Home / Lettere / Siamo stati truffati anche noi! Così ci scrive una piccola azienda artigianale coinvolta nello scandalo della “carne di cavallo”

Siamo stati truffati anche noi! Così ci scrive una piccola azienda artigianale coinvolta nello scandalo della “carne di cavallo”

15803398, tortellini,pastaAbbiamo ricevuto una lettera dal responsabile delle relazioni esterne de La Marchesina, una piccola azienda di Usmate Velate (in provincia di Monza Brianza) che produce ravioli e paste alimentari  coinvolta recentemente nello scandalo della carne di cavallo.

La settimana scorsa i NAS hanno trovato carne equina nel ripieno di alcuni ravioli di loro produzione.  L’azienda si rifornisce di carni da aziende certificate italiane e riteneva la partita acquistata costituita da materia prima di origine bovina e suina. La Marchesina ci scrive per sottolineare di essere stata truffata esattamente come il consumatore.

 

Vi scrivo per chiedere di dare voce a una piccola azienda che in questi giorni è stata vittima di un sistema che ha dimostrato non funzionare e di una stampa distratta che con un comportamento superficiale rischia di rovinare una realtà sana e di persone per bene. Una realtà di quell’Italia che lavora, di cui si sente tanto parlare e che, a conti fatti, si è pronti a distruggere  per una leggerezza.

Produciamo ravioli in Brianza e alcune confezioni del nostro prodotto sono state trovate positive ai controlli effettuati dai NAS volti a ricercare DNA equino in prodotti che non lo riportassero in etichetta (3° caso in Italia).

Vi chiediamo la possibilità di poter gridare a gran voce il sacrificio e la passione che tanto ci hanno animato nelle ultime tre generazioni e che nonostante le difficoltà degli ultimi anni ci hanno portato a dare sempre un prodotto di qualità ai nostri consumatori e per tale ragione ci hanno permesso di poter andare fieri del nostro lavoro.

 

ravioliNoi siamo una piccola azienda artigiana e rispettiamo con scrupolo tutte le regole, abbiamo investito molto nell’implementare procedure che garantiscano la qualità del prodotto finito che produciamo a partire da materie garantite. Queste ultime – ci teniamo a precisare – vengono acquistate da fornitori certificati italiani dell’area milanese e veronese. I controlli a oggi sono stati indirizzati a verificare la qualità e non la veridicità di quanto dichiarato in etichetta, noi come i consumatori siamo stati le prime vittime di una filiera che nonostante fosse certificata non ha funzionato.

Chi fa il proprio lavoro con il cuore e con serietà non deve vergognarsi del proprio prodotto e non può essere bandito dai punti vendita. Al contrario deve andare fiero di ciò che fa e potere continuare a farlo al meglio.

Quello che chiediamo è di poter raccontare la nostra verità e di ringraziare pubblicamente chi ci ha già confermato la sua fiducia e spero ci permetterà di continuare ad esistere. Siamo sicuri che i nostri clienti nonostante le dichiarazioni iniziali capiranno la nostra posizione e continueranno a investire nelle realtà locali e non metteranno in strada tante famiglie innocenti.

 

Antonio Rusticoni (relazioni esterne La Marchesina)

© Riproduzione riservata

Foto: Photos.com

 

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

Guarda qui

Perché Esselunga non vende i limoni verdi italiani sfusi? La domanda di un lettore e la risposta della catena

Dopo il nostro articolo sulla provenienza dei limoni verdi e gialli venduti da Esselunga, oggetto …

13 Commenti

  1. Avatar
    Daniele Giovanni Monaco

    Chi si “vanta” di produrre in modo artigianale dovrebbe evitare di acquistare semilavorati da terzi, come la carne macinata! Ciò sicuramente comporterebbe l’innalzamento dei costi ed un minor profitto, ma garantirebbe quella genuinità e quella qualità che, oggi, molte aziende ostentano avvalendosi delle più svariate certificazioni. Queste si rivelano frequentemente un’inutile quanto dispendiosa “catasta” di carte con procedure articolate e spesso inapplicate per gli elevati costi che ne conseguono. Il “mercato” delle certificazioni rischia di non riuscire più a conferire quel valore aggiunto a garanzia del consumatore, per cui sarebbe più utile implementare un sistema di vigilanza nazionale che certifichi sistematicamente i controlli ufficiali effettuati su tutta la filiera agroalimentare e sui prodotti alimentari di importazione.

    • Avatar
      Denny Righini

      Sig. Monaco, la sua risposta all’accorato appello della ditta artigianale brianzola può avere due origini che “deviano” dalla realtà: 1) poca esperienza delle tecniche produttive alimentari 2) concetto poco pragmatico delle certificazioni (come molti disonesti certificati/certificatori).
      E le specifico perchè:
      1) è vero, si potrebbe comprare carne da macinare in azienda…ma lei è sicuro che la carne di cavallo si potrebbe ben riconoscere in mezzo o carne bovina?!? Nooo, neanche il veterinario più esperto se ne accorgerebbe
      2) seguo le certificazioni di qualità agroalimentare (sono auditor) e sono stato in prima persona resp. assic. qualità, ma IO APPLICO QUELLO CHE SCRIVO NELLE PROCEDURE!! Invece ci sono veramente certificazioni sulla carta e per la carta che non hanno fondamento. E questo anche a causa di enti(spesso esteri, anche qui!) che certificano a prezzi stracciati e con auditor poco professionali!!
      Concludo dicendo che il problema sta sempre lì: la DISONESTA’ della gente per il “soldo” non ha confini e non c’è certificazione o vigilanza nazionale (come lei suggerisce) che tenga!!!

    • Avatar
      Daniele Giovanni Monaco

      Sig. Righini sono d’accordo con Lei sulla disonestà dominante, ma la inviterei a non dare giudizi troppo affrettati sulla preparazione o l’esperienza di chi commenta gli articoli…..la superbia almeno qui non serve! In merito alla carne di cavallo le rispondo subito dicendole che il colore, se non l’ha mai vista, è diverso, molto più scuro di quello della carne di bovino(tanto per intenderci molto simile al colore del fegato bovino)in quanto ricca di Ferro. Inoltre, il suo sapore è dolciastro per la presenza di glicogeno, ed è molto povera di grassi. Da queste caratteristiche le garantisco che la carne equina è facilmente riconoscibile. Per quanto riguarda le certificazioni le posso garantire che nel settore in cui ho lavorato, ho partecipato ad audit dove tutto era stato riprodotto a dovere per il rilascio della certificazione nonostante la realtà quotidiana fosse ben diversa. Le certificazioni sono una cosa seria solo se l’azienda da certificare è seria, perchè essendo su base volontaria e non facendo parte dei “famosi” controlli ufficiali si “acquistano” legalmente senza ricorrere alla corruzione degli organi di controllo. Altrimenti non si spiegherebbe come “importanti” aziende certificate forniscano carne di bovino mista a carne equina. In conclusione, se un’azienda “adotta la linea del risparmio” non c’è certificazione che tenga per cui il sistema attuale è fallace e questi ultimi episodi ne sono una chiara dimostrazione!

  2. Avatar

    Piena solidarietà a tutte le aziende truffate, ma non condivido queste facili difese.
    Un’azienda alimentare ha il dovere di controllare tutto quello che utilizza e se la materia prima è di dubbia provenienza o non si può controllare non deve essere utilizzata.
    Tante aziende fanno molta “fatica” a controllare tutte le materie prime.
    Nello specifico per la carne, proprio per un controllo rigoroso imposto dalle proprie politiche aziendali alcune aziende consumano solo pezzi di muscolo facilmente controllabili.
    Ciò vuol dire che chi utilizza un trito di carne meno costoso di un muscolo intero (a logica dovrebbe costare di più, dato che è più lavorato) deve mettere in atto dei controlli rigidissimi proprio per non farsi truffare.
    Ci sono aziende che investono molte risorse in tecnici per controllare la qualità delle materie prime e per respingere tutto quello che non è conforme.
    Purtroppo non penso che questo vittimismo delle aziende truffate sia corretto e faccia il bene del settore. Forse i veri truffati sono quelle aziende serie che operano con qualità nel settore alimentare e che a causa di alcune aziende “non molto attente”, hanno visto perdere la fiducia su tutto il settore, penalizzando senza motivo il proprio lavoro .
    Inoltre l’informazione dovrebbe essere più attenta e precisa indicando quali aziende hanno sbagliato e perché, e non dare informazioni “terroristiche” che penalizza tutto il settore.
    … chi paga la carne di bovino meno della meta del miglior prezzo di mercato doveva stare più attento e non chiamarsi ora truffato!

    • Avatar
      Denny Righini

      Ottime considerazioni, Sig. Tarcisio! Le posso però dire per esperienza che tante volte la carne acquistata già tritata non è tanto economica anche se deriva da pezzi di carne scadente. E qui, come sopra detto in risposta al Sig. Monaco, entra sempre e comunque l’ONESTA’ di un produttore!

  3. Avatar
    antonella recchini

    E’ facile per i NAS verificare l’origine della carne con i test del DNA (analisi PCR). Ma sapete quanto costa far analizzare ogni campione in un laboratorio esterno acreditato? tra i 500 e i 1000 euro. Oneroso per una grande azienda, quasi impossibile per un artigiano da fare su tutti i lotti di carne in ingresso. La soluzione? nella PSCR è il macchinario che costa non l’esecuzione dell’analisi. Basterebbe avvicinare un po’ più i costi alla portata di tutte le tasche…….

    • Avatar

      guardi, le sto facendo fare a 90 euro…non so se perché al momento c’è molta richiesta, ma le sto pagando quello!!

  4. Avatar

    capisco le titubanze dei consumatori che chiedono il controllo su tutte le mterie prime in ingresso, spero solo che queste persone siano sufficientemente erudite per capire che questo non è applicabile e che NESSUNO lo fa. Le aziende alimentari, così come tutte le aziende di qualsiasi produzione, eseguono controlli a campione sulle materie prime in base alla propria analisi del rischio. Solitamente, trattandosi di alimenti, i controlli eseguiti riguardano la presenza di cariche batteriche anomale e/o la presenza di eventuali contaminanti (es. farmaci, ecc.). Il caso della frode della carne di cavallo commercializzata come carne bovina … probabilmente nasce a seguito di indagini approfondite che hanno portato all’esecuzione di analisi specifiche in PCR. Solo a titolo informativo una ricerca di questo tipo costa dalle 70 alle 100,00€ quanto verrebbe a costare il prodotto finito al consumatore se tutti gli acquisti fossero analizzati? e se esplode il caso diossina devo analizzare tutti lotti anche per questa? (costo dai 500.00 agli 800.00€) Vogliamo credere che ci sono aziende che basano gli acquisti su tagli facilmente riconoscibili? Facciamolo, ma la facilità nel riconoscere il taglio mi serve per capire se mi sono state date parti più o meno nobili della carcassa in seconda battuta può essere riconosciuta la consegna di specie diversa ma se effettivamente molto differente …, e se questo avviene il primo ad essere truffato è il trasformatore

  5. Avatar
    Denny Righini

    Sig. Monaco, purtroppo il rosso più acceso della carne di cavallo si riconosce sulla carne fresca. Sulla carne congelata (da cui molti trasformatori di tritato partono), mi creda, è difficilissimo il riconoscimento!

    • Avatar
      Daniele Giovanni Monaco

      Sign Righini, io non volevo entrare in polemica con lei, ma volevo solo mettere in evidenza come un laboratorio o una piccola azienda di pasta fresca che si dica “artigianale” dovrebbe utilizzare materie prime fresche di facile rintracciabilità, altrimenti di artigianale ci sarebbe ben poco. Infatti molti si “vantano” di essere degli “artigiani” utilizzando prodotti semilavorati di origine industriale come avviene nella produzione del gelato non confezionato cosiddetto artigianale. La grande industria alimentare, invece, non può sottrarsi alla responsabilità dei controlli sulle materie prime, garantendo la salubrità del prodotto da tutti i possibili agenti contaminanti (fisici, chimici e microbiologici) senza esimersi dal rispettare quanto si dichiara in etichetta. So benissimo che i controlli si fanno a campione, con la frequenza dettata dal tipo di alimento ( per esempio sul latte in arrivo alla centrale, i controlli microbiologici di base vanno fatti giornalmente su ogni partita di latte ingresso ), ma vanno effettuati, per cui, specialmente ai giorni d’oggi dove in etichetta va dichiarata l’eventuale traccia di allergeni, la presenza di carne di cavallo in prodotti come il “Gran Ragù Star” è ingiustificabile!

    • Avatar
      Luisa limonta

      Per una volta proverei dare fiducia alle persone piuttosto che accusare di vittimismo, quando si parla di artigiani che producono piccoli quantitativi di prodotto vogliamo chiedergli di far analizzare il dado per verificare che non contenga DNA equino?per quei ravioli che contengono insaccati come la mortadella chiederemo che vengano fatti controlli sul DNA anche in questo caso? O pensate che questi ingredienti utilizzati comunemente diano evidenza a occhio nudo di presenza di equino? Chiederemo ai piccoli artigiani compresa la pasta fresca del paese, di far verificare tutto o chiederemo loro di fare correttamente il loro mestiere e cercheremo il vero problema a monte nella filiera?

  6. Avatar

    Sig.ra Recchini, le comunico che l’analisi in pcr non ha quei costi proibitivi anzi, si trovano laboratori che effettuano l’analisi per 70-100 €.

  7. Avatar

    Mi pare che in tutta questa diatriba si siano dette cose giuste, sbagliate e ovvie.E’ verissimo che esistono tonnellate di certificazioni di carta fornite ANCHE da enti di certificazione nazionali blasonati., ma è vero anche che qualsiasi certificazione non serve a niente se non la si fa funzionare: alzare i tacchi, andare a vedere i fornitori…: qui nessuno ha parlato di VERIFICHE DI AFFIDABILITA’ IN TUTTA LA CATENA DI FORNITURA (supply chain), lunga o breve, con la qual cosa si conoscono perfettamente i fornitori e si stabilisce con loro un rapporto costruttivo; i costi inizialmente sono relativamente alti, ma compensati dalla perfetta conoscenza e gestione dei rischi della propria filiera, poi si riduce pian piano il monitoraggio fino al livello ritenuto necessario.Non ci si può difendere da una frode improvvisa,ma la sensibilità aumenta e le probabilità di incidente si riducono al minimo ragionevole. Questa la mia esperienza di decine di anni di Corporate AQM e di stesura di linee guida sull’applicazione della normativa volontaria.