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Stop a imballaggi e sacchetti di plastica: due giovani imprenditrici tedesche raccolgono fondi per un nuovo supermercato

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Due imprenditrici tedesche raccolgono fondi per il loro supermercato senza imballaggi

Due giovani imprenditrici tedesche, Sara Wolf e Milena Glimbovski, di 23 e 30 anni, stanno raccogliendo attraverso il web i fondi necessari per aprire a Berlino il primo supermercato dove i prodotti saranno venduti a peso, senza imballaggi monouso e senza sacchetti di plastica. I clienti potranno portarsi da casa i contenitori, oppure acquistarli al supermercato e poi riutilizzarli. Il finanziamento del progetto avviene attraverso un’iniziativa di crowdfunding sulla piattaforma Startnext, dove si possono fare donazione da otto fino a tremila euro. L’obiettivo era di raccogliere 45.000 euro e invece ne sono stati raccolti più di centomila in quaranta giorni. Questo dovrebbe consentire di aprire il primo supermercato Original Unverpackt tra agosto e settembre e prevederne l’apertura di altri. Saranno in vendita circa 600 prodotti, alimentari, per la casa e la bellezza.

 

L’iniziativa ha lo scopo di evitare la produzione di rifiuti da imballaggi, che in Germania ammontano a 16 milioni di tonnellate annue, e lo spreco alimentare, causato dall’essere obbligati a comprare confezioni di alimenti più grandi rispetto alle proprie necessità. Il supermercato si chiamerà Original Unverpackt e per ogni prodotto si troverà una sola marca, quella ritenuta giusta, dopo essere stata testata, e quindi sufficiente. La maggior parte del cibo sarà di provenienza regionale.

 

Beniamino Bonardi

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Foto: istockphoto.com

  Redazione Il Fatto Alimentare

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5 Commenti

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    Una volta tanto in Italia siamo arrivati “prima” dei tedeschi visto che da noi già esiste un franchising che adotta questa politica. La piccola catena “negozioleggero” ( http://www.negozioleggero.it/ )

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    Ottima iniziativa.Anche se il problema degli imballi mi sembra sia stato sempre considerato su come risolverlo a valle.
    Vi chiedo se esistono al mondo studi scientifici per razionalizzare tutti i tipi di imballaggio per cercare di ridurne la diversità merceologica e per crearli pensando,non soltanto alla loro vita,ma sopratutto alla loro morte;di modo che questa poi avvenga facilitandone la raccolta e il recupero.

  3. Marina

    Buongiorno,
    a seguito della visione del vostro post: http://www.ilfattoalimentare.it/imballaggi-sacchetti-di-plastica.html
    vi segnalo che le realtà di questo tipo sono tante, una molto garantita è questa: http://www.borgoetico.it/prodotti
    Sarebbe bello che le realtà italiane venissero segnalate più spesso.

    Cordiali saluti

    Marina

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    Volendo essere un poco critici, a parte il condivisibile nobile scopo, il mezzo di chiedere di essere finanziate per aprire un realtà commerciale, mi sembra discutibile in quanto lo stesse, non volevano rischiare del loro e di persone che hanno buone idee è pieno il mondo.
    A parte questa premessa, vi segnalo che in tutti o quasi i negozi che vendono bio o equo-solidale, ci sono molti prodotti sfusi in vendita, ma con poco successo, in quanto l’ostacolo più grande è la pigrizia del cliente e non la bontà condivisibile dell’iniziativa.
    Come per ogni problema, anche per questo la soluzione è a monte e risolvibile con una convergenza di interessi tra produttori e clienti, creando un conflitto di costi per le confezioni non riciclabili, con aggravi sostanziosi del costo aggiunto e gratuità per quelli riciclabili.