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Greenpeace: conto alla rovescia verso l’estinzione. Le industrie agricole si stanno mangiando le foreste

deforestazione alberi terra camion greenpeaceTra il 2010 e il 2020 almeno 50 milioni di ettari di foresta, una superficie pari alla grandezza della Spagna, saranno rasi al suolo per fare spazio alla produzione industriale di materie prime agricole quali carne, soia, olio di palma, cacao e cellulosa. È l’allarme lanciato da Greenpeace in occasione del vertice mondiale del Consumer Goods Forum (CGF), un simposio tra le multinazionali del settore alimentare, tra cui Nestlé, Mondelēz e Unilever.

Nel 2010 i membri del CGF si erano impegnati a porre fine alla deforestazione nella propria filiera entro il 2020 attraverso “l’approvvigionamento responsabile” di materie prime particolarmente legate all’abbattimento delle foreste. Nel report Greenpeace attesta come da quell’anno ad oggi si è registrato un aumento del 45% delle aree coltivate a soia in Brasile, un 75 % in più di produzione di olio di palma indonesiano e una crescita dell’80% dell’area destinata a piantagioni di cacao in Costa d’Avorio. E stando alle previsioni nel 2050 incrementerà il consumo (e quindi la produzione) di carne al 76%, e ancora di soia al 45% e di olio di palma al 60%.

A inizio 2019, per stimare l’andamento degli impegni presi al CGF, Greenpeace ha chiesto a più di 50 multinazionali di rendere noti i nomi dei fornitori di carne, soia, latticini, olio di palma, cacao e cellulosa. Le pochissime aziende che hanno risposto hanno però rivelato che i loro fornitori di materie prime provengono da commercianti o gruppo di produttori coinvolti nelle deforestazioni. «L’ottanta per cento della deforestazione globale è causata dall’agricoltura industriale. Invece di discutere su come agire con urgenza per ripulire le proprie catene di approvvigionamento dalla deforestazione, queste multinazionali sembrano solo intenzionate ad aumentare ulteriormente la domanda di materie prime la cui produzione ha gravi impatti sulle foreste del pianeta», dichiara Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia.

Greenpeace ritiene che sia fondamentale che le aziende e gli operatori di materie prime impongano precise regole ai propri fornitori. Per questo sono necessari dei provvedimenti per affrontare con serietà l’emergenza climatica ed ecologica che stiamo vivendo, come  indicano anche i rapporti del Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC) e del Gruppo intergovernativo per la Biodiversità e i Servizi Ecosistemici (IPBES), secondo i quali occorre ripristinare e proteggere le foreste del pianeta anche attraverso una riforma radicale dell’industria agricola e del sistema alimentare.

allevamento mucche stalla«Non c’è tempo per false soluzioni. Da un lato, le multinazionali devono agire immediatamente per ripulire le loro filiere da deforestazione e violazione dei diritti umani. Dall’altro, anche governi nazionali e Ue devono impegnarsi concretamente e proporre una legislazione in grado di garantire che il cibo che mangiamo e i prodotti che utilizziamo non vengano prodotti a scapito dei diritti umani e delle foreste del pianeta» conclude Borghi. Il conto alla rovescia è iniziato. E già da un po’.

Leggi il report completo (in inglese). Leggi il riassunto (in italiano)

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  Simone Finotello

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Un commento

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    Purtroppo la popolazione mondiale aumenta esponenzialmente ed altrettanto diminuiscono le risorse naturali.andiamo inesorabilmente verso l’estinzione. Gli umani saranno solo una piccola parentesi della storia della nostra terra.