Farmaci multipli. ordinati in piccoli piatti o coperchi dalle gemme su uno sfondo grigio. Farmaci e pillole popolari. integratori pastiglie pillole capsule

Gli italiani sono i maggiori consumatori europei di integratori, ma ne hanno veramente bisogno? Il ruolo della pubblicità

Tra farmaci e integratori, gli italiani si confermano consumatori seriali di prodotti per la salute, spesso sottovalutando il confine tra cura e prevenzione fai-da-te. A scattare la fotografia sulla spesa farmaceutica è l’ultimo rapporto OsMed, secondo cui in Italia nel 2024 i cittadini hanno consumato circa due dosi di farmaci al giorno a testa. Tradotto in euro, la spesa farmaceutica totale è stata pari a 37,2 miliardi (2,8% in più rispetto al 2023), di cui il 72% rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale.

Tra i consumatori di farmaci si annoverano anche i bambini: sempre nel corso del 2024 circa 4,6 milioni di bambini e adolescenti hanno ricevuto almeno una prescrizione farmaceutica. Rispetto ai più giovani, ha fatto molto discutere un dato in particolare: dal 2016 sono più che raddoppiati sia la prevalenza d’uso sia i consumi di psicofarmaci. Ma accanto ai farmaci, gli italiani consumano anche molti integratori: come vedremo, gli integratori rappresentano una spesa importante per le tasche delle persone sebbene la loro efficacia non sia talvolta conclamata.

I numeri degli integratori

In occasione del 65° simposio dell’Associazione Farmaceutici dell’Industria è emerso che il mercato europeo degli integratori ha raggiunto nel 2025 un valore di 24 miliardi di euro, registrando una crescita del 10% rispetto all’anno precedente. In questo scenario l’Italia si conferma leader continentale con un giro d’affari di circa 5,4 miliardi di euro, pari a oltre il 22% del valore complessivo del mercato dell’Unione Europea, davanti a Germania e Francia. Tra gli integratori più richiesti nel nostro Paese ci sono i probiotici e quelli a base di vitamina C, ma sono elevate anche le vendite di minerali, tonici e stimolanti, che assieme ai fermenti e alla vitamina C compongono circa il 65% del totale.

Per capire il modo di consumo, ci viene in aiuto un’indagine commissionata da un’associazione di settore Food Supplements Europe e condotta in 14 Paesi europei (Belgio, Repubblica Ceca, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Olanda, Polonia, Romania, Slovenia, Spagna e Svezia). L’88% degli intervistati ha dichiarato di aver utilizzato integratori alimentari — in particolare vitamina D, vitamina B e magnesio — e quasi la metà ne ha assunti più di due tipi diversi.

Donna con un bicchiere d'acqua in una mano e una compressa nell'altra mentre sta per assumere un farmaco o un integratore; concept: integratori alimentari, menopausa
L’Italia è leader continentale con un giro d’affari di circa 5,4 miliardi di euro

I dati interessanti riguardano anche le motivazioni di assunzione: il 52% li ha usati per mantenere uno stato di salute generale, il 45% per le difese immunitarie, il 29% come fonte di energia, il 17% per il benessere di pelle, capelli e unghie, il 17% per la salute intestinale o digestiva e il 14% per la salute cardiaca. Per il 40% degli intervistati la principale fonte di informazione riguardo agli integratori sono i medici o altre figure sanitarie mentre per il 31% i farmacisti.

Ma sono davvero necessari?

Come ha spiegato a Report il presidente della Fondazione GIMBE Nino Cartabellotta, i micronutrienti vengono assunti molto più facilmente dall’organismo attraverso gli alimenti, in quantità diluita, piuttosto che in grandi quantità come avviene con gli integratori che rappresentano dei concentrati di micronutrienti. Ciò significa che in presenza di una dieta varia ed equilibrata e in condizioni di salute, potrebbe non essere affatto necessario integrare i micronutrienti – che ricordiamo essere sostanze nutritive, come le vitamine e i minerali, che servono per una crescita e uno sviluppo normali e per mantenersi in buone condizioni di salute – con capsule, compresse o altri preparati venduti sul mercato.

Per fare un esempio, quattro o cinque porzioni al giorno di frutta e verdura riescono ad apportare non solo vitamina C, ma anche molte altre sostanze funzionali e protettive. È inoltre importante ricordare un altro aspetto: nell’UE gli integratori alimentari sono disciplinati come gli alimenti dalla direttiva 2002/46/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio. Ciò significa che per commercializzare vitamine e minerali non è obbligatorio per legge fare alcuna sperimentazione preclinica, né clinica. L’assenza di prove scientifiche non equivale a un’inefficacia certa, ma lascia sugli scaffali molti prodotti la cui fama si regge soltanto sulle strategie di marketing.

Il ruolo della pubblicità

Come avevamo già spiegato in un precedente articolo, la pubblicità gioca un ruolo chiave nel commercio degli integratori e in molti casi lancia messaggi ingannevoli utilizzando una terminologia medica impropria e decantando caratteristiche simili a quelle di un farmaco. Non è raro imbattersi in influencer che promuovono l’integratore per il cambio di stagione o quello per il sonno. Lo scorso anno l’organizzazione tedesca per la tutela dei consumatori Foodwatch ha analizzato per 20 giorni i post e le storie di Instagram di 95 influencer di lingua tedesca: in questo arco di tempo sono state pubblicate 358 storie che promuovevano un totale di 152 diversi integratori alimentari. Circa un terzo di queste storie conteneva affermazioni relative alla salute considerate da Foodwatch inammissibili: promesse di guarigione o, più in generale, tesi scientificamente infondate.

Dietro tutto questo si cela un mercato miliardario che sta diventando sempre più forte anche online, ma in questo marasma di offerte è necessario conoscere la cosiddetta curva a U della nutrizione: se la giusta quantità di un nutriente rappresenta il punto di equilibrio, la carenza così come la sovrabbondanza comportano rischi o effetti negativi.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos

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