granchio blu in atteggiamento aggressivo

Tutti vogliono il granchio blu. Chef e cuochi propongono nuove ricette. Pescherie e supermercati lo propongono ai loro clienti. Semplici consumatori lo mettono in tavola, convinti di contribuire a combattere la ‘piaga’ della specie aliena che sta devastando gli allevamenti di cozze e vongole dell’Adriatico settentrionale. Nella realtà gli allevatori di molluschi, riconvertiti in raccoglitori di granchi blu, svendono questi crostacei per poco o niente ai grossisti e si ritrovano a fare i conti con la prospettiva di un 2024 disastroso.

Gli allevatori di molluschi diventati raccoglitori di granchio blu

Al momento abbiamo preso un ‘granchio’… e in futuro, se continuiamo così, forse non prenderemo più granchi blu ma neppure vongole veraci, cozze, quant’altro.” È il commento amareggiato di Valentina Tepedino, veterinaria specializzata in prodotti ittici e direttrice di Eurofishmarket, che in un post sul suo blog spiega perché mangiare i granchi blu non risolverà i problemi degli allevatori di cozze e vongole.

Granchi blu ammucchiati in un banco della pescheria
Gli allevatori di molluschi si sono riconvertiti forzatamente in raccoglitori di tonnellate di granchi blu

I produttori di granchio blu in realtà non sono produttori di questo crostaceo – spiega Tepedino – ma allevatori di molluschi che si sono ritrovati, all’improvviso, a raccoglierne a quintali, anche oltre 100 quintali/giorno, dal passato giugno per provare a difendere dal granchio blu i loro bivalvi.” Per cercare di compensare il danno arrecato all’allevamento ed evitare anche i costi di smaltimento di centinaia di tonnellate di granchi, le aziende che li raccolgono provano a piazzarli sul mercato. E qui sta il problema.

Qual è il prezzo giusto?

Il granchio blu si vende a circa 5-6 €/kg vivo al dettaglio, metà del prezzo precedente all’emergenza, 11-12 €/kg. Nonostante ciò ci sono consumatori e consumatrici che lo ritengono un prezzo elevato.  Se questi sono i prezzi al dettaglio vuol dire che i grossisti pagano ai raccoglitori di granchi blu da 0,50 a 1,50 €/kg, “altrimenti lo comprano dalla Tunisia da dove arriva ad 1,50 euro/kg all’ingrosso sempre di taglia grande e con una filiera alle spalle già consolidata. – spiega Tepedino – “Se a questo aggiungiamo che la maggioranza della produzione italiana di granchio blu non ha una taglia interessante per i punti vendita dei supermercati nel vivo, è logico pensare che anche molti ristoranti utilizzino granchio blu africano. Non Simao di fronte a una ingiustizia, ma una semplice legge di mercato”.

granchio blu, secchio pieno di granchi blu
I grossisti preferiscono rivolgersi alla filiera tunisina del granchio blu, più economica e più strutturata

Prezzi così bassi difficilmente riusciranno a compensare la stagione di raccolta di cozze e vongole del 2024, che si preannuncia disastrosa. L’esperta fa l’esempio del Consorzio del Polesine, organizzazione che riunisce oltre 1.500 produttori di molluschi, grazie al quale l’Italia era la prima produttrice di vongole veraci in Europa, ma ora forse non più. “Ormai a Porto Tolle, in provincia di Rovigo, la tensione è arrivata alle stelle – racconta Tepedino – poiché, la molluschicoltura è ormai compromessa in quanto il granchio blu ha già divorato milioni di euro di seme di vongole veraci che avrebbero assicurato il raccolto del 2024 per un fatturato di circa 60 milioni di euro.

Servono ristori per gli allevamenti devastati dal granchio blu

Faccio un appello ai politici – conclude Tepedino – chiedendo di accelerare tutte le manovre a ristoro di questa emergenza e a sostenere progetti seri di ‘sfruttamento circolare’ del granchio blu. Faccio anche un appello ai distributori e ai ristoratori che vogliono vantare un supporto alla produzione nazionale, di chiedere il prezzo riconosciuto al produttore o di acquistare da chi ha una filiera corta o rete di impresa trasparente in tal senso. Lo chiedo solo a chi può… per il resto c’è il granchio blu tunisino e non solo.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos

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Luigi Eugenio Milani
12 Dicembre 2023 11:33

Premetto che non so nulla di allevamenti di cozze e vongole, quindi parlo da ignorante e mi limito a porre domande.
Possibile che non vi sia modo di difendere gli allevamenti dall’invasione di granchi?
Non c’è modo di impedire a questo Granchio di accedere alle uova di Cozze e Vongole?
L’unico modo è chiedere – come in ogni campo – aiuti governativi, ossia versamenti di denaro dei contribuenti a indennizzo dei danni?
Se il Granchio tunisino fa concorrenza al Granchio italiano perché più grosso e più economico, non è possibile bloccarne l’importazione?
Oppure, gli allevatori di Cozze e Vongole, anziché raccogliere il Granchio per toglierselo di torno (quindi Granchi di qualsiasi età e misura) e poi tentare di venderlo come se lo avessero allevato loro e fosse di alta qualità, non potrebbero allevarlo davvero e vendere esemplari di valore maggiore di quelli tunisini?
Voler che la situazione migliori lasciando tutto così com’è, limitandosi a vendere scarti lamentandosi perché nessuno li vuole e chiedere soldi di indennizzo non mi sembra un gran buon sistema.
Ma è il metodo italiano, temo.