Cannibalismo, ratti e carcasse negli allevamenti, e würstel contaminati che hanno causato morti e ricoveri: le criticità dentro AIA-Veronesi, uno dei principali gruppi agroalimentari italiani.
Le immagini andate in onda il 14 aprile su Report, nell’inchiesta Programmati per morire in fretta firmata da Giulia Innocenzi e realizzata insieme agli investigatori di Essere Animali, mostrano una realtà difficile da ignorare. Le riprese sono state effettuate in un allevamento di galline e galli riproduttori riconducibile a Campostrini Renato, un allevamento direttamente collegato al Gruppo Aia-Veronesi. All’interno dei capannoni, le condizioni degli animali appaiono estreme: galline con profonde ferite sul corpo, carcasse lasciate tra gli animali vivi, episodi di cannibalismo con esemplari che arrivano a mangiare altri individui ancora vivi.
Il gruppo Veronesi è il primo operatore nazionale nel settore avicolo, e può vantare una presenza rilevante anche nella produzione suinicola e nei salumi (tra cui marchi storici come Negroni), oltre a un ruolo importante nella filiera delle uova e nell’allevamento dei tacchini. Si tratta di una realtà con oltre 8mila dipendenti e un fatturato di 5 miliardi di euro, basata su una filiera completamente integrata: mangimi, allevamenti, macellazione, trasformazione e distribuzione. Una parte significativa della produzione avviene attraverso contratti di soccida, che coinvolgono una rete molto ampia di allevamenti distribuiti sul territorio.

Il precedente de La Pellegrina e le denunce di Greenpeace
Quello mostrato da Report non è un episodio isolato. Negli ultimi anni, diverse inchieste hanno acceso i riflettori su allevamenti riconducibili al gruppo Veronesi. Tra i casi più rilevanti c’è quello de La Pellegrina, società del gruppo, finita al centro di una denuncia di Greenpeace. Le immagini diffuse dall’organizzazione mostravano animali feriti, carcasse lasciate nei capannoni e condizioni igieniche gravemente compromesse, con la presenza di ratti (ne abbiamo parlato in questo articolo). A seguito delle segnalazioni, sono intervenuti i NAS e le autorità sanitarie, che hanno riscontrato irregolarità e disposto provvedimenti nei confronti degli allevamenti coinvolti, tra cui sanzioni e limitazioni operative.
Il caso Bondeno, un’altra tessera dello stesso sistema
Alle denunce su La Pellegrina si collega il caso dell’allevamento di Bondeno (ne abbiamo parlato in questo articolo). Anche in questo caso sono emersi condizioni igieniche problematiche, presenza di ratti, carcasse non rimosse e animali in stato di sofferenza. Il punto rilevante è il legame con la filiera La Pellegrina e quindi, indirettamente, con il gruppo Aia-Veronesi. Questo consente di leggere i diversi episodi non come fatti isolati, ma come parti di un sistema produttivo integrato.
È proprio all’interno di questo “sistema produttivo integrato”, in cui il Gruppo Veronesi rivendica un controllo totale dalla filiera, che si è consumato uno dei più gravi episodi in materia di sicurezza alimentare degli ultimi anni: l’epidemia di Listeria legata ai würstel di pollo e tacchino.

Il caso dei würstel AIA con la Listeria
Il focolaio di Listeria monocytogenes (ceppo ST 155) scoppiato nel 2022 ha confermato che la falla nel sistema di vigilanza del gruppo riguarda anche l’anello finale della trasformazione. Si è trattato di un’emergenza sanitaria nazionale con tre morti accertati e oltre 70 ricoveri per meningiti e sepsi (ne abbiamo parlato in questo articolo). L’epicentro è stato lo stabilimento Agricola Tre Valli (del Gruppo Veronesi) a San Martino Buon Albergo che ha venduto milioni di würstel potenzialmente contaminati a marchio Wudy AIA e diverse linee prodotte per i discount (come i marchi Töbias di Eurospin e Salumeo di Lidl)
L’inchiesta de Il Fatto Alimentare ha fatto emergere una verità scomoda: l’azienda ha scelto per anni di non adottare la pastorizzazione post-confezionamento dei würstel: un trattamento termico che, pur incidendo sui costi industriali, avrebbe eliminato ogni traccia di Listeria accidentalmente finita nel pacchetto durante il confezionamento. Questa scelta ‘al risparmio’ sulla sicurezza si sposa coerentemente con la gestione degli allevamenti denunciata dalle inchieste: un modello che massimizza i volumi e la velocità di produzione a scapito del benessere animale e della tutela del consumatore.
Le inchieste di Report, le denunce di Greenpeace, i sopralluoghi a Bondeno e la tragedia dei würstel alla Listeria non sono tasselli separati di un mosaico casuale. Al contrario, compongono un quadro unitario che mette sotto accusa il modello produttivo del Gruppo Veronesi-AIA.

Il fallimento del sistema dei controlli
Il gruppo ha inviato una nota a Report in cui cita “40mila visite l’anno” (non controlli), ma i fatti documentati raccontano una realtà diversa. Negli allevamenti le immagini di cannibalismo, carcasse abbandonate e ratti dimostrano che le ‘visite’ tecniche non si traducono in un reale monitoraggio del benessere animale e dell’igiene. Se un sistema non è in grado di vedere galline divorate vive, difficilmente può dirsi garante della qualità della materia prima. Nella trasformazione, la contaminazione dello stabilimento di San Martino Buon Albergo dove si erano prodotti i würstel Wudy AIA è la prova che le falle dei controlli arrivano fino al prodotto finito. Tuttavia, i tre morti, i 70 ricoverati e le immagini raccapriccianti degli allevamenti di riproduttori chiedono molto più di una nota stampa.
Se AIA firma il marchio sul prodotto finale, non può dichiararsi estranea o sorpresa di fronte agli orrori che avvengono nei capannoni o ai batteri che proliferano nelle sue linee di confezionamento. La salute pubblica e il rispetto degli animali non possono essere variabili subordinate alle logiche di mercato di un gigante industriale.
© Riproduzione riservata Foto: Report Rai3, Greenpeace

Giornalista professionista, direttore de Il Fatto Alimentare. Laureato in Scienze delle preparazioni alimentari ha diretto il mensile Altroconsumo e maturato una lunga esperienza come free lance con diverse testate (Corriere della sera, la Stampa, Espresso, Panorama, Focus…). Ha collaborato per 7 anni con il programma Mi manda Lubrano di Rai 3 e Consumi & consumi di RaiNews 24


