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Kinder CereAlé Ferrero: la percentuale di lamponi non c’è, ma deve essere indicata in etichetta? Risponde l’avvocato Dario Dongo

kinder cereale
I lamponi sono presenti sulla confezione e nella pubblicità di Kinder CereAlè

Buongiorno,
recentemente ho acquistato una confezione del prodotto Kinder CereAlé con yogurt e confettura di lamponi della Ferrero. Leggendo con attenzione gli ingredienti ho notato che non viene indicata la percentuale di lamponi che vanno a costituire la purea. Ma non dovrebbe essere obbligatorio indicare la percentuale dell’ingrediente visto che è visualizzato sia nella fotografia, sia nella denominazione di vendita?
Sandro Moschioni

Risponde l’avvocato Dario Dongo esperto di diritto alimentare
La sua osservazione è corretta. L’etichetta di CerAlé (1) oltre a evidenziare a parole l’ingrediente “confettura di lamponi“, mostra  l’immagine dei frutti, generando una corrispondente aspettativa d’informazione da parte dei consumatori. La lista degli ingredienti riporta però solo la quantità della “confettura di lamponi” rispetto al totale degli ingredienti in ricetta, senza indicare la quantità dei lamponi, sebbene anch’essi siano evidenziati in etichetta e in pubblicità.

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Quando un ingrediente è pubblicizzato, la percentuale va sempre riportata. Foto ripresa dalla pagina Facebook di Ferrero

Il regolamento (UE) 1169/11, come già la previgente direttiva 2000/13/CE, prescrive in questi casi di precisare la quantità del singolo ingrediente (in questo caso, “purea di lamponi”) rispetto all’ingrediente composto (“confettura di lamponi”), ogni qual volta il singolo ingrediente figuri nella denominazione dell’alimento ovvero sia evidenziato mediante parole, immagini o rappresentazioni grafiche (art. 22, “Indicazione quantitativa degli ingredienti”). L’allora Ministero dell’industria, con circolare 31.3.2000 n. 165, ebbe al proposito a precisare che “qualora, poi, sia indicato anche un ingrediente dell’ingrediente composto, di esso va indicata altresì la percentuale (es. Wafer con crema alle nocciole: Crema alle nocciole x% – nocciole x%). In tal caso, la percentuale delle nocciole può essere calcolata con riferimento all’ingrediente composto”.

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(1) Ingredienti di Kinder CereAlé: confettura di lamponi 15,5% (purea di lampone, sciroppo di glucosio-fruttosio, zucchero, gelificante: pectina, acidificante: acido citrico) zucchero, farina di frumento, farina di frumento integrale 7,5% (farina di  frumento, cruschello di  frumento), tuorlo d’uovo, olio di palma, yogurt concentrato 5%, olio di girasole, fiocchi macinati (3,4%) di: riso, orzo, segale, avena, frumento; glutine di frumento, mandorle 2,5%, proteine del latte, lievito di birra, destrosio, lattosio, aromi, emulsionanti (mono e digliceridi degli acidi grassi), germe di grano 0,7%, farina di riso, panna fresca pastorizzata, cacao magro, sale, albume d’uovo in polvere.

Foto di copertina ripresa dal sito internet di Ferrero

© Riproduzione riservata

  Dario Dongo

Dario Dongo
Avvocato, giornalista. Twitter: @ItalyFoodTrade

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12 Commenti

  1. Roberto Pinton

    Ci sono due osservazioni da fare sugli ingredienti riportati sull’etichetta di Kinder CereaAlé. La prima riguarda la farina di riso, la panna fresca pastorizzata, il cacao magro, il sale, l’albume d’uovo in polvere: ognuno è presente in quantità inferiore allo 0,7%. L’’altra è che il prodotto contiene più aromi di sintesi ed emulsionanti rispetto a germe di grano, farina di riso, panna fresca pastorizzata, cacao magro, e albume d’uovo in polvere.

    Sulla questione dei lamponi raffigurati nelle fotografie e nella pubblicità, è vero che la denominazione “confettura di lamponi 15,5%” utilizzata nell’elenco degli ingredienti sottintende che la quantità di lamponi è almeno il 35% (la norma riserva la denominazione “confettura” al prodotto in cui siano stati utilizzati almeno 350 grammi di frutta per 1000 grammi di prodotto finito). Ma non è sufficiente, dato che per l’articolo 22 del reg.1169/2011 “L’indicazione della quantità di un ingrediente o di una categoria di ingredienti utilizzati nella fabbricazione o nelle preparazione di un alimento è richiesta quando tale ingrediente o categoria di ingredienti: a) figura nella denominazione dell’alimento o è generalmente associato a tale denominazione dal consumatore; b) è evidenziato nell’etichettatura mediante parole, immagini o una rappresentazione grafica (…)“.

    Non basta quindi l’indicazione della quantità minima dei lamponi che un addetto ai lavori – e molto meno un consumatore- può desumere dal ricorso all’indicazione “confettura”.
    L’esenzione dell’indicazione è concessa se l’ingrediente “non è suscettibile di determinare la scelta del consumatore nel paese di commercializzazione, poiché la variazione di quantità non è essenziale per caratterizzare l’alimento o tale da distinguerlo da altri prodotti simili” (allegato VIII punto 1).
    Ferrero, però, propone la merendina CereAlé come un prodotto “con yogurt e confettura di lamponi”, lamponi di cui enfatizza la presenza con un richiamo grafico in etichetta e con fotografie proposte sul sito. Queste modalità di presentazione esplicitano che il lampone è essenziale per caratterizzare il prodotto: il consumatore va e quindi informato in modo chiaro e trasparente sull’effettiva quantità dell’ingrediente .

    • Dal mio punto di vista l’ingrediente caratterizzante è la confettura di lamponi che riporta giustamente la percentuale. Ed è quella che è suscettibile di determinare la scelta del consumatore che dice:
      “acquisto questo prodotto perchè ha una maggiore quantità di confettura di lamponi rispetto ad un altro”. Il cesto di lamponi a mio avviso ha lo stesso valore del bicchiere di spremuta d’arancia che si vede dall’altro lato della confezione.

  2. roberto pinton

    @ alessandro

    Concorderei se in etichetta fosse stata illustrata una ciotolina di confettura di lamponi: in tal caso sarebbe stato sufficiente il quid della confettura. L’azienda, però, ha ritenuto di richiamare l’attenzione sui lamponi, piuttosto che sulla confetturara, raffigurandone un cospicuo cestino, probabilmente ritenendolo più evocativo di un’indistinta ciotolina di confettura.

    Le istruzioni fornite dalla circolare ministeriale 165/2000 citata dall’avvocato Dongo non sono oscure:
    “Quando nella denominazione di vendita figura un ingrediente composto (es.: la crema nel biscotto
    alla crema) deve essere indicata la percentuale di tale ingrediente (crema XX%).
    (…)
    Qualora, poi, sia indicato anche un ingrediente dell’ingrediente composto, di esso va indicata altresì
    la percentuale (es.: wafer con crema alle nocciole: crema alle nocciole XX% – nocciole XX%)
    In tal caso, la percentuale delle nocciole può essere calcolata con riferimento all’ingrediente composto”.

    La circolare dettaglia l’obbligo del quid “quando una rappresentazione grafica è utilizzata per enfatizzare selettivamente uno o più ingredienti”, a eccezione del caso in cui “l’immagine rappresenta tutti gli ingredienti del prodotto, senza metterne in rilievo uno”.

  3. Michele Soldano

    Per la confettura non è necessario specificare la % di lampone in quanto tale % è definita dalla legge e sarebbe una informazione ridondante. Spesso si dimentica che fornire troppe informazioni può essere altrettanto ingannevole quanto fornirnw troppo poche.

  4. ANCORA OLIO DI PALMA…sarebbe ora di finirla, stiamo a commentare la percentuale di lamponi, che pure mi sembra una presa in giro, e questi continuano ad inserire questo olio dichiaratamente dannoso…per la cronaca vorrei segnalare che ora che non lo utilizzano quasi più per gli alimenti, vsto che la gente è più attenta e ci guarda, lo infilano negli integratori, tipo il POLASE PLUS, guarda caso nuovo prodotto…quindi consiglierei a tutti di fare un bel giro per le farmacie che pubblicizzano ovunque questo prodotto, con metri di scaffali pieni, e di segnalare che è ora di finirla di prenderci in giro, sperando che i farmacisti così come i medici tornino ad essere al servizio della gente e non delle case farmaceutiche.

  5. La legge sulle confetture stabilisce il contenuto MINIMO di frutta (qui 35%), mentre il regolamento europeo non chiede di indicare il contenuto minimo (che qui si potrebbe ritenere sottinteso), ma il contenuto EFFETTIVO, la differenza e’ tutta qui: sul prodotto quindi si DEVE indicare il quid dei lamponi, ingrediente caratterizzante (oppure si evidenzia solo la confettura, senza enfatizzare la frutta).

  6. Buongiorno Roberto, so che questo commento non è inerente all’ alimentazione, e qunidi e’ O.T. però volevo sapere, se possibile, perchè nelle etichette dei prodotti per l’ igiene della persona, tutte redatte rigorosamente in italiano, la composizione è sempre in lingua inglese e con acronimi (PEG , EDTA, DMDM, Parabeni ecc.)dei quali non tutti ne conosciamo il significato; possono essere dannosi per la salute?
    Sono necessari?
    Grazie se vorrà rispondermi
    Raffaele

    • carlotta de sapio

      bello l’articolo, ma non pare soddisfare la domanda più importante (secondo me): sono dannosi e necessari? le classificazioni restano tali se poi uno non sa quello che R. giustamente chiede. sono del tutto inutili e molto dannosi. diciamolo Valeria o soprassediamo? siliconi e petrolati, la base della produzione cosmetica su larga scala, sono sostanze di sintesi chimica (raffinazione) da cui stare alla larga! per lo stesso motivo per cui alla pompa di benzina non mi viene voglia di spalmarmi quella melma sul viso. però se me la sbiancano e profumano.. diventa un qualcosa di prodigioso? col cavolo! l’olio di oliva va benissimo.. non c’è trucco e non c’è inganno (parlo di idratazione, in quanto per la detersione andrebbe un minimo ‘lavorato’). per quanto riguarda la perplessità giustamente dimostrata per gli acronimi di non immediata comprensione.. posso consigliare il sito biodizionario. it che fornisce un elenco di facile consultazione, molto illuminante circa la dannosità dei singoli ingredienti.. per l’uomo e per l’ambiente.
      ciao Roberto, buona giornata e.. preparati ad avere delle belle sorprese! : – )

  7. si voti in parlamento una legge che vieti l’uso dell’olio di palma a tutte le aziende.

  8. Roberto Pinton

    @Raffaele.

    Il campo della cosmesi non è il mio, ma posso dire che gli ingredienti devono essere dichiarati con la nomenclatura comune prevista dall’inventario europeo degli ingredienti cosmetici di cui alla decisione della Commissione delle Comunità europee 96/335/CE dell’8 maggio 1996. In questo atto (accessibile a pagina http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:31996D0335&rid=1) si trova la descrizione in italiano di ogni denominazione INCI.

    Il regolamento n.1223/2009 sui prodotti cosmetici, invece, è a pagina http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32009R1223&rid=1.

    Secondo la decisione, il ricorso in etichetta a una nomenclatura comune piuttosto che alla traduzione nelle diverse lingue “consentirà di indicare le sostanze mediante un’unica denominazione in tutti gli Stati membri e avrà per conseguenza il fatto che i consumatori potranno facilmente riconoscere le sostanze da cui sia stato loro consigliato di astenersi (ad esempio a causa di un’allergia) e ciò in qualsiasi luogo dell’Unione europea essi acquistino i loro prodotti cosmetici”.
    Iln altre parole, il consumatore italiano allergico a qualche sostanza che sia di frequente all’estero non dovrà imparare le traduzioni del nome della sostanza in tutte le lingue UE: troverà un’unica definizione dalla Finlandia alla Grecia e potrà acquistare in tutta sicurezza i cosmetici che gli servissero.

    Minor immediatezza per chi non esce dai confini, più comodità per i globetrotter…

  9. ha senso parlare di ‘se il lampone era intero o sfracchiato’ davanti a un prodotto il cui ingrediente principale è dolcificante (nelle forme di raffinazione più dannose): zucchero bianco e sciroppo di glucosio? boh, voi che dite, secondo me lo possiamo tranquillamente buttare al secchio. con buona pace dei lamponi.
    ma pane e marmellate non vi piace?
    booono!