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Frullato o shampoo? La domanda di una lettrice e la risposta dell’avvocato Dario Dongo

Pubblichiamo le criticità di una nostra lettrice sulle confezioni e le etichette ambigue di un prodotto non alimentare. Di seguito la risposta dell’avvocato Dario Dongo, esperto di diritto alimentare.

Vi scrivo per un prodotto che ho visto pubblicizzato sul volantino promozionale di un supermercato. A prima vista mi è sembrata una bottiglietta di frullato, uno smoothies, quelli che si trovano nel banco frigo. Oltre all’aspetto similare della confezione e dei colori, sull’etichetta compaiono foto e nomi di frutti (banana, papaia…) e la parola “food”. Insomma con una rapida occhiata mi sembravano proprio dei frullati da bere, mentre si tratta di shampoo e balsami. Mi sembra pericoloso vendere un prodotto con queste caratteristiche ambigue. Sicuramente al supermercato sarà posizionato nella corsia della cura della persona e non ci saranno malintesi, ma una volta a casa una persona distratta o un bambino potrebbe ingerirne il contenuto. Cosa ne pensate? Sandra

Frullato
Shampoo o frullato? Una bottiglietta di Hair Food Banana accanto a quelle dei più comuni smoothies

Di seguito il parere dell’avvocato Dario Dongo

Le etichette in esame meritano attenzione alla luce del d.lgs. 206/05 e successive modifiche, che reca attuazione della direttiva 2005/29/CE sulla lealtà delle pratiche commerciali. Il Codice del consumo – la cui applicazione è affidata in Italia all’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato (AGCM, cosiddetta Antitrust) – “armonizza e riordina le normative concernenti i processi di acquisto e consumo, al fine di assicurare un elevato livello di tutela dei consumatori e degli utenti” (d.lgs. 206/05, articolo 1).

Il Codice del consumo attribuisce ai consumatori i diritti fondamentali di tutela della salute, sicurezza e qualità di prodotti e servizi, nonché:

-“a una adeguata informazione e a una corretta pubblicità”, e

-“all’esercizio delle pratiche commerciali secondo principi di buona fede, correttezza e lealtà” (articolo 2).

Le informazioni sulla generalità dei prodotti e delle loro confezioni destinati al consumatore – fermo restando quanto disposto dalle normative applicabili ai diversi settori produttivi – devono riportare anzitutto la denominazione legale o merceologica del prodotto (articolo 6). Tali notizie devono venire devono “essere adeguate alla tecnica di comunicazione impiegata ed espresse in modo chiaro e comprensibile” (articolo 5).

Gli shampoo in esame – nel riferire con enfasi ed evidenza, sul fronte etichetta, a nomi e immagini evocativi di alimenti e singoli frutti – potrebbero effettivamente indurre il consumatore in errore circa la natura del prodotto. A maggior ragione in quanto imballati in confezioni a prima vista simili a quelli utilizzati per alcune bevande a base di frutta (i cosiddetti smoothies).

L’analisi di legittimità di tali modalità di presentazione di questi prodotti dovrebbe tra l’altro considerare i rischi di loro utilizzo inappropriato, a seguito dell’acquisto, da parte di categorie vulnerabili di consumatori quali sono i bambini. Si consiglia perciò di rivedere le etichette stesse, in modo da prevenire ogni possibile rischio.

© Riproduzione riservata

  Dario Dongo

Dario Dongo
Avvocato, giornalista. Twitter: @ItalyFoodTrade

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2 Commenti

  1. Avatar

    Scusate ma non sono d’accordo sulla valutazione dell’etichetta, sono scritte chiaramente la Marca (Garnier) poi HAIR, più sotto la scritta SHAMPO O BALSAMO, e ancora sotto la parola CAPELLI. Pertanto non l’etichetta che inganna semmai la forma della bottiglietta si.

    • Avatar

      La tutela andrebbe indirizzata per l’uso che ne può fare un bambino piccolo che presumibilmente NON SA ANCORA LEGGERE. Quindi l’etichetta, la forma e l’odore del prodotto possono grandemente ingannare un bambino, aldilà della scritta”Shampoo, capelli ecc.” che non è ancora in grado di interpretare

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