul mio pacchetto di lenticchie vado a fare analisi Elisa sul prodotto e trovo un valore di 15mg/kg per me sono tracce in quanto inferiori al limite massimo di 20 mg/kg. Stessa cosa per la SO2. Nel caso degli altri allergeni non essendoci valori limite a mio avviso la dicitura corretta è “Può contenere semi di sesamo”. Il discorso di dettagliare gli allergeni mi sembra una grandissima cavolata…..aziende che lavorano praticamente tutti i prodotti dovrebbero scrivere una lista lunga un chilometro degli allergeni che poi nessuno legge……..i problemi dell’etichettatura sono altri, vedi la mancanza dell’obbligo dell’origine per i prodotti da agricoltura convenzionale……..