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Come si riconosce il Grana Padano o il Parmigiano Reggiano se i pezzi non sono marchiati? La domanda di un lettore e le risposte dei consorzi

Di seguito pubblichiamo la segnalazione di un lettore su alcuni pezzi di formaggio tipo Grana, confezionati dal supermercato, che a suo dire non riportano dei segni distintivi necessari per capire se si tratti effettivamente di formaggio Grana Padano o di Parmigiano Reggiano. A seguire le risposte di Carrefour, e dei due consorzi.

Recandomi in un punto vendita Carrefour di zona (San Giuliano Terme, Pisa) continuo a trovare nel reparto dei formaggi, nella parte del banco dedicata ai più noti formaggi a pasta dura nazionali (Grana Padano e Parmigiano Reggiano), delle pezzature ambigue con nessuna caratteristica che li renda riconoscibili e a prezzi differenti.

Molto probabilmente quando aprono una forma si viene a creare una specie di “fiore” con all’esterno i petali che sono spicchi di formaggio e la parte centrale cilindrica che anch’essa viene ovviamente poi messa in vendita, il fatto è che quest’ultima non è facilmente riconoscibile da un consumatore qualsiasi quale posso essere io, non ci sono scritte o differenze note ed evidenti e sull’etichetta non viene riportata nessuna denominazione nessun rimando che aiuti a capire che formaggio sia, solo una menzione ad un ingrediente (lisozima) che mi consente, si, di evitare problemi se io sono allergico, ma non risulta chiave di lettura chiarente su che formaggio sia.

Già mesi orsono chiesi a un addetto al banco. In  risposta alla mia genuina richiesta di chiarimenti e della effettiva incapacità di riconoscimento, prontamente e fermamente mi disse che la legge non consentiva altre diciture in etichetta.

Adesso, ovvio, continuo a vedere (vedi immagini allegate) dei pezzi simili direi speculari, da quel che io consumatore posso vedere cambiano di poco, solo il colore della pasta, solita etichetta, ma i prezzi sono diversi. Non penso affatto che tutto ciò sia fatto per vendere un prodotto per un altro, ovvero mettere un formaggio di qualità minore in vendita a un costo maggiore e non corrispondente alla effettiva qualità, anche se si può facilmente comprendere che potrebbe essere molto facile mettere in atto una cosa del genere.

Quello che mi sta a cuore e che mi fa pensare è che io consumatore non posso scegliere e non so cosa io stia acquistando (nello specifico: Grana Padano o Parmigiano Reggiano 18/24/36 mesi) e neanche a quale prezzo.
Contrariamente a quanto detto dal sagace direttore, non sono per niente convinto che la normativa in vigore permetta certi lassismi, in quanto semplicemente contrasta in modo anche grossolano con il mio diritto di conoscere cosa, di che qualità e a che prezzo sto acquistando.
Curioso anche di cosa ne potrebbero pensare i NAS, avrei piacere se mi potreste fornire una delucidazione in merito.

Maurizio

formaggio latticiniLa risposta della catena di supermercati Carrefour

“I cuori di formaggio oggetto della lettera provengono dal taglio di forme di Parmigiano Reggiano DOP o di Grana Padano Dop.
La vendita di prodotti Dop selezionati direttamente in negozio è possibile, per legge, solo se il cliente può effettivamente verificarne l’origine o visivamente all’atto del servizio o grazie alla presenza delle marcature legali. Nel caso dei “cuori”, il cliente non ha modo di controllare che il prodotto posto in vendita sia effettivamente una Dop poichè la preparazione è effettuata prima dell’esposizione e la crosta in questo punto della forma non è mai marchiata.
Per questo motivo, poichè sia il Parmigiano Reggiano che il Grana Padano rientrano nella categoria “formaggi”, i “cuori” riportano questa dicitura, con incluso anche l’elenco ingredienti corrispondente al prodotto effettivamente posto in vendita. Analogamente, il prezzo di vendita è definito in funzione del tipo di formaggio da cui da cui proviene questo taglio particolare della forma.”
Carrefour Italia

Grana PadanoLa risposta del Consorzio Grana Padano.

Desideriamo innanzitutto ringraziare l’autore della segnalazione, che mostra di avere a cuore la correttezza e completezza delle informazioni che gli vengono fornite, al fine di effettuare le proprie scelte di acquisto in maniera informata e consapevole. Al tempo stesso, ringraziamo anche per la possibilità offertaci di pubblicare la nostra risposta al riguardo, anche se tale gesto di doverosa correttezza non sorprende, considerata la ben nota serietà della pubblicazione che ci ospita.

Ciò doverosamente premesso, venendo al merito della questione, possiamo in effetti confermare che, come ipotizzato dal lettore, i pezzi in questione vengono generati a seguito del frazionamento delle forme. Dato che il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano riportano i marchi e contrassegni sulla crosta per tutto il giro forma nella parte convessa – il cosiddetto “scalzo” – ma non anche sui “piatti” delle forme stesse (salvo la placca di caseina, che identifica ciascuna forma ma che ha dimensioni ridotte e che dunque non sempre è posizionata in maniera tale da comparire, almeno in parte, nei cosiddetti cuori della forma), può capitare che i pezzi in questione risultino privi di qualsiasi contrassegno di riconoscimento.

Si tratta – ripetiamo – di una cosa del tutto normale e che non di rado si riscontra nella consueta attività di sorveglianza e verifica delle attività di confezionamento da parte dei preconfezionatori autorizzati che il Consorzio effettua regolarmente in tutti gli stabilimenti di confezionamento autorizzati a porzionare e confezionare sottovuoto il formaggio Grana Padano Dop. In questi casi, ovviamente si verifica se la proporzione fra i pezzi anonimi e quelli contraddistinti dal marchio di origine sia compatibile e non manifestamente esorbitante rispetto a quanto lecito aspettarsi (i cuori di forma normalmente dovrebbero essere non più di due a forma).

Secondo quanto previsto dal disciplinare, le attività di confezionamento possono essere effettuate solo da preconfezionatori autorizzati dal Consorzio di tutela, il quale verifica la correttezza delle operazioni accedendo direttamente presso i locali nei quali viene effettuato il confezionamento.

Sempre secondo quanto previsto dal disciplinare, a tale regola fa eccezione il cosiddetto preincartato, ovvero i pezzi realizzati direttamente sui punti vendita, in vista della immediata messa in commercio e destinati a essere smaltiti presumibilmente nell’arco della giornata. Questa attività di confezionamento differisce da quella standard per i seguenti elementi:
– il luogo in cui avvengono le operazioni di porzionatura, che sono svolte direttamente nei locali dove avviene la vendita al pubblico;
– il momento in cui avvengono dette operazioni: è tollerato che le operazioni vengano svolte nei momenti di scarsa affluenza di clientela, per far fronte ai momenti di maggiore afflusso, ma la logica del preincartato presuppone che detto momento non debba e non possa essere troppo distante dalla effettiva messa in vendita del prodotto, stante anche la limitata durata del medesimo, conseguenza della modalità di preincarto;
– il numero delle porzioni offerte in vendita: trattandosi di prodotto destinato alla vendita immediata, le quantità devono essere tali da essere presumibilmente smaltite in giornata, anche in considerazione della durata limitata del prodotto;
– il materiale di confezionamento: trattandosi di prodotto destinato alla vendita immediata, il materiale in questione non è, né deve essere, in genere idoneo a consentire una durata tale da permettere che il prodotto possa, anche solo in astratto, circolare in luoghi diversi da quello dove è preparato e messo in vendita.

I pezzi riportati nelle foto del lettore rientrano in questo tipo di confezionamento, non assistito dell’autorizzazione del Consorzio di tutela e dunque sotto l’esclusiva responsabilità del punto vendita.

Precisato quanto sopra, è possibile che i pezzi in questione siano effettivamente di Grana Padano, come si potrebbe desumere dal fatto che fra gli ingredienti viene esplicitata la presenza del lisozima, che è contenuto nel Grana Padano. Se effettivamente così fosse, si tratterebbe di un caso singolare in cui il responsabile del punto vendita, per non rischiare guai o problemi, liberamente abbia scelto di rinunciare ad utilizzare la denominazione protetta con riferimento ai pezzi che risultano privi di qualsiasi elemento di riconoscimento che li riconducano con certezza al Grana Padano Dop.

Pertanto, occorrerebbe verificare se i pezzi diversi dal cuore di forma riportano il riferimento alla Dop Grana Padano: in questo caso, si potrebbe pensare che anche i cuori – se in numero compatibile rispetto ai pezzi totali – siano effettivamente di Grana Padano.

Come detto, apprezziamo comunque particolarmente lo scrupolo e l’attenzione dei quali il consumatore ha dato prova e ci confermiamo a disposizione per qualsiasi chiarimento ulteriore, riservandoci in ogni caso di verificare direttamente sul punto vendita, tramite il nostro servizio vigilanza, l’effettiva natura del formaggio in questione.

Detto tutto ciò se un consumatore vuole avere la certezza totale di acquistare Grana Padano o lo fa ordinandolo al banconiere che glielo taglia e imbusta davanti o va al banco frigo e compra le confezioni che riportano la scritta ed il marchio Grana Padano.

Stefano Berni, Direttore Generale Grana Padano

parmigiano formaggioRisposta del Parmigiano Reggiano.

Durante il porzionamento può capitare che rimangano alcune parti della forma di formaggio senza i marchi di origine e che pertanto non siano più riconoscibili come Dop. È il caso del “cuore” della forma, come segnalato dal lettore, oppure di parti dello scalzo che non sono state raggiunte dalla fascia marchiante. In alcuni di questi casi, può capitare che il rivenditore decida di esporre questi pezzi classificandoli come formaggio “generico” per evitare eventuali contestazioni sia da parte dei consumatori, sia da parte delle autorità con funzioni di controllo. Nell’eventualità di un controllo infatti sarebbe difficoltoso dimostrare l’origine del formaggio senza i dovuti contrassegni di origine.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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4 Commenti

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    Tra le altre cose, i “cuore” è la parte della forma che viene venduta a prezzo più alto.

  2. Avatar
    Vincenzo Giannoccaro

    L’etichettatura dei formaggi evidenziati in foto è corretta in quanto non viene rivendicata nessuna delle due DOP.
    Pertanto può essere venduta come formaggio generico. Correttamente sono stati evidenziati gli allergeni pertanto se il consumatore va alla ricerca di una delle due DOP può rivolgersi direttamente al banco o acquistare un prodotto pre imballato porzionato dai soggetti autorizzati dai consorzi.
    Magari qualche dubbio si potrebbe avere sulla denominazione “cuore” in quanto non ci è dato sapere con certezza se sia il cuore della forma o un’altro pezzo per cui si potrebbe ingenerare nel consumatore una aspettativa di qualità superiore.

  3. Avatar

    Grazie al direttore Berni per la esaustiva risposta. Signori della Carrefour ok siete ligi alle regole, ma non vi converrebbe soddisfare i desiderata dei consumatori oltre che i diritti? Quanto scritto sulle etichette è generato da un computer, ci vuole così tanto scrivere:
    Cuore di Formaggio
    Grana Padano DOP?
    Questo impedirebbe anche di acquistare il cuore di un formaggio similare non DOP.

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    Buongiorno, quanto richiede Pier Danio Forni esporrebbe il punto vendita a sanzioni, come hanno spiegato le risposte dei Consorzi. Visto che si discute di consumatori attenti e informati, aggiungo che il lisozima è ammesso nel disciplinare di produzione del Grana Padano ma non del Parmigiano Reggiano, quindi anche questo è un elemento informativo utile presente in etichetta. Riepilogando, le parti di formaggi DOP devono essere riconoscibili dalla marchiatura esterna oppure derivare da lavorazioni svolte da operatori autorizzati nell’area indicata nel disciplinare di produzione. Diversamente non è consentito fare riferimento in etichetta alla DOP. Se non si vogliono acquistare questi prodotti etichettati in conformità alle norme vigenti, basta acquistare qualcos’altro.